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	<title>Suzukimaruti &#187; Casi miei</title>
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	<description>Oui, je suis un relativiste</description>
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		<title>Chi voterò alle Europee (un endorsement un po&#8217; geek e un po&#8217; politico)</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 23:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so, questo weekend si vota e ci sono le elezioni europee. E so anche che la voglia di votare PD, che è il partito su cui ho messo la crocetta l&#8217;ultima volta, è decisamente bassa e non per snobismo, ma perché da quelle parti non ne hanno azzeccata una e personalmente ho le balle un po&#8217; girate per lo strapotere dei cattolici all&#8217;interno di quello che dovrebbe essere (e a tutti gli effetti è) il più grande partito di sinistra del paese. </p>
<p> </p>
<p><strong>LA VOGLIA DI NON VOTARE PD E LE ALTERNATIVE RIDICOLE</strong></p>
<p> </p>
<p>Insomma, la voglia di non votare per il &#8220;Grande Partito Unitario Del Centrosinistra&#8221; è tanta e i motivi comprensibili. </p>
<p>Però mi guardo intorno e vedo il disastro: a sinistra del PD il nulla. Cioè in verità il contrario: un&#8217;accozzaglia di liste &#8220;comuniste&#8221;, tutte fatte da capetti vendicativi e insignificanti, con programmi politici deliranti. </p>
<p> </p>
<p>La lista peggiore è un cartello elettorale che si chiama Sinistra e Libertà ed è capeggiata dal politico più sopravvalutato della storia italiana, cioè Nichi Vendola: si tratta di un curioso agglomerato fatto da ex rifondatori bertinottiani, gli apprezzatissimi (&#8230;) Verdi di Pecoraro Scanio &#8211; pare tutti e quattro &#8211; i socialisti liberal di Boselli e gli ex diessini ritardati (quelli che si sono accorti nel 2007 che non gli era piaciuta la svolta della Bolognina di Occhetto nel 1991) di Sinistra Democratica. Sono talmente divisi e inconciliabili, animati solo da un astio delirante verso il PD e verso Rifondazione, da non essere assolutamente in grado di produrre un programma comune. Ma fortunatamente non ci hanno nemmeno provato: il loro unico selling point politico è &#8220;noi siamo quelli immediatamente più a sinistra del PD: ci votate?&#8221;.</p>
<p> </p>
<p>E poco importa che su temi come la TAV, il lavoro, le infrastrutture, i salari, la responsabilità di governare, i termovalorizzatori, i rigassificatori, le discariche, ecc. quelli di SD e del PSI la pensino in maniera opposta ai Verdi o agli anticapitalisti bertinottiani. Basta non scrivere il programma e il gioco è fatto.</p>
<p>Ecco, finalmente, la politica fatta di puro posizionamento. Perché produrre contenuti, sintesi e idee quando bastano le coordinate? Siamo alle soglie della geografia. Materia che non amo.</p>
<p> </p>
<p>Il resto mi sembra ancora più improponibile: liste che, al di là del fondatore, non hanno classe dirigente meritevole (Italia dei Valori), partitini insignificanti numericamente, partiti che voterei volentieri se non ci fossero due o tre temi che per me sono dealbreaking (i Radicali: vorrei tanto iniziassero a pensarla come Obama, su Israele, per dire) e poco altro. </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>E INVECE QUESTA VOLTA SO COSA VOTARE E SONO PURE CONVINTO</strong></p>
<p> </p>
<p>La verità è che in quelle che dovrebbero essere le elezioni che dovrei affrontare con più incertezze mi trovo, invece, perfettamente conscio di chi voterò. E per una volta sono davvero convinto, non mi trovo a dover votare per disperazione.</p>
<p> </p>
<p>Per farla breve, alle Europee &#8211; dove è possibile scegliere un partito e dare fino a 3 preferenze &#8211; darò un solo voto di preferenza a Roberto Placido, penultimo della lista del Partito Democratico, proprio sopra Scalfacoso.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>UNA STORIA NERD CON HAPPY END</strong></p>
<p> </p>
<p>Perché voto per Placido? I motivi sono tanti e cominciano con una storiella un po&#8217; nerd. Eccola.</p>
<p> </p>
<p>Qualche tempo fa il Governo Berlusconi propose l&#8217;adozione degli ebook nella scuola pubblica. &#8220;Finalmente una cosa progressita fatta da quei pazzi clericofascisti che ci governano&#8221;, pensai. E invece il PD, per bocca del suo ministro-ombra per l&#8217;istruzione Maria Pia Garavaglia si oppose, peraltro con argomentazioni risibili (non avevano nemmeno capito bene cosa fossero gli ebook e credevano fossero libri da stampare a casa) e talmente ignoranti da irritarmi in modo bestiale.</p>
<p> </p>
<p>Preso da una sonora indignazione e decisissimo a fare l&#8217;elettore rompipalle (cosa che dovremmo fare più spesso e in maggior numero, ragazzi), ho scritto una mail arrabbiatissima praticamente a tutti i politici locali degni di nota, spiegando che stavamo facendo un errore e che i libri elettronici a scuola erano una cosa progressista, intelligente, ecologica e di aiuto alle famiglie più povere.</p>
<p> </p>
<p>Tra tutti quelli che hanno ricevuto la mia email, solo uno mi ha risposto: Roberto Placido, che peraltro è il vicepresidente del Consiglio Regionale.</p>
<p>E non mi ha mandato una mail precompilata o un suo sostitutivo liquidatorio: mi ha scritto &#8220;spiegami meglio&#8221;.</p>
<p> </p>
<p>Tempo un paio di settimane e gli ho spiegato meglio: gli ho spedito un po&#8217; di link, lui nel mentre si è documentato e ha riconosciuto che il suo/nostro ministro ombra e il partito intero si stava coprendo di ridicolo.</p>
<p> </p>
<p>Che fare? Beh, rimediare. Placido si è attivato, ha reperito i fondi e ha attivato una sperimentazione della Regione Piemonte in una scuola superiore di Torino: una sezione, a partire da settembre, studierà sugli ebook, grazie ad un accordo &#8211; che è una prima assoluta in Italia &#8211; tra Simplicissimus di Antonio Tombolini (che è all&#8217;avanguardia nella diffusione della cultura dell&#8217;ebook in Italia), i principali editori di testi scolastici (in precedenza a dir poco recalcitranti alla sola idea di fare libri non di carta) e la Regione Piemonte.</p>
<p> </p>
<p>Ecco un esempio di politica che funziona: un cittadino esprime un&#8217;istanza, la politica lo ascolta, si documenta se non è competente, accoglie le sue istanze, le trasforma in proposta politica/amministrativa e realizza qualcosa che &#8211; personalmente &#8211; trovo innanzitutto giusto e poi anche di sinistra, progressista e anche un po&#8217; geek come piace a me.</p>
<p> </p>
<p><strong>CHIEDI AL TUO CANDIDATO SE HA MAI MANDATO UN POKE</strong></p>
<p> </p>
<p>Da quell&#8217;episodio lì &#8211; tenendo conto che con Placido ci conoscevamo già, ma in termini puramente non politici (lo ospitavo spesso in radio, perché ha un passato da deejay di cui va piuttosto fiero e avere la seconda carica del tuo Consiglio Regionale in studio a mettere dischi e cazzeggiare non guasta mai, anzi diverte) &#8211; ho visto nascere in un politico un interesse reale per le nuove tecnologie.</p>
<p> </p>
<p>E&#8217; un classico caso di politico che fa tutto da solo: ha voluto un blog (che usa eccome e non solo per fini markettari ed elettorali: per esempio ha beccato i furbetti che fregavano, non avendone diritto, i soldi del contestatissimo &#8220;buono scuola privata&#8221; voluto dalla precedente amministrazione regionale di destra e ha piacevolmente rotto le scatole a destra e a manca online) e lo usa decisamente bene. Si è aperto un profilo di Facebook (che usa lui, mica il suo staff) e lo alimenta personalmente, senza retorica elettorale o politichese. E usa pure FriendFeed, anzi verificate: potreste esservi beccati qualche suo like.</p>
<p> </p>
<p>Lo ammetto, voto Placido anche per mera affinità di scelte: come tutti i politici che preferisco, non è un mestierante della politica, ma ha un passato da manager della comunicazione, anzi lavorava proprio in pubblicità e la cosa si nota (in città e non solo, alcune sue campagne sono rimaste memorabili). E&#8217; un ex dj, ogni anno organizza un mega-concerto rock per il 25 aprile (quest&#8217;anno con gli Afterhours) e ha una passione evidente per la tecnologia. Beh, mi ci riconosco <img src='http://www.suzukimaruti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>UN PD LAICO E PIU&#8217; DI SINISTRA: LAVORIAMOCI</strong></p>
<p> </p>
<p>Ma ci sono anche motivi più strettamente politici per cui voterò Roberto Placido e per cui vi invito a farlo, se state in Piemonte, Liguria Valle d&#8217;Aosta e Lombardia. </p>
<p>Il più importante è che Placido è il primo politico del PD che dice *apertamente* che il partito è troppo poco di sinistra, che è troppo spostato al centro e che va riportato a sinistra, dove peraltro c&#8217;è la sua vera vocazione. </p>
<p>E&#8217; il tema portante della sua campagna: fare qualcosa di sinistra, campionando Nanni Moretti. </p>
<p> </p>
<p>Tra il dirlo e il farlo, mi rendo conto, ce ne passa. Ma anche da questo punto di vista Placido si è dato da fare. Giusto oggi ha organizzato una video-chat online con i più importanti esponenti del PSOE spagnolo (cioè, per i non informati, il partito di Zapatero). Tema della discussione, una politica europea di sinistra. E tra le priorità della politica europea di sinistra, Placido ha messo i diritti civili, la libertà di accesso alla Rete e la sua neutralità, gli incentivi per l&#8217;impresa che fa innovazione e &#8211; internamente &#8211; la collocazione del PD al Partito Socialista Europeo. Sarà difficile spiegarlo a certi baciapile cattolici candidati nel P, ma lui personalmente ha scelto. E mi pare una scelta condivisibile.</p>
<p> </p>
<p>Tutto questo mi fa votare in modo convinto per Roberto Placido. Mi rendo conto che votando per lui non voto per questo PD, ma per quello che potrebbe esserci, se i Roberto Placido e le Debora Serracchiani fossero tanti, all&#8217;interno del partito.</p>
<p> </p>
<p>Stiamo per affrontare le elezioni europee, quelle in cui è possibile dare una preferenza, scegliere, premiare esattamente le persone che ci piacciono e nelle cui idee ci riconosciamo maggiormente.</p>
<p> </p>
<p>Punire il PD non votandolo è comprensibile, ma in questo momento è sbagliato, perché queste sono elezioni in cui abbiamo la possibilità di incidere direttamente nelle scelte del PD, far capire ai democristiani oscurantisti che si sono insediati nei suoi organi amministrativi che sono una minoranza non gradita e che la maggioranza degli elettori di sinsitra è laica, progressista e pure un po&#8217; arrabbiata.</p>
<p> </p>
<p>Credo anche che sia impensabile, anzi forse è risibile, immaginare che il futuro della sinistra in Italia passi da qualcosa che non sia la ridefinizione del PD. Cioè, rendiamocene conto: il PD non implode, per quanti pochi voti prenda. Semmai, se noi di sinistra ci allontaniamo dal Partito Democratico, finiranno solo per avere sempre più linfa vitale le Binetti e i Rutelli di turno.</p>
<p> </p>
<p>Lo ammetto: ci fossero state le liste bloccate non avrei votato PD, meno che mai con Cofferati capolista nel Nord Ovest, uomo che riesce miracolosamente a racchiudere tutto ciò che detesto di certa sinistra: la vecchiezza della mentalità sindacale classica, che rifiuta la modernità, il suo essere un politico che ha lavorato ben poco nella vita, lontano dal paese reale, i gusti snob, l&#8217;antipatia, l&#8217;incoerenza (ma non si era dimesso per stare a Genova?), lo snobbare la Rete, l&#8217;attrazione per il potere a tutti i costi (personalmente *odio* chi si candida sindaco in una città in cui non vive; e lo odio anche se vince!).</p>
<p> </p>
<p><strong>QUINDI? VOTO ROBERTO PLACIDO E VI INVITO A FARE ALTRETTANTO</strong></p>
<p> </p>
<p>Grazie al voto di preferenza riesco a votare una persona che credo meriti il mio voto e in questi giorni si è meritata il mio supporto e pure un po&#8217; della mia militanza. </p>
<p>Tutto separa una figura come Roberto Placido, che è un self-made-man, figlio dell&#8217;immigrazione lucana a Torino, da Cofferati e da cosa rappresenta (l&#8217;arroganza di certi dirigenti del PD). </p>
<p> </p>
<p>Quindi voto Roberto Placido e mi rendo conto che saremo in tantissimi a farlo. Non è un caso che, alle scorse elezioni amministrative, sia stato il politico che ha preso più preferenze nel Centrosinistra in tutto il Nord Italia. Di fatto è una persona che si spende, che presenzia, che vuole capire. </p>
<p>Potrà sembrarvi stupido, ma da qualche anno insegno &#8211; insieme ad una collega &#8211; a delle classi di pensionati come si fa ad aprire un blog di quartiere, con cui raccontarsi. E tra i &#8220;nonni tecnologici&#8221; mi ha sorpreso scoprire che, per motivi diversi, Placido è popolarissimo. Perfino quelli di destra lo conoscono, lo stimano e gli riconoscono lealtà e &#8211; cosa importante &#8211; presenza. Perché, non so bene come faccia, ma è dappertutto. E ogni nonno dotato di mouse poteva ricordare almeno un paio di eventi recenti in cui Placido si era palesato ad osservare, ascoltare, spiegare, capire.</p>
<p> </p>
<p>In effetti forse ho trovato qualcuno che, col suo scooter un po&#8217; sgarrupato, gira più di me e dorme meno di me e va in giro a ficcare il naso, a fare domande, a cercare di capire. Anche solo per questo (e per il fatto che trova perfettamente normale convocarti per una riunione a mezzanotte) dovrei votarlo. E lo farò. Come, spero, molti di voi.</p>
<p> </p>
<p>Se volete conoscerlo meglio, <a href="http://www.robertoplacido.it" target="_blank">www.robertoplacido.it,</a> oppure aggiungetelo su Facebook.</p>
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		<title>Facciamo tutti Barack*</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 23:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La buona notizia è che domani si insedia Obama alla Casa Bianca. Quella cattiva è che Giorgio Valletta ed io seguiremo la cerimonia del suo insediamento dalle &#8220;frequenze&#8221; (cioè in streaming audio e video) di Current Radio, dalle 17 alle 21, ospitando le voci live in studio e in remoto di talmente tante persone che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La buona notizia è che domani si insedia Obama alla Casa Bianca. Quella cattiva è che <a href="http://www.giorgiovalletta.com" target="_blank">Giorgio Valletta</a> ed io seguiremo la cerimonia del suo insediamento <a href="http://current.com/live" target="_blank">dalle &#8220;frequenze&#8221; (cioè in streaming audio e video) di Current Radio, dalle 17 alle 21</a>, ospitando le voci live in studio e in remoto di talmente tante persone che non azzardo nemmeno fare un elenco. Fate conto che da quelle parti passerà mezza blogosfera, ma anche un sacco di gente che con i blog non ha nulla da spartire.</p>
<p>L&#8217;altra notizia carina è che dopo un bel po&#8217; di sperimentazione Current Italia ha deciso di lanciare la sua radio online: segno che la cara, buona, vecchia radio continua ad essere un mezzo di comunicazione che riesce a stare al passo coi tempi, a rinnovarsi, a mutare e &#8211; quindi &#8211; a meritare pure qualche investimento intelligente.</p>
<p>Quindi è un doppio onore per noi inaugurare il nuovo corso di Current Radio, per di più seguendo un evento importante che &#8211; speriamo &#8211; dia il via ad un anno nel segno del cambiamento.</p>
<p>Va da sé che il fenomeno Obama non è solo una questione politica (4 ore di chiacchiera politica potrebbero annoiare perfino un reduce del PCI del genere &#8220;duri e puri&#8221;), quindi cercheremo di raccontare insieme ai nostri ospiti tutto quello che circonda il Presidente più hyped della storia statunitense, dalla sua identità black alla musica che da sempre lo accompagna, fino alla first lady e alle spigolature sull&#8217;America che verrà. E parleremo anche di Sarah Palin, tanto per tirare un sospiro di sollievo sul pericolo mancato, e di altri mille spunti, sempre che ci vengano in mente.</p>
<p>Accorrete numerosi. Teoricamente dovreste vederci/ascoltarci <a href="http://current.com/live" target="_blank">cliccando qui</a>. Altrimenti andate su <a href="http://www.current.tv" target="_blank">www.current.tv</a> e dovreste trovare un modo di guardarci.</p>
<p> </p>
<p><em>* mi rendo conto che il titolo può suonare criptico ai più, ma è meglio così. A meno che proprio vogliate sapere </em><a href="http://www.genioepierrots.it/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=flypage.tpl&amp;product_id=7&amp;category_id=1&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=49" target="_blank"><em>a cosa mi riferisco</em></a><em>, ma finireste per rigarmi la macchina</em></p>
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		<title>Dai succhi di frutta all&#8217;etica</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 15:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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Per chi non ha seguito l&#8217;evento: Paul telefona ad una decina di blogger il cui numero di telefono è disponibile online fingendosi un manager a cui il capo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono anch&#8217;io &#8220;vittima&#8221; tra i tanti della &#8220;candid camera&#8221; (in realtà è avvenuto tutto al telefono, ma ci siamo capiti) orchestrata il 30 dicembre da <a href="http://www.paulthewineguy.com/" target="_blank">Paul The Wine Guy</a>.</p>
<p>Per chi non ha seguito l&#8217;evento: Paul telefona ad una decina di blogger il cui numero di telefono è disponibile online fingendosi un manager a cui il capo ha assegnato 70.000€ da spendere in una campagna di promozione di un brand di succhi di frutta attraverso la blogosfera e propone ai chiamati una campagna di pay-per-post, cercando di capire chi è disposto a farla e chi no.</p>
<p>Innanzitutto faccio i complimenti a Paul, perché lo scherzetto è riuscito. Per quanto mi riguarda, il 30 dicembre ero sicuramente stordito da troppi spumantini, tuttavia riuscire a gabbare un torinese (notoriamente la categoria di italiano più diffidente in assoluto) è cosa rara.</p>
<p>Il risultato dello &#8220;scherzo&#8221; è che gran parte degli sventurati che hanno risposto, a quanto pare, hanno detto di sì.</p>
<p>Personalmente ho detto di no, così come <a href="http://www.minimarketing.it/2009/01/la-mia-idea-sul-caso-del-succo-di.html" target="_blank">Gianluca</a>, ma credo che la questione vada ben oltre il dominio delle scelte personali a caldo e meriti due parole in più.</p>
<p>Apprezzo, quindi, che <a href="http://www.markingegno.biz/blog/2009/01/19/succo-non-scandalo/" target="_blank">Markingegno </a>si ponga un po&#8217; di domande più &#8220;alte&#8221; rispetto al pettegolezzo su chi ha venduto cosa e a quanto e provo a dare qualche risposta pertinente.</p>
<p>Vado per punti:</p>
<p> </p>
<p><strong>-  il perché di un no</strong></p>
<p>come già anticipato, ho declinato tassativamente il pay per post, spiegando al manager misterioso per una buona decina di minuti che &#8211; per quanto ne so - funziona  male.</p>
<p>[Peraltro non è la prima volta che mi capita una cosa simile: un anno e mezzo fa rifiutai un bel po' di soldi, peraltro mandando in bestia un manager d'agenzia che era covinto che il mio no fosse un modo per tirare su il prezzo e subendomi sue telefonate quotidiane in cui mi offriva sempre di più, tipo mercato delle vacche. </p>
<p>Ho dovuto usare la f-word due volte per convincerlo che quei soldi lì non li volevo. Offeso, mi ha tenuto 10 minuti di lezione di vita al telefono spiegandomi che gente come me (letteralmente "comunisti") non sarebbe mai diventata ricca e che fondamentalmente è colpa di quelli come me se il mondo è una schifezza. Spegnete un cero per me, la prossima volta che pregate.]</p>
<p>Come notate non c&#8217;è giudizio etico, ovvero ai clienti sconsiglio il pay per post non perché personalmente non lo trovo &#8220;corretto&#8221;, ma perché non rende, genera post-fotocopia e di fatto finisce per produrre sfiducia.</p>
<p>L&#8217;assenza di giudizio etico non è freddo calcolo, ma una semplice garanzia per il cliente (potenziale, in questo caso): il buon consulente cerca di non imporre i propri valori personali nella sua attività, semmai li spiega al cliente e verifica se collimano.</p>
<p> </p>
<p><strong>- le soluzioni che ho proposto</strong></p>
<p>è doverosa una premessa; gestisco due piccole agenzie nel campo della comunicazione, quindi per me ricevere telefonate di quel genere è abbastanza normale.</p>
<p>Al professionista Enrico (non al blogger) un manager con 70.000€ in mano e zero visione strategica per la comunicazione è un&#8217;opportunità quantomeno da valutare (o in certi casi una mucca da mungere).<br />
Potrà sembrare brutto a qualcuno che vive di caccia e raccolta di frutti spontanei, ma mi pago da mangiare così: vendo consulenza e servizi a gente che ha dei soldi da spendere per promuovere qualcosa, magari anche qualcosa che non mi piace e con modi che talvolta non approvo del tutto. E mi sento colpevole di questo nella stessa misura in cui avrebbe dovuto sentirsi colpevole l&#8217;operaio della catena di montaggio della Duna.</p>
<p>Cosa ho proposto? Ho spiegato perché i pay per post non funzionano, ho sconsigliato con tutto il cuore la creazione di blog fasulli (i pochi tentativi fatti al mondo sono stati beccati e massacrati dopo poche ore e nel caso specifico sarebbero stati comici) e ho suggerito una cosa che ai miei occhi è sensata, quasi ovvia: se hai un prodotto in cui credi e ritieni sia giusto farlo conoscere ad un determinato target, non puoi fare altro che una campagna di PR, sia essa online o offline.</p>
<p>Nello specifico ho consigliato di contattare <a href="http://www.digital-pr.it/" target="_blank">Digital-PR</a>, un po&#8217; per affetto (sono persone con cui collaboro), un po&#8217; perché li ho sempre trovati capaci di far parlare aziende e blogosfera in modo trasparente ed efficace.</p>
<p>Temo, in realtà, di essere stato poco convincente (anche perché lo scherzo non avrebbe retto), visto che il misterioso manager al telefono insisteva parlando di un capo che &#8211; in assenza di pay per post - avrebbe sicuramente avallato una campagna di blog fasulli (credibilissimi: di colpo spuntano 50 blog nuovi che parlano di succhi di frutta <img src='http://www.suzukimaruti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ).<br />
Mosso da solidarietà verso un manager un po&#8217; preso male e con l&#8217;acqua alla gola ho perfino proposto di segnalargli, in quel caso, un po&#8217; di nomi di copy freelance, se proprio non poteva fare altro.</p>
<p> </p>
<p><strong>- cosa penso del pay per post &#8211; un parere tecnico</strong></p>
<p>dovrei distinguere l&#8217;opinione tecnica da comunicatore da quella &#8220;etica&#8221; di blogger. Ci provo.</p>
<p>Tecnicamente, come già dicevo, l&#8217;impressione è che non funzioni.<br />
Markingegno mi chiede direttamente se ho esperienza di campagne di pay per post e la risposta è no. Anzi, in generale nel mio lavoro cerco di lasciare le attività di PR e di buzz ad altri, perché non sono il mio forte.</p>
<p>Parlo, quindi, per esperienza indiretta quando dico che le poche campagne di pay per post che ho visto da spettatore mi hanno sempre deluso, indipendentemente dal grado di trasparenza, per la qualità dei risultati: post-fotocopia mal distribuiti nel tempo, aria di marchetta iperconcentrata e, più a monte ma anche più personalmente, spesso la sensazione che il quid di fiducia che un lettore ripone in un blog venga diminuito da queste operazioni, anche in presenza di una full disclosure. E quella sfiducia si riflette sulla marca.</p>
<p>Dovrei aggiungere un po&#8217; di note dal punto di vista della strategia e della programmazione editoriale, ma ve le risparmio perché già vado lungo.</p>
<p>Mi limito a dire che il pay per post è un&#8217;attività poco controllabile nei modi, nei toni e nei tempi.<br />
E si sa che le strategie di lancio di un prodotto di norma seguono copioni precisi, fatti per dire di attività limitate di prova, lancio in massa con modalità variabili e spesso opposte (dall&#8217;escalation che spesso si usa per i prodotti retail alla rarefazione che si usa nel lancio della musica attraverso i network radiofonici, motivo per cui spesso per 3 settimane tutte le radio ci martellano con un brano-tormentone e poi d&#8217;improvviso questo sparisce dalla programmazione, generando una sorta di crisi d&#8217;astinenza che si spera si traduca in acquisti, ecc.), ritorni di fiamma in presenza di eventi/avvenimenti, attività localizzate, intensificazioni su target specifici all&#8217;arrivo dei primi feedback, ecc.</p>
<p>In sostanza, una campagna di pay per post è come tirare un sasso nello stagno e vedere che effetto fanno le onde. E per i miei gusti è un&#8217;attività troppo &#8220;alla cieca&#8221; già a livello strategico: ho l&#8217;impressione (non sostanziata da prove, beninteso) che coi post a pagamento il rischio dal punto di vista della fiducia e dell&#8217;immagine del brand non valga il beneficio in buzz/conversazione. L&#8217;unico pregio di una campagna simile è che ha i numeri iniziali certi, quindi è vendibilissima internamente nelle aziende.</p>
<p> </p>
<p><strong>- cosa penso del pay per post e di chi lo fa - un parere &#8220;etico&#8221;</strong></p>
<p>Ecco, volevo dare un parere puramente tecnico e non ci sono riuscito. E&#8217; che non è facile separare etica e giudizio, alla faccia di Kant.</p>
<p>Personalmente non farei mai pay per post sul mio blog, perché è uno spazio di libertà.<br />
E per libertà intendo non solo la possibilità di scrivere quello che mi pare nei modi e tempi che più mi aggradano, ma anche la libertà marxiana dal &#8220;bisogno&#8221;.<br />
Cioè, il blog è finalmente qualcosa con cui posso prendermi la &#8211; ehm &#8211; libertà di non fare soldi: è un&#8217;attività felicemente in perdita, col bilancio economico in rosso e quello del divertimento e della socialità decisamente positivo.</p>
<p>Però sono un temibile relativista, di quelli che spaventano i papi tedeschi. E non pretendo minimamente che le mie scelte etiche siano regola per tutti. Meno che mai le uso per giudicare il prossimo (cioè, per alcune scelte etiche ovviamente sì), soprattutto se si tratta di questioni al confine tra l&#8217;etico e il pratico.</p>
<p>Mi spiego: non credo che chi cede al pay per post sia definitivamente un corrotto e meriti sfiducia.<br />
Non mi piace lo strumento, non lo adotterei mai, ma mi riservo il giudizio di valutare caso per caso, perché a volte una campagna di post a pagamento &#8211; se messa in evidenza come tale &#8211; non incide sulla fiducia che attribuisco ad un blog o ad un sito, anzi spesso lo mantiene, cioè paga (magari solo in parte) il tempo dedicato dal suo autore alla condivisione di contenuti, ecc.</p>
<p>Per dire, Engadget e Gizmodo &#8211; due siti autorevoli che parlano di gadget elettronici &#8211; talvolta fanno post a pagamento, ben evidenziati in cui elencano gli sponsor della settimana o del mese, altre volte fanno contest sponsorizzati dalle aziende ma questo non influisce sull&#8217;autorevolezza che personalmente attribuisco loro, perché hanno dimostrato nel tempo di saper dare giudizi indipendenti nonostante spesso parlino di loro &#8220;clienti&#8221;.</p>
<p>E&#8217; per quello che dell&#8217;ottima operazione di Paul The Wine Guy apprezzo tutto tranne la premessa dell&#8217;analisi finale e cioè che accettare una campagna di pay per post sul proprio blog sia necessariamente e inesorabilmente un male, un segno di corruzione, ecc.</p>
<p>Da parte non in causa posso dire che non lo farei e che non amo molto trovare post a pagamento in giro sui blog, ma mi riservo di valutare caso per caso se la cosa è così mostruosa o è accettabile.</p>
<p> </p>
<p><strong>- postilla rectoversiana</strong></p>
<p>Rectoverso, che è sicuramente la coscienza cattiva della blogosfera e come tale è utilissimo e amusing, giustamente prende spunto <a href="http://rectoverso.tumblr.com/post/70651378/nel-mezzo-abbiamo-parlato-di-pandemia-di-buzz" target="_blank">in un suo post </a> da un mio commento al <a href="http://www.paulthewineguy.com/post/70504582/come-steve-irwin-davanti-ad-un-serpente" target="_blank">post di Paul The Wine Guy </a>sulla questione &#8220;succhi di frutta&#8221; per criticare un&#8217;altra cosa che mi riguarda. E ha maledettamente ragione.</p>
<p>Qualche tempo fa ho ricevuto un Sony Xperia X1 da recensire e &#8211; come capita non di rado da queste parti con gli smartphone &#8211; <a href="http://www.suzukimaruti.it/2008/12/20/alle-prese-col-tuttofono-una-recensione-del-sony-ericsson-xperia-x1-quando-ormai-beggi-ha-gia-detto-tutto/" target="_blank">l&#8217;ho recensito, dicendone bene e male</a>.<br />
Il Dottor Pruno mi fa notare che è inutile che io faccia il santarellino fiero del suo blog &#8220;vergine&#8221; dal mercato, se poi un&#8217;agenzia di PR mi regala un cellulare da 600€ e non lo specifico quando recensisco il prodotto.</p>
<p>Ha ragione.  A mia discolpa posso solo dire che ho dato per scontata la cosa, visto che <a href="http://www.andreabeggi.net/2008/12/16/sony-ericsson-xperia-x1/" target="_blank">l&#8217;aveva già specificato il buon Beggi nel suo post sull&#8217;X1</a>, ma ho sottovalutato l&#8217;importanza della disclosure e soprattutto ho trascurato il fatto che magari non tutti sanno tutto.</p>
<p>Sulla questione &#8220;ecco, ti regalano un cellulare e tu ti senti spinto a fare un marchettone&#8221; ho poco da dire.<br />
Per me è una questione vecchia e risale a quando scrivevo su Rumore e su altre riviste musicali.<br />
All&#8217;epoca la critica era: &#8220;vi mandano i dischi promo da recensire, vi invitano ai concerti, vi riempiono di gadget: sicuramente siete dei venduti&#8221;. Cambia il prodotto ma non la critica.</p>
<p>E posso dire, dopo aver partecipato come giornalista a qualche decina di saloni e fiere, che il tentativo strisciante di &#8220;addolcire&#8221; i media attraverso le regalie è cosa nota (il più grosso problema per un giornalista al Salone dell&#8217;Auto di Ginevra, per dire, è trovare un modo sensato per portarsi dietro tutti i gadget che gli vengono catapultati addosso e contemporaneamente digerire tutti i pranzi luculliani che gli vengono offerti) ed è una questione seria per chi lo fa di mestiere.</p>
<p>Rispondere ad una critica simile è difficile.<br />
Potrei dare una risposta da gradasso, dicendo che la mia credibilità vale più dei 600€ di un cellulare, ma non dimostrerei nulla e farei solo la figura del bulletto.</p>
<p>Il fatto è che l&#8217;autorevolezza, la credibilità, ecc. del mio blog non sono un valore assoluto e, soprattutto, non sono un valore su cui ho direttamente voce in capitolo.</p>
<p>L&#8217;autorevolezza (temo una parola un po&#8217; sprecata per un blog <a href="http://www.suzukimaruti.it/2009/01/15/ukulele-is-the-new-cowbell/" target="_blank">il cui post precedente</a> parla della scena ukulele emergente) di suzukimaruti.it, così come di tutti gli altri blog, è qualcosa che stabiliscono i lettori, anzi ogni singolo lettore.</p>
<p>Quindi sta a chi legge giudicare se ciò che un blog scrive è onesto o no. Personalmente posso ripetere ad nauseam che credo di scrivere cose oneste, ma non vale nulla ed è giusto che sia così.</p>
<p>Anzi, mi piacerebbe il confronto aperto con chi &#8211; se c&#8217;è &#8211; pensa che qui non si scrivano cose oneste.<br />
Cioè, un confronto al di là delle mezze parole, perché credo serva a tutti (e a me professionalmente molto) per capire i limiti, l&#8217;accettazione, le sensibilità, ecc. che incontra la comunicazione attraverso i blog.</p>
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		<title>My generation</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 04:53:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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Sì, perché è avvenuta quella che, politicamente, finora è la cosa più positiva e potenzialmente più rilevante per la mia generazione: hanno eletto Barack Obama presidente degli Stati Uniti, che poi è come dire &#8220;capo del mondo&#8221; ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono qui, alle 5 del mattino, l&#8217;angoscia e passata e il vino lo stappo ora. Per festeggiare!</p>
<p>Sì, perché è avvenuta quella che, politicamente, finora è la cosa più positiva e potenzialmente più rilevante per la mia generazione: hanno eletto Barack Obama presidente degli Stati Uniti, che poi è come dire &#8220;capo del mondo&#8221; ed è un bene, anzi è un&#8217;ottima notizia.</p>
<p>Non voglio dire altro su Obama, perché, ora che la sua elezione è praticamente sicura, i media insisteranno ulteriormente nel propinarcelo in tutte le salse e l&#8217;unico rischio per il nuovo Presidente è che ci venga a noia come il marziano di Flaiano.</p>
<p>Anzi, c&#8217;è un secondo rischio <em>[warning: sto facendo dell'ironia scimmiottando il gergo paranoico dei complottisti]</em> e cioè che la CIA, Israele o i poteri forti lo ammazzino. Incrociamo le dita. E confidiamo in un Jack Bauer (possibilmente meno fascio di quello televisivo), casomai fosse necessario.<em>[/warning: sto facendo dell'ironia]</em></p>
<p>Intanto mi godo McCain che fa il suo discorso di commiato, sconfitto dopo tutte le porcate che ha fatto in campagna elettorale. Gli sta bene, è una persona orribile, finto eroe di una guerra in cui stava dalla parte sbagliata e si è pure fatto beccare.</p>
<p>Capita che ogni tanto le storie finiscono bene, i cattivi, le brutte persone, i fascisti, i guerrafondai, i disonesti, perdono. Raramente, però, vengono umiliati dal voto popolare.<br />
Oggi è capitato ed è un buon segno. Ed è un bel giorno. Uno dei pochi, francamente, che mi capita di vivere in questa esistenza che, tra &#8211; ehm &#8211; calcio e politica, nega da sempre gioie collettive a quelli come me.</p>
<p>Ma non è solo una questione di &#8220;vincere&#8221;, che è un verbo vuoto. E&#8217; davvero una questione di speranza, di cambiamento, un presagio positivo in un momento brutto per tutti. Se perfino gli Stati Uniti sono riusciti a capire che il cambiamento sta dalla parte giusta, forse c&#8217;è un barlume di speranza perfino per questo paese orribile in cui viviamo, circondati da gente in gran parte schifosa, familista, disonesta.</p>
<p>Nonostante pericolose tentazioni che scorrono a sinistra, sono un uomo di sinistra da sempre filoamericano, fin da tempi non sospetti.<br />
Amo gli Stati Uniti e penso che laggiù, per molti aspetti, ci sia un grado di civiltà superiore, bastava guardare come gli elettori si mettevano in fila per votare (e per votare bene!).<br />
E poi adesso un pezzo dell&#8217;America che mi piace, quella multietnica, multiculturale, quella black si appresta a sedere lì, nella stanza ovale.</p>
<p>Ed essendo uno che si commuove ad ascoltare Archie Shepp che suona &#8220;<a href="http://songza.com/z/fqdn4g" target="_blank">Blues For Brother George Jackson</a>&#8221; mi piace pensare che le lotte di quella generazione lì, che ha combattuto contro il razzismo, il bigottismo, la repressione, sono finalmente finite. E i 12 anni di carcere di George Jackson, il Gramsci di pelle nera, non sono stati vani.</p>
<p>E se oggi il capo del mondo è una persona in cui per mille motivi &#8211; non ultima l&#8217;età &#8211; mi riconosco (e, tra l&#8217;altro, il primo adulto vero in 16 anni a guidare gli USA) e che sento familiare, vicina e &#8220;umana&#8221;, è merito di chi in passato ha lottato per le cose giuste, anche quando lottare era impopolare e talvolta criminale.</p>
<p>E adesso, a vino stappato, tutti ad ascoltarsi &#8220;Black President&#8221; di Fela Kuti, un altro che aveva previsto tutto con qualche decennio d&#8217;anticipo.</p>
<p>Poi domani, con comodo, razionalizzo. Ora godiamoci il risultato e una provvidenziale pennellata di speranza.<br />
E voi subitevi un post emozionato, scritto male. Capitemi <img src='http://www.suzukimaruti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>La fai lunga (ma ti piace così): post ombelicale</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 01:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello che segue è un post ombelicale, per di più della peggior specie perché parla di blog, di ragioni del bloggare e di altre inutilità autoriferite che credo battano il record nazionale di noiosità e raccapriccio e si avvicinino, come accoglienza da parte del pubblico, alla poesia Vogon o alla discografia dei Doors dopo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che segue è un post ombelicale, per di più della peggior specie perché parla di blog, di ragioni del bloggare e di altre inutilità autoriferite che credo battano il record nazionale di noiosità e raccapriccio e si avvicinino, come accoglienza da parte del pubblico, alla poesia Vogon o alla discografia dei Doors dopo la morte di Jim Morrison.</p>
<p>Quindi valutate voi se è il caso, se avete il tempo e soprattutto la voglia di leggere oltre. Peraltro, per i miei parametri almeno, la lunghezza non è drammatica. </p>
<p><span id="more-817"></span></p>
<p>Uno dei rilievi più diffusi da parte di chi legge questo blog è &#8220;fai i post troppo lunghi&#8221;. Anzi, c&#8217;è perfino chi si mette lì e conta i caratteri e poi me lo fa notare.</p>
<p>Non intendo minimamente nascondere il fatto che so benissimo che i post su questo mio blog sono lunghi, se comparati all&#8217;andazzo generale della blogosfera italiana.<br />
E&#8217; che del rilievo non mi tornano tre cose. Non che mi danni (anzi, dopo 5 anni di blogging affronto la cosa solo ora), ma già che c&#8217;ero mi sembrava carino parlarne.</p>
<p>La prima è il &#8220;troppo&#8221;. In che senso sono &#8220;troppo&#8221; lunghi?</p>
<p>Insomma, non trattandosi di un atto obbligatorio, ma anzi di un atto volontario compiuto (si spera) da persone adulte e nel pieno delle proprie facoltà mentali, non esiste un &#8220;troppo lungo&#8221;. Anzi, non esistono affatto dei &#8220;troppo&#8221;. </p>
<p>Se uno trova troppo lungo ciò che c&#8217;è scritto su questo blog, ha piena libertà di fermarsi, cliccare altrove e perfino non tornare più, perché i post sono troppo lunghi per i suoi gusti.</p>
<p>Ora, lo capisco che normalmente i post che si leggono altrove sono più stringati. Ma non vedo perché uno debba conformarsi alla media.<br />
Mi sembra, insomma, una critica vana tipo i vari &#8220;hey, ma questo è un blog fazioso: dovresti essere più obiettivo&#8221; che trovo nei commenti. A entrambi la naturale risposta che mi viene è &#8220;col cavolo!&#8221;. E&#8217; un blog, una cosa mia, ci metto la faccia e non me la tiro da periodico o da pubblicazione neutra e distaccata, con dei doveri editoriali o dei parametri di qualità che rispondono ad esigenze di terzi. </p>
<p>Qualche scienziato della comunicazione potrebbe dirmi, a ragione, che certe lunghezze mal si adattano al Web e alle basse soglie dell&#8217;attenzione di chi legge online. Lo so benissimo.</p>
<p>Ma il fine di un blog (o almeno del mio) non è raggiungere il numero massimo di lettori.<br />
Per quanto mi riguarda bloggo per poter esprimere quel che sento/vedo/penso/provo e non per farmi leggere dal maggior numero di persone possibili. Altrimenti avrei fatto tanti post brevi quotidiani di segnalazione news vagamente geek e duepuntozzero, una pennellatina di iPhone ogni tanto, un po&#8217; di gnocca e un po&#8217; di polemica. Il successo &#8211; numerico &#8211; con questa ricetta è assicurato.</p>
<p>L&#8217;altra cosa che mi contraria è leggere &#8220;non hai il dono della sintesi&#8221;. <br />
Il fatto che io scriva post lunghi non significa che non sappia scriverne di brevi o, più in generale, non sappia limitarmi quando scrivo.<br />
Mi spiego meglio: possiedo e faccio largo uso del dono della sintesi, tanto che dal 1992 ne ho fatto un mestiere con cui campo tuttora (di fatto, essendomi formato come copy, scrivere, produrre contenuti, ecc. è un grande esercizio di contenimento della verbosità entro limiti predefiniti). Semplicemente sul blog non mi va di esercitarlo. Anzi, non mi interessa per un motivo specifico.</p>
<p>E qui veniamo al punto critico numero tre. &#8221;Sei verboso&#8221; (o l&#8217;equivalente di persona &#8220;sei logorroico&#8221;).</p>
<p>Partiamo da &#8220;verboso&#8221;. L&#8217;accezione negativa di &#8220;verboso&#8221; sta a significare, sebbene un po&#8217; impropriamente, una persona che impiega tante parole per esprimere concetti semplici e riassumibili in modo molto più stringato.</p>
<p>Ecco, non mi sembra il mio caso. O, almeno, ho un&#8217;impressione e soprattutto un&#8217;intenzione diversa.<br />
Non avendo spazi ristretti, limiti di caratteri, necessità editoriali, ecc. il blog per me è un ambito in cui posso finalmente dire la mia senza dovermi preoccupare troppo della limitata pazienza ed attenzione di chi legge.</p>
<p>Il blog non deve vendere niente, non deve avere tanti lettori per forza. Serve a me: mi permette di affrontare i temi, i problemi, ecc. in modo approfondito, &#8220;dicendola tutta&#8221;, senza dover per forza tagliare i concetti a metà o raccontare solo una parte. </p>
<p>E&#8217; uno spazio di libertà, insomma, in cui mi metto in condizione di dire quello che mi va con le misure che più mi aggradano. E trovo positivo poter approfondire, divagare, svaccare, ecc. Tanto non c&#8217;è un editore che si lamenta o un pubblico pagante, ma giusto un manipolo di bazzicatori che, se interessati, arrivano fino in fondo. Oppure si fermano prima, come più gli aggrada.</p>
<p>Non nascondo nemmeno il fatto che, nello scrivere tanto, ci sia quello che considero un sano e &#8211; per quanto mi riguarda &#8211; provvidenziale piacere di scrivere.<br />
A me scrivere piace tantissimo, forse ancora più di leggere (affermazione che farà rivoltare decine di semiologi nella tomba, al grido di &#8220;semia diretta e semia sostitutiva, asino!&#8221;), quindi mi guardo bene dal moderarmi e, come tutti quelli che scrivono, condisco il tutto anche con un po&#8217; di vanità, un po&#8217; di autocompiacimento e un po&#8217; di cazzi miei.<br />
Il risultato, magari, è una porcheria. Però mi diverto, nel mezzo. </p>
<p>Anche la definizione di &#8220;logorroico&#8221; male si attaglia.<br />
Il fatto è che è una parola usata impropriamente per esprimere il concetto iperonimo di &#8220;persona che parla tanto&#8221;. La definizione di &#8220;logorroico&#8221;, invece, implica un tratto patologico. Ovvero, il logorroico è colui che riempie i vuoti con la sua chiacchiera, che è completamente vuota, nervosa e priva di significato, spesso come risposta a problemi quali l&#8217;inadeguatezza, l&#8217;insicurezza, ecc.</p>
<p>So bene di essere loquace e financo estroverso, se preso bene e in modalità &#8220;social&#8221; (cosa, peraltro, naturale: ci manca pure che uno va ai BarCamp e poi sta in disparte, zitto, morettianamente), versione in cui spesso molti compari della blogosfera mi vedono. Ma logorroico, direi, proprio no.</p>
<p>Almeno, l&#8217;intenzione e l&#8217;impressione &#8211; mi ripeto &#8211; è quella di dire cose compiute e, nei limiti del tasso-stronzate quotidiano, sensate. Magari tante, ci mancherebbe, ma non credo siano sproloqui da psicotico. <br />
E parlo a ragion veduta, avendo avuto anni fa un&#8217;amica che era logorroica davvero (causa traumi familiari) e posso assicurare che il volume di parole era inversamente proporzionale al senso e alla profondità delle cose che diceva. </p>
<p>Il rapporto tra chi scrive e chi legge è di fatto un accordo tacito, proposto da colui che scrive. In sostanza le premesse sono qualcosa del tipo &#8220;il mio stile, la mia modalità di comunicare, i miei toni, ecc. sono questi. Se ci stai, prosegui, altrimenti passa altrove&#8221;. E se il lettore ci sta, bene. </p>
<p>La mia scelta, per questo spazio strettamente personale e senza nessuna pretesa, è scrivere senza pormi limiti.<br />
Non prendetela per una tronfia e pomposa dichiarazione di stile, perché lo stile non c&#8217;è: è una pura e semplice constatazione, peraltro non sempre valida (essendo senza pretese, mi prendo il lusso di essere erratico e umorale, in quanto a coerenza bloggante), ma fondamentalmente indicatrice di cosa penso significhi, per me questo blog. Vogliamo chiamarlo cazzeggio? Non amo il termine, per quella pennellata di autocompiacimento tardoadolescenziale che si porta dietro, ma il senso è più o meno quello. <br />
Mettiamola così: piacere, mio, nello scrivere, nell&#8217;argomentare e nel confrontarmi con il prossimo dopo essermi (auspicabilmente) fatto capire per bene e in ogni aspetto.  </p>
<p>Insomma, considerate la lunghezza dei post come una caratteristica strutturale di questo blog, esattamente come lo è scegliere di fare un blog tutto di vignette o un blog in inglese.<br />
Anzi, credo ormai di bloggare solo se ho qualcosa di approfondito da dire. E forse non è un male, perché se siete tra i pochi interessati al tema, magari trovate un bell&#8217;ambito di discussione e opinioni ben espresse che, si sa mai, potrebbero esservi utili (in negativo o in positivo, valutate voi).</p>
<p>E credo sia a causa delle tante righe occupate dai post che ricevo talvolta commenti tipo &#8220;hai esattamente espresso quello che volevo dire io&#8221;, oppure &#8220;quello che hai scritto mi è servito&#8221;. Se avessi scritto dei post tipo &#8220;L&#8217;iPhone non mi è piaciuto perché sì&#8221; e &#8220;Il centrosinistra ha perso le elezioni, uffa!&#8221; avrei sicuramente avuto più lettori, ma boh non ci saremmo fatti le chiacchierate che ci siamo fatti. </p>
<p>Non avete tempo per leggere i miei post? (cosa che mi dicono in tanti)<br />
Mi spiace davvero, ma se ne avete poco ci sono sicuramente cose migliori da fare e non lo dico per celia, ma perché &#8211; seriamente &#8211; è vero. <br />
Se vi può consolare, i post lunghi, anche quelli chilometrici, mi portano via pochissimo tempo. Poiché faccio da 16 anni il mestiere di scrivere, ho la fortuna di riuscire a scrivere di getto, mettendo naturalmente in ordine i concetti e, senza mai rileggere, facendo un numero contenuto di refusi.<br />
E&#8217; puro mestiere. E aveva ragione quel commentatore che, qualche mese fa, diceva &#8220;non scambiate la facilità di scrittura per talento e per profondità&#8221;. La profondità, quando c&#8217;è, arriva accompagnata da un grande numero di caratteri. </p>
<p>Per tutto il resto ci sono altri mezzi, <a href="http://friendfeed.com/suzukimaruti" target="_blank">su tutti FriendFeed</a>, forse la cosa più vicina al &#8220;social network definitivo&#8221; che abbia visto in vita mia. Se volete leggere delle cose più corte prodotte da me, puntate le antenne lì.<br />
Però il consiglio è di iscrivervi a FriendFeed e partecipare a vostra volta. Ne vale la pena, fidatevi.</p>
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		<title>Lettera ad un fratello occupante</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 03:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro ipotetico fratello minore,
immagino che mentre io me ne sto qui comodo nei miei borghesissimi 100 metri quadri di proprietà, tu avrai abbandonato la tua cameretta in condivisione in qualche brutto bilocale in zona Università e starai occupando qualche aula per protestare contro i tagli all’Istruzione pubblica.
Ti confesso che oggi, vagamente scazzato da una giornata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro ipotetico fratello minore,</p>
<p>immagino che mentre io me ne sto qui comodo nei miei borghesissimi 100 metri quadri di proprietà, tu avrai abbandonato la tua cameretta in condivisione in qualche brutto bilocale in zona Università e starai occupando qualche aula per protestare contro i tagli all’Istruzione pubblica.</p>
<p>Ti confesso che oggi, vagamente scazzato da una giornata riempita male di cose lavorative, ho fatto un giro dalle parti di quell’Università in cui tu ora e io allora abbiamo più o meno studiato. <span style="text-decoration: line-through;">Ecco, no, Scienze della Comunicazione a Torino  &#8211; il corso di laurea più facile al mondo, alla portata di chiunque &#8211; non giustifica il verbo “studiare”, che è una cosa seria.  Facciamo che tu (forse) ci studi e io ci ho dato gli esami, ok?</span></p>
<p>No, non era una passeggiata per i portici di Memory Lane. Banalmente volevo capire, dare un’occhiata ad un’occupazione del 2008 e confrontarla con quelle dei primi anni Novanta, quando stavo dalla tua stessa parte della cattedra.</p>
<p>Il fatto è che, contrariamente alle occupazioni dei miei tempi, stavolta avete proprio ragione. Incontestabilmente. Anzi, io vorrei proprio capire, se non fosse che si nascondono, da un elettore di Berlusconi e soci come mai un Governo, indipendentemente dal colore, tagli i fondi all’istruzione. </p>
<p>Cioè, anche in un’ottica di destra, nella più marcia e fetida possibile, la scuola teoricamente dovrebbe essere comunque fondamentale. E se per noi che ancora ci definiamo democratici vale il principio per cui un buon sistema scolastico produce buoni cittadini, credo che per anche il più turpe governo iperdestrorso la scuola sarebbe ugualmente una risorsa, magari pronta a formare buoni guerrieri o buoni camerati o chissà cosa.</p>
<p>Boh, mi è sempre sembrato naturalmente bipartisan il pensare che, se uno ha a cuore le sorti del proprio paese, voglia che le scuole funzionino al meglio, con il massimo delle risorse possibili. Insomma, anche in un’ottica addirittura golpista è meglio avere una scuola che funziona: mal che vada la controlli politicamente e poi, forte della tua superiorità accademico-scientifica, invadi l’Istria e la Dalmazia. Ma perché tagliarle le gambe?</p>
<p>È per questo che non mi spiego come mai il Governo attuale stia smontando pezzo dopo pezzo la scuola pubblica. Qualcuno mi sa spiegare perché? C’è una verità di destra che è difendibile o che mi sfugge? So che qualche elettore di destra spia questa mia missiva. Ha per caso voglia di rispondere?</p>
<p>E dire che mi sono spaccato la testa in mille ragionamenti, dando fondo alle classiche paranoie sinistrorse che ancora mi attanagliano. <span><br />
</span>Vabbè, tiriamole fuori, sapendo che sono – appunto – paranoie.</p>
<p>La prima è che tutto questo smantellamento dell’istruzione pubblica sia funzionale a quella privata. Ma, salvo qualche diplomificio e qualche Università privata di poco conto, non c’è niente di rilevante e non mi sembra che la lobby delle scuole e università private sia così potente da giustificare tutto questo macello.</p>
<p>Seconda paranoia: che ci siano di mezzo – al solito – i preti? <span><br />
</span>Ok, è una fissa della destra, in barba al suo preteso liberalismo economico, regalare soldi pubblici ad imprese private (nello specifico le scuole private) per fare un favore alla Chiesa e ai suoi istituti privati. Ma è davvero questo? Non bastava il buono scuola, che è già una porcheria di per sé? Bisogna proprio smontare la scuola pubblica per rendere appetibile la scuola confessionale dei preti?</p>
<p>La terza ipotesi paranoica è vecchia come il cucco: vogliono una classe di dominati e una di dominanti. Insomma, italiani di serie A e di serie B. </p>
<p>Ma anche qui i conti non tornano tanto. Di fatto manca tuttora una scuola che formi i ricchi e i fortunati (cioè, è pieno di scuole private per soli ricchi, ma l’eccellenza in quell’ambito è tutta all’estero e questo vale ancora di più per l’Università) e francamente per dividere l’Italia tra elite ricca e poveri ignoranti è più semplice e perfino accettabile una vecchia soluzione.</p>
<p>Già, basta tornare a come era l’Università una volta, quando le lezioni erano obbligatorie (e addio studenti lavoratori: studiava solo chi aveva la grana di papi) e, soprattutto, c’erano dei sani blocchi all’accesso, per cui se avevi per caso fatto 5 anni di istituto professionale col cavolo che ti iscrivevi a Lettere o a Scienze Politiche.<br />
Insomma, il principio – in salsa maccheronica – delle caste, per cui a 13 anni prendi una via e da quella non ti schiodi più. Così addio alla promozione sociale: i figli degli operai fanno, in gran parte, gli operai. E quelli dei professionisti fanno in gran parte i professionisti. Non è così che è funzionata l’Italia democristiana per anni?</p>
<p>Per decenni quel metodo è servito ad evitare la “miscela tra l’alta e bassa gente”. E costa decisamente meno fatica che smantellare la scuola pubblica (e si prenderebbe pure un bel po’ di voti cattolici, perché agli ex democristiani sotto sotto questa cosa della scuola coi blocchi è sempre piaciuta, perfino a gente che sta nel PD) </p>
<p>Vorrei, in verità, caro ipotetico fratello minore occupante, che i motivi che stanno alla base delle scelte del Governo me li spiegassi tu, tanto hai un sacco di tempo da impiegare, mentre occupi.</p>
<p>In compenso beccati un bel po’ di avvertimenti paternali, di quelli per cui dovresti fare altre occupazioni per puro esercizio di rabbia generazionale. </p>
<p>Il primo è di non fidarti di quelli della mia età. Aspetta, lo rispiego altrimenti sembra che mi contraddico. <span><br />
</span>Vedi, oggi sono entrato in quella che era la mia Università e, a capo di tanti ventenni incazzati perché la destra al potere gli toglie la scuola (cioè il futuro) da sotto il naso, ho visto gli stessi che erano in prima fila 15 anni fa, quando facevo lo studente io. Ed erano già vecchierelli all’epoca. </p>
<p>Sì, il problema è proprio quello. Ed è il solito. I capetti. <span><br />
</span>E’ uno dei motivi per cui, dopo anni felici di politica nelle scuole superiori, arrivato all’Università ho preferito passare ad altro. Il fatto è che all’Università c’è sempre qualcuno che è più a sinistra di te (a parole), che grida di più, che fa più rumore. E vince, perché nelle assemblee (luoghi rumorosi, dove la dialettica è un sottoprodotto del wrestling) conta quello.</p>
<p>Ecco perché oggi sono entrato all’Università e ho visto centinaia di ventenni monopolizzati da cariatidi coi capelli bianchi dei centri sociali o dell’estremismo politico. </p>
<p>E’ che alla fine un’occupazione si riduce al puro atto di ordine pubblico, mentre dovrebbe avere un valore politico, simbolico e perfino pratico (occupiamo e nel mentre ragioniamo, studiamo il problema, ecc.).</p>
<p>Invece finisce che prende tristemente il sopravvento il valore puramente fisico dell’occupare. E gli estremisti, che hanno un ottimo know-how per quanto concerne gli aspetti “ginnici” della protesta, monopolizzano il movimento, perché trasudano un antagonismo fenotipico che – solo in quelle occasioni – sembra irresistibile.</p>
<p>Ecco, se vuoi un consiglio, gira alla larga da quelle cariatidi. Sì, lo so, è gente che a quarant’anni suonati è ancora legittimamente all’Università e continua a fare lo studente con i soldi che i genitori gli passano direttamente dal loculo. Lo so, perché me li ricordo ai miei tempi: stonavano già allora, vecchi nel look, nei modi, negli slogan. E perennemente portati a tirare il sasso, nascondere la mano e lasciare che la polizia picchi voi, i ventenni lì dietro.</p>
<p>Ecco, le botte. Parliamone. Mamma è preoccupata. Non per te, perché sei uno responsabile. È preoccupata per il clima. Perché le parole di Berlusconi prima e di Kossiga poi (oggi si prende la cara vecchia “k”, poi se fa il bravo e prende tutte le pastiglie gli restituiamo la “c”) non sono solo semplici fandonie di due anziani in crisi psichiatrica: sono un preciso segnale politico. E chi doveva intendere ha inteso.</p>
<p>Ecco, questi hanno paura. E hanno paura perché in questo caso hanno torto marcio, non hanno una singola giustificazione. E hanno capito che l’unica minaccia alla loro solida presa del potere in Italia, legittimata da milioni di voti scriteriati, è questo movimento qui, che può dilagare e in effetti ha misure sorprendenti. </p>
<p>Insomma, non hanno certo paura del PD, che ormai aggiunto moderazione all’espressione “acqua di rose”. Hanno paura di voi. <span><br />
</span>E hanno paura delle madri e dei padri, in gran parte loro elettori, che con la scuola dell’obbligo a ramengo si troveranno seriamente nei guai per gestire i figli (senza il tempo pieno dove li si mette?). <span><br />
</span>E hanno paura dei genitori preoccupati perché loro figlio studia in università pessime, con insegnanti svogliati e non aggiornati e – una volta sul mercato del lavoro – finisce a servire Big Mac nella migliore delle ipotesi., oppure gli pesa sul groppone fino alla soglia dei quaranta.</p>
<p>Insomma, questa protesta qui – ben oltre lo stretto merito che la ispira – è potenzialmente dannosa per questa destra. E loro lo sanno.</p>
<p>E hanno solo un modo per fermarvi, che è criminalizzarvi, farvi passare tutti per sfascia vetrine, casseur e chissà cos’altro. E poi riempirvi di botte. Il segnale ai picchiatori di stato è già stato inviato.<span></p>
<p></span>E tristemente ci riusciranno, complici (non ho mai capito quanto volontari) i rappresentanti di quell’antagonismo politico di cui ti dicevo sopra. Sì, quelli che giocano a fare gli spartani ma poi hanno il fiatone da uomo di mezza età alla prima carica della celere.<span><br />
</span>Saranno loro ad imporvi di radicalizzare il movimento, ad iniziare ad alzare il tono del dibattito e poi dello scontro, a tirare fuori i barotti e i sampietrini e poi a lasciarvi lì, mentre la polizia carica.</p>
<p>Diffida di quella gente lì, prova a fare qualcosa che esuli dal ripetere tristi riti che dal 1977 ad oggi non sono cambiati. <span><br />
</span>Perché io oggi ho visto una sorta di filmato di repertorio: un’ostentazione di kefieh (e dio solo sa quanto significhi per me – da sempre filopalestinese militante – quel simbolo), di parole d’ordine vetuste (sono dovuto uscire dall’assemblea per reale disagio fisico di fronte al ripetersi di tic verbali), di cartelloni teletrasportati dai tempi della Pantera (però coi fumetti più manga-like, giusto una piccola discontinuità da parte dell’ala creativa del movimento).<span><br />
</span> <span><br />
</span>Sembra quasi che, nel 2008, protestare contro i tagli all’istruzione sia una sorta di interpretazione teatrale in cui si fa a gara a chi imita meglio il settantasettino medio. Let’s do the timewarp again.</p>
<p>In verità mi ero già preoccupato, perché l’altra sera ho dato un’occhiata a Matrix (per errore: volevo guardare le donne nude delle pubblicità degli 166 su una rete privata, cosa sicuramente di cui vergognarsi meno) e ho visto un po’ di presunti capetti del movimento, ospitati ad arte in studio a scioccare i borghesi.</p>
<p>Erano tremendi, sembravano figuranti e stavano alla Sinistra così come il look dei travestiti sta alla femminilità. Cioè, solo un redattore di Libero particolarmente stupido avrebbe potuto immaginarli così temibili, stereotipati e caricaturali: brutti, sloganistici, inutilmente aggressivi, capaci di parlare solo per formule e, ovviamente, antagonisti oltre ogni limite, roba da record del mondo.</p>
<p>Renditi conto che dopo 2 minuti che ho sentito parlare uno di loro (anzi, era una ma ci ho messo un po’ a capirlo) mi è cresciuta una sana voglia di manganellare il prossimo, che ho faticosamente domato con un sorso di grappa di Arneis. E io sono un nonviolento di sinistra, quindi figurati gli altri.</p>
<p>Prova, caro fratello minore ipotetico, a liberarti da quella gente lì, catapultata da qualcuna di quelle sigle ridicole (Socialismo Rivoluzionario, Movimento Comunista Internazionalista, Marxisti Nudisti Albini, ecc.) che compaiono solo ai cortei e alle occupazioni, ma che poi nel mondo reale non esistono, come le camicie Dino Erre Collofit. </p>
<p>Anche perché siete così in tanti, là dentro, che è palese che questa protesta qui è vostra e non va monopolizzata dai soliti capetti. <span><br />
</span>E sai che lì, tra tutti voi, c’è gente che non è di sinistra, ma è semplicemente interessata ad avere una scuola che funziona, che ha dei fondi e che crea gente competitiva dal punto di vista intellettuale, curiosa, profonda, capace di dire la sua in Italia e nel mondo.<span><br />
</span>E non è necessario essere i più comunisti del mondo per volere quello. Basta essere intelligenti, cosa molto più auspicabile che essere comunisti, se vogliamo proprio dircela tutta.</p>
<p>Sai, insomma, cosa rischi. Ma sai anche che hai l’opportunità di fare un’esperienza politica positiva. <span><br />
</span>Perché la battaglia che combatti, se non ti si piazza di fronte un quarantenne sfigato col suo simboletto politico insignificante, è giusta ed è una battaglia per tutti, inclusi quelli che si iscriveranno dopo che tu ti sarai laureato. Perfino per i figli di quelli che comprano Libero ogni mattina in edicola senza provare vergogna.</p>
<p>Quindi tieni dritte le antenne, non fare cavolate (se devi darci sotto col sesso, droga &amp; rock’n’roll, fai pure, ma non mi pare che questo sia il ’68: i costumi nella nostra società sono tali per cui puoi darti alla pazza gioia dei sensi anche senza occupare l’Università, no? O ti senti, da quel punto di vista, represso? E poi, fidati di me, al di fuori di qualche film di Bertolucci, durante le occupazioni non si batte chiodo, si dorme scomodi, ci si lava necessariamente come si può e ci si fa solo un mazzo tanto) e diffida di chi viene a parlarti di rivoluzione, quando tu vuoi solo (si fa per dire) che il tuo futuro non sia messo a repentaglio da un governo di improvvisatori.<span><br />
</span>Ma non smettere di lottare per nemmeno un secondo. </p>
<p> </p>
<p>Stammi bene.<br />
Un abbraccio militante,</p>
<p> </p>
<p>Suz</p>
<p> </p>
<p>P.S. Mamma dice di coprirti, che le aule universitarie di sera non sono riscaldate. Ho provato a spiegarle che il concetto di &#8220;golfino&#8221; è di destra, ma non mi sembra convinta. Temo insisterà.</p>
<p>P.P.S. Ne abbiamo già parlato: no, non ti addo su MSN perché non lo uso. Passati i 25, sicuramente userai anche tu degli IM da adulto, tipo Gtalk o Skype. Nel mentre, usiamo la cara vecchia e-mail, che è intergenerazionale.</p>
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		<title>Quando un&#8217;iniziativa è più credibile dei suoi testimonial</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 03:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciao, sono quel campioncino di coerenza di Suzukimaruti. Ma sì, dai, ti ricordi? Quello che ha stroncato l&#8217;iPhone 2 giorni dopo che è uscito e ora ne usa uno (sebbene 3G) 24 ore su 24 e non ne potrebbe fare a meno, dopo che gli è stato regalato!
Dai, è quel blogger che un po&#8217; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, sono quel campioncino di coerenza di Suzukimaruti. Ma sì, dai, ti ricordi? Quello che ha stroncato l&#8217;iPhone 2 giorni dopo che è uscito e ora ne usa uno (sebbene 3G) 24 ore su 24 e non ne potrebbe fare a meno, dopo che gli è stato regalato!</p>
<p>Dai, è quel blogger che un po&#8217; di tempo fa, in un tripudio di tromboni, scriveva in un suo <a href="http://www.suzukimaruti.it/2007/10/08/che-ce-vendi-frate/" target="_blank">post-decalogo</a>:</p>
<p>&#8220;<em>Gia’, vero, non ho messo il bannerino della tua iniziativa simpatica / benefica / politica / sociale / solidale. Se non metto il bollino “Free Burma” non e’ perche’ tifo per i dittatori. E se non metto il ribbon “Make poverty history” non e’ perche’ sono come il signor Burns. Semplicemente non coinvolgo il blog nella tua iniziativa.<br />
<strong>Se proprio devo partecipare, lo faccio *solo* con iniziative che abbiano una netta identita’ politica </strong>e che non siano bipartisan o confuse o estemporanee. E non importa che tu sia un amico, una persona fidata, un santo, un premio Nobel o che la causa sia sacrosanta: sono una persona schierata (liberissimo tu di pensare che io sia una brutta persona) e do agibilita’ politica solo ad iniziative che provengono “dalla mia parte” (concetto peraltro fumoso, mutevole e umorale a seconda dei giorni, di difficile identificazione)</em>&#8221;</p>
<p>Ecco, a conferma della valenza marinaresco/berlusconiana dei miei proclami, ho gioiosamente partecipato ad un&#8217;iniziativa che, con mio sommo dispiacere, non è partisan e per di più è per beneficienza. Alla faccia della credibilità.</p>
<p>Sì, proprio io che andavo in brodo di giuggiole alla lettura di ogni singola pagina di quel perfidissimo pamphlet intitolato &#8220;Contro la beneficienza&#8221; e che peraltro è sparito dalla circolazione, forse perché politicamente troppo poco corretto.</p>
<p>Ma tant&#8217;è. Per di più mi hanno preso per vanità, o forse per intontimento, visto che il tutto è avvenuto nel giorno più caldo dell&#8217;anno e nell&#8217;imminenza di una GGD, quando un blogger maschio è in overdose da ormoni. <img src='http://www.suzukimaruti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>In sostanza mi sono fatto fotografare dall&#8217;ottimo <a href="http://www.alessandroromiti.com/" target="_blank">Alessandro Romiti</a> (che è un signor fotografo, oltre che un amico, e che consiglio a tutti: se volete un fotografo professionista coi controfiocchi, contattate lui e non sbagliate) insieme ad altri blogger per un&#8217;iniziativa di <a href="http://www.terredeshommes.it/" target="_blank">Terres des Hommes</a> che è ragionevole spiegare.</p>
<p>Ecco la foto:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-814 aligncenter" title="2881343753_b3cf9777a0" src="http://www.suzukimaruti.it/wp-content/uploads/2008/10/2881343753_b3cf9777a0-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></p>
<p>E poi un po&#8217; di premesse.<br />
Il fatto è che io sono contro la beneficienza per davvero. Anzi, sono contro la carità, cioè l&#8217;atto paternale del tipo &#8220;io uomo bianco dare a te uomo nero ciotola di riso e tu dipendere da me&#8221; o la versione ancora peggiore &#8220;io uomo bianco dare a te uomo nero ciotola di riso e tu diventare cattolico, oltre che dipendere da me&#8221;.</p>
<p>Magari è cosa che fa sentire buoni, ma ha il principio conservatore di Superman (quello di cui parlava Eco in una storica Bustina): interventi sporadici che leniscono gli effetti di un male ma non ne analizzano e arginano le cause.</p>
<p>E io trovo sbagliato, di fronte alle ingiustizie, sprecare tutte le energie per consolarne le vittime, senza cambiare nulla: credo sia prioritario e più giusto analizzarne le cause, neutralizzarle con il cambiamento (anche con la forza, se proprio necessario) e *risolvere* i problemi, invece che tamponarli.</p>
<p>Però, parafrasando un vecchio blogger di nome Gesù, è sicuramente sbagliata l&#8217;idea di dare un pesce ad un uomo, perché mangerà un giorno, ma è ragionevole e produttivo insegnarli a pescare, perché potrà mangiare per tutta la vita.</p>
<p><a href="http://www.terredeshommes.it/iosonopresente/bloggerpresenti.html" target="_blank">Terres des Hommes non fa carità</a>: vuole garantire a tutti i nuovi esseri umani il diritto all&#8217;accesso allo studio, che poi per molti è una salvezza, oltre che un&#8217;opportunità. Niente ciotole di riso e crocifissi in cambio. Ma luoghi dove ti insegnano a cavartela, dove cresci e non dipendi.</p>
<p>Di mezzo c&#8217;è <a href="http://www.terredeshommes.it/iosonopresente/petizione%20IoSonoPresente.pdf" target="_blank">una petizione</a> da firmare per richiedere un maggiore impegno a livello internazionale per garantire il diritto alla scuola per tutti e c&#8217;è da metterci la faccia, visto che una delle iniziative si chiama &#8220;Blogger presenti&#8221;.</p>
<p>Gli organizzatori, in sostanza, hanno chiesto ad <a href="http://www.flickr.com/photos/30751904@N03/" target="_blank">un po&#8217; di blogger di varia natura </a>di farsi ritrarre seduti di fronte ad un banco di scuola, così da improvvisarsi testimonial dell&#8217;iniziativa.<br />
Dopo essermi sincerato che il banco fosse quello dell&#8217;ultima fila, ci ho messo la faccia, vista la straordinarietà dell&#8217;iniziativa e l&#8217;assoluta assenza di qualsiasi forma di carità.</p>
<p>Fortunatamente è una petizione internazionale, altrimenti la sola idea di fare una petizione che chiede di garantire il diritto allo studio al Governo italiano (che sta massacrando la scuola pubblica a suon di tagli e che si appresta a finanziare col buono scuola i diplomifici privati gestiti dalla Chiesa) mi avrebbe trovato contrarissimo.</p>
<p>Tirando le somme, ne emerge che</p>
<p>- quella di Terres des Hommes non è un&#8217;iniziativa caritatevole, ma un&#8217;operazione del genere &#8220;insegna ad un uomo a pescare&#8221;, peraltro non sbracata e fatta con stile e che merita supporto</p>
<p>- le foto di alcuni partecipanti, su tutti <a href="http://www.flickr.com/photos/30751904@N03/2882188660/" target="_blank">Marco Zamperini</a>, <a href="http://www.flickr.com/photos/30751904@N03/2881343767/" target="_blank">LaFra</a> e le strepitose <a href="http://www.flickr.com/photos/30751904@N03/2881343745/" target="_blank">sorelle Bellavita</a>, meritano da sole l&#8217;adesione all&#8217;iniziativa</p>
<p>- ho degli <a href="http://www.flickr.com/photos/30751904@N03/2881343753/" target="_blank">avambracci pelosi</a> che forse dovrei, urgh, pettinare prima di farmi fotografare</p>
<p><strong>Il tutto sfocerà in un evento a Milano, per la precisione alle Biciclette in via Torti angolo corso Genova, il 17 ottobre alle 19</strong> in cui, se volete, potrete farvi fotografare pure voi e tirare fuori la vostra faccia da scolaretti. E&#8217; per una buona causa. E non per una causa che si limiterà a farvi sentire più buoni. Partecipate numerosi.</p>
<p>In quel giorno, tra l&#8217;altro, metteranno in vendita le fotografie (in formato poster) di noi testimonial della prima ora e i fondi andranno a supportare il progetto.</p>
<p>Poiché la mia mamma, che sarebbe forse l&#8217;unica interessata a comprare un mio poster, non ha voglia di arrivare fino a Milano, l&#8217;unica occasione di marketing è chiedere a chi stamperà il poster di photoshopparci direttamente sopra i punteggi per le freccette: avrebbe sicuramente un appeal commerciale maggiore.</p>
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		<title>Qualcosa di nuovo sul gluteo sinistro, dopo 21 anni &#8211; aka namarcord*</title>
		<link>http://www.suzukimaruti.it/2008/09/30/qualcosa-di-nuovo/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 00:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so bene come giustificare il fatto che dopo 21 anni ho finalmente cambiato portafoglio. Sì, finora ho vissuto con il mio portafoglio dei 13 anni, una schifezza in acrilico e di taglio sportivo (ma può un portafoglio essere sportivo?), marca Sergio Tacchini e di colore verde zombie.
Il motivo di questo ventennio abbondante di perfetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so bene come giustificare il fatto che dopo 21 anni ho finalmente cambiato portafoglio. Sì, finora ho vissuto con il mio portafoglio dei 13 anni, una schifezza in acrilico e di taglio sportivo (ma può un portafoglio essere sportivo?), marca Sergio Tacchini e di colore verde zombie.</p>
<p>Il motivo di questo ventennio abbondante di perfetta aderenza tra la mia chiappa sinistra e il suddetto prodotto di Sergio Tacchini? Niente di serio: mi ero un po&#8217; convinto che fosse un oggetto fortunato.<br />
Profezie autoavverantesi, proiezione di positività su oggetti simbolici, pigrizia. Tutto insieme.</p>
<p>Ora l&#8217;ho sostituito con uno di quei portafogli miracolosi e ultrasottili, fatti col tessuto degli spinnaker delle barche a vela e quasi non mi sembra di portarlo in giro (e già lo so che rischio di perderlo alla prima occasione), tanto che mi tocco ossessivamente sulla tasca per controllare di averlo. Sembro un po&#8217; un deviante per questo, ma vuoi mettere la leggerezza?</p>
<p>Dentro il vecchio portafoglio, tra l&#8217;altro, vent&#8217;anni di vita:</p>
<p>- la tessera da obiettore di coscienza con l&#8217;anno di scadenza taroccato (così per anni ho viaggiato in tram gratis)</p>
<p>- il tesserino dell&#8217;Ordine dei Giornalisti recuperato da un amico, con i dati cancellati e utile per tutte le operazioni di social engineering (con cui sono entrato nel Duomo mentre bruciava e ho raccontato la disgrazia in diretta radiofonica, salvo farmi arrestare e liberare seduta stante alla seconda ora di trasmissione; ma anche la tessera che mi ha salvato più volte da manganellate certe alle manifestazioni e la stessa con cui entro nell&#8217;outlet riservatissimo di Armani, dopo aver convinto le impiegate che noi giornalisti abbiamo una convenzione)</p>
<p>- il congedo illimitato provvisorio, casomai lo Stato mi chiamasse a fare il soldato come in un incubo kafkiano</p>
<p>- il foglio rosa: ho la patente, ma preso dall&#8217;ansia porto anche in giro questo, vai a capire perché: insicurezza?</p>
<p>- 2 fototessera di mia moglie in cui sorride e 2 fototessera mie di secoli fa in cui sembro un anziano e indosso un golfino grigio con la cerniera che metterebbe il magone perfino a Giumbolo</p>
<p>- una utilissima moneta da 10 lire, che rivela una mia segreta per i Cugini di Campagna e che stava nel portafoglio per un motivo preciso che ora non ricordo più</p>
<p>- un foglio a quadretti di un diario, estorto ad una festa, con su l&#8217;indirizzo e il telefono fisso di una tipa che mi piaceva a 17 anni e che non ho mai avuto il fegato di chiamare e di cui ora ho scordato il nome (mi pare Stefania, ma forse Noemi: due nomi davvero simili&#8230;)</p>
<p>- dei franchi svizzeri (strano, perché non metto MAI soldi nel portafoglio, li tengo sempre sparsi per le tasche) risalenti forse alla mia ultima visita in Elvezia, ma anche in questo caso non mi ricordo</p>
<p>- una pila di biglietti da visita, tra cui quello quasi porno di una fashion designer milanese incontrata ad un aperitivo di Style.it e a cui evidentemente non ho fatto caso o di cui non mi ricordo, varie moo-card tra cui un paio notevoli, varie tessere d&#8217;iscrizione a circoli ricreativi fasulli dietro cui si nascondono ristoranti più o meno validi</p>
<p>- vari scontrini scoloriti, tutti di regali fatti a terzi e frutto dell&#8217;ormai proverbiale &#8220;conservi lo scontrino se per caso il regalo non va bene o non è della taglia giusta&#8221;, per cui ogni giorno è il 27 dicembre (il giorno in cui si cambiano i regali) </p>
<p>- qualcosa scritto di mio pugno su un foglio a quadretti e ormai sbiadito col tempo, che non riesco a capire se è una poesia ermetica di quando avevo 16 anni, la scaletta di un giornalino del liceo o una lista della spesa; avessi uno scanner, allegherei prova fotografica per scatenare il vostro istinto da piccoli Grissom.</p>
<p>- una collezione di card di Mediaworld, Fnac, Saturn che mi ricorda ogni santo giorno che non c&#8217;è un numero di flessioni sufficienti a nascondere al mondo il fatto che sono un nerd, sotto sotto</p>
<p>- un mozzicone fossile di post-it con su scritto &#8220;Loredana&#8221; e un numero fisso col prefisso di Alessandria, vecchio di 15 anni almeno (e non ho proprio idea di chi sia questa Loredana, anche perché dove lavoravo ad Alessandria erano tutti uomini, ma forse è un post-it che ho preso a Riccione: ho ricordi vaghi)</p>
<p>- una carta d&#8217;identità in cui sembro un ultras del Toro (con tanto di maglia ad hoc) e una patente ancora in carta-tessuto in cui sembro un b-boy e indosso una felpa molto &#8220;street&#8221;</p>
<p>- una sottilissima lamina di metallo, grande come una carta di credito con su scritto &#8220;Partito Comunista Italiano, oggetto numero 3854D&#8221; in argento su rosso comunistissimo e staccata da una cassaforte del PCI torinese dismessa</p>
<p>- un bancomat del Credito Cooperativo, bruttissimo a vedersi, senza nome e malfunzionante, una Visa sempre del Credito Cooperativo, piuttosto usata e in via di sbiadimento (ma tanto scade a breve)</p>
<p>Alla fine il povero rottame verde e ormai plasmato per l&#8217;eternità con la forma di parte del mio didietro è una sorta di capsula temporale, cioè quelle scatole ermetiche di metallo che seppelliscono o cementano nei piloni di un ponte, auspicando che i posteri un bel giorno ricordino i tempi che furono.</p>
<p>Dopo 21 anni può andare tranquillamente in pensione (tempo 2 giorni e poi mi passa la nostalgia canaglia e lo butto), tanto il 90% dei pezzi di passato che tira fuori mi fanno produrre dei disastrosi &#8220;non ricordo&#8221;.  Attaccarsi al passato, soprattutto se remoto, non è così sano, no?</p>
<p> </p>
<p><em>* non è un errore di battitura: è che davvero non mi è partito l&#8217;amarcord, anche perché non mi ricordo una mazza! E il simpatico calembour è parzialmente merito/colpa di <a href="http://diparipasso.splinder.com/" target="_blank">Diletta</a>. </em></p>
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		<title>Rocco Siffredi in confronto era Malgioglio</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 01:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è sempre una prima volta.
Nella ridente Riva del Garda, graziata da 15 ore di pioggia continua, capita che fai tardi al dj set di Fabio De Luca in occasione della blogfest e la tua compagna ti precede in hotel di qualche ora, perdendosi tra l&#8217;altro le evoluzioni tersicoree di Andrea Beggi, un uomo sorprendentemente a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è sempre una prima volta.<br />
Nella ridente Riva del Garda, graziata da 15 ore di pioggia continua, capita che fai tardi al dj set di Fabio De Luca in occasione della blogfest e la tua compagna ti precede in hotel di qualche ora, perdendosi tra l&#8217;altro le evoluzioni tersicoree di Andrea Beggi, un uomo sorprendentemente a suo agio col quattroquarti quanto con i cavi UTP.</p>
<p>Torni in hotel tutto tranquillo e scopri che la chiave della tua camera non apre la porta. Verifichi che sia quella giusta, che al trentesimo spritz non si sa mai. È giusta ma non apre. Si è chiusa dentro con la sicura.</p>
<p>Vabbè, fai uno squillo al di lei cellulare, un po&#8217; spiaciuto perché la svegli. Spento.<br />
Ok, allora bussi: tanto ha il sonno leggero. E infatti ha i tappi. Per svegliarla ci vuole un intero live degli Atari Teenage Riot, minimo minimo.</p>
<p>Cazzo.<br />
Che fare?</p>
<p>La soluzione alla torinese (fedele al motto &#8220;non facciamoci riconoscere&#8221;) prevede una umiliante discesa al piano terra e un conseguente stravaccamento sui divanetti della hall fino all&#8217;ora del risveglio e conseguente imbarazzo col titolare dell&#8217;hotel all&#8217;alba.</p>
<p>Per un po&#8217; faccio il torinese e tergiverso. Ma mi devo togliere le lenti a contatto, avrei piacere di lavarmi i denti e mi girano le balle come pale d&#8217;elicottero.<br />
Devo entrare.</p>
<p>Interno notte. Blogger di fronte ad una porta d&#8217;albergo chiusa. Il blogger ribussa e si auto-martoria con ricordi deandreiani di principi che bussano cent&#8217;anni ancora a porte chiusissime di principesse scivolate nei fiumi a primavera.</p>
<p>Poi scatta la soluzione kojak. Posa il maglioncino, i cellulari e, con una breve rincorsa, sfonda la sua prima porta nella vita.</p>
<p>Ecco, si è aperta con facilità disarmante.<br />
E la prima porta sfondata non si dimentica.</p>
<p>Alla fine porti un po&#8217; di Bronx e un po&#8217; di NYPD nel quieto trentino. E francamente non so cosa mi abbia trattenuto dal gridare &#8220;fermi tutti&#8221;, una volta entrato, spianando un revolver d&#8217;ordinanza immaginario. Forse il fatto che la tua Marinella dorme della grossa nonostante lo sfondamento.</p>
<p>Il risultato è che alle ore 3 e 22 della notte sto bloggando con le endorfine a mille, una decina di punti di autostima maschile in più e la consapevolezza di essermi guardato nello specchio subito dopo con fare virile e non essermi messo a ridere come al solito.</p>
<p>Ora credo mi basti mazzulare un minotauro con un randello nodoso, cavalcare a pelo un mustang, stravincere una gara di rutti e guardare un&#8217;intera puntata di Controcampo senza annoiarmi e potrò definirmi &#8220;maschio&#8221; senza se e senza ma.</p>
<p>E finalmente comprerò il mio primo flacone di Mennen, sempre che sia ancora in commercio.</p>
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		<title>Non ora, non qui</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 16:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finisse così, finisse dopodomani, non vorrei, davvero.
Sono poche le cose che ti fanno fare i bilanci. Di solito è una disgrazia altrui, un addio improvviso, qualcosa che ti fa fare i conti col fatto che i tuoi giorni non sono garantiti e da un momento all’altro qualcuno potrebbe fare Mela-Q su quel piccolo task che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finisse così, finisse dopodomani, non vorrei, davvero.</p>
<p>Sono poche le cose che ti fanno fare i bilanci. Di solito è una disgrazia altrui, un addio improvviso, qualcosa che ti fa fare i conti col fatto che i tuoi giorni non sono garantiti e da un momento all’altro qualcuno potrebbe fare Mela-Q su quel piccolo task che chiami vita.</p>
<p>Superati i trent’anni capita che il bilancio lo fai, perché i padri invecchiano e le mamme imbiancano e ti specchi nella paura della mortalità altrui, per scoprire che assomiglia in modo preoccupante alla tua. Magari lo fai anche prima, da più giovane, ma è difficile che il concetto di fine ti colpisca con tutta la sua forza sillogistica, nel periodo di vita in cui ci si crede immortali o giù di lì.</p>
<p>Questa volta è diverso, perché non c’è il male di un dolore sfiorato o scampato a farti fare Il Bilancio. C’è giusto di mezzo, nel mio caso, il Monte Bianco e un po’ di Valle d’Aosta. E poi quella terra di nessuno tra la Svizzera e la Francia, dove c’è il CERN, un luogo pieno di tubi sottoterra, di fisici un po’ schizzati e di adolescenti in gita di classe, più o meno disposti a credere che lì nei tubi accade qualcosa di atomico.</p>
<p>Certo fa sorridere pensare che la fine del mondo potrebbe provenire da lassù, nelle stesse stanze dove, visto che si erano stufati dei tubi, un giorno hanno inventato il World Wide Web. E fa ridere ancora di più pensare che Dan Brown in “Angeli e Demoni” aveva previsto questo  scenario per filo e per segno.<br />
Libri orribili che diventano profetici. È davvero la fine del mondo.</p>
<p>Fatto sta che fai Il Bilancio da lucido, da non-reduce.<br />
E scopri che hai vissuto. Tanto, nel mio caso.<br />
Se esiste un parametro che misura la densità di vita, i miei giorni sono stati densi. Fin troppo, forse, almeno fino ad una decina di anni fa. Poi ho rallentato, sovraccarico. E ho scelto la qualità sulla quantità. E forse ho sbagliato, perché non ho tenuto da conto la noia. Non so dirlo, sono confuso.</p>
<p>Quello che è certo è che questo bilancio a freddo, per quanto hai vissuto “denso”, è sempre in negativo.<br />
Perché non conta quello che hai fatto, provato, sentito. Conta tutto quello che non hai vissuto, ogni secondo di qualcosa che ti sei perso.</p>
<p>E vorresti ammazzarti, se non ci pensasse già un buco nero made in Switzerland, per ogni volta che ti è stato detto “Enrico, dai, vieni…” e tu hai tergiversato, innamorato del non fare niente lì sul divano, o ipnotizzato di fronte ad una fondamentale replica di Willy il Principe di Bel Air.</p>
<p>È come l’ultimo giorno di vacanza, quando all’ultimo tuffo in mare prima di partire per l’autunno maledici tutte le nuotate che non hai fatto.<br />
E sai che passerà un anno prima di rivedere il mare da vicino.</p>
<p>Tutto quello che non sei stato, che non hai visto, che non hai toccato, che non hai provato ti si para di fronte al naso mentre tiri le somme del bilancio. E mette un gigantesco segno meno di fronte a qualsiasi esame esistenziale.</p>
<p>Il saldo è negativo, per quanto cerchiamo di rincuorarci, di rassicurarci, di contare su quello che abbiamo, che abbiamo avuto e che siamo stati. E mentre in momenti come questi ogni rinuncia passata suona come stupida, l’illuminazione.</p>
<p>Io non lo so cosa sia morire e credo non sopravvivrò all’esperienza per  poterlo raccontare (…). Ma mi sono convinto che morire da vivi sia considerarsi soddisfatti, finiti, pieni: avere il bilancio in positivo.</p>
<p>Ecco la più grande forza che dovrebbe animare ogni singola giornata di una vita: l’insoddisfazione, il rimpianto, la voglia innata di qualcosa di più, il senso di privazione, di ingiustizia.</p>
<p>La realtà è che vivi solo se sei insoddisfatto  e sai che ogni tua conquista ti avvicina asintoticamente alla Grande Soddisfazione.<br />
Vivi e cerchi, scavi, combatti, ti incazzi. I Greci chiamavano questo belligerante senso di ingiustizia <em>hybris</em> e con 6 lettere dicevano tantissimo.</p>
<p>Avevano capito che l’uomo è una macchina alimentata ad insoddisfazione, a desiderio di “più”.<br />
E non a caso avevano messo in mare, nei loro miti, un uomo chiamato Ulisse, che voleva andare più in là, sempre.</p>
<p>Sono convinto che là fuori esiste una versione dell’Odissea in cui l’uomo archetipicamente più moderno  dell’umanità intera se ne frega di Itaca, di Penelope e dei Proci e non smette di navigare alla ricerca di un “di più” che non lo soddisferà mai. E&#8217; il personaggio che ho ammirato di più in vita mia.</p>
<p>Se sopravvivremo alla più grande minaccia proveniente dalla Svizzera dopo gli Swatch da collezione e se mai avrò un figlio, vorrei che da qualche parte nel suo nome ci fosse la parola “Ulisse”, come augurio per una vita piena di voglia di vita.</p>
<p>Ho paura di morire?<br />
No, ho paura del non vivere, dell’inerzia, dei giorni di spiaggia in cui inspiegabilmente non ti tuffi in mare anche se è splendido, delle ragazze con cui non ci hai provato perché boh, era troppo uno sbattimento, di tutti i “no, mi basta un caffè” che ho opposto ai “vuole la carta dei dolci?”, preso da chissà cosa.</p>
<p>Ecco perché non vorrei che tre 48 ore qualcuno a pochi chilometri da casa mia dicesse un “ooops!” e finisse tutto.</p>
<p>Non mi fa affatto paura la possibilità di vivere, visto che finora mi si è presentata ogni giorno e l’ho sottovalutata.<br />
Mi spaventa il contrario: l’esperimento va bene e, pieno di sollievo, accendo la Playstation e rimando tutto, perennemente, a domani, quando forse avrò più voglia.</p>
<p>Vorrei avere il coraggio e la forza di guardare il buco nero negli occhi mentre, innocuo, mi passa accanto. E scoprire che l&#8217;esperienza mi ha reso migliore.</p>
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		<title>Un potenziale antipatico alla BlogFest (per problemi geografici e sociologici)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 20:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Potrà suonarvi strano, ma nell&#8217;ordine:
- detesto i laghi e mi mettono un magone tremendo, soprattutto quando vengono considerati un&#8217;alternativa al mare. Il solo leggere che il Lago di Garda ha delle spiagge mi mette l&#8217;ansia. Un lago che ha le spiagge? Aaaaaaargh!
Spiaggia=mare=bagni nel mare. Lo so che è un&#8217;equazione cretina, ma sono un tipo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Potrà suonarvi strano, ma nell&#8217;ordine:</p>
<p>- detesto i laghi e mi mettono un magone tremendo, soprattutto quando vengono considerati un&#8217;alternativa al mare. Il solo leggere che il Lago di Garda ha delle spiagge mi mette l&#8217;ansia. Un lago che ha le spiagge? Aaaaaaargh!<br />
Spiaggia=mare=bagni nel mare. Lo so che è un&#8217;equazione cretina, ma sono un tipo da riviera (non da navigazione o da mare coi controcazzi: da riviera, semmai da nuoto, scuba, abrronzismo, verticali in acqua col costume slacciato e villegganti della prima file d&#8217;ombrelloni scandalizzati, ecc.) e proprio non ce la posso fare.<br />
Capisco che se uno vive in Mongolia non abbia molte alternative, ma in Italia il mare è al massimo ad un paio d&#8217;ore di macchina praticamente ovunque vi troviate. Quindi non menatemela con il lago come alternativa al mare, che divento isterico più del solito.</p>
<p>- non amo la padania, intesa come terra (in cui peraltro in un certo senso vivo, anche se noi torinesi ci beiamo di qualche metro di altitudine sabauda e qualche sana e bellissima collina divisoria rispetto ai &#8220;barotti&#8221; leghisti berlusconiani della monotonia pianurosa lungo il Po, più a valle), meno che mai il suo abitante medio, meno che mai il suo accento, i modi di chi la abita, ecc.<br />
Non vi dico cosa penso del Nord Est, vi basti sapere che ogni mattina mi sveglio e prego che Francesco Giuseppe ritorni dall&#8217;Oltretomba e se lo riporti in Austria. E magari in cambio ci tornino la Costa Azzurra e la Corsica, con cui non c&#8217;è paragone (tutta colpa dei Savoia!)</p>
<p>- Riva del Garda mi fa venire in mente orridi convegni specialistici (scegliete voi: palchettisti, informatori scientifici del farmaco, appassionati di volo a vela in guepiere, ecc.), tristi vacanze lungolago da Touring Club anni Cinquanta ed escursioni in cui si parte all&#8217;alba con le pedule e i calzettoni addosso e il pranzo al sacco per andare poi chissà dove di perdibile, ma sicuramente in salita e al freddo (amo l&#8217;escursionismo).</p>
<p>- I laghi padani mi sanno già di montagna. E io e la montagna non andiamo d&#8217;accordo per nulla. Non ci piaciamo a vicenda, forse per colpa di qualche tragica vacanza d&#8217;infanzia in cui a suon di &#8220;stai un po&#8217; all&#8217;aria aperta!&#8221; mi strappavano dal mio Commodore Vic 20 per condannarmi alla noia agreste o mi intruppavano in inutili passeggiate salutiste in salita che considero tuttora una forma di tortura insopportabile. Che ci posso fare se mi piacciono le colline, le grandi città e il mare? (ecco perché forse dovrei vivere a San Francisco, a Capetown o a Marsiglia).</p>
<p>- Del Garda in particolare mi inquieta il claim turistico per cui da quelle parti, così a nord, così lontano dal mare, c&#8217;è il &#8220;clima mediterraneo&#8221;.<br />
Ecco, se vuoi il clima mediterraneo, *vai* sul Mediterraneo e non certo dalle parti del Trentino, cazzarola!<br />
E già in riviera dal 20 agosto in poi si sente puzza di autunno incombente, le giornate sono sempre più buie anche se il cielo è limpido e alle 5 in spiaggia devi metterti il golfino. Figuriamoci a metà settembre in un posto che è lì tra Lombardia, Veneto e Trentino.<br />
Sì, sì, farà anche un po&#8217; meno freddo che a Bolzano e avrà pure gli ulivi, ma nella stessa misura in cui il parco cittadino a due passi da casa mia ha un paio di palme. Resistono, ma sono come Totò e Peppino quando sbarcano a Milano. A disagio e con la saudade.</p>
<p>Visti tutti questi serissimi motivi per cui non amo tempo e luogo dell&#8217;evento, è palese che un motivo per cui ho prenotato una camera d&#8217;albergo nell&#8217;amena località gardesana per il prossimo weekend, in occasione della <a href="http://www.blogfest.it" target="_blank">BlogFest </a>ci deve per forza essere, no?</p>
<p>Ma è ovvio, siete VOI! E vi consiglio di esserci, perché l&#8217;evento (nonostante non si tenga a giugno in riva al mare in Salento) è organizzato bene e sembra molto promettente.</p>
<p>Cioè, non vado sicuramente alla BlogFest per gli eventi, per quanto siano organizzati bene (non ho bene idea di quali siano e sono sempre restio ad iscrivermi in anticipo ad un BarCamp o qualcosa di simile, conoscendo bene la capricciosa mutevolezza delle mie voglie e delle mie passioni: passo di lì e lascio che le cose mi portino altrove).</p>
<p>Non vengo certo per gli speech, perché siamo tutti mediamente noiosi quando parliamo in pubblico (se, poi, vedo gente che se la tira o si dà un tono, mi scatta il teppismo).</p>
<p>Non vengo per rilassarmi o fare un rinforzino di vacanza, perché a settembre non si fanno le vacanze, se non moooolto più a Sud.</p>
<p>Quindi sarò lì alla <a href="http://www.blogfest.it/" target="_blank">BlogFest </a>per la gente, per incontrare vecchi amici e conoscenti e, se è il caso, conoscerne di nuovi e regalarmi 72 ore di svacco interstiziale ininterrotto, tra un appuntamento ufficiale e l&#8217;altro, che mi perderò (o subirò palesemente) come è giusto che sia.</p>
<p>Mi scuso già in anticipo se durante gli incontri sembrerò prevalentemente annoiato e scatterò gioioso appena finiranno, come uno scolaro allo squillare della campanella. E&#8217; che lo sarò per davvero, ma non fate i sorpresi, perché ho messo le mani avanti via blog.</p>
<p>Mettiamola in positivo: della BlogFest &#8211; e di tutte le iniziative blogganti di questo genere &#8211; mi godrò pienamente gli spazi tra un evento e l&#8217;altro del programma, pur avendo tutto il rispetto e l&#8217;ammirazione possbile per chi le crea, organizza, ecc.<br />
Da ragazzo il termine che più ricorreva sulle mie complicate pagelle di nato negli anni Settanta era &#8220;ascolastico&#8221;. Quindi ho pure la scusa socio-patologica per annoiarmi senza sentirmi in colpa.</p>
<p>Ma se volete un complice per bigiare/tagliare/fare sega [mettete voi l'espressione gergale che più preferite] l&#8217;intervento di XXX [mettete voi il nome di uno o più blogger che vi annoiano o vi stanno sulle balle] al ZZZ [mettete voi il nome di un evento della BlogFest di cui non ve ne può fregare di meno], contate pure su di me.</p>
<p> </p>
<p>&#8212; <em>update: questo post appartiene all&#8217;inspiegabile progetto (auto-istituito e praticato in solitaria) &#8220;Local-dissing&#8221;, in cui parlo male a priori dei luoghi che visito e che ha avuto un prologo qualche tempo fa, con una serie di twittate in cui ho parlato male di ogni singola uscita autostradale (e luoghi circostanti) tra Fidenza e Torino, un po&#8217; per protesta per il traffico lento, un po&#8217; perché adoro sfidare la sorte in modo 2.0 e scrivere sul cellulare mentre guido e un po&#8217; perché in effetti la pianura padana fa gioiosamente pietà, infestata dai capannoni e dalle rotonde (e dalle discoteche di provincia con nomi pretenziosi e ridicoli).<br />
Quindi se per caso vi sentite offesi perché ho parlato male di luoghi che vi stanno a cuore, fregatevene. E viaggiate di più.</em></p>
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		<title>Tutto intorno a te</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 13:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era un po&#8217; che avevo aperto un account di FriendFeed, principalmente in funzione anti-squatting (cioè registro il mio nickname sui principali servizi duepuntozzzzero onde evitare che lo facciano altri al posto mio e poi magari non uso nulla), ma avevo lasciato tutto lì inerte.
Poi oggi, leggendone su Twitter, mi è preso lo slancio e ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era un po&#8217; che avevo aperto un account di <a title="friendfeed di suzukimaruti" href="http://friendfeed.com/suzukimaruti" target="_blank">FriendFeed,</a> principalmente in funzione anti-squatting (cioè registro il mio nickname sui principali servizi duepuntozzzzero onde evitare che lo facciano altri al posto mio e poi magari non uso nulla), ma avevo lasciato tutto lì inerte.</p>
<p>Poi oggi, leggendone su Twitter, mi è preso lo slancio e ho attivato effettivamente il mio FriendFeed.<br />
Il servizio permette di fare tremila cose complicatissime che mi perdo volentieri. L&#8217;unica feature che trovo interessante (o che ho voglia di capire) è il suo essere un aggregatore personale. Cioè, FriendFeed aggrega in un solo ambito un&#8217;identità online che<span style="text-decoration: line-through;">, lacanianamente,</span> non può che essere frammentata.</p>
<p>Cioè, chi legge <a href="http://friendfeed.com/suzukimaruti" target="_blank">il mio FriendFeed </a>o, meglio ancora, si iscrive <a href="http://friendfeed.com/?auth=Dyy2K3zF7Xc5vj2D&amp;format=atom" target="_blank">al suo Feed RSS</a>, ha in sostanza un luogo unico in cui essere aggiornato su cosa combino online.</p>
<p>Pensiamoci. Seguire l&#8217;attività e i contenuti di una persona online non è facile. Cioè, tra <a href="http://www.suzukimaruti.it" target="_blank">blog</a>, <a href="http://suzukimaruti.tumblr.com" target="_blank">tumblr</a>, <a href="http://www.twitter.com/suzukimaruti" target="_blank">twitter</a>, <a href="http://www.flickr.com/photos/suzukimaruti" target="_blank">flickr</a>, <a href="http://www.youtube.com/suzukimarurti" target="_blank">video di youtube</a>, <a href="http://del.icio.us/suzukimaruti" target="_blank">segnalazioni su del.icio.us</a> (e mi limito al mio caso, ma normalmente un blogger meno pigro si manifesta in ancora più &#8220;luoghi&#8221;), si tratta di seguire una persona su qualcosa tipo 6 servizi online.</p>
<p>Ok, hanno tutti i feed RSS, ma se uno si abbona a 6-10 feed per ogni blogger che segue, l&#8217;incasinamento è garantito e non oso immaginare quanta roba da gestire avrei nell&#8217;aggregatore.</p>
<p>Ecco, con FriendFeed il problema è risolto, sempre che sia un problema. In sostanza, se volete avere un compendio aggiornato dei cavoli miei online <a href="http://friendfeed.com/suzukimaruti" target="_blank">vi basta cliccare qui</a>. Oppure aggiungere al vostro reader preferito <a href="http://friendfeed.com/?auth=Dyy2K3zF7Xc5vj2D&amp;format=atom" target="_blank">questo feed qui</a>.</p>
<p>Così non dovrete preoccuparvi di verificare periodicamente se ho pubblicato qualche vostra foto imbarazzante sul mio Flickr, se vi ho insultati via Twitter o se ho parlato male del vostro cantante preferito sul mio blog o sul mio tumblr. FriendFeed vi aggiorna in tempo reale e quindi potete (decidere di non) rigarmi (ancora) la macchina in tempi brevissimi. Insomma, vi risparmia una bella faticaccia, così rigate con più forza.</p>
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		<title>In morte del telefono fisso</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 13:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi rendo conto che l&#8217;oggetto più inutile che ho in casa (soprammobili a parte, ma cerco di non averne e fortunatamente ho un cane da incolpare se per caso ne giustizio qualcuno alla Goldie*) è il cosiddetto telefono fisso, che poi fisso lo è solo in parte, visto che abbiamo un cordless.
Mi basta dare un&#8217;occhiata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto che l&#8217;oggetto più inutile che ho in casa (soprammobili a parte, ma cerco di non averne e fortunatamente ho un cane da incolpare se per caso ne giustizio qualcuno <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YIcMolthnX0" target="_blank">alla Goldie</a>*) è il cosiddetto telefono fisso, che poi fisso lo è solo in parte, visto che abbiamo un cordless.</p>
<p>Mi basta dare un&#8217;occhiata alle più recenti bollette telefoniche e il dato è lampante: negli ultimi mesi non abbiamo fatto una singola chiamata col telefono fisso, salvo quelle gratuite ai vari numeri verdi di help perché non funziona l&#8217;ADSL o siamo rimasti al buio.</p>
<p>Forse è un segno dei tempi, ma il telefono fisso è un oggetto obsoleto, che prende inutilmente polvere. Di fatto non solo non lo usiamo per chiamare (perché il 99% dei numeri che chiamiamo sono cellulari e la chiamata fisso-mobile ha costi assurdi, da reato, fatti solo per fregare soldi agli anziani), ma in pratica non riceviamo quasi mai telefonate al fisso.</p>
<p>Anzi, mi rendo conto che è cambiata la percezione &#8220;sociale&#8221; della chiamata al telefono fisso. Cioè se squilla il fisso, in casa reagiamo male. Sì, perché una chiamata al telefono fisso ormai può solo annunciare disgrazie, operatrici di telemarketing, gente che ha sbagliato numero.</p>
<p>E se è per caso qualche parente/amico che chiama al fisso, la prima domanda è &#8220;come mai mi chiami al fisso?&#8221;. Perché ormai suona strano, è diventato il telefono delle emergenze e dei rompimenti.</p>
<p>Il post prosegue ed è lungo come una di quelle telefonate di quell&#8217;amico che ti chiama una volta l&#8217;anno ma ti aggiorna su ogni singola mezz&#8217;ora dei 364 giorni precedenti, con dovizia di dettagli. Vedete voi se riattaccare o subire. Tanto paga lui.</p>
<p><span id="more-780"></span></p>
<p>In effetti le uniche telefonate che riceviamo sono moleste. Disgrazia vuole che abbiamo ereditato il numero di telefono di una vecchia filiale (spero bruciata in un incendio doloso e con danni enormi) della Toro Assicurazioni, motivo per cui riceviamo spesso telefonate di gente che ci chiama per qualche sinistro.</p>
<p>Il brutto è che sono persone a cui spieghi che stanno sbagliando numero e che devono cancellare il numero che hanno in rubrica, ma nel 90% dei casi insistono.<br />
Una mattina, alla terza chiamata di fila, una signora ha provato ad insistere &#8220;Ma *davvero* non è la Toro Assicurazioni? E&#8217; sicuro?&#8221;. Ero tentato di risponderle &#8220;Cazzo, sono 6 anni che vado a dormire in una filiale della Toro e non me ne sono mai accorto: ecco perché il letto mi sembrava duro, era una scrivania!&#8221;, ma ho optato per un moderato sfanculamento, al che la signora mi ha risposto &#8220;Si calmi, neh!? Guardi che per quanto ne so *io* sto facendo il numero giusto&#8221;. Ovvio: è colpa mia che abito nel posto sbagliato.</p>
<p>L&#8217;altro grande filone di chiamate moleste ricevute da queste parti è composto esclusivamente da operatrici di telemarketing. E&#8217; un appuntamento quotidiano regolare: una chiamata prima di mezzogiorno. E possono essere, nell&#8217;ordine, Telecom, Fastweb o Sky, più rari altri soggetti.</p>
<p> </p>
<p><strong>FASTWEB: TI VOGLIAMO A TUTTI I COSTI (CHE TANTO SOSTERRAI TU)</strong></p>
<p>Fastweb è ossessiva: chiamano almeno 2 o 3 volte alla settimana. Non gli va giù che noi non siamo loro clienti. E&#8217; tutta colpa nostra: 6 anni fa, facendo un sano scouting di mercato per capire che tipo di connettività mettere in casa, commettemmo l&#8217;errore fatale di contattare Fastweb e lasciargli i nostri dati. Da allora ci molestano con regolarità elvetica.</p>
<p>E dire che un paio di volte ho provato a spiegare all&#8217;operatrice e a farle scrivere nelle note: cliente impossibile: non ci vogliono fino a quanto non togliamo quella fregatura dell&#8217;IP non pubblico.<br />
Eppure insistono, facendo proposte che ai loro occhi sembrano sempre più allettanti. </p>
<p>[inutile divagazione personale]</p>
<p>Mi ricordano un tizio con cui secoli fa feci un&#8217;intervista di lavoro, dopo aver passato, unico non cravattato, un test scritto piuttosto duro su Windows NT.<br />
Mi accorsi a metà colloquio che erano dei pazzi nazisti succhiasangue ispirati a quelle grandi società di consulenza che rovinano la vita ai loro dipendenti e feci di tutto per finire in fretta e non vederli mai più.<br />
Commisi tuttavia l&#8217;errore di spiegargli per filo e per segno come mai non avrei mai voluto lavorare per loro. Tragicamente la cosa gli piacque, visto che era una società che faceva formazione: avevano apprezzato la chiarezza espositiva e poi ero arrivato primo nel test scritto.<br />
Quindi insistettero per un mese per avermi, offrendomi paghe sempre più alte di fronte ad ogni mio &#8220;no&#8221;.</p>
<p>Una delle ultime chiamate del manager che mi aveva &#8220;colloquiato&#8221; fu bellissima, perché arrivò a dirmi &#8220;Ok, dottor Sola, la sua strategia si è rivelata vincente: le offriamo XYZ milioni (di lire) all&#8217;anno&#8221;, cioè esattamente il doppio dell&#8217;offerta iniziale.<br />
Al mio ennesimo no si incazzò come una iena, spiegandomi che nessuno aveva mai detto di no ad una loro offerta di lavoro e che là fuori c&#8217;era la coda (e in effetti le loro selezioni erano affollatissime).<br />
&#8220;Ecco, se c&#8217;è la coda prenda uno di loro, che fa pure una buona azione&#8221;, feci in tempo a rispondere, prima di suggellare il tutto con un bel click della cornetta.</p>
<p>Riuscì a chiamarmi ancora una volta, il giorno dopo (come al solito svegliandomi e facendomi arricciare le lenzuola causa giramento di balle) per spiegarmi  &#8211; e non scusarsi &#8211; che il giorno prima si era innervosito e che per lui era una questione d&#8217;onore, oltre che professionale (cioè se non mi assumeva passava per scemo in azienda). Lo autorizzai a correggere il suo report e scrivere che, on second inspection, ero inadeguato, nascondendo ai suoi colleghi una verità palese: era uno scemo.</p>
<p>Cioè, cose simili non le accetterei nemmeno da una fidanzata o aspirante tale, figuriamoci da uno che ricordava vagamente il fratello (più) brutto di Renato Brunetta e come esordio del colloquio mi fece notare che ero vestito in modo troppo sportivo (dio solo sa perché non gli ho rigato l&#8217;Audi A3 &#8211; perché gente così ha per forza l&#8217;Audi A3 o, ora che esiste, la BMW serie 1 &#8211; una volta uscito dal colloquio). </p>
<p>[/inutile divagazione personale]</p>
<p> </p>
<p><strong>SKY: CI PIACI COSI&#8217; TANTO COME CLIENTE CHE VORREMMO UN BIS</strong></p>
<p>L&#8217;altro grande molestatore è Sky. E qui la situazione si fa paradossale, perché di Sky siamo già clienti da anni, anzi siamo switcher da Telepiù. Ma quelli dell&#8217;ufficio preposto al telemarketing evidentemente non lo sanno.<br />
Non solo mi telefonano, ma mi scrivono. E così capita che il soggetto Enrico Sola riceva contemporaneamente la fattura per l&#8217;abbonamento (che peraltro è un abbonamento full, cosa gli devo comprare di più? I pornazzi? Gli orridi film in pay-per-view che non guarderei nemmeno se pagato? Il Milan Channel?) e pure le lettere d&#8217;invito ad abbonarsi, spesso tra l&#8217;altro corredate da foto di Buffon, che per me costituisce una seria tentazione di annullamento di qualsiasi abbonamento, oltre che un invito all&#8217;antifascismo militante.</p>
<p>Ho provato più volte a fargli notare, perfino via mail, che sprecano soldi e miei minuti preziosi se continuano ad invitarmi a fare un abbonamento che ho già fatto, ma evidentemente non si parlano fra reparti. Che noia.</p>
<p> </p>
<p><strong>TELECOM: L&#8217;INUTILITA&#8217; DELL&#8217;ESCAPISMO</strong></p>
<p>Telecom ha il difetto di chiamare la sera, rigorosamente in ore pasti. Pasti che, date le nostre vite scriteriate, sono variabilissimi come orario. Ma loro riescono inesorabilmente a chiamare al primo boccone. E rigorosamente propongono tariffe ancora più convenienti per chiamate che non facciamo.</p>
<p>Ogni volta decliniamo, ma ultimamente mi diverto a sperimentare escapismi dadaisti con le povere addette al telemarketing sarde che mi molestano e che chiedono sempre di parlare con la mia compagna, che è l&#8217;intestataria del contratto.</p>
<p>In sostanza invento scuse sempre più paradossali per segnalare che &#8220;la signora non c&#8217;è&#8221;. E&#8217; una sorta di escalation per cui ho iniziato dicendo che il numero, che è una linea business, rispondeva ad una fantomatica &#8220;sala composizione cadaveri&#8221; di un&#8217;agenzia di Pompe Funebri e che non era proprio il caso di chiamare e l&#8217;ultima volta ho spiegato dettagliatamente che la signora &#8220;fa l&#8217;inviata per National Geographics ed attualmente è in Birmania, ma se vuole le do il numero dell&#8217;Hotel Savoy di Yangon e la può contattare: non si preoccupi, il centralino parla un discreto inglese&#8221;.</p>
<p>Niente, pur abboccando alle mie peggior invenzioni e producendo una quantità eccessiva di &#8220;ci scusi&#8221;, non vogliono chiamare fino in Birmania, sti braccini.<br />
E dire che mi propongono sempre dei piani telefonici interessantissimi in cui le chiamate all&#8217;estero costano poco più di una caramella: potrebbero usarli anche loro, no?</p>
<p> </p>
<p><strong>TELE2: UNA QUESTIONE DI CORNA</strong></p>
<p>C&#8217;è, poi, una questione di corna: Tele2.<br />
Ogni tanto chiamano e chiedono di noi. Sì, perché tecnicamente saremmo loro clienti, nel senso che attivammo il famigerato 1022 secoli fa e ci guardammo bene dall&#8217;usarlo.</p>
<p>Già non usiamo mai il telefono fisso, figuriamoci se ci mettiamo a comporre 4 cifre prima del prefisso per pagare qualche millesimo in meno. Che me ne faccio di un servizio che sconta un prodotto che non consumo mai?</p>
<p>Il problema è che a Tele2 hanno un servizio telemarketing malinconico. Chiamano e dicono cose del tipo &#8220;ecco, non ci usate mai, ingrati!&#8221;.<br />
E in effetti è vero. Ma il loro servizio è senza canone, quindi non gli devo niente. E visto che non consumo niente, che danno gli faccio? Se non mi chiamassero, gli costerei ancora meno.<br />
