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	<title>Suzukimaruti &#187; Inquietudini</title>
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	<description>Oui, je suis un relativiste</description>
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		<title>I princìpi sulle nuvole, le persone sulla terra &#8211; riflessioni su una battaglia che non potremo che vincere</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 18:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei scrivere qualcosa di sensato e di freddo sul caso di Eluana Englaro, ma mi è difficile.
Proprio non ci riesco, nonostante gli sforzi, perché sul tema mi considero un pratico, un semplice, ma contemporaneamente un estremista. E ne sono fiero, perché credo che su una questione come questa non esistano posizioni intermedie.
Non si può mediare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei scrivere qualcosa di sensato e di freddo sul caso di Eluana Englaro, ma mi è difficile.<br />
Proprio non ci riesco, nonostante gli sforzi, perché sul tema mi considero un pratico, un semplice, ma contemporaneamente un estremista. E ne sono fiero, perché credo che su una questione come questa non esistano posizioni intermedie.</p>
<p>Non si può mediare su un concetto semplice e contemporaneamente life-defining come la libertà di disporre del proprio corpo.  Non esiste sfera più intima, salvo il controllo del pensiero. Ma all’atto pratico siamo questo: siamo corpi più o meno vivi e ci definiamo esseri viventi e senzienti perché ne disponiamo volontariamente. Scegliamo, cioè, che farne. E la libertà di “agire” liberamente il nostro corpo è una di quelle che – nella mia visione – sta a monte di tutte le altre. Io sono mio, mi sembra un principio inalienabile e non negoziabile.</p>
<p>Ecco perché trovo assurdo che la destra italiana, insieme alla Chiesa, si schieri per la limitazione di quella che è la “libertà madre” di tutte le libertà. E non c’è etica che tenga: se voglio dettare le condizioni per la mia morte, se voglio disporre liberamente di me, intimamente di me, con riflessi solo su di me, è anti-umano. E&#8217; disumano nel vero senso della parola che qualcuno decida per legge cosa posso e cosa non posso fare di me, del mio corpo, della mia vita.</p>
<p>In linea di principio &#8211; pur combattendolo &#8211; trovo meno barbaro che la Legge e la politica decidano di mettermi il naso in camera da letto o nel repertorio di idee che porto addosso. Ma il corpo è ancora più intimo, non abbiamo altro: è il nostro ultimo bastione. Da lì, mi spiace, ma non si passa.</p>
<p>L’etica, la bioetica, la filosofia, ecc. per quanto mi riguarda contano davvero poco, perché viene tutto dopo: è sovrastruttura, mentre qui stiamo a parlare di carne.<br />
Vanno giusto bene per normare le zone grigie, quelle in cui la volontà del cittadino non è espressa, quelle in cui è ambigua. Ma se voglio mangiare un gelato o morire o fare dieci flessioni è una scelta mia e risponde solamente alla mia coscienza, ai miei valori e alle mie relazioni con gli altri. Ma inizia e finisce dentro di me.</p>
<p>Il vero estremismo pericoloso è proprio quella malata ideologia che si maschera da “difesa della vita”. Ed è veramente qualcosa che confina con il peggiore estremismo e che ha tratti paraterroristici, perché si basa su principi assoluti (e peraltro non so quanto condivisi), non sulla realtà.</p>
<p>Le persone di buonsenso parlano di episodi, di casi, di individui. Gli estremisti della “difesa della vita” parlano di simboli, di categorie , di “bene assoluto” imposto a terzi, senza pensare cosa ci sia nel mezzo.</p>
<p>Ho già visto quel modo di pensare lì, animato da ottime intenzioni sulla carta. C’era gente che pensava di riscattare le masse e salvare il mondo. Per farlo bisognava sparare a qualche uomo, ma suvvia: non erano uomini, erano simboli. E si sa che ogni rivoluzione ha bisogno dei suoi boia, ecc. Abbiamo già dato.</p>
<p>Io ho paura di quelle persone lì, indipendentemente dalla bandiera che sventolano, perché sotto sotto è una sola: quella dell&#8217;alienazione dalla realtà. Ho paura di quelli che parlano per categorie assolute e agiscono di conseguenza. Il vero estremismo è quello: restare indomiti sulla nuvoletta dei principi puri senza guardare cosa succede realmente là sotto, dove c&#8217;è il paese reale, che per una volta non è un&#8217;espressione comune ma siamo noi.</p>
<p>Mi consola una cosa: perderanno. E perderanno perché non hanno tenuto conto che la morte, la sofferenza, il dolore, sono cose comuni a tutti.</p>
<p>E non lo dico per ecumenismo: moriamo tutti e tutti scontiamo da vivi la morte di alcuni che ci sono accanto.<br />
E a tutti, indipendentemente dal colore politico, è capitato di vedere soffrire tanto qualcuno vicino e lontano e trovarsi un giorno ad un funerale e dirsi che sì, dispiace, ma è meglio che sia andata così.</p>
<p>Tutti abbiamo avuto un nonno, un prozio, un vicino di casa, un cugino, ecc. per cui la nostra pietà umana ha, obtorto collo, augurato una fine , piuttosto che un prolungamento sine die del capitolo del dolore, dell’umiliazione, della non-vita.</p>
<p>E quando i brigatisti del “movimento per la vita” parleranno di assoluti, di diritto alla vita e di sacralità, cercando di imporci un’ideologia che è antitetica al nostro senso pratico e praticato di pietà umana, al nostro non voler veder soffrire inutilmente le persone a cui teniamo, noi tutti saremo lì coi piedi per terra e penseremo ai nostri morti, ai nostri parenti, conoscenti, amici, alle loro storie, alla loro sofferenza. E sapremo, come abbiamo sempre fatto, cosa pensare e cosa fare.</p>
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		<title>Non ora, non qui</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 16:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finisse così, finisse dopodomani, non vorrei, davvero.
Sono poche le cose che ti fanno fare i bilanci. Di solito è una disgrazia altrui, un addio improvviso, qualcosa che ti fa fare i conti col fatto che i tuoi giorni non sono garantiti e da un momento all’altro qualcuno potrebbe fare Mela-Q su quel piccolo task che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finisse così, finisse dopodomani, non vorrei, davvero.</p>
<p>Sono poche le cose che ti fanno fare i bilanci. Di solito è una disgrazia altrui, un addio improvviso, qualcosa che ti fa fare i conti col fatto che i tuoi giorni non sono garantiti e da un momento all’altro qualcuno potrebbe fare Mela-Q su quel piccolo task che chiami vita.</p>
<p>Superati i trent’anni capita che il bilancio lo fai, perché i padri invecchiano e le mamme imbiancano e ti specchi nella paura della mortalità altrui, per scoprire che assomiglia in modo preoccupante alla tua. Magari lo fai anche prima, da più giovane, ma è difficile che il concetto di fine ti colpisca con tutta la sua forza sillogistica, nel periodo di vita in cui ci si crede immortali o giù di lì.</p>
<p>Questa volta è diverso, perché non c’è il male di un dolore sfiorato o scampato a farti fare Il Bilancio. C’è giusto di mezzo, nel mio caso, il Monte Bianco e un po’ di Valle d’Aosta. E poi quella terra di nessuno tra la Svizzera e la Francia, dove c’è il CERN, un luogo pieno di tubi sottoterra, di fisici un po’ schizzati e di adolescenti in gita di classe, più o meno disposti a credere che lì nei tubi accade qualcosa di atomico.</p>
<p>Certo fa sorridere pensare che la fine del mondo potrebbe provenire da lassù, nelle stesse stanze dove, visto che si erano stufati dei tubi, un giorno hanno inventato il World Wide Web. E fa ridere ancora di più pensare che Dan Brown in “Angeli e Demoni” aveva previsto questo  scenario per filo e per segno.<br />
Libri orribili che diventano profetici. È davvero la fine del mondo.</p>
<p>Fatto sta che fai Il Bilancio da lucido, da non-reduce.<br />
E scopri che hai vissuto. Tanto, nel mio caso.<br />
Se esiste un parametro che misura la densità di vita, i miei giorni sono stati densi. Fin troppo, forse, almeno fino ad una decina di anni fa. Poi ho rallentato, sovraccarico. E ho scelto la qualità sulla quantità. E forse ho sbagliato, perché non ho tenuto da conto la noia. Non so dirlo, sono confuso.</p>
<p>Quello che è certo è che questo bilancio a freddo, per quanto hai vissuto “denso”, è sempre in negativo.<br />
Perché non conta quello che hai fatto, provato, sentito. Conta tutto quello che non hai vissuto, ogni secondo di qualcosa che ti sei perso.</p>
<p>E vorresti ammazzarti, se non ci pensasse già un buco nero made in Switzerland, per ogni volta che ti è stato detto “Enrico, dai, vieni…” e tu hai tergiversato, innamorato del non fare niente lì sul divano, o ipnotizzato di fronte ad una fondamentale replica di Willy il Principe di Bel Air.</p>
<p>È come l’ultimo giorno di vacanza, quando all’ultimo tuffo in mare prima di partire per l’autunno maledici tutte le nuotate che non hai fatto.<br />
E sai che passerà un anno prima di rivedere il mare da vicino.</p>
<p>Tutto quello che non sei stato, che non hai visto, che non hai toccato, che non hai provato ti si para di fronte al naso mentre tiri le somme del bilancio. E mette un gigantesco segno meno di fronte a qualsiasi esame esistenziale.</p>
<p>Il saldo è negativo, per quanto cerchiamo di rincuorarci, di rassicurarci, di contare su quello che abbiamo, che abbiamo avuto e che siamo stati. E mentre in momenti come questi ogni rinuncia passata suona come stupida, l’illuminazione.</p>
<p>Io non lo so cosa sia morire e credo non sopravvivrò all’esperienza per  poterlo raccontare (…). Ma mi sono convinto che morire da vivi sia considerarsi soddisfatti, finiti, pieni: avere il bilancio in positivo.</p>
<p>Ecco la più grande forza che dovrebbe animare ogni singola giornata di una vita: l’insoddisfazione, il rimpianto, la voglia innata di qualcosa di più, il senso di privazione, di ingiustizia.</p>
<p>La realtà è che vivi solo se sei insoddisfatto  e sai che ogni tua conquista ti avvicina asintoticamente alla Grande Soddisfazione.<br />
Vivi e cerchi, scavi, combatti, ti incazzi. I Greci chiamavano questo belligerante senso di ingiustizia <em>hybris</em> e con 6 lettere dicevano tantissimo.</p>
<p>Avevano capito che l’uomo è una macchina alimentata ad insoddisfazione, a desiderio di “più”.<br />
E non a caso avevano messo in mare, nei loro miti, un uomo chiamato Ulisse, che voleva andare più in là, sempre.</p>
<p>Sono convinto che là fuori esiste una versione dell’Odissea in cui l’uomo archetipicamente più moderno  dell’umanità intera se ne frega di Itaca, di Penelope e dei Proci e non smette di navigare alla ricerca di un “di più” che non lo soddisferà mai. E&#8217; il personaggio che ho ammirato di più in vita mia.</p>
<p>Se sopravvivremo alla più grande minaccia proveniente dalla Svizzera dopo gli Swatch da collezione e se mai avrò un figlio, vorrei che da qualche parte nel suo nome ci fosse la parola “Ulisse”, come augurio per una vita piena di voglia di vita.</p>
<p>Ho paura di morire?<br />
No, ho paura del non vivere, dell’inerzia, dei giorni di spiaggia in cui inspiegabilmente non ti tuffi in mare anche se è splendido, delle ragazze con cui non ci hai provato perché boh, era troppo uno sbattimento, di tutti i “no, mi basta un caffè” che ho opposto ai “vuole la carta dei dolci?”, preso da chissà cosa.</p>
<p>Ecco perché non vorrei che tre 48 ore qualcuno a pochi chilometri da casa mia dicesse un “ooops!” e finisse tutto.</p>
<p>Non mi fa affatto paura la possibilità di vivere, visto che finora mi si è presentata ogni giorno e l’ho sottovalutata.<br />
Mi spaventa il contrario: l’esperimento va bene e, pieno di sollievo, accendo la Playstation e rimando tutto, perennemente, a domani, quando forse avrò più voglia.</p>
<p>Vorrei avere il coraggio e la forza di guardare il buco nero negli occhi mentre, innocuo, mi passa accanto. E scoprire che l&#8217;esperienza mi ha reso migliore.</p>
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		<title>Riprendiamo(ci) le città</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 16:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A conferma che siamo un paese costantemente in bilico tra l&#8217;inerzia di sinistra e la &#8220;fascistata&#8221; di destra, ecco i militari che presidiano le città, con il fantomatico secchiello di scuse della &#8220;sicurezza&#8221;.
C&#8217;è poco da aspettarsi da un governo che fa ministro della difesa nientemeno che Ignazio La Russa, poco più che un colonnello Buttiglione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A conferma che siamo un paese costantemente in bilico tra l&#8217;inerzia di sinistra e la &#8220;fascistata&#8221; di destra, ecco<a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-12/4-agosto/4-agosto.html" target="_blank"> i militari che presidiano le città</a>, con il fantomatico secchiello di scuse della &#8220;sicurezza&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è poco da aspettarsi da un governo che fa ministro della difesa nientemeno che Ignazio La Russa, poco più che un colonnello Buttiglione qualsiasi, senza nemmeno il portamento di Aldo Maccione: gente come lui ha il sogno bagnato dei militari in giro per le strade da anni.</p>
<p>Il prode ministro dichiara che la misura è apprezzata da tutti, tranne che dai malfattori e dai sessantottini e da quelli che gridavano &#8220;polizia fascista&#8221;, &#8220;ps-ss&#8221;, &#8220;basco nero il tuo posto è al cimitero&#8221; e quelli che pensano che i militari italiani siano golpisti.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>ESERCITO ITALIANO: MEGLIO NON PARLARE DI STORIA</strong></p>
<p>Il problema dei fascisti è il solito: macchiano di sangue le pagine di storia e finiscono per non leggerle mai, perché purtroppo la storia militare italiana è una collezione lineare di infamie riconosciuta dagli eserciti di tutto il mondo, tanto che i nostri militari storicamente passano per mal preparati, armati ancora peggio, voltagabbana e diretti da personaggi da operetta.<br />
Ed è un disprezzo bipartisan, visto che, per esempio, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale la pensavano così sia gli alleati dell&#8217;Asse, sia quelli dell&#8217;Alleanza.</p>
<p>E ricordiamo che all&#8217;esercito italiano va anche attribuito il merito di aver usato per primo al mondo su larga scala le armi chimiche, durante le sue patetiche guerre coloniali.<br />
Ma poi, anni dopo, in Somalia si sono comportati <a href="http://www.cisf.it/fc98/0898fc/0898fc18.htm" target="_blank">decisamente meglio</a> (ci terrei a far notare che l&#8217;articolo linkato proviene dal sovversivo bollettino denominato Famiglia Cristiana, roba da squatters).</p>
<p>Poi basta leggersi un qualsiasi libro di storia (<a href="http://www.ibs.it/code/9788854109681/flamini-gianni/italia-dei-colpi" target="_blank">questo</a> è semplice, riassuntivo e focalizzato solo su di essi e non prevede una laurea in storia contemporanea per essere compreso) per scoprire che dietro il 100% dei tentativi di golpe italiani ci sono sempre state le alte sfere del mondo militare italiano.<br />
Anzi, i Carabinieri (che, ricordiamolo, sono militari e non polizia) nell&#8217;ottobre 1957 sono pure riusciti a farne uno, coronando un&#8217;aspirazione frustrata dopo anni di tentativi falliti.<br />
Fortunatamente (per noi) era a San Marino: se la sono cavata con un paio di camionette.</p>
<p><strong>PAURA DEL GOLPE? NO!</strong></p>
<p>Ora che vedo i militari marciare per le ex libere strade della mia città ho paura del golpe?<br />
No, perché i golpe nel 2008 in un paese sviluppato non si fanno più così: una volta la forza militare serviva per conquistare i centri di potere e i centri di controllo del consenso (giornali, tv, radio, ecc.) e per reprimere o eliminare le voci discordanti, il dissenso.</p>
<p>Ora, in Italia, non serve più. Perché i centri di potere si conquistano tranquillamente con le elezioni, i centri del consenso li possiede e controlla direttamente il Presidente del Consiglio ed è inutile sparare alle voci che si oppongono, quando è più semplice renderle marginali grazie ad una potenza di fuoco mediatica infinitamente superiore.</p>
<p>Sparare ai giornalisti avversi? E&#8217; fuori moda. Molto più semplice affondare la loro controinformazione in un mare di propaganda governativa assordante. Un servizio di due minuti su Lucignolo vale mille volte un qualsiasi editoriale su un giornale &#8220;contro&#8221;.</p>
<p>Quindi no, i militari non mi spaventano perché temo un golpe che è già in atto e operativo da anni, cioè da quando in Italia non esiste una legge che impedisca al proprietario unico dei grandi mezzi di comunicazione di candidarsi a governare e partecipare alla vita politica.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>HO PAURA DELLA LORO PAURA</strong> <strong>(AKA: PLACANICA? NO GRAZIE)</strong></p>
<p>In compenso temo una cosa più banale: la cialtronaggine dei militari italiani che, ricordiamolo, sono tra i peggiori al mondo e sicuramente i peggiori in assoluto tra i paesi occidentali.</p>
<p>Come in mezzo mondo, fare il militare è una scelta per disperati, per chi non ha più alternative e deve campare in qualche modo. E la qualità dell&#8217;universo militare italiano, la capacità di quel mondo di essere in sintonia con la realtà, la professionalità degli attori che lo animano, la modernità (&#8230;) delle strutture e dei metodi insegnati, ecc. credo che siano evidenti a chiunque abbia fatto il servizio militare.<br />
E se per caso anche solo i 2 o 3 giorni di visita militare vi sono sembrati il trionfo dell&#8217;inefficienza kafkiana, la sagra dei raccomandati e un sostanziale spreco di tempo ed energie in mezzo a brutte persone con i gradi, oltre che un viaggio nel tempo negli anni Quaranta, beh sappiate che la vita militare reale è peggio.</p>
<p>Ecco cosa mi spaventa: mi spaventano i tanti potenziali Mario Placanica mandati allo sbaraglio, piazzati in una divisa, armati con i tradizionali fucili a banana (chiunque abbia fatto un salto al poligono durante il militare sa di cosa parlo) e pompati a suon di retorica contro un nemico inesistente e con una sola missione: la caccia al diverso, che può essere il primo zingarello che passa o il primo sfigato che assomiglia ad uno zingaro, ad un fricchettone o a chissà cosa.</p>
<p>Pensateci: per fare il poliziotto sono necessari anni di preparazione, di formazione specifica su un territorio che si conosce, di aggiornamenti, ecc. e tuttavia la polizia italiana già non brilla per efficienza ed efficacia. Figuratevi che cosa possono ottenere bande di militari invasati, totalmente impreparati ad azioni di polizia sul territorio e mandati a mitra spianato su un territorio che non conoscono, in una città che non è la loro, senza sapere nulla di quello che succede da quelle parti e, in certi casi, verosimilmente impauriti, inadeguati.</p>
<p>Ho paura? Sì, ho paura della loro inadeguatezza. Ho paura del ventenne disperato con un mitra in mano e in delirio da onnipotenza, ho paura degli abusi di potere, del bullismo, della violenza gratuita, del potenziale criminale che un esercito porta sempre con sé, frutto della paura e dell&#8217;arroganza.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>PIU&#8217; POLIZIOTTI, MENO SOLDATI</strong></p>
<p>Il fatto è che la destra che spadroneggia in questo paese strumentalizza il concetto di sicurezza. Ci mette paura coi media che controlla e decide che per noi &#8220;happiness is a warm gun&#8221;, mentre personalmente il principio numero 1 del mio senso personale di sicurezza è non avere gente armata, impaurita e/o delirante tra i piedi, militari o criminali che siano.</p>
<p>La stupidità del provvedimento &#8211; che è tutto immagine e niente sostanza e risponde solamente a pure esigenze politiche (cioè far vedere alla ggggente che loro sì che si muovono per la famigerata &#8220;sicurezza&#8221;), oltre che a saziare qualche desiderio &#8220;greco&#8221; (nel senso dei colonnelli) dalle parti di Alleanza Nazionale &#8211; è evidente. E&#8217; un mostrare i muscoli che non ha significato.</p>
<p>Vuoi aumentare la sicurezza in Italia? Assumi più poliziotti, pagali meglio, usali meglio, formali meglio, sceglili meglio e avrai forze di polizia sul *loro* territorio, più preparate, più volenterose, utilizzate in modo più efficace.<br />
Cioè, caro governo da operetta, credi che la sicurezza sia un tema fondamentale e all&#8217;ordine del giorno in Italia? Bene, allora investi sulla nostra sicurezza. Metti dei soldi sul tavolo e onora la missione per cui sei stato disgraziatamente votato! Le parate militari, grazie, limitiamole al 2 giugno, tanto io vado al mare.</p>
<p>Invece accade il contrario: le Forze dell&#8217;Ordine, umiliate da questo provvedimento, reclamano paghe migliori, lamentano un taglio effettivo di fondi destinati alla sicurezza vera e i tanti bravi poliziotti che ci sono in Italia fanno una vita pessima.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>RIPRENDIAMO(CI) LE CITTA&#8217;</strong></p>
<p>C&#8217;è un solo rimedio al dilagare delle bande di militari nelle nostre città: marcarli ad uomo, difendersi, tutelarsi.</p>
<p><a href="http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&amp;vxChannel=Dal%20Mondo&amp;vxClipId=2524_0eed4abe-620f-11dd-bd3f-00144f02aabc&amp;vxBitrate=300" target="_blank">Facciamo come a New York</a>, dove finalmente i cittadini hanno imparato che la tecnologia a volte giova alla trasparenza e può difendere effettivamente i cittadini: <a href="http://www.youtube.com/user/JimmyJustice4753" target="_blank">riprendiamoli</a>.</p>
<p>Sì, non perdiamoli di vista un secondo: accendiamo le fotocamere, le videocamere, ecc. dei nostri telefonini ogni volta che disgraziatamente incappiamo in una di queste squadre armate. Registriamo tutto, non si sa mai. Mal che vada, una volta giunti a casa, si cancella tutto e ci si prepara alla prossima evenienza.<br />
Facciamo girare la voce, creiamo comunità online di condivisione, uniamoci. Una sola videocamera non può nulla, migliaia sì.</p>
<p>E poi condividiamo, documentiamo ogni abuso di potere, ogni atto di arroganza, ogni fascistata derivata da questa occupazione militare indebita, inutile e assurda. State certi che ne capiteranno molte, purtroppo. E la soluzione sta nel portare all&#8217;attenzione dei media (magari quelli non italiani, visto il conformismo imperante entro i patri confini) ogni abuso.</p>
<p>Dobbiamo difenderci, tutti. Non è una questione di destra o sinistra. In un qualsiasi paese civile, anzi, sarebbe la destra per prima ad insorgere di fronte ad una simile e inaccettabile ingerenza dello stato nella vita dei cittadini.</p>
<p>Documentare il presente, difendersi dall&#8217;arroganza del potere, difendere i propri diritti di cittadinanza, di libero arbitrio, ecc.: bastano una telecamera o un telefonino (possibilmente che faccia i video) e un po&#8217; di attenzione e possiamo avere un&#8217;arma in più per difenderci, casomai fosse necessario.</p>
<p>Diceva una vecchia vignetta dei Peanuts, ormai diventata un piccolo riassunto esistenziale: &#8220;parla piano e vai in giro armato&#8221;. Di videocamera.</p>
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		<title>E sappi che per me passerai la vita così, ad aspettare</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 02:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visto che Luca ha lanciato il sasso nello stagno elencando quelle che per lui sono le canzoni più tristi in assoluto, ecco qui per un sano ripple effect i miei 2 cents e qualche dritta per farsi venire il magone musicale.
Sì, perché si sa che non c&#8217;è niente di più bello (e risolutore) che essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che <a href="http://www.wittgenstein.it/2008/07/10/per-questo-canto-una-canzone-triste-triste-triste/" target="_blank">Luca </a>ha lanciato il sasso nello stagno elencando quelle che per lui sono le canzoni più tristi in assoluto, ecco qui per un sano ripple effect i miei 2 cents e qualche dritta per farsi venire il magone musicale.</p>
<p>Sì, perché si sa che non c&#8217;è niente di più bello (e risolutore) che essere di cattivo umore e contagiare il prossimo.</p>
<p>Mi sono fatto l&#8217;idea che il musicista italiano più triste in assoluto sia stato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Ciampi" target="_blank">Piero Ciampi</a>. Sì, un po&#8217; perché era alcolista e ogni concerto finiva in rissa col pubblico e perché i suoi dischi erano incredibilmente dei flop, nonostante fosse un poeta vero.  Ma soprattutto perché aveva la capacità di fare canzoni sulle situazioni e i sentimenti più tristi, umilianti e desolanti. Si ficcava in dei gineprai di contenuto incredibili e ne veniva fuori con grazia. Sempre.</p>
<p>Se penso ad una canzone come &#8220;<a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/adius.mp3" target="_blank">Adius</a>&#8220;, che ritrae la scena di un uomo che, facendo la voce grossa e facendosi ridere dietro, tenta l&#8217;ultimo assalto disperato ad una donna che se ne sta andando per sempre, l&#8217;Oscar per l&#8217;esperto in martirio musicale è bello che servito. (e ditemi voi se non è un poeta immenso uno che scrive il verso &#8220;la tua assenza è un assedio&#8221; e lo butta lì in una canzone)</p>
<p>Però il meglio Ciampi lo dà con una canzone minore (cioè sono tutte minori, ma questa ancora di più, nonostante sia musicata in modo strepitoso dal suo compare Reverberi).<br />
Si intitola &#8220;Confesso&#8221; e per qualche assurdo misunderstanding spesso è citata come brano pacifista.</p>
<p>Invece è un brano sull&#8217;inerzia, sull&#8217;attendismo, sul fallimento, sul rimpianto. Agghiacciante e bellissimo. Merita <a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/confesso.mp3" target="_blank">un ascolto</a> e una lettura del testo.</p>
<p><em>Io confesso<br />
che non ho fatto la guerra<br />
ed ho parlato alla gente<br />
come se fossi un eroe.<br />
Confesso:<br />
ho parlato per anni<br />
perché qualcuno capisse<br />
quello che sento.<br />
Stasera ti confesso.<br />
che sono entrato in un porto<br />
ed ho cercato una nave<br />
che mi portasse lontano.<br />
Non voglio più vedere le cose<br />
che mi hanno fatto sentire questo silenzio.<br />
E sappi che per me<br />
passerai la vità così ad aspettare.<br />
Stasera ti confesso:<br />
non ci capisco più niente,<br />
io voglio solo dormire<br />
per non vedere nessuno.<br />
E&#8217; tardi per pensare all&#8217;amore<br />
e per andare sui monti<br />
a parlare col sole di noi due<br />
e per svegliarsi al mattino<br />
con la pace nel cuore.</em></p>
<p>Una vita ad aspettare, una ricerca vana e pavida di una nave che porti lontano: ricorda <a href="http://spoonriveranthology.net/spoon/river/view/George_Gray">George Gray dall&#8217;Antologia di Spoon River</a>, forse una delle &#8220;lapidi&#8221; più tristi in assoluto.</p>
<p>Se vi viene un inestricabile nodo alla gola, mandatemi un&#8217;email: ormai mitridatizzato alla melancolia del livornese risolvo casi simili in remoto, stile Giucas Casella. </p>
<p> </p>
<p><strong>E ALL&#8217;ESTERO?</strong></p>
<p>Valicando i confini nazionali, la scelta si fa ancora più ampia. Ci sono veri e propri professionisti della canzone triste, alcuni cialtronissimi, altri strepitosi. Tra questi ultimi il pluricitato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nick_Drake" target="_blank">Nick Drake</a>.</p>
<p>Sì, lo so, è una scelta banale. Ma che ci posso fare se alla fine, per quanto uno scavi negli archivi e nella memoria, la palma (di plastica, ovvio) del più triste spetta a lui?</p>
<p>Con Nick Drake c&#8217;è l&#8217;imbarazzo della scelta.<br />
Il suo pezzo più triste in assoluto per me è &#8220;<a href="http://www.suzukimaruti.it/audio/strangemeeting.mp3" target="_blank">Strange Meeting II</a>&#8221; (<a href="http://www.lyricstime.com/nick-drake-strange-meeting-ii-lyrics.html" target="_blank">qui il testo</a>), in cui su uno dei più potabili tra i suoi complicatissimi giri di arpeggio acustico (riesco a suonarla perfino io, ma se la suono non riesco a cantarci sopra senza impappinarmi e non è necessariamente un male) racconta di una sua passeggiata notturna in riva al mare, l&#8217;incontro con una &#8220;principessa delle sabbie&#8221;, muta ma con occhi da cui traspira &#8220;l&#8217;eco di mille singhiozzi&#8221;, una passeggiata fianco a fianco in un silenzio consapevole, comune. E poi più niente: lei sparisce improvvisamente, senza spiegare. E Nick, evidentemente cugino del &#8220;lui&#8221; di Marinella di De Andrè, ogni notte torna sulla spiaggia a cercarla tra la sabbia, invano.</p>
<p>Certo che tra Piero Ciampi, etilista, morto giovane di tumore, e Nick Drake, depresso, timidissimo e morto verosimilmente per overdose di farmaci contro la depressione, c&#8217;è da riflettere sul fatto che una vita grama contribuisce alla tristezza delle canzoni. O forse influenza il giudizio di noi ascoltatori.</p>
<p>Quel che è certo è che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jackson_C._Frank" target="_blank">Jackson C. Frank</a>, innegabilmente il musicista più sfortunato e sofferente al mondo (se cliccate sul suo nome potete leggerne la biografia, ma preparate i Kleenex), su cui la vita si è accanita con sadismo fantozziano, ha prodotto &#8220;Dialogue&#8221;, una delle canzoni più tristi al mondo, per i miei gusti, con l&#8217;aggravante di essere una canzone assolutamente ignorata da tutti.</p>
<p>L&#8217;hanno riscoperta i Daft Punk, che chissà per quale motivo si sono messi a ravanare tra dischi minori di folk americano anni Sessanta, finendo per usarla come colonna sonora della meravigliosa scena finale del loro film &#8220;Electroma&#8221;.<br />
Una ciliegina di lacrime sulla torta, insomma: uno dei brani più tristi al mondo come testo e musica, prodotto da uno dei musicisti più sfortunati della galassia (se non il più sfortunato), usato come triste sequenza conclusiva di un film a sua volta tristissimo e senza speranza.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Y9BXaJkR2S0" target="_blank">Il video è qui</a>, valutate se e quanto reggete i lacrimoni, sapendo che sono ben spesi. <a href="http://www.wearethelyrics.com/2/jackson_c_frank_lyrics_12978/dialogue_lyrics_150386.html" target="_blank">Il testo è qui</a>, bello nella sua circolarità e vagamente (&#8230;) disperato.</p>
<p>Dopo tutto questo, credo sia d&#8217;uopo tirarsi su il morale in qualche modo. Io normalmente lo faccio leggendo il blog di Paolo Guzzanti (è il più bravo, in famiglia, mi spiace per i suoi 3 figli), ma in nome del relativismo lascio a tutti libertà di scelta.</p>
<p>Se, invece, volete rincarare la dose, direi che potete farvi un bel giro su &#8220;<a href="http://www.worryaboutyou.com/?q=summer+almost+gone" target="_blank">Summer&#8217;s Almost Gone</a>&#8221; dei Doors, che nella sua semplicità ha uno dei titoli più tristi al mondo. E come molti canzoni tristi è bellissima.</p>
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		<title>In morte del telefono fisso</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 13:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi rendo conto che l&#8217;oggetto più inutile che ho in casa (soprammobili a parte, ma cerco di non averne e fortunatamente ho un cane da incolpare se per caso ne giustizio qualcuno alla Goldie*) è il cosiddetto telefono fisso, che poi fisso lo è solo in parte, visto che abbiamo un cordless.
Mi basta dare un&#8217;occhiata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto che l&#8217;oggetto più inutile che ho in casa (soprammobili a parte, ma cerco di non averne e fortunatamente ho un cane da incolpare se per caso ne giustizio qualcuno <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YIcMolthnX0" target="_blank">alla Goldie</a>*) è il cosiddetto telefono fisso, che poi fisso lo è solo in parte, visto che abbiamo un cordless.</p>
<p>Mi basta dare un&#8217;occhiata alle più recenti bollette telefoniche e il dato è lampante: negli ultimi mesi non abbiamo fatto una singola chiamata col telefono fisso, salvo quelle gratuite ai vari numeri verdi di help perché non funziona l&#8217;ADSL o siamo rimasti al buio.</p>
<p>Forse è un segno dei tempi, ma il telefono fisso è un oggetto obsoleto, che prende inutilmente polvere. Di fatto non solo non lo usiamo per chiamare (perché il 99% dei numeri che chiamiamo sono cellulari e la chiamata fisso-mobile ha costi assurdi, da reato, fatti solo per fregare soldi agli anziani), ma in pratica non riceviamo quasi mai telefonate al fisso.</p>
<p>Anzi, mi rendo conto che è cambiata la percezione &#8220;sociale&#8221; della chiamata al telefono fisso. Cioè se squilla il fisso, in casa reagiamo male. Sì, perché una chiamata al telefono fisso ormai può solo annunciare disgrazie, operatrici di telemarketing, gente che ha sbagliato numero.</p>
<p>E se è per caso qualche parente/amico che chiama al fisso, la prima domanda è &#8220;come mai mi chiami al fisso?&#8221;. Perché ormai suona strano, è diventato il telefono delle emergenze e dei rompimenti.</p>
<p>Il post prosegue ed è lungo come una di quelle telefonate di quell&#8217;amico che ti chiama una volta l&#8217;anno ma ti aggiorna su ogni singola mezz&#8217;ora dei 364 giorni precedenti, con dovizia di dettagli. Vedete voi se riattaccare o subire. Tanto paga lui.</p>
<p><span id="more-780"></span></p>
<p>In effetti le uniche telefonate che riceviamo sono moleste. Disgrazia vuole che abbiamo ereditato il numero di telefono di una vecchia filiale (spero bruciata in un incendio doloso e con danni enormi) della Toro Assicurazioni, motivo per cui riceviamo spesso telefonate di gente che ci chiama per qualche sinistro.</p>
<p>Il brutto è che sono persone a cui spieghi che stanno sbagliando numero e che devono cancellare il numero che hanno in rubrica, ma nel 90% dei casi insistono.<br />
Una mattina, alla terza chiamata di fila, una signora ha provato ad insistere &#8220;Ma *davvero* non è la Toro Assicurazioni? E&#8217; sicuro?&#8221;. Ero tentato di risponderle &#8220;Cazzo, sono 6 anni che vado a dormire in una filiale della Toro e non me ne sono mai accorto: ecco perché il letto mi sembrava duro, era una scrivania!&#8221;, ma ho optato per un moderato sfanculamento, al che la signora mi ha risposto &#8220;Si calmi, neh!? Guardi che per quanto ne so *io* sto facendo il numero giusto&#8221;. Ovvio: è colpa mia che abito nel posto sbagliato.</p>
<p>L&#8217;altro grande filone di chiamate moleste ricevute da queste parti è composto esclusivamente da operatrici di telemarketing. E&#8217; un appuntamento quotidiano regolare: una chiamata prima di mezzogiorno. E possono essere, nell&#8217;ordine, Telecom, Fastweb o Sky, più rari altri soggetti.</p>
<p> </p>
<p><strong>FASTWEB: TI VOGLIAMO A TUTTI I COSTI (CHE TANTO SOSTERRAI TU)</strong></p>
<p>Fastweb è ossessiva: chiamano almeno 2 o 3 volte alla settimana. Non gli va giù che noi non siamo loro clienti. E&#8217; tutta colpa nostra: 6 anni fa, facendo un sano scouting di mercato per capire che tipo di connettività mettere in casa, commettemmo l&#8217;errore fatale di contattare Fastweb e lasciargli i nostri dati. Da allora ci molestano con regolarità elvetica.</p>
<p>E dire che un paio di volte ho provato a spiegare all&#8217;operatrice e a farle scrivere nelle note: cliente impossibile: non ci vogliono fino a quanto non togliamo quella fregatura dell&#8217;IP non pubblico.<br />
Eppure insistono, facendo proposte che ai loro occhi sembrano sempre più allettanti. </p>
<p>[inutile divagazione personale]</p>
<p>Mi ricordano un tizio con cui secoli fa feci un&#8217;intervista di lavoro, dopo aver passato, unico non cravattato, un test scritto piuttosto duro su Windows NT.<br />
Mi accorsi a metà colloquio che erano dei pazzi nazisti succhiasangue ispirati a quelle grandi società di consulenza che rovinano la vita ai loro dipendenti e feci di tutto per finire in fretta e non vederli mai più.<br />
Commisi tuttavia l&#8217;errore di spiegargli per filo e per segno come mai non avrei mai voluto lavorare per loro. Tragicamente la cosa gli piacque, visto che era una società che faceva formazione: avevano apprezzato la chiarezza espositiva e poi ero arrivato primo nel test scritto.<br />
Quindi insistettero per un mese per avermi, offrendomi paghe sempre più alte di fronte ad ogni mio &#8220;no&#8221;.</p>
<p>Una delle ultime chiamate del manager che mi aveva &#8220;colloquiato&#8221; fu bellissima, perché arrivò a dirmi &#8220;Ok, dottor Sola, la sua strategia si è rivelata vincente: le offriamo XYZ milioni (di lire) all&#8217;anno&#8221;, cioè esattamente il doppio dell&#8217;offerta iniziale.<br />
Al mio ennesimo no si incazzò come una iena, spiegandomi che nessuno aveva mai detto di no ad una loro offerta di lavoro e che là fuori c&#8217;era la coda (e in effetti le loro selezioni erano affollatissime).<br />
&#8220;Ecco, se c&#8217;è la coda prenda uno di loro, che fa pure una buona azione&#8221;, feci in tempo a rispondere, prima di suggellare il tutto con un bel click della cornetta.</p>
<p>Riuscì a chiamarmi ancora una volta, il giorno dopo (come al solito svegliandomi e facendomi arricciare le lenzuola causa giramento di balle) per spiegarmi  &#8211; e non scusarsi &#8211; che il giorno prima si era innervosito e che per lui era una questione d&#8217;onore, oltre che professionale (cioè se non mi assumeva passava per scemo in azienda). Lo autorizzai a correggere il suo report e scrivere che, on second inspection, ero inadeguato, nascondendo ai suoi colleghi una verità palese: era uno scemo.</p>
<p>Cioè, cose simili non le accetterei nemmeno da una fidanzata o aspirante tale, figuriamoci da uno che ricordava vagamente il fratello (più) brutto di Renato Brunetta e come esordio del colloquio mi fece notare che ero vestito in modo troppo sportivo (dio solo sa perché non gli ho rigato l&#8217;Audi A3 &#8211; perché gente così ha per forza l&#8217;Audi A3 o, ora che esiste, la BMW serie 1 &#8211; una volta uscito dal colloquio). </p>
<p>[/inutile divagazione personale]</p>
<p> </p>
<p><strong>SKY: CI PIACI COSI&#8217; TANTO COME CLIENTE CHE VORREMMO UN BIS</strong></p>
<p>L&#8217;altro grande molestatore è Sky. E qui la situazione si fa paradossale, perché di Sky siamo già clienti da anni, anzi siamo switcher da Telepiù. Ma quelli dell&#8217;ufficio preposto al telemarketing evidentemente non lo sanno.<br />
Non solo mi telefonano, ma mi scrivono. E così capita che il soggetto Enrico Sola riceva contemporaneamente la fattura per l&#8217;abbonamento (che peraltro è un abbonamento full, cosa gli devo comprare di più? I pornazzi? Gli orridi film in pay-per-view che non guarderei nemmeno se pagato? Il Milan Channel?) e pure le lettere d&#8217;invito ad abbonarsi, spesso tra l&#8217;altro corredate da foto di Buffon, che per me costituisce una seria tentazione di annullamento di qualsiasi abbonamento, oltre che un invito all&#8217;antifascismo militante.</p>
<p>Ho provato più volte a fargli notare, perfino via mail, che sprecano soldi e miei minuti preziosi se continuano ad invitarmi a fare un abbonamento che ho già fatto, ma evidentemente non si parlano fra reparti. Che noia.</p>
<p> </p>
<p><strong>TELECOM: L&#8217;INUTILITA&#8217; DELL&#8217;ESCAPISMO</strong></p>
<p>Telecom ha il difetto di chiamare la sera, rigorosamente in ore pasti. Pasti che, date le nostre vite scriteriate, sono variabilissimi come orario. Ma loro riescono inesorabilmente a chiamare al primo boccone. E rigorosamente propongono tariffe ancora più convenienti per chiamate che non facciamo.</p>
<p>Ogni volta decliniamo, ma ultimamente mi diverto a sperimentare escapismi dadaisti con le povere addette al telemarketing sarde che mi molestano e che chiedono sempre di parlare con la mia compagna, che è l&#8217;intestataria del contratto.</p>
<p>In sostanza invento scuse sempre più paradossali per segnalare che &#8220;la signora non c&#8217;è&#8221;. E&#8217; una sorta di escalation per cui ho iniziato dicendo che il numero, che è una linea business, rispondeva ad una fantomatica &#8220;sala composizione cadaveri&#8221; di un&#8217;agenzia di Pompe Funebri e che non era proprio il caso di chiamare e l&#8217;ultima volta ho spiegato dettagliatamente che la signora &#8220;fa l&#8217;inviata per National Geographics ed attualmente è in Birmania, ma se vuole le do il numero dell&#8217;Hotel Savoy di Yangon e la può contattare: non si preoccupi, il centralino parla un discreto inglese&#8221;.</p>
<p>Niente, pur abboccando alle mie peggior invenzioni e producendo una quantità eccessiva di &#8220;ci scusi&#8221;, non vogliono chiamare fino in Birmania, sti braccini.<br />
E dire che mi propongono sempre dei piani telefonici interessantissimi in cui le chiamate all&#8217;estero costano poco più di una caramella: potrebbero usarli anche loro, no?</p>
<p> </p>
<p><strong>TELE2: UNA QUESTIONE DI CORNA</strong></p>
<p>C&#8217;è, poi, una questione di corna: Tele2.<br />
Ogni tanto chiamano e chiedono di noi. Sì, perché tecnicamente saremmo loro clienti, nel senso che attivammo il famigerato 1022 secoli fa e ci guardammo bene dall&#8217;usarlo.</p>
<p>Già non usiamo mai il telefono fisso, figuriamoci se ci mettiamo a comporre 4 cifre prima del prefisso per pagare qualche millesimo in meno. Che me ne faccio di un servizio che sconta un prodotto che non consumo mai?</p>
<p>Il problema è che a Tele2 hanno un servizio telemarketing malinconico. Chiamano e dicono cose del tipo &#8220;ecco, non ci usate mai, ingrati!&#8221;.<br />
E in effetti è vero. Ma il loro servizio è senza canone, quindi non gli devo niente. E visto che non consumo niente, che danno gli faccio? Se non mi chiamassero, gli costerei ancora meno.<br />
Cerco sempre di farglielo notare, ma finisce sempre che mi propongono la loro tragica ADSL, di cui sento solo dire male e che si sospetta filtri il traffico P2P: un successone.</p>
<p> </p>
<p><strong>E&#8217; PER TE: UN TAL &#8220;MERCATO&#8221;&#8230;</strong></p>
<p>Il risultato è che ogni volta che squilla il telefono ci prendiamo male. Di fatto regaliamo il canone alla Telecom per non avere nulla di utile in cambio. Però non possiamo fare diversamente.<br />
Non ci penso nemmeno a cambiare operatore di connettività e avere un&#8217;ADSL di altri, perché il rischio che facciano <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Traffic_shaping" target="_blank">traffic shaping</a> penalizzando il P2P è troppo alto e Telecom, almeno finora, si comporta bene, soprattutto con le linee business come la nostra.</p>
<p>In verità un po&#8217; mi spiace non dover/voler usare più il telefono fisso, perché si sono perse alcune vecchie maniere che adoravo, tipo presentarsi, capire con chi avevi a che fare a seconda di come rispondeva, superare le barriere di fratelli/padri/madri per farsi passare una tipa, ecc. Un po&#8217; ci si affeziona ai modi di fare, anche se sono arcaici. Ora chiami un cellulare e sai già chi ti risponde e con buona probabilità lui sa chi sei: cambia tutto.</p>
<p>Ai tempi dell&#8217;Università studiai un libro intitolato &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788877502865/fischer-claude-s/storia-sociale-del.html" target="_blank">Storia sociale del telefono</a>&#8220;, interessantissimo pur essendo scritto in &#8220;accademichese&#8221; con fastidioso autocompiacimento dell&#8217;autore (o del traduttore).<br />
Ecco, se mai ristampassero questo libro, che credo sia ancora nelle bibliografie di un bel po&#8217; di corsi universitari tra Sociologia e Scienze della Comunicazione, dovrebbero aggiungere un capitolo sulla morte del telefono fisso nelle utenze private.<br />
Anche perché scopro che molti amici vivono da anni senza telefono fisso in casa e non ne sentono la mancanza. E sinceramente, a parte la necessità di avere un telefono fisso per avere l&#8217;ADSL di Telecom, non vedrei alcuna ragione di avere un fastidioso telefono sulla scrivania: ho già 2 cellulari che bastano e avanzano.</p>
<p>Non solo, ho dato un&#8217;occhiata al traffico dei miei telefoni cellulari e mi sono accorto che alla fine chiamo quasi esclusivamente altri cellulari. E se chiamo qualche linea fissa è per parlare con il centralino di qualche azienda o tuttalpiù con qualche interno (in media uffici amministrativi in cui pietisco news su mie fatture non pagate), ma negli ultimi 4 mesi non ho chiamato un singolo numero fisso di un privato.</p>
<p>Alla fine forse stiamo tornando a vecchie ansie. Quando nacque commercialmente il telefono, i borghesi dell&#8217;epoca erano spaventati all&#8217;idea che l&#8217;apparecchio telefonico fosse un&#8217;irruzione del mondo esterno nel privato delle loro case. Temevano, insomma, che il Quarto Stato si attaccasse alla cornetta e si manifestasse dietro i paraventi del perbenismo di quegli anni, turbandoli: una versione telefonica di &#8220;Teorema&#8221; (nel senso di Pasolini, non di Ferradini! [che poi il testo lo ha scritto il grande Herbert Pagani]), per capirci.</p>
<p>Ora lo scenario è simile: mi rendo conto che lo squillo del telefono fisso annuncia una sgradita irruzione nel privato delle case. Solo che dall&#8217;altro capo non c&#8217;è il temuto (&#8230;) proletario pronto ad insidiare le signore borghesi, ma il Mercato, desideroso di spennare noi neoproletari a colpi di offerte irrinunciabili.</p>
<p><em>* oh, io questo video lo adoro e da anni sogno di presentarmi alla Mostra della ceramica di Castellamonte e giustiziare gli oggetti di cattivo gusto a colpi di randello</em></p>
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		<title>Teoria e pratica del quadrifoglio</title>
		<link>http://www.suzukimaruti.it/2008/04/24/teoria-e-pratica-del-quadrifoglio/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 15:59:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa foto si possono vedere 2 dei 5 quadrifogli che ho trovato oggi mentre riportavo il cane a casa dopo una visita dal veterinario (niente di grave: erano solo i richiami dei vaccini).
 
Spesso la gente si meraviglia della quantità di quadrifogli che trovo e tira fuori le teorie più disparate:
- versione buonista: ho una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa foto si possono vedere 2 dei 5 quadrifogli che ho trovato oggi mentre riportavo il cane a casa dopo una visita dal veterinario (niente di grave: erano solo i richiami dei vaccini).</p>
<p> <a title="Quadrifogli by suzukimaruti, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/suzukimaruti/2439019702/"><img height="333" alt="Quadrifogli" src="http://farm4.static.flickr.com/3078/2439019702_840f1bfef8.jpg" width="500" /></a></p>
<p>Spesso la gente si meraviglia della quantità di quadrifogli che trovo e tira fuori le teorie più disparate:</p>
<p>- versione buonista: ho una fortuna enorme</p>
<p>- versione &#8220;signora mia&#8221;: non ho una mazza da fare tutto il giorno, &#8217;sti giovani d&#8217;oggi sono tutti drogati, ma ai miei tempi&#8230; (aggiungete voi una frase reazionario/conservatrice che contenga a scelta le parole &#8220;badile&#8221;, &#8220;miniera&#8221;, &#8220;zappa&#8221;, olio di gomito&#8221;, &#8220;capelli corti&#8221;, &#8220;guerra&#8221;, &#8220;treni in orario&#8221;)</p>
<p>- versione astiosa: sono il solito intellettualino di merda che non può esimersi dal notare l&#8217;errore nelle cose (e un trifoglio con più di 3 foglie lo è)</p>
<p>- versione psico-ginnica: trovo tanti quadrifogli perché ho la brutta abitudine di guardare sempre in basso, non si sa se per causa della cervicale rovinata da anni di blogging o per implicita timidezza</p>
<p>- versione di una mia compagna di università che mi invitò secoli fa a studiare con lei alla biblioteca/parco di Rivoli e fu ignorata dal sottoscritto che le preferiva i tanti quadrifogli ivi presenti: frocio!</p>
<p>La realtà è che trovare i quadrifogli non è una questione di fortuna. Chi non trova i quadrifogli è perché non li cerca. Lo dico per davvero: talvolta convinco chi mi accompagna a dare un&#8217;occhiata ai mucchi di trifogli e invariabilmente finisce che un paio di quadrifogli li trova, per quanto miope/sfigato/a si senta.</p>
<p>Il che può sembrare banale ma è anche indicativo di un&#8217;altra banalità sana che ogni tanto è utile ripetersi.<br />
Cioè, la &#8220;fortuna&#8221; (sempre se vogliamo essere così vittime della sovrastruttura da pensare che i quadrifogli portino realmente fortuna) non ci capita, ma ce la cerchiamo, procuriamo, creiamo.<br />
Suona ateo e anticristiano (e presto fuorilegge)? Who cares?</p>
<p>Trovare quadrifogli è un antidoto al senso di impotenza che questi tempi berlusconiani (e non solo) cercano di trasmetterci. E se si rischia (?) di passare per gay (altra cosa presto sconsigliata per legge, temo), who cares again?</p>
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		<title>L’opportunità del male – riflessioni postelettorali stranamente serene</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 00:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi miei]]></category>
		<category><![CDATA[Inquietudini]]></category>
		<category><![CDATA[Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Serve un bilancio elettorale, visti i risultati più che eloquenti?
Credo di sì. Credo anche serva farlo da lucidi. E per una volta lo sono, perché la portata del successo del progetto berlusconiano, nell’anno in cui si presenta più “brutto”, più privo d’idee e più incattivito, invita ad una riflessione in prospettiva che va ben al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Serve un bilancio elettorale, visti i risultati più che eloquenti?</p>
<p>Credo di sì. Credo anche serva farlo da lucidi. E per una volta lo sono, perché la portata del successo del progetto berlusconiano, nell’anno in cui si presenta più “brutto”, più privo d’idee e più incattivito, invita ad una riflessione in prospettiva che va ben al di là del mero risultato elettorale.</p>
<p>Il post è lunghetto, ma credevo peggio. Ed è un po&#8217; più ragionevole del solito. Forse per una volta potreste provare a leggerlo tutto.</p>
<p><span id="more-754"></span></p>
<p>Se facciamo due somme, tenendo conto che scrivo questo a spoglio in corso e con dati provvisori, il risultato reale è che in quella penisola che si chiama Italia nel 2008 i partiti che costituivano la vecchia CDL prendono il 56-57% dei voti. Tantissimi. Un record nella storia italiana.</p>
<p>Attenzione, non è una svolta a destra di un paese che sceglie i Tories britannici o De Gaulle. Questi sono voti ad una destra fatta prevalentemente di estremisti xenofobi  &#8211; con un partito come la Lega che in pratica prende un quinto dei voti al Nord: il 20% – ad un progetto peronista di un imprenditore estraneo alla democrazia e ad un complesso di clientele e arcaismi familisti al Sud.</p>
<p>Se pensiamo che la “parte migliore” del vecchio centrodestra, presentatasi inutilmente da sola, è l’UDC, cioè il partito di Cuffaro e in generale del malaffare e della contiguità tra politica e crimine organizzato, forse abbiamo la misura del voto dato dal 56-57% degli italiani.<br />
Paura, eh?<br />
Cioè, quasi 6 italiani su 10 hanno votato in massa per questa cosa qui, non per una “destra economica” o per una destra del rigore, un partito conservatore, uno liberale, ecc. È una bella responsabilità.<br />
Già, la responsabilità. Per dirla con i Nine Inch Nails, attualmente l’unico riferimento politico a cui mi sento di appellarmi, “you’re going to get what you deserve”. L’Italia ha scelto quella cosa lì. E l’hanno scelta in tanti, perché pure quelli che hanno votato UDC o La Destra parteggiano per quel complesso di valori rappresentato dal PDL, pur non concorrendone alla vittoria.</p>
<p> </p>
<p><strong>NON STUPIDI, DISPERATI </strong></p>
<p>Trovo offensivo per gli italiani che si dica che, visto il voto, la gente “è stupida”. È una classica consolazione da centrosinistra: non ci hanno capiti, si fanno abbindolare, poverini.</p>
<p>Poverini una mazza. Sono 14 anni che Berlusconi e i valori che esprime stanno sul campo politico. Non regge più la scusa dei sempliciotti abbindolati dall’uomo con 6 televisioni. Sì, forse qualche nonnina, ma non nascondiamoci dietro questo.</p>
<p>Ammettiamolo: il 56-57% degli italiani sposa scientemente e in modo responsabile il progetto politico e i valori umani e culturali espressi dal berlusconismo in alcune o tutte le sue forme (quella nordista, quella sudista, quella antifiscale, quella clericale, quella non democratica).</p>
<p>Suona tremendo, vero? Suona incredibile, punk, oltraggioso? Ma è la verità. E francamente sono stufo di tecnicismi, di fughe nell’autocommiserazione, ecc.<br />
Signori, capiamolo: alla stragrande maggioranza degli italiani Berlusconi piace, gli piacciono i suoi valori e vuole essere guidata da lui!</p>
<p>E lo sanno benissimo che non è adatto, che è una brutta persona e che si circonda di incapaci e di loschi figuri. Lo sanno perfettamente.<br />
E lo votano *per quello*.  </p>
<p>Votano Berlusconi perché sono disperati. Nel vero senso della parola. Non hanno speranza.<br />
Cioè non sperano più in una risoluzione “di sistema” dei problemi, in un passo avanti collettivo. Non credono, insomma  (direi anche con alcune ragioni), in una prospettiva di giustizia, fosse anche minima.</p>
<p>Sanno benissimo, gli italiani, che Berlusconi fa esclusivamente i fatti suoi (e tra l’altro tra un po’ li avrà fatti tutti, cosa gli manca ancora?) e insegue in seconda battuta un sogno delirante di gloria personale.<br />
Lo sanno benissimo e conoscono perfettamente il suo valore morale.<br />
È per quello che tutti a parole dicono di non amare Berlusconi ma poi all’atto pratico lo votano eccome.</p>
<p>Il fatto è che nella disperazione un capo disastroso e pronto a tutto può essere un’opportunità, perfino se ti disgusta. Cioè, se non c’è più speranza, se non credi nella giustizia, un potente gradasso è quello che fa per te.</p>
<p>Perché, in uno scenario senza speranza, gli interessi del potente gradasso di turno possono essere in parte anche i tuoi.</p>
<p>Perché non esiste potente vanitoso e gradasso senza corte, senza sotto-corte e senza sguatteri. E fare lo sguattero di questi tempi pare sia un privilegio, nel paese che ha inventato la figura dell’usciere.</p>
<p>Perché se non c’è giustizia tanto vale tifare per la banda del più forte. Male non fa. Al massimo non cambia nulla.</p>
<p>Perché se tu disperato senti la necessità di una scossa sceglierai sempre la scossa più forte, quella che dà risultati più disastrosi, ma che come tutti i disastri cela grandi opportunità per pochi.</p>
<p> </p>
<p><strong>LA PELLE (L&#8217;ORRORE, L&#8217;ORRORE!)</strong></p>
<p>In questi giorni ho smesso di leggere di politica, ho accantonato i giornali, i libri, gli studi. E ho ripreso in mano quello che credo sia – in tutta la sua intima mostruosità e la sua sostanziale ipertrofia – il libro più politico e più veritiero, pur essendo artefatto al 90%, sull’Italia di sempre: <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804496151/malaparte-curzio/pelle.html" target="_blank">“La pelle” di Curzio Malaparte</a>.</p>
<p>Un consiglio: rileggetelo. Perché racconta la disperazione.<br />
La disperazione che si trasforma in cosciente furbizia, in una ricerca delle opportunità che – tramontato il senso di giustizia – coincide perfettamente con il fatalismo.</p>
<p>E il ritratto atroce di quella Napoli affamata del dopoguerra, derelitta, cattiva, spogliata, che mangia i rifiuti (sic), vende e trasfigura le proprie figlie e si fa serva schifosa indistintamente di tutto ciò che ha i crismi del potere è la fotografia perfetta dell’Italia di oggi.</p>
<p>No, non sto dicendo che l’Italia è schifosa come la Napoli affamata di Malaparte perché ha votato per Berlusconi.<br />
Sto dicendo esattamente il contrario: è un’Italia misera, disperata, spaventata e a corto di fiato quella che come ultimo atto di disperazione vota per il male maggiore, sperando di farne parte.<br />
L’opportunità del male.</p>
<p> </p>
<p><strong>GRATIS, PER PAURA E OPPORTUNISMO</strong></p>
<p>Mi è già capitato di scriverlo, ma il voto a quella cosa lì di Berlusconi (non riesco a chiamarla “destra”, perché è tutt’altro) è davvero un voto punk, nella sua etica “no future”.</p>
<p>Lo sanno benissimo gli italiani che il sistema ingiusto in cui vivono non potrà che diventare ancora più ingiusto, con Berlusconi e le sue masnade. Cioè, non equivochiamo. Gli italiani lo sanno già che Berlusconi fa schifo come persona ed è pessimo a governare. Ma sanno che con Berlusconi una minoranza più coraggiosa e spregiudicata può trovarsi dalla parte di coloro che beneficiano della situazione.</p>
<p>No, questa volta nemmeno Berlusconi è riuscito a vendere l’idea di miracolo. E gli italiani – che sono ufficialmente dei disperatissimi furbi – non hanno certo votato l’uomo dei sogni del 94, del 2001 e del 2006, perché sanno benissimo che non lo è.</p>
<p>E non pensiamo che la quota di coloro che hanno votato Berlusconi per clientele e maneggiamenti sia così ampia. Sì, in certe zone d’Italia è un problema endemico, ci mancherebbe, e il voto di scambio clientelare continua a prevalere nel centrodestra, ma la realtà è che stavolta la gente in gran parte ha votato Berlusconi gratis.</p>
<p>Non siamo così ingenui da credere che siano bastati i gadget promessi dal nano malefico per raccogliere consensi.<br />
Sì, una parte di disperati si vende per pagare 80 euro l’anno in meno di bollo o un paio di centinaia di euro in meno di ICI, perché non si chiede come faccia lo Stato a fargli quei graditi regalini. Perché non sa che li paga altrove e con gli interessi.</p>
<p>La situazione è altra. Non lo fanno per elemosina. Non lo fanno per clientela. Lo fanno per un maligno senso di paura, che dà risultati esattamente contrari a quelli studiati da Hobbes. La paura diventa antisociale, familista, personalista. Senza nemmeno più le certezze delle vecchie e sane (…) clientele di una volta.</p>
<p> </p>
<p><strong>UN PROBLEMA DI SCALA: LA TEORIA DELLO TSUNAMI</strong></p>
<p>È per questo che sono stranamente tranquillo nel giorno della massima espansione elettorale della destra in Italia.<br />
Perché mi rendo conto che l’episodio elettorale resta tale.</p>
<p>Il danno è nella società, nell’insicurezza delle persone, nella cattiveria di chi sente di non avere più speranze.<br />
E questo non è un dato politico contingente: è un problema più “lungo”, che viene da lontano e non finisce domani (anzi…).</p>
<p>Certo, recentemente ha avuto le sue esplosioni fenotipiche (la monnezza, un Governo Prodi perennemente in bilico e contestato dai suoi stessi ministri, il potere d’acquisto che cala, ecc.), ma basta riflettere per qualche secondo per capire che c’è un problema di valutazione di scala.<br />
Vista così da vicino l’Italia può solo generare rabbia, sconforto e paura (i sentimenti prevalenti di oggi) e voti conseguenti.</p>
<p>Mi sono convinto che la scala dei problemi italiani (ma vorrei usare una parola meno negativa, tipo “issues”) sia altra.<br />
Va visto tutto da più lontano, nello spazio e nel tempo. Perché altrimenti non si spiega e non si risolve nulla. Che poi è quello che accade da tempo.</p>
<p>Insomma, Berlusconi al potere, il più brutto e cattivo di sempre, non è che una delle manifestazioni di un problema più ampio, più vecchio, più profondo. E non ne è la soluzione, semmai una minima aggravante.</p>
<p>Accettiamo questo: in sostanza Berlusconi è un fenomeno irrilevante rispetto alla portata del problema-Italia, che è infinitamente più ampio. Berlusconi non è che una cacca in uno tsunami. Vogliamo iniziare a preoccuparci dell’onda?</p>
<p> </p>
<p><strong>I DIRITTI, PERO’…</strong></p>
<p>Quel che mi spaventa di più (pur essendo un residente nel nord produttivo, lavoratore creativo in proprio e pagante un sacco di tasse, che quindi beneficerà sicuramente delle regalie berlusconiane) è ciò che accadrà dal punto di vista dei diritti.</p>
<p>Parlo dei diritti della persona. Perché su questo risultato la Chiesa profitterà mostruosamente. Ma ho un po’ di speranze.</p>
<p>Credo che buona parte di quel 56-57% di italiani che hanno votato per Berlusconi non sia molto convinta a far entrare i vescovi in camera da letto.</p>
<p>È disposta a tutto, ma non a rinunciare a quel pezzo di vita. Proprio come ne “<a href="http://www.anobii.com/books/La_pelle/9788804342861/01b36ad71de6d18947/" target="_blank">La pelle</a>” (questo link porta alla sua pagina su Anobii): nella miseria totale l’unica forma di attaccamento alla vita è il sesso, forse l’amore (disperato, alla Nada). Di ogni tipo.</p>
<p>Sarà per quello che mentre scrivo la parola d’ordine su Twitter, condivisa da molti, è sostanzialmente “scopiamo per reagire”. È una reazione umana che trovo bellissima, perfino nel suo eccesso verbale. </p>
<p> </p>
<p><strong>PESSIMI BUONI PROPOSITI</strong></p>
<p>In ultimo, qualche rapida riflessione sul “che fare?”.</p>
<p>Capitolo difficile. Non ho consigli da dare e francamente non credo di essere legittimato a farlo.</p>
<p>Posso dirvi cosa conto di fare io, avvertendovi che ragiono da una posizione di relativo privilegio (lavoro in proprio nel ricco nord produttivo, guadagno abbastanza bene, posso disporre liberamente del mio tempo e non devo rendere conto a nessuno delle mie azioni) e che ognuno fa storia a sé.</p>
<p>Una parte riguarda direttamente me. Le sconfitte fanno crescere, perfino se prese a raffica (ricordo a tutti che tifo per il Toro). Non amo il rito comunista dell’autocritica, preferisco riflessioni più pratiche e costruttive e detesto chi si piange addosso.</p>
<p>Un’Italia così mi disgusta, certo. Forse dovrei essere più compassionevole, ma vengo da un’altra cultura.</p>
<p>Posso solo prendere un impegno serio, che è migliorare me stesso. Tra l’altro c’è molto da fare. Credo laicamente alla teoria per cui i miglioramenti interiori portino benefici a ciò che hai intorno.</p>
<p>Credo anche che la gente che andrà al potere nei prossimi giorni sia pericolosa per i valori a cui tengo.<br />
Parlo di valori veri, quelli che ti permettono di distinguere tra il bene e il male. E sono valori su cui non sono disposto a cedere, ma nemmeno a trattare.</p>
<p>Possono riscrivere i libri di storia, ma non riscriveranno la storia, possono santificare i mafiosi ma non renderanno appetibile l’ingiustizia a chi la subisce.</p>
<p>Ci sono cose non negoziabili. Ma non lo capiscono. E su questo, su queste vendette idiote e di bassa lega, genereranno tanta negatività che compatterà i loro avversari. Sono stupidi, certi berlusconiani: state pur certi che non mancheranno di farlo.</p>
<p>So per certo che in un’Italia sempre più “a misura di portafoglio” la difesa dei valori e degli stili di vita passa attraverso il denaro: vivere come si vuole è un lusso e lo sarà sempre di più.</p>
<p>E’ per questo che il mio pensiero costruttivo è quanto più di sanamente individualista e libertario si possa concepire e forse scandalizzerà qualcuno.</p>
<p>Per difendere la mia vita, la vita come la voglio io nella sua irrazionalità e irrequietezza (ed è una vita che mi piace e che voglio migliorare sempre di più e di cui non intendo rendere conto a nessuno), ma anche nei suoi valori che reputo buoni, credo che dovrò cercare di arricchirmi il più possibile.</p>
<p>Prima di gridare allo scandalo, rifletteteci.<br />
Perché i soldi ti pagano la libertà, in questa Italia.<br />
Ti pagano il diritto di abortire o anche solo di prendere la pillola del giorno dopo (basta pagarsi un viaggio in Francia), ti pagano il diritto all’eutanasia e ad una morte dignitosa, ti pagano una vita insieme se sei una coppia di fatto, ti pagano la libertà sessuale, la libera informazione, un’educazione laica e libera, una televisione non di regime, la libertà di assumere le sostanze che vuoi, un ambiente migliore, ecc.</p>
<p>Questo non vuol dire che smetterò anche per un solo centesimo di secondo di lottare affinché questo spetti di diritto a tutti, anche a chi non ne capisce l’importanza.</p>
<p>Ma a quasi 34 anni, dopo esattamente 20 anni di militanza ininterrotta e faticosa, credo che sia giusto ricordarmi che negli spazi tra una lotta e l’altra dovrei vivere.</p>
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		<title>Bilancino (non equivocate)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 03:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bilancio dell&#8217;ennesima giornata a Milano (città in cui vado per lavoro, solo per lavoro, cioè per soldi, scusate la brutalità ma devo ripetermelo ogni volta che sono in coda a Pero).
- Scopro, incontrando un ex collega, che il 90% dei miei compagni di lavoro ai tempi della New Economy ha fatto strada. Il che conferma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bilancio dell&#8217;ennesima giornata a Milano (città in cui vado per lavoro, solo per lavoro, cioè per soldi, scusate la brutalità ma devo ripetermelo ogni volta che sono in coda a Pero).</p>
<p>- Scopro, incontrando un ex collega, che il 90% dei miei compagni di lavoro ai tempi della New Economy ha fatto strada. Il che conferma la mia teoria per cui dietro quegli anni di stipendi ipertrofici, iperlavoro, fiorire di gergo marketing orribile e attitudine generalizzata al cazzeggio un po&#8217; di sostanza ci fosse. Certo, c&#8217;è sempre un 10% che non ha combinato nulla, ma erano i più cravattati e aziendalisti, i peggiori.</p>
<p> </p>
<p>-Incontro finalmente in una riunione piuttosto affollata un tecnico con cui mi parlo periodicamente al telefono da ormai 5 anni. Tecnico che non ho mai visto dal vivo. Ecco, non so voi ma io ho la brutta abitudine di dare un volto alle voci. Cioè se mi telefonate e non vi ho mai visto in faccia, non c&#8217;è problema: vi do una faccia immaginaria io basandomi sulla vostra voce. E non chiedetemi in base a quali parametri una faccia corrisponda ad una voce, perché non lo so.</p>
<p>Il tecnico con cui mi telefono da 5 anni per quanto mi riguarda avrebbe dovuto avere la faccia di <a href="http://www2.raisport.rai.it/news/sport/nazionale/200106/09/3b209fca05675/trapattoni.jpg" target="_blank">Trapattoni da giovane</a>. Ci avrei messo le mani sul fuoco. Quindi immaginatevi la mia sorpresa a vedermi di fronte il sosia del cantante dei Simply Red da giovane, con tanto di capello svolazzante. Sono sconvolto ancora adesso.</p>
<p> </p>
<p>- Sfuggito dalla riunione con i Simply Red, passo da un altro cliente per lavorare un paio d&#8217;ore. Mi prestano asilo nel loro ufficio, così gli sistemo un testo per un mega-committente, che gli è stato rispedito indietro con motivazioni tipo &#8220;non spicca il volo&#8221;. Il committente-poeta è la peggiore specie che c&#8217;è in circolazione, per chi fa il mestiere di scrivere: è capace di bocciarti centinaia di pagine sudatissime e motivarlo con un &#8220;il testo mi metteva a disagio&#8221; e tu giù a riscrivere, ovviamente a vuoto.</p>
<p>Mentre elencavo con perizia tutte le madonne del Nuovo Testamento una mia improvvisata e transitoria compagna di scrivania mi ha detto &#8220;tranquillo, questo è l&#8217;angolo ateo dell&#8217;ufficio&#8221; (e contemporaneamente altri 2 suoi colleghi hanno annuito compiaciuti). Mi ha anche indicato l&#8217;angolo cattolico dell&#8217;ufficio, a cui ho rivolto un &#8220;hissssss&#8221; tipo l&#8217;Esorcista.</p>
<p> </p>
<p>- Finito di far spiccare il volo al testo, mi accorgo che sono le 19 e 20. E sono a Milano. E alle 21 mi inizia la trasmissione in radio a Torino, contando che prima devo passare a prendere il buon <a href="http://www.giorgiovalletta.com" target="_blank">Valletta </a>al suo antro di vinile in pieno centro. E&#8217; una sfida contro il tempo e contro le leggi della fisica, ma considero un buon risultato essere arrivato in radio alle 21 e 15. Non chiedetemi come.</p>
<p> </p>
<p>- Poi trasmetto 3 ore. Sono in palese debito di zuccheri, ma c&#8217;è un sacco di gente che ascolta in streaming e tiro fuori energie nascoste non so bene dove. Poi un bel giorno si esauriscono e si ride, ma fin quando ci sono ben vengano.</p>
<p>Finita la trasmissione &#8211; che, contrariamente alla normale radio notturna che si fa un po&#8217; in solitaria e in penombra, nel caso dello streaming diventa una mega sessione super-social &#8211; scatta il momento triste.</p>
<p>Come ogni mercoledì sera mi ritrovo a cenare rigorosamente solo a tarda ora, in un locale. Non che sia un dramma, anzi è da quando sono adolescente che viaggio da solo perché patisco il prossimo (il che tra l&#8217;altro manda completamente in palla i bagnini riccionesi, che arrivano al punto di mandarti delle tipe all&#8217;ombrellone, se ti vedono da solo, oppure passano ogni 5 minuti a chiederti se stai bene).</p>
<p>Il bello del mangiare da solo è che puoi dedicarti allo sport preferito da tutti i flaneur (al di là del pensare ai casi propri e amareggiarsi ancora di più): farsi gli affari altrui.</p>
<p>Stasera, peraltro, il boccone era ghiotto. Esattamente di fronte a me un tavolo con una coppia al primo appuntamento. Gente che si dev&#8217;essere conosciuta via chat. E lui ha sgarrato con la foto, tipo che gliene ha mandata una di George Clooney pur non appartenendo nemmeno alla stessa specie dell&#8217;amico George.</p>
<p>Lo sguardo di lei ha gridato &#8220;aiuto&#8221; per tutta la durata dell&#8217;appuntamento, cioè 40 tragici minuti, metà dei quali passati dalla poverina in bagno a prendere fantozzianamente tempo, mentre lui faceva ossessivamente la prova-alito.</p>
<p>Ho passato 40 minuti in imbarazzo per loro. Poi se ne sono andati, con lei in testa con inalberato un cartello tipo guida turistica con su scritto &#8220;non ce n&#8217;è&#8221;, casomai non lo avessimo capito. Ma i suoi occhi erano più eloquenti di un qualsiasi atto notarile.</p>
<p> </p>
<p>- recuperate un po&#8217; di proteine sono rientrato a casa, quatto quatto, per non svegliare nessuno. Ho preso l&#8217;immancabile musata del cane sulle palle (non sbaglia mai mira, nemmeno al buio) e mi sono posto il classico problema del mercoledì notte: farsi calare l&#8217;adrenalina che il trasmettere in radio rigorosamente fa salire.<br />
Normalmente uso tecniche da quattro soldi, tipo che l&#8217;altra sera ho fatto 40 flessioni e poi ho finito di leggere un libro. Ma stasera avevo da lavorare, quindi essere su di giri è perfino un vantaggio.</p>
<p>Accade, quindi, che mi metto nell&#8217;angolo ateo del mio studio (gli altri 3 sono un angolo agnostico, uno mangiapreti e uno scettico) e mi metto a cercare di far spiccare il volo ad altri testi.</p>
<p>Però mi è rimasta un po&#8217; di energia per cui ho avuto pietà del mio blog e ho bloggato.</p>
<p>Già, il blog. Sto bloggando sempre meno. E non è colpa di BlogBabel, visto che dirado i post già da prima, quando la classifica e tutti gli annessi e i connessi non mancavano.</p>
<p>E&#8217; che io credo che nella vita si vada a fasi. E capita che ti disamori di una cosa e ti innamori di un&#8217;altra. Poi magari ti passa.<br />
Vivo bene con la mia irrequietezza, che a volte spaventa le persone. Ma il blog non si fa spaventare. Mal che vada non bloggo più tanto, che male c&#8217;è?</p>
<p>D&#8217;altronde si sa che chi si abbandona alla routine muore lentamente, come diceva Martha Medeiros (e no,<a href="http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/crisi-governo-2/poesia-neruda-no/poesia-neruda-no.html" target="_blank"> non è una poesia di Neruda</a>; e sì, è quella citata da Mastella il giorno che ha fatto cadere il Governo Prodi; e sì, è una bella poesia lo stesso). E ci vuole il fegato di rovesciare il tavolo e non condannarsi al fare qualcosa che non ti piace.</p>
<p>Un coraggio che non mi è mai mancato, visto che in quasi 34 anni di età non ho fatto altro che cambiare, cambiare, cambiare, cambiare.<br />
Figuriamoci se mi manca per 4 bit in croce. Non ho tanta voglia di bloggare? Non bloggo. Se diventa una routine, un timbrare il cartellino, il tavolo è già gambe all&#8217;aria. </p>
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		<title>La Vénus d&#8217;argent du radiateur</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 22:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi miei]]></category>
		<category><![CDATA[Inquietudini]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La tv francese negli anni Settanta doveva essere qualcosa di straordinario, non so se nel bene o nel male.
Fatto sta che nel 1971 hanno prodotto un mega-special su Serge Gainsbourg, di quelli a metà tra fiction e one-man-show, coi video fatti in studio, ecc.. Sì, da noi li fanno fare a gente del calibro di Panariello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tv francese negli anni Settanta doveva essere qualcosa di straordinario, non so se nel bene o nel male.</p>
<p>Fatto sta che nel 1971 hanno prodotto un mega-special su Serge Gainsbourg, di quelli a metà tra fiction e one-man-show, coi video fatti in studio, ecc.. Sì, da noi li fanno fare a gente del calibro di Panariello e Celentano, lo so.</p>
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<div class="wpv_download"><a target="_blank" href="http://downthisvideo.com/?url=http://www.youtube.com/watch?v=FVm-Fw-DtJU">Download!</a></div>
</div>
<p>Il risultato è contemporaneamente &#8211; ecco perché Gainsbourg è divino nei suoi ossimori - sublime e terribile e lo dimostra il video di &#8220;Melody&#8221;, che riesce contemporaneamente ad essere:</p>
<p>- una delle mie 10 canzoni da isola deserta, anche se tecnicamente non è che il porcone canti (e <a href="http://www.suzukimaruti.it/2005/11/08/aguzzate-ludito/" target="_blank">visto che l&#8217;hanno coverizzata lasciandola praticamente immutata</a>, credo lo sia anche di Beck e di David Holmes)</p>
<p>- una poesia futurista sull&#8217;automobile che Marinetti se la sogna</p>
<p>- la migliore pubblicità possibile per la Rolls-Royce; fossi stato il loro capo marketing all&#8217;epoca, avrei venduto l&#8217;anima di tutto il reparto per far scrivere del mio logo:</p>
<p><em>Prince des ténèbres, archange maudit,<br />
Amazone modern&#8217; style que le sculpteur,<br />
En anglais, surnomma Spirit of Ecstasy</em></p>
<p>- una cosa di pessimo gusto (cioè, davvero, lei che fa l&#8217;angelo della Rolls è TROPPO)</p>
<p>- una cosa meravigliosa (cioè, davvero, lei che fa l&#8217;angelo della Rolls è TROPPO)</p>
<p>- una cosa davvero romantica (e se non vi sembra romantica la storia di un ubriaco che mette sotto con la sua Rolls una ciclista e da lì nasce una liason, significa che non credete all&#8217;amore per caso; tanto vale trasferirsi in India e combinare un matrimonio o comprarsi una moglie filippina per posta)</p>
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		<title>We who are not as others*</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 21:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquietudini]]></category>
		<category><![CDATA[Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sì sì, parlate pure male del partito-monolite e del partito-chioccia. Parlate pure male del centralismo democratico, dei comitati centrali, della seriosità filosovietica.
Poi però vi beccate questo.

WPvideo 1.10


Download!

E già me lo vedo Giancarlo Pajetta che si rigira nella tomba gridando &#8220;Ve l&#8217;avevo detto io!&#8221;.
Ai tempi del PCI un&#8217;operazione simile sarebbe finita con un bel processone politico, una lettera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì sì, parlate pure male del partito-monolite e del partito-chioccia. Parlate pure male del centralismo democratico, dei comitati centrali, della seriosità filosovietica.</p>
<p>Poi però vi beccate questo.</p>
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</div>
<p>E già me lo vedo Giancarlo Pajetta che si rigira nella tomba gridando &#8220;Ve l&#8217;avevo detto io!&#8221;.</p>
<p>Ai tempi del PCI un&#8217;operazione simile sarebbe finita con un bel processone politico, una lettera indignata ai &#8220;compagni della federazione di Milano&#8221;, un sano commissariamento della suddetta e una polemica culturale contro i giovani su Rinascita. E niente viaggio in delegazione sull&#8217;Oder per i colpevoli di tale affronto.<br />
Per certe cose era meglio quando <strike>c&#8217;erano gli Squallor</strike> c&#8217;era il PCI.</p>
<p>Poi se proprio dobbiamo entrare nel merito del video, altro che Pajetta.</p>
<p>Passi l&#8217;operazione &#8220;simpatia&#8221;, ma almeno evitate che il testo del brano faccia cagare, con passaggi tipo &#8220;per l&#8217;Italia che ancor s&#8217;innamora&#8221;, al cui confronto l&#8217;inno di Forza Italia è un pezzo del De Andrè più criptico.<br />
E magari evitate tutte quelle facce da fighetto milanese nel video (ma questo è un problema mio, lo so).</p>
<p>Mi va benissimo che facciamo gli anticonformisti e i simpatici, visto che per anni abbiamo ascoltato i peggiori dischi di Fossati all&#8217;indietro perché non li ritenevamo abbastanza tristi e noiosi per il nostro umore umano e politico, ma se iniziamo a comportarci da berlusconiani (il berlusconismo non è essere di destra, ma è quel misto di facce da pubblicità progresso anni Ottanta, i sorrisi finto-simpatici, il testo volutamente cazzone, l&#8217;abuso cialtrone della parola &#8220;amore&#8221;, ecc.) allora mi agito.</p>
<p>Ma dev&#8217;essere proprio capitato qualcosa di brutto a sinistra e il declino estetico era nell&#8217;aria. Mi ero, infatti, già spaventato guardando l&#8217;ultimo spot della Coop, che anni fa si faceva dirigere le pubblicità da Woody Allen e ora si presenta al pubblico con un&#8217;orrida cover di &#8220;Si può dare di più&#8221; e un video che sembra quello di &#8220;Amico è&#8221; di Dario Baldan Bembo.</p>
<div class="wpv_videoc">
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</div>
<p>Eppure non è che a sinistra manchino i creativi, i musicisti, i fresconi. Invece no, si è fatto tutto in casa. E non c&#8217;è niente di più triste di gente vecchia mentalmente che cerca di sembrare ggggiovane. Un po&#8217; come quando i tuoi genitori cercano di emulare il gergo giovanile e fanno una pena pazzesca.</p>
<p>Ci sono diversi infiniti di differenza tra l&#8217;essere più informali e funky e il fare i trenini in crociera cantanto &#8220;L&#8217;unico frutto dell&#8217;amor è la banana&#8221;.</p>
<p>Cazzo, mi va bene tutto. Trangugio per amor di patria perfino la Binetti e Bobba candidati nel PD, ma mi sono sempre cullato nell&#8217;illusione che tra &#8220;noi&#8221; e &#8220;loro&#8221; c&#8217;è sempre stata una marcatissima ed insanabile frattura estetica: loro sono di cattivo gusto, anzi loro sono IL cattivo gusto e noi no.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;ultimo paletto &#8220;polare&#8221; che mi resta. Se salta pure quello, siamo finiti.</p>
<p> </p>
<p>* Il titolo è preso da un pezzo da &#8220;Two Pages&#8221; dei 4 Hero di cui non ho voglia di caricare l&#8217;mp3. Se proprio vi punge vaghezza di ascoltarlo, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3KD_LgYsILI" target="_blank">qui trovate il remix dei Jazzanova</a> (che peraltro lo rende più accessibile).</p>
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		<title>Hanno la faccia come Katia Noventa &#8211; parte 3 &#8211; AKA Fiamma contro fiamma</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 19:33:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquietudini]]></category>
		<category><![CDATA[Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Vabbè, il PDL candida Giuseppe Ciarrapico, che riesce contemporaneamente ad essere un vecchio squalo della politica italiana, con una fedina penale &#8220;lunga così&#8221;, ex  ultrà democristiano andreottiano, ai ferri corti con gran parte del centrodestra del Lazio, tanto che gente tipo Tajani ha un bel po&#8217; di querele a suo danno e Fini gli alzerebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vabbè, il PDL candida Giuseppe Ciarrapico, che riesce contemporaneamente ad essere un vecchio squalo della politica italiana, con una fedina penale &#8220;lunga così&#8221;, ex  ultrà democristiano andreottiano, ai ferri corti con gran parte del centrodestra del Lazio, tanto che gente tipo Tajani ha un bel po&#8217; di querele a suo danno e Fini gli alzerebbe le mani, se non fosse troppo impegnato a ripulire le cucine ad Arcore.<br />
E, alle soglie degli ottant&#8217;anni, è un perfetto rappresentante della Prima Repubblica, quella dei traffici all&#8217;ombra dello scudo crociato, molto <em>unopuntozero</em>.</p>
<p>Ah, sì, è pure dichiaratamente fascista, ma francamente è il meno.<br />
Ha ragione Veltroni a dire che tra tutti gli schifi possibili, il suo essere nostalgico della dittatura, dell&#8217;olio di ricino e delle violenze arbitrarie di stato in fondo in fondo è il meno, rispetto a tutto il resto. E impallidisce di fronte alle motivazioni grette e utilitaristiche per cui è stato candidato in persona da Berlusconi.</p>
<p>Insomma, un vecchio nostalgico impresentabile e rozzo non fa certo paura, a modo suo è disgustosamente folkloristico, come un frate favarone.<br />
Spaventano molto di più il pensiero e la cultura politica e umana di chi lo ha candidato. E poi si lamentano che in queste elezioni l&#8217;astensionismo di destra è alle stelle&#8230;</p>
<p>C&#8217;è qualcuno, però, a cui la natura fascista di Ciarrapico e la sua nostalgia per il regime di Mussolini ha dato più fastidio di altri: <a href="http://www.fiammanirenstein.com/" target="_blank">Fiamma Nirenstein</a>.</p>
<p>Per chi non la conosce, Fiamma Nirenstein è una giornalista (prima a La Stampa, poi a Il Giornale) che da anni racconta i fatti che avvengono in Medio Oriente con una caratteristica distintiva: è, unica in Italia, ciecamente a supporto delle politiche più aggressive e coloniali di Israele, incluse quelle indifendibili. Insomma, un vero &#8220;falco&#8221; filocolonialista del genere &#8220;facciamoli fuori tutti, noi siamo il popolo eletto&#8221;, anche se non lo ammetterà mai (la sua via di fuga preferita è mettersi a parlare dell&#8217;Iran accusando il prossimo, come se chi critica Israele fosse automaticamente un filo-iraniano: e i tanti come me a cui stanno sull&#8217;anima entrambi i paesi a causa della loro pazza e arrogante politica guerresca?).</p>
<p>Curiosamente, Fiamma Nirenstein è candidata nel PDL alle imminenti elezioni politiche. E, invece di congratularsi con il suo capo Berlusconi per la candidatura di un altro fascista, si ricorda di essere ebrea e dichiara ai quattro venti &#8220;Io sono incompatibile con uno come Ciarrapico&#8221;.</p>
<p>Ok, facciamo finta di non avere letto per lustri i suoi articoli goduti sui blindati che distruggono le case alle vecchiette nella Striscia di Gaza o di non aver visto il suo documentario in cui i coloni israeliani costretti ad andarsene da Gaza sembravano passare per vittime. Visto che queste sono le elezioni della sfida all&#8217;inglese, prendiamola sul serio.</p>
<p>Bene, la signora Nirenstein dichiara di essere incompatibile, in quanto ebrea, con la candidatura di un palese fascista come Ciarrapico. Giusto, ci sta. Ebrei e fascisti non sono compatibili, teoricamente. Concordo.</p>
<p>Tuttavia, Ciarrapico &#8211; uno che è fascista da una vita, non uno che si è scoperto fascista oggi e se la cava con una smentita &#8211; è saldamente candidato nel PDL e non c&#8217;è modo di schiodarlo da lì. Sì, lo so che è una vergogna ma tant&#8217;è.</p>
<p>Quindi, visto che l&#8217;incompatibilità c&#8217;è e il fascistone Ciarrapico resta nelle liste del PDL, cosa aspetta Fiamma Nirenstein ad andarsene e a non candidarsi? Tra l&#8217;altro a parte una dichiarazioncina non si hanno più tracce di Fiamma. Che fa? Non protesta? Subisce in silenzio? </p>
<p>Quanto pesano i valori e l&#8217;identità di Fiamma Nirenstein, visto che non perde occasione per sbandierarli in ogni articolo, in ogni libro o in ogni sua performance televisiva?<br />
Pesano più o meno di un seggio sicuro in Parlamento?</p>
<p>Ecco un modo rapidissimo per capire la serietà di una persona e di un candidato: se non se ne va, sappiamo con chi abbiamo a che fare.</p>
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		<title>Ciarrapico? Fascista? Ma di che vi lamentate? Noi lo amiamo!</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 19:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sbagliate a prendervela con Ciarrapico, autodefinitosi fascista nel 2008 e candidato nel PDL, in nome del rinnovamento (oltre a credere in idee fresche è giovane pure lui e non è un potente, ma un esordiente della politica, un precario). Siete i soliti intolleranti. Lui è una brava persona e si merita tutto il nostro amore. 
D&#8217;altronde l&#8217;aveva detto anche Elio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sbagliate a prendervela con Ciarrapico, autodefinitosi fascista nel 2008 e candidato nel PDL, in nome del rinnovamento (oltre a credere in idee fresche è giovane pure lui e non è un potente, ma un esordiente della politica, un precario). Siete i soliti intolleranti. Lui è una brava persona e si merita tutto il nostro amore. </p>
<p>D&#8217;altronde l&#8217;aveva detto anche Elio anni e anni fa. Lui si che è uno avanti.</p>
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</div>
<p>  </p>
<p>Tutti in coro! Ti amo, ti amo Ciarrapico!</p>
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		<title>La memoria selettiva del Vaticano</title>
		<link>http://www.suzukimaruti.it/2008/03/07/la-memoria-selettiva-del-vaticano/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 12:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquietudini]]></category>
		<category><![CDATA[Polemiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Ennesima tirata psichedelica del Papa contro il positivismo, il razionalismo e &#8211; toh &#8211; la sociologia.
E vabbè, manco fosse una novità.
Però c&#8217;è un pezzo nuovo ed è un passaggio sulla storia. Dice il Papa che uno dei sintomi del razionalismo/positivismo è il &#8220;disinteresse per la storia, che si traduce nell&#8217;emarginazione delle scienze storiche&#8220;.
E poi aggiunge:
&#8220;Dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ennesima <a href="http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2967938.html?ref=hpsbdx2" target="_blank">tirata psichedelica del Papa contro il positivismo, il razionalismo e &#8211; toh &#8211; la sociologia</a>.</p>
<p>E vabbè, manco fosse una novità.</p>
<p>Però c&#8217;è un pezzo nuovo ed è un passaggio sulla storia. Dice il Papa che uno dei sintomi del razionalismo/positivismo è il &#8220;<em>disinteresse per la storia, che si traduce nell&#8217;emarginazione delle scienze storiche</em>&#8220;.</p>
<p>E poi aggiunge:</p>
<p>&#8220;<em>Dove sono attive queste forze ideologiche, la ricerca storica e l&#8217;insegnamento della storia all&#8217;universita&#8217; e nelle scuole di ogni livello e grado vengono trascurati. </em></p>
<p><em>Cio&#8217; produce una societa&#8217; che, dimentica del proprio passato e quindi sprovvista di criteri acquisiti attraverso l&#8217;esperienza, non e&#8217; piu&#8217; in grado di progettare un&#8217;armonica convivenza e un comune impegno nella realizzazione di obiettivi futuri. Tale societa&#8217; si presenta particolarmente vulnerabile alla manipolazione ideologica. <strong>Il pericolo cresce in misura sempre maggiore a causa dell&#8217;eccessiva enfasi data alla storia contemporanea</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Eeeeh?</p>
<p>Dunque, se non ho capito male il Papa se la prende coi razionalisti/positivisti (che ormai suonano tipo il &#8220;complotto demo-giudo-pluto-massonico&#8221;) perché a sua detta non valorizzano abbastanza lo studio della storia.</p>
<p>E già qui mi scatta la perplessità. Per quanto ne so, con un po&#8217; di Università alle spalle, i dipartimenti di Storia sono tra i luoghi dove si annidano più laici, razionalisti, ecc. Forse ho frequentato i dipartimenti sbagliati, vai a capire.</p>
<p>La chicca, ovviamente, è l&#8217;attacco alla storia contemporanea. Il Papa vuole che studiamo più storia, ma non quella contemporanea. Perché?</p>
<p>Forse perché è quella che, per sua natura, ci permette di capire meglio la distinzione tra bene e male? Forse perché nel Novecento la Chiesa fa una figura orribile, viste le connivenze col fascismo e col nazismo? Forse perché il Novecento è il secolo delle ideologie? (in verità lo sarebbe l&#8217;Ottocento, ma vaglielo a spiegare).</p>
<p>Mi diverte molto questa idea che la Chiesa ci dica (ed è molto condivisibile, essendo un vecchio slogan della Sinistra Giovanile) che &#8220;chi non ha memoria non ha futuro&#8221;.<br />
Però mi inquieta molto che la Chiesa si metta a dettare classifiche di cosa dobbiamo ricordare e cosa no.</p>
<p>Chissà quali pezzi di storia preferisce. Non certo l&#8217;evoluzionismo e in generale la preistoria, che per la Chiesa teoricamente non dovrebbero esistere. E poi quei pagani pre-cristiani, mezzi nudi e idolatri, meglio evitarli soprattutto ora che non c&#8217;è più la scusa del Limbo in cui piazzarli.<br />
Dal Settecento in poi meglio evitare tutto, tra illuminismo, rivoluzione francese, razionalismo, ecc. L&#8217;Ottocento manco a parlarne, con gente come Marx in giro e episodi incresciosi come l&#8217;Unità d&#8217;Italia e la sparizione del Regno Pontificio.</p>
<p>Alla fine Benedetto XVI fa più in fretta a dircelo chiaramente, invece di obbligarci ad andare per esclusione: &#8220;l&#8217;unico periodo storico che ci piace è il Medioevo. Studiatevelo, perché è lì che vi vogliamo riportare.&#8221;</p>
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		<title>&#8220;Uh, sono stato al BarCamp di [...]&#8221; &#8211; post precompilato</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 04:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquietudini]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Come circa [...] persone, sono stato al ([...])Camp di [...].
Mi è piaciuto [...], in primis perché ho potuto rivedere un bel po&#8217; di vecchie e nuove conoscenze tipo [...], ma soprattutto perché ho finalmente potuto [...], con grande soddisfazione (era una vita che sognavo di farlo!). E tra l&#8217;altro non immaginavo proprio che con una Fonera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come circa [...] persone, sono stato al ([...])Camp di [...].</p>
<p>Mi è piaciuto [...], in primis perché ho potuto rivedere un bel po&#8217; di vecchie e nuove conoscenze tipo [...], ma soprattutto perché ho finalmente potuto [...], con grande soddisfazione (era una vita che sognavo di farlo!). E tra l&#8217;altro non immaginavo proprio che con una Fonera si potesse [...]!</p>
<p>E come sempre la parte più interessante, tra una unconference e l&#8217;altra, è stato il perenne interstizio di produttivo cazzeggio conviviale. Sì, proprio quello in cui Andrea Beggi [...] mentre Axell e Aghenor [...] sotto lo sguardo [...] di Gianluca Neri, che è uno che la sa lunga. Non vi sto a dire le risate!</p>
<p>Certo che [...] è proprio una sagoma! Non come [...], che ha passato tutto il BarCamp a [...] in modo autoreferenziale.</p>
<p>Notevole, per una volta, la presenza femminile, da sempre (escluso il FemCamp) un po&#8217; carente ai BarCamp. Anzi, il fatto che ci fossero finalmente un po&#8217; di sane e apprezzabili donne come [...] e [...] in un evento da molti bollato come <em>for geek only</em> ha fatto sì che si vedessero simpatiche scenette tipo Pietro Izzo che [...] aiutato da SonoUnPrecario, fino a quando Vittorio Pasteris non si è spazientito e ha [...] coinvolgendo l&#8217;incolpevole Ninna_r, che passava di lì twittando &#8220;[...]&#8220;.</p>
<p>Certo, non sono mancati i momenti di tedio mostruoso, perfino superiore a quello provato durante le unconference su Drupal, come durante la presentazione di [...], con le sue slide microscopiche e il suo continuo insistere sul concetto di [...]. Gli sbadigli dei presenti erano talmente frequenti che hanno alterato il microclima della sala, mettendo a repentaglio la tenuta degli stucchi sul soffitto. Meno male che Jtheo ha subito rianimato i presenti con [...] mentre Samuele Silva scattava foto a raffica di [...]. </p>
<p>L&#8217;esperta di moda che c&#8217;è in me, volendo svolazzare verso universi più glamour, non ha potuto non apprezzare la splendida mise di [...], ma anche i gingilli di tecnologici di [...], invero un po&#8217; esibizionista, ma chi non lo è tra i blogger di questi tempi?</p>
<p>E&#8217; stata, insomma, una bella giornata di prove tecniche di rete tra persone, che non mancherà di farsi ricordare nelle splendide foto di [...], non certo in quelle di [...], che intasa Flickr di schifezze come questa [...].</p>
<p>Il prossimo appuntamento è il 3 maggio al BarCamp di Matera, dove con Eio stiamo progettando di [...] ad Estragon e Granieri e poi al Lost Camp a Savona il 17 maggio, in cui finalmente potremo vedere [...] in costume da bagno, cosa che mezza blogosfera sogna [...].</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><em>Per i duri di comprendonio: riempite gli spazi bianchi del modulo precompilato, segnalati con &#8220;[...]&#8220;, così fate più in fretta a bloggare su questo e sui prossimi BarCamp, perfino quelli a cui non parteciperete. Essendo blogger (e non &#8220;serissimi&#8221; giornalisti) importa che ciò che scriviamo sia vero: ci accontentiamo del verosimile. </em></p>
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		<title>M&#8217;illumino di tedio</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2008 02:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi miei]]></category>
		<category><![CDATA[Inquietudini]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Polemiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi non ho volutamente partecipato alla sbandieratissima iniziativa &#8220;M&#8217;illumino di meno&#8221;, quella per cui un certo giorno ad una data ora bisognerebbe ridurre i consumi energetici spegnendo quante più luci possibili.
I motivi per cui non ho partecipato sono facilmente comprensibili.
Il primo è perché non credo a questo tipo di ecologismo, cioè non credo che sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi non ho volutamente partecipato alla sbandieratissima iniziativa &#8220;M&#8217;illumino di meno&#8221;, quella per cui un certo giorno ad una data ora bisognerebbe ridurre i consumi energetici spegnendo quante più luci possibili.</p>
<p>I motivi per cui non ho partecipato sono facilmente comprensibili.</p>
<p>Il primo è perché non credo a questo tipo di ecologismo, cioè non credo che sia progressista e proponibile, nel 2008, abbassare la propria qualità della vita in nome dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Sarà perché per anni ho fatto la doccia mezza fredda in pieno inverno (in casa si risparmiava elettricità tenendo praticamente sempre spento il boiler), sarà perché credo che un sano pensiero ecologista dovrebbe occuparsi di pensare a come farci ottenere <em>meglio</em> (cioè in un modo più compatibile con l&#8217;ambiente) ciò che abbiamo e non suggerirci come peggiorare la nostra vita, ma ogni volta che mi presentano iniziative del genere &#8220;abbassa la caldaia così si ricuce il buco nell&#8217;ozono&#8221;, &#8220;vai in giro in bicicletta in pieno novembre così non consumi benzina con la macchina&#8221;, &#8220;vai a dormire un&#8217;ora prima così consumi meno elettricità&#8221;, ecc. mi viene un brivido (di freddo atavico) e un desiderio enorme di premere tasti &#8220;on&#8221; fino allo sfinimento.</p>
<p>Il secondo motivo è la futilità del gesto. Bravi, stacchiamo la luce per un&#8217;ora e poi continuiamo a fare come prima. Un rimedio alla Tremonti, una-tantum, come le cartolarizzazioni o le domeniche &#8220;ecologiche&#8221; a piedi imposte dai comuni.</p>
<p>Ho troppo rispetto per le tematiche ambientali per piegarmi a contentini di questo genere. Il risparmio energetico non si fa di certo con queste iniziative paternalistiche che pretendono di educare forzosamente il cittadino facendo leva sulla sua coscienza.<br />
Vogliamo risparmiare energia? Bene, allora detassatemi le lampadine a consumo ridotto, rendetele competitive sul mercato, fate qualcosa di strutturale per cui &#8211; grazie alla tecnologia &#8211; ogni volta che accendo la mia lampada Tolomeo ho la stessa luce ma consumo di meno. Si può fare. Fa meno notizia, non crea l&#8217;ennesima &#8220;giornata nazionale del&#8230;&#8221; e crea risparmio energetico 365 giorni all&#8217;anno.</p>
<p>Ma il vero motivo per cui non aderirò mai a &#8220;M&#8217;illumino di meno&#8221; è Caterpillar, la trasmissione di Radio 2 che promuove da tempo l&#8217;iniziativa.</p>
<p>Premetto: non solo non ho niente contro i suoi conduttori, ma li trovo simpatici, intelligenti, preparati e assolutamente capaci di fare radio in modo divertente e sono innegabilmente un loro ascoltatore.<br />
Certo, patisco da morire la terribile musica che suonano durante la trasmissione (un misto indigeribile di ska-core, roba che sembra folk jugoslavo e pop vagamente balcanico, rigorosamente non elettrico, un po&#8217; da centro sociale, un po&#8217; da matrimonio zingaro: musica che ho sempre sentito solo ed esclusivamente in quella trasmissione, tanto che mi sorge il sospetto che ci sia un solo gruppo di sessionmen brianzoli in incognito che gli suona tutti i brani, tanto non li annunciano mai), ma se nel tardo pomeriggio sono in macchina mi sintonizzo sempre.</p>
<p>Però nei giorni precedenti a &#8220;M&#8217;illumino di meno&#8221; ascoltare Caterpillar è una tortura. Sì, perché buona parte della trasmissione è sprecata in inutili interviste a gente che chiama in radio e racconta cosa spegnerà il giorno dell&#8217;evento. Al ventesimo negoziante in 2 giorni che chiama per dire che aderisce e spegne l&#8217;insegna è facile provare istinti autodistruttivi causa tedio.</p>
<p>Ma la gente comune che chiama è il meno. Il tragico sono gli amministratori locali o gli amministratori delegati delle grandi imprese. Di fatto utilizzano l&#8217;evento come una sorta di passerella con cui alternativamente bullarsi via radio a livello nazionale della propria miracolosa coscienza ecologica oppure sponsorizzare luoghi, prodotti, eventi a loro cari.</p>
<p>Giusto oggi un amministratore locale valdostano spiegava in radio che per l&#8217;occasione avrebbe spento le luci che illuminano i castelli della Vallèe. E via con un peana sui castelli trasformatosi in un mastodontico marchettone della pro-loco. Ci mancava giusto il payoff su un tramonto sfumato sul Monte Bianco (da anni ne sogno uno &#8220;Visitate la Val d&#8217;Aosta: finalmente capirete perché i piemontesi sono terroni. &#8211; Valle d&#8217;Aosta: nonsoloCogne&#8221;) ed era perfetto.</p>
<p>In più mi urta il tono moraleggiante. Visto quanto è bravo il sindaco qui? Visto che gran pezzo di ecologista la presidentessa lì? Visto quanto ci tiene all&#8217;ambiente l&#8217;AD di quell&#8217;acciaieria là?</p>
<p>Se mi devo far fare la morale dal sindaco forzaitaliota di Soilcazzo - ridente cittadina immaginaria in provincia di Sondrio &#8211; diventato improvvisamente una bandiera dell&#8217;instant-ecologismo nonostante abbia sventrato il suo paese grazie all&#8217;ultimo condono edilizio di Berlusconi, nonostante le connivenze del suo partito con i peggiori palazzinari, nonostante i fondi tagliati ai parchi (poi hanno anche tagliato i parchi), la cementificazione delle coste, il mattone selvaggio durante il quinquennio 2001-2006, ecc. allora tanto vale farmi dare lezioni di bon ton da Mario Brega.</p>
<p>E meno male che l&#8217;iniziativa è gestita da quelli di Caterpillar, che tutto sommato riescono con la loro verve a rendere radiofonicamente potabile per una decina di minuti una mappazza così noiosa, ripetitiva e irrilevante per gli ascoltatori. Peccato che la cosa duri ore.</p>
<p>Dopo 2 settimane di escalation non se ne può più, anche perché il pubblico chiamante è prevedibile, banale, afasico. Ma tu, studentessa di Gallarate, devi proprio telefonare in radio per dire al mondo che per &#8220;M&#8217;illumino di meno&#8221; la sera dopo terrai spento il telefonino? E chi è che giudica passabile on the air una telefonata così?<br />
Capisco ci fosse qualche chiamata notevole, tipo un camionista che dice che per l&#8217;occasione guida tutta la notte a fari spenti o una pornostar che annuncia &#8220;domani niente vibratori!&#8221;, ma salvo rarissimi casi non è così: un&#8217;iniziativa noiosa attira gente noiosa.</p>
<p>Poi uno per disperazione cambia canale e va a finire che casca sempre su Radio MonteCarlo 2, dove suonano per 24 ore cover lounge-brasiliane, con venature da pianobar, di pezzi improponibili (oggi ho ascoltato nell&#8217;ordine &#8220;Sweet Child O&#8217;Mine&#8221; e &#8220;Born To Be Alive&#8221;): credo sia il concetto di &#8220;musica fighetta&#8221; che hanno i più dispersi provinciali della padania profonda quando il sabato partono in massa per andare a fare la &#8220;vita&#8221; a Milano. Ed è ovviamente un genere che esiste solo in quella radio. Magari glielo suonano, in un studio diverso, gli stessi che fanno le balcanate di Caterpillar.</p>
<p>Però alla fine pure io ho involontariamente partecipato all&#8217;iniziativa. Quando, finito Condor, ho scoperto che non avrebbero trasmesso 610 di Lillo &#038; Greg (sì, mi piacciono Lillo &#038; Greg: rivendico il diritto di divertirmi con dell&#8217;umorismo da seconda elementare, giochi di parole stupidi, parolacce, ecc. Poi un bel giorno mi pentirò ed espierò autofustigandomi mentre guardo la Salomè di Carmelo Bene e ascolto Dvorak, ok? Nel mentre, lasciatemi divertire!), ma al suo posto sarebbe andata in onda una versione extended di Caterpillar dedicato a &#8220;M&#8217;illumino di meno&#8221;, ho spento la radio.</p>
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		<title>Attrazione fatale (tra aziende e blog): parliamone</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 23:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Inquietudini]]></category>
		<category><![CDATA[Polemiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi ho ricevuto, come credo molti blogger, una mail da un&#8217;azienda di Search Engine Optimization che &#8211; come molte altre &#8211; sta cercando di entrare in contatto con la blogosfera visto che pare faccia gola in quanto a visibilità sui motori di ricerca, capacità di influenzare, grado di attenzione dei media, ecc.
Come capita sempre più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho ricevuto, come credo molti blogger, una mail da un&#8217;azienda di Search Engine Optimization che &#8211; come molte altre &#8211; sta cercando di entrare in contatto con la blogosfera visto che pare faccia gola in quanto a visibilità sui motori di ricerca, capacità di influenzare, grado di attenzione dei media, ecc.</p>
<p>Come capita sempre più spesso, il <strike>trekkiano</strike> primo contatto è partito con il piede sbagliato. Sul mio Tumblr, se volete, c&#8217;è la <a href="http://suzukimaruti.tumblr.com/post/26168544" target="_blank">spiegazione in dettaglio, con tanto di scambio di mail</a>.</p>
<p>Se, invece, volete un riassuntino rapido della questione, eccolo qua: l&#8217;azienda di Search Engine Optimization (chiamiamola ACME, per comodità e sano anonimato, visto che non è bene sputtanare il prossimo hic et nunc) sta cercando di espandere il suo organico utilizzando, se non ho capito male, i blogger come coordinatori delle proprie communities.<br />
L&#8217;idea non è nemmeno stupida: si presume che chi gestisce e fa crescere bene un blog sia sufficientemente smaliziato con gli aspetti più &#8220;social&#8221; della Rete.</p>
<p>Purtroppo la comunicazione ai blogger è avvenuta nel modo peggiore: una mail generica, per di più &#8220;furbetta&#8221; e prodiga di complimenti, con cui la ACME manifestava finto interesse personale nei confronti di ciascun blog e chiedeva un contatto per una collaborazione estremamente vaga.<br />
Sembrava, insomma, una di quelle lettere prestampate che si ricevevano una volta: &#8220;Complimenti, signor<em>   <strong>_Rossi_</strong></em>  lei ha vinto, ecc.&#8221;</p>
<p>Lamentarsi, ogni tanto, serve. E una mia mail lagnosa, leggibile anche sul Tumblr, ha prodotto un risultato inatteso. Di norma quando ci si lamenta via blog di un&#8217;azienda ne capitano di tutti i colori. Ricordo giusto qualche tempo fa una società di hosting che inveiva contro i &#8220;radical chic&#8221; che si lamentavano dei suoi disservizi e minacciava querele, ecc.</p>
<p>In questo caso, invece, la cosa è andata diversamente. La ACME, sì e no dopo un&#8217;oretta, ha sorprendentemente ringraziato per la piazzata e per le critiche e ha ammesso candidamente: abbiamo sbagliato, scusateci, le intenzioni erano buone, i mezzi sicuramente no, aiutateci a capire. Mi sono sembrati sinceri e affabili. E so lo dice un torinese doc come me, per definizione permaloso e sospettoso, c&#8217;è da crederci un po&#8217;.</p>
<p>Mi ha sorpreso che alla ACME non abbiano cercato attenuanti, precisazioni o sotterfugi e che non si siano nascosti dietro un ufficio legale o qualche frase di circostanza. Apprezzo il candore di chi sbaglia e lo ammette, senza stare lì a fare troppe storie. Invece di spendere energie a spalmare inutilmente le colpe, usiamole per fare meglio: è un&#8217;attitudine che approvo.</p>
<p>Intendiamoci: i responsabili della ACME non hanno fatto nulla di mostruoso (c&#8217;è gente che in Rete fa di peggio e in modo molto più arrogante), semplicemente hanno utilizzato per la &#8220;parte abitata della Rete&#8221; un tipo di comunicazione che altrove è tollerato (nessuno si indigna più per i vari &#8220;vuoi lavorare da casa e guadagnare <em>fino</em> a 2400€ al mese? Chiamami e scopri come fare&#8221; o per i &#8220;Vuoi perdere peso? Chiedimi come!&#8221; che troviamo nella buca delle lettere) e che qui da noi è considerato troppo falso, poco limpido.</p>
<p>Ecco, a volte anche il conflitto è una forma di relazione. Soprattutto se è svolto da persone ragionevoli. Mi sono scambiato un paio di mail con la ACME e abbiamo concordato: vediamoci al <a href="http://barcamp.org/torinobarcamp2008" target="_blank">BarCamp di Torino</a> e parliamone apertamente.</p>
<p>L&#8217;occasione mi sembra buona, perché possiamo confrontare modi e linguaggi (quello della comunicazione classica, basato sulla persuasione, quello della Rete, basato sulla motivazione e sull&#8217;autorevolezza) e magari capire se esistono e come si misurano confini, limiti, argini e soglie della decenza e dell&#8217;integrità nel rapporto tra impresa, Rete e persone che &#8220;fanno&#8221; la Rete.</p>
<p>In un momento in cui tra blogger ci si scazza (esagerando, <a href="http://www.samuelesilva.net/dblog/articolo.asp?articolo=1904" target="_blank">al punto che ne ride perfino il Silva</a>*) per una copia di Vista &#8220;emersa&#8221; da un evento, mi piacerebbe che ci confrontassimo anche tra culture diverse, cioè tra i &#8220;puri&#8221; che non andrebbero mai ad un evento &#8220;marchettone&#8221;, i dialoganti/possibilisti, i supermarchettosi, gli antipubblicitari per antonomasia, quelli con la doppia vita (per dire: io sono un orrido marchettaro nella vita reale e un talebano no-sponsor sul blog e come me tanti), gli innovatori tipo Metafòra, ecc. Insomma, capiamo se il buzz-marketing è un affronto, un&#8217;opportunità, una figata.</p>
<p>E poi sarebbe un bel segno: per una volta un&#8217;azienda (che di solito quando approccia la blogosfera, per quanto ben intenzionata, lo fa &#8220;giocando in casa&#8221;) esce dai suoi confini soliti e si &#8220;butta&#8221; in un BarCamp (che, a giudicare da quanto sento, si preannuncia molto partecipato). Vediamo cosa ne viene fuori. Essendo ottimista, chiederò al catering di aumentare la dose di tarallucci e vino.</p>
<p> </p>
<p>* l&#8217;espressione &#8220;il Silva&#8221; si merita l&#8217;asterico perché è una citazione da trainspotter de &#8220;L&#8217;angolo del Galeatico&#8221;, rubrica psichedelico-linguistica-goliardica di cui solo i più assidui lettori di Linus degli anni Ottanta hanno memoria</p>
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