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	<title>Suzukimaruti &#187; Polemiche</title>
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	<description>Oui, je suis un relativiste</description>
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		<title>Azienda trasporti emotivi</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 22:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per questioni culturali ed affettive (ci lavorano un bel po&#8217; di amici e di persone che stimo), mi sento molto vicino a Current Tv, che per i non pratici di tv è il canale 130 su Sky, quello voluto da Al Gore e prevalentemente dedicato al giornalismo d&#8217;inchiesta e all&#8217;informazione non comune, d&#8217;avanguardia, spesso &#8220;user [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per questioni culturali ed affettive (ci lavorano un bel po&#8217; di amici e di persone che stimo), mi sento molto vicino a <a href="http://www.current.it" target="_blank">Current Tv</a>, che per i non pratici di tv è il canale 130 su Sky, quello voluto da Al Gore e prevalentemente dedicato al giornalismo d&#8217;inchiesta e all&#8217;informazione non comune, d&#8217;avanguardia, spesso &#8220;user generated&#8221;.</p>
<p>La formula innovativa, in uno scenario &#8211; quello televisivo &#8211; dove l&#8217;innovazione è amata quanto la sabbia tra le lenzuola &#8211; sta dando i suoi frutti, tanto che a Current hanno pensato, visto il successo, di lanciare il nuovo formato (che lascia spazio a contenuti ancora più &#8220;forti&#8221;, a inchieste e documentari lunghi, a tv magari &#8220;scomoda&#8221; ma veritiera) con una campagna di affissioni che promuove due imminenti video-inchieste di Vanguard, il programma di punta della Rete.</p>
<p>I manifesti sarebbero dovuti essere affissi nelle metropolitane di Roma e di Milano, ma sorprendentemente l&#8217;ATAC di Roma ha deciso di rifiutare all&#8217;ultimo minuto le affissioni di Current. Che succede?</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>LA PATRIA POTESTA&#8217; DELL&#8217;ATAC SULLE NOSTRE VITE</strong></p>
<p>Succede che all&#8217;ATAC non se la sentono.<br />
I visual della campagna di Current promuovono due inchieste non banali.<br />
La prima è sul rapporto tra la Chiesa e il crimine organizzato e si intitola &#8220;Cosa succede quando la camorra entra in chiesa?&#8221; e il relativo manifesto raffigura una bibbia crivellata di colpi di arma da fuoco.<br />
La seconda video-inchiesta, rappresentata sul manifesto da un mitra a stelle e strisce e una mazzetta di dollari, è  altrettanto &#8220;scomoda&#8221;, visto che si intitola &#8220;Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?&#8221; e parla dei curiosi rapporti tra gli States e le forze paraterroristiche anti-Iran.</p>
<p>L&#8217;ATAC, che è l&#8217;azienda trasporti del Comune di Roma, rifiuta la campagna (che invece è stata tranquillamente accettata dall&#8217;azienda trasporti di Milano).<br />
Il motivo? Lo spiegano direttamente con un comunicato stampa:</p>
<blockquote><p> </p></blockquote>
<blockquote><p>Tale decisione trova fondamento nel <strong>difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo</strong> riguardo alla <strong>percezione della sicurezza personale e sociale</strong>, in considerazione del quale <strong>ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio</strong>.</p></blockquote>
<p> </p>
<p>Cioè, tradotto in termini più comprensibili: i tempi sono bui, la gente si agita facilmente e noi dell&#8217;Azienda Trasporti dobbiamo aiutare il Sindaco Alemanno a tenere tutti buoni</p>
<p>Che bello. E io che credevo che il compito dell&#8217;azienda trasporti di una grande città fosse spostare la gente dal punto A al punto B nel modo più efficace possibile.</p>
<p>Invece scopriamo che a Roma l&#8217;azienda trasporti si preoccupa prevalentemente di noi, dei nostri sentimenti, dei nostri stati d&#8217;animo. Ci vogliono bene e non vogliono che ci agitiamo. Nel mezzo sì, ci portano da una parte all&#8217;altra della città, ma senza pensieri negativi.</p>
<p>E io che credevo che pagare il biglietto del tram servisse giusto a comprare la corsa! Stolto.<br />
Invece no, l&#8217;ATAC a Roma dà anche una piacevole assistenza psicologica, anzi *non può non* aiutare il Sindaco a farci credere che tutto va bene, madama la marchesa, fosse anche impedendoci paternalisticamente di essere esposti a contenuti che &#8211; a giudizio del team di tranvieri psicologi che sicuramente dirige l&#8217;ATAC &#8211; potrebbero urtare la nostra sensibilità. Che gentili.</p>
<p>D&#8217;altronde siamo tutti dei minus habens incapaci di intendere e di volere ed è giusto che sia l&#8217;azienda trasporti del Comune di Roma a decidere cosa è bene e cosa è male per noi. </p>
<p> </p>
<p><strong>I CONTI NON TORNANO</strong></p>
<p>Qualcuno, però, si ricorda che forse abbiamo compiuto la maggiore età da un pezzo e non abbiamo bisogno di tutori o sostitutivi della figura paterna che decidano per noi cosa possiamo vedere e cosa no, meno che mai se i suddetti tutori sono aziende municipalizzate.</p>