Cerco sempre di farglielo notare, ma finisce sempre che mi propongono la loro tragica ADSL, di cui sento solo dire male e che si sospetta filtri il traffico P2P: un successone.</p>
<p> </p>
<p><strong>E&#8217; PER TE: UN TAL &#8220;MERCATO&#8221;&#8230;</strong></p>
<p>Il risultato è che ogni volta che squilla il telefono ci prendiamo male. Di fatto regaliamo il canone alla Telecom per non avere nulla di utile in cambio. Però non possiamo fare diversamente.<br />
Non ci penso nemmeno a cambiare operatore di connettività e avere un&#8217;ADSL di altri, perché il rischio che facciano <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Traffic_shaping" target="_blank">traffic shaping</a> penalizzando il P2P è troppo alto e Telecom, almeno finora, si comporta bene, soprattutto con le linee business come la nostra.</p>
<p>In verità un po&#8217; mi spiace non dover/voler usare più il telefono fisso, perché si sono perse alcune vecchie maniere che adoravo, tipo presentarsi, capire con chi avevi a che fare a seconda di come rispondeva, superare le barriere di fratelli/padri/madri per farsi passare una tipa, ecc. Un po&#8217; ci si affeziona ai modi di fare, anche se sono arcaici. Ora chiami un cellulare e sai già chi ti risponde e con buona probabilità lui sa chi sei: cambia tutto.</p>
<p>Ai tempi dell&#8217;Università studiai un libro intitolato &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788877502865/fischer-claude-s/storia-sociale-del.html" target="_blank">Storia sociale del telefono</a>&#8220;, interessantissimo pur essendo scritto in &#8220;accademichese&#8221; con fastidioso autocompiacimento dell&#8217;autore (o del traduttore).<br />
Ecco, se mai ristampassero questo libro, che credo sia ancora nelle bibliografie di un bel po&#8217; di corsi universitari tra Sociologia e Scienze della Comunicazione, dovrebbero aggiungere un capitolo sulla morte del telefono fisso nelle utenze private.<br />
Anche perché scopro che molti amici vivono da anni senza telefono fisso in casa e non ne sentono la mancanza. E sinceramente, a parte la necessità di avere un telefono fisso per avere l&#8217;ADSL di Telecom, non vedrei alcuna ragione di avere un fastidioso telefono sulla scrivania: ho già 2 cellulari che bastano e avanzano.</p>
<p>Non solo, ho dato un&#8217;occhiata al traffico dei miei telefoni cellulari e mi sono accorto che alla fine chiamo quasi esclusivamente altri cellulari. E se chiamo qualche linea fissa è per parlare con il centralino di qualche azienda o tuttalpiù con qualche interno (in media uffici amministrativi in cui pietisco news su mie fatture non pagate), ma negli ultimi 4 mesi non ho chiamato un singolo numero fisso di un privato.</p>
<p>Alla fine forse stiamo tornando a vecchie ansie. Quando nacque commercialmente il telefono, i borghesi dell&#8217;epoca erano spaventati all&#8217;idea che l&#8217;apparecchio telefonico fosse un&#8217;irruzione del mondo esterno nel privato delle loro case. Temevano, insomma, che il Quarto Stato si attaccasse alla cornetta e si manifestasse dietro i paraventi del perbenismo di quegli anni, turbandoli: una versione telefonica di &#8220;Teorema&#8221; (nel senso di Pasolini, non di Ferradini! [che poi il testo lo ha scritto il grande Herbert Pagani]), per capirci.</p>
<p>Ora lo scenario è simile: mi rendo conto che lo squillo del telefono fisso annuncia una sgradita irruzione nel privato delle case. Solo che dall&#8217;altro capo non c&#8217;è il temuto (&#8230;) proletario pronto ad insidiare le signore borghesi, ma il Mercato, desideroso di spennare noi neoproletari a colpi di offerte irrinunciabili.</p>
<p><em>* oh, io questo video lo adoro e da anni sogno di presentarmi alla Mostra della ceramica di Castellamonte e giustiziare gli oggetti di cattivo gusto a colpi di randello</em></p>
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		<title>Presente e vivo</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 13:28:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come forse avrete colto, nelle ultime settimane sono stato preso da improvvisi casini ospedalieri (non miei direttamente: continuo ad avere una pessima salute di ferro) che si avviano ora verso una lunga convalescenza, dopo aver avuto &#8211; come tutte le brutte avventure &#8211; alti, bassi, colpi di scena, ecc.
Sono, quindi, mancato un po&#8217; dalla vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come forse avrete colto, nelle ultime settimane sono stato preso da improvvisi casini ospedalieri (non miei direttamente: continuo ad avere una pessima salute di ferro) che si avviano ora verso una lunga convalescenza, dopo aver avuto &#8211; come tutte le brutte avventure &#8211; alti, bassi, colpi di scena, ecc.</p>
<p>Sono, quindi, mancato un po&#8217; dalla vita online, salvo raid sporadici e limitati nel tempo. Non che sia un dramma. E&#8217; che online ho un bel po&#8217; di amici e giocoforza li ho trascurati pur sentendone la mancanza, così come ho trascurato altre cose, cercando di mantenere attivo il fronte professionale-lavorativo senza il quale non posso portare la torta di riso a casa.</p>
<p>In verità approfitto di questo post per dire grazie a tutti quelli che (a priori o avendo notizie dettagliate) ci sono stati vicini. Grazie, contiamo di non rendervi il favore, perché vi auguriamo tutto il bene possibile <img src='http://www.suzukimaruti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p>Ora si tratta di ricominciare, cioè riprendere &#8211; più che altro psicologicamente, perché la mente si fa (come è giusto) distrarre dal task ospedaliero, da quello che comporta sul medio-lungo periodo, ecc. &#8211; i ritmi e le pratiche del &#8220;prima&#8221;, pur sapendo che per un po&#8217; vivremo in un &#8220;durante&#8221;.</p>
<p>In verità è qualche giorno che ci sto provando e mi accorgo che non è facilissimo: tendo ancora a stare un po&#8217; sulle mie, forse per decomprimere, forse perché pure noi abbiamo bisogno di un po&#8217; di convalescenza, forse perché in primis ho avuto bisogno di qualche giorno da dedicare a me stesso (in cui tra l&#8217;altro ho comprato due camicie di buona fattura).<br />
E&#8217; come quando digiuni per molto tempo e ti si imbarazza lo stomaco, che sembra patire il cibo. Però poi l&#8217;appetito vien mangiando, credo: basta iniziare con piccole dosi, magari con un&#8217;insalata a casa da solo. Poi al ristorante con tutti gli altri, ma con comodo.</p>
<p>Quindi lentamente mi riaffaccio alla vita &#8220;social&#8221;, rispondo a tutte le mail lasciate in sospeso, riapro Skype(dove molti di voi mi hanno cercato), ricomincio a bloggare e già da un po&#8217; di tempo ho un bel tour di incontri lavorativi. E&#8217; una cosa per gradi, ma si fa.</p>
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		<title>Dite &#8220;ciao!&#8221; alla hostess</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 03:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piccolo aggiornamento sullo stato dei lavori in corso per segnalare che la tremenda opera di restyling del blog è praticamente terminata, salvo pochi ritocchi di cui non vi sto nemmeno a dire. Giudizio? Piace, non piace?
A me piace, perché è graficamente poco eloquente: giusto un po&#8217; di righe funzionali e, come unica concessione estetica, l&#8217;header. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piccolo aggiornamento sullo stato dei lavori in corso per segnalare che la tremenda opera di restyling del blog è praticamente terminata, salvo pochi ritocchi di cui non vi sto nemmeno a dire. Giudizio? Piace, non piace?<br />
A me piace, perché è graficamente poco eloquente: giusto un po&#8217; di righe funzionali e, come unica concessione estetica, l&#8217;header. Cioè, è brutto se comparato al 90% dei blog italiani, tutti coloratissimi e pieni di pulsantini, badge, loghi, ecc. (mi bullo di avere un blog realmente &#8220;no logo&#8221; senza un singolo bottone, nemmeno quelli che fanno molto 2.0, neppure quelli impegnati, di sinistra, ecc. Pensa te, ho un blog crudele che non partecipa a nessuna iniziativa lodevole con bottoncino/bannerino d&#8217;ordinanza), ma per i miei gusti meno c&#8217;è e meglio è.</p>
<p>Mettiamola così: è spoglio. Che poi &#8220;spoglio&#8221; sarebbe il &#8220;minimal&#8221; di chi non se la tira.</p>
<p>Come avrete sicuramente notato se non leggete via feed, finalmente il blog ha di nuovo un header. Come promesso è in bianco e nero, è innegabilmente sovietico, è sgranatissimo e contribuisce al clima ministeriale cecoslovacco anni Settanta del resto del template.</p>
<p>Il soggetto dell&#8217;header curiosamente è una hostess. Dico &#8220;curiosamente&#8221; perché a me le hostess fanno sempre un po&#8217; ridere quando fanno la scenetta prima di ogni volo (quella in cui ti fanno vedere il giubbino salvagente con la lucetta così recuperano il cadavere più rapidamente in caso di incidente aereo) e poi indossano quei cappellini umilianti. Mai avrei pensato di trovarmene una in mezzo al blog. Ma tant&#8217;è.</p>
<p>Ma questa dell&#8217;header è una vigorosa e ottimista hostess sovietica ed è noto che gli aerei sovietici non cadono mai. Mal che vada si ammalano di raffreddore. Quindi un po&#8217; di sano ottimismo della volontà, prima di esaurire pure quello.</p>
<p>E già che ci siamo, mi sa che la hostess dallo zigomo forte si merita un nome. Insomma, battezziamola (laicamente, si intende). Eviterei nomi banali che sanno di Europa Orientale dei Vanzina, tipo Irina, Natasha, ecc. Suggerimenti?</p>
<p>Ho anche risolto il problema del calendario nella sidebar: dopo 3 anni di blog, l&#8217;elenco di ogni singolo mese è troppo lungo. Per comprimerlo ho dovuto un po&#8217; rivoluzionare la sidebar e sono passato ai widget di Wordpress (prima, invece, era una sana sidebar modificata a mano), visto che ho scovato l&#8217;ottimo <a href="http://www.pointedstick.net/heath/flexo-archives-widget" target="_blank">Flexo Calendar</a>: un plugin/widget che fa esattamente quello che voglio, cioè rende esplodibili i singoli anni dell&#8217;archivio e occupa molto meno spazio nella barra laterale.</p>
<p>Diciamola tutta: i widget saranno anche una comodità, ma sono un&#8217;arma a doppio taglio. Nel senso che se un widget non ti piace e vorresti modificarlo, hai una sola possibilità: trovare un altro widget che faccia al caso tuo. Oppure, se hai fegato, puoi modificare il file widgets.php, sapendo che ad ogni aggiornamento di WordPress sarà sovrascritto.</p>
<p>Non solo. Ma se hai una sidebar widgettosa, per quanto ne ho capito, sei costretto ad usare solo ed esclusivamente widget e non puoi aggiungervi del codice tuo. Quindi, per dire, non puoi mettere il badge di Flickr nella barra laterale del tuo blog, perché non è un widget, ma è un tot di righe di codice da incollare.</p>
<p>Magari c&#8217;è un trucco per fare barre laterali miste, un po&#8217; coi widget, un po&#8217; col codice che piace a noi. Ma intanto resto senza badge di Flickr e senza riquadrino di Twitter. Dovrei mettermi a cercare dei widget che li sostituiscono. Sicuramente ci sono. Anzi, se avete un paio di url sottomano&#8230;</p>
<p>Visto che sono in fase di rinnovamento, ho aggiornato pure la pagina &#8220;About&#8221;, che ora si chiama &#8220;About/Contatti&#8221; e ha un po&#8217; di contenuti nuovi e, tipo i farmaci, avvertenze e modalità d&#8217;uso.</p>
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		<title>Altri lavori in corso, fatti sempre malissimo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 13:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se aguzzate la vista, potrete notare che sto cambiando microscopicamente il layout del blog, dopo che ho cambiato il template.
E&#8217; un&#8217;operazione che faccio pezzo dopo pezzo (non sono uno di quelli che prima si costruisce il template per bene su un blog di prova e poi cambia quando tutto è a posto: qui si fanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se aguzzate la vista, potrete notare che sto cambiando microscopicamente il layout del blog, dopo che ho cambiato il template.<br />
E&#8217; un&#8217;operazione che faccio pezzo dopo pezzo (non sono uno di quelli che prima si costruisce il template per bene su un blog di prova e poi cambia quando tutto è a posto: qui si fanno le prove live sul blog e se viene fuori qualche porcheria si rimedia, forse), con tutti i risultati che ne conseguono.</p>
<p>Quindi se vedete il blog ancora più brutto e &#8220;beyond the iron curtain&#8221; del solito, non preoccupatevi. O è un effetto voluto o sto facendo delle prove.</p>
<p>Attualmente i cambiamenti fatti sono (credo) abbastanza rilevanti: le pagine non hanno più quegli orridi pulsanti coi margini neri, il testo dei post è più scuro e leggibile, i titoletti sono in azzurro quasi basic che fa molto HTML 1.0 (manca giusto il viola per i siti già visitati) e, sempre per favorire la leggibilità, la spaziatura tra le righe di testo è un po&#8217; più umana.</p>
<p>In cantiere ci sono la sistemazione della sidebar (mancano un po&#8217; di badge, tipo Flickr e Technorati, e pure le due iconcine dei feed RSS), il rinnovamento del blogroll (che potrei anche far sparire e che non aggiorno da secoli) e ovviamente il reperimento di un&#8217;immagine da mettere nell&#8217;header (se avete suggerimenti, possibilmente con link, sono benvenuti nei commenti).</p>
<p>Ah, se manca qualcosa di rilevante fatemelo sapere, tenendo conto che detesto i blog appesantiti da tremila pulsantini, in primis perché non li so mai mettere bene allineati nella sidebar, in secondo luogo perché già faccio dei post chilometrici, se il blog ci mette pure venti minuti a caricarsi, leggermi diventa una tortura più del solito.</p>
<p>In ultimo, se qualcuno mi spiega come fare (o mi linka un plugin facile facile) per comprimere l&#8217;elenco dei mesi dell&#8217;archivio nella sidebar (che è lunghissimo e vorrei fosse &#8220;esplodibile&#8221; anno per anno), mi fa un piacere.</p>
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