<p>Altri notano che, visto anche il merito dei visual della campagna di Current, non è che i manifesti siano così minacciosi. Anzi, ancora devo capire come un manifesto possa minacciarmi, a meno che non ci sia sopra la mia faccia e la scritta &#8220;wanted, dead or alive&#8221;.</p>
<p>Altri bolscevichi si ricordano che in Italia ci sarebbe quella clausolina della Costituzione che dice che da queste parti c&#8217;è la libertà di espressione e che l&#8217;eventuale grado di offensività di una campagna pubblicitaria è valutato da un codice di autoregolamentazione professionale e, in extremis, dalla legge. Non certo dalle preoccupazioni dell&#8217;ATAC per la nostra salute mentale.</p>
<p>La cosa, poi, inizia a puzzare. Il Presidente dell&#8217;ATAC, Massimo Tabacchiera, <a href="http://kttbblog.splinder.com/post/19905016/Campagna%20Current:%20da%20dove%20vien" target="_blank">intervistato sulla questione</a>, dice cose che non sono esattamente in linea con il comunicato stampa ATAC del giorno prima. In primis dice</p>
<blockquote><p>&#8220;Nella scelta (di rifiutare la campagna, ndSuz) non ha avuto alcun ruolo il tema della sicurezza&#8221;.</p></blockquote>
<p>I casi sono due: o sono duro di comprendonio io, o Er Tabacchiera ha un problema con chi gli scrive i comunicati stampa, visto che basta leggere qualche riga più in su la citazione che dice &#8220;riguardo alla percezione della <strong>sicurezza personale e sociale</strong>, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio&#8221;.</p>
<p>Si fa largo l&#8217;ipotesi che ci stiano vagamente prendendo in giro. Per di più le motivazioni &#8220;tecniche&#8221; addotte da Tabacchiera per il rifiuto della campagna sono deliziose e ci permettono di identificare subito un grande comunicatore, attento al dettaglio:<br />
 </p>
<blockquote><p>&#8220;Quei manifesti non vanno bene per dei mezzi in movimento, la gente non ha il tempo di fermarsi a leggere e comprendere il senso del messaggio&#8230; i caratteri sono troppo piccoli per poterli leggere mentre l&#8217;autobus si sposta&#8221;<br />
 </p></blockquote>
<p>A parte il fatto che sono gioiosi problemi di Current se il testo è troppo piccolo o troppo grande per il messaggio che vuole ottenere, c&#8217;è un problemino non da poco: i manifesti non dovevano essere attaccati agli autobus, ma dovevano essere giganteschi e statici, appesi sulle pareti delle stazioni della metropolitana, che salvo in caso di terremoto è ragionevole pensare ferme.</p>
<p>E siamo alle solite: o il Presidente dell&#8217;ATAC è mal informato sulle questioni che riguardano la società che dirige o ci sta prendendo in giro. </p>
<p> </p>
<p><strong>A PENSAR MALE SI FA PECCATO</strong></p>
<p>Certo che a voler essere perfidi e malpensanti (e qui lo si è con slancio) c&#8217;è da pensare che forse tanto affabile altruismo manifestato dall&#8217;ATAC nei confronti delle nostre povere menti di verginelle seicentesche sotto sotto è altro. </p>
<p>Qualcuno ha detto censura? Personalmente sì, dico censura. E delle più gravi. Il fatto è che un&#8217;indagine sui rapporti (non esattamente conflittuali, anzi) tra Chiesa e camorra evidentemente a qualcuno non piace. E meno che mai una sulla faccia sporca della &#8220;war on terror&#8221; di Bush, che da queste parti ha trovato ciechi sostenitori nella parte politica ora al potere.</p>
<p>Di fatto, anche sforzandomi davvero a pensare all&#8217;ATAC come ad una società di filantropi preoccupati per noi tutti, quello che vedo è uno scenario desolante:</p>
<p>- un&#8217;azienda municipalizzata di trasporti che compie decisioni politiche e funzionali all&#8217;ideologia politica dell&#8217;amministrazione comunale e lo dice apertamente: questa campagna non è in linea con gli obiettivi del Comune, che vuole rassicurare e garantire la (sua) pace sociale.</p>
<p>- un presidente di nomina politica che, invece che occuparsi di trasporti, usa la società che dirige come braccio armato politico del Sindaco, censurando contenuti scomodi</p>
<p>- un presidente di nomina politica che è totalmente disinformato sulla questione o ci prende in giro (tristemente è più probabile la prima ipotesi), contraddicendo le comunicazioni ufficiali della propria amministrazione</p>
<p>- una censura *sui contenuti* alle videoindagini di Current Tv: non vogliono che si vedano, non vogliono che la gente sappia che esistono</p>
<p>- una visione paternale &#8211; con motivazioni pretestuose, perché l&#8217;immagine di una bibbia e di un mitra non sono certo ragione di scandalo o turbamento, visto soprattutto cosa passa normalmente sotto i nostri occhi sui manifesti &#8211; della società italiana: &#8220;pensiamo noi per voi, voi state tranquilli, va tutto bene, circolare!&#8221;</p>
<p> </p>
<p><strong>LE DUE DESTRE</strong></p>
<p>E&#8217; impossibile non buttare in politica questa storia di censura, operata dall&#8217;amministrazione di destra &#8211; guidata da Alemanno &#8211; su due contenuti che peraltro nessuno ancora ha visto in Italia. E&#8217; proprio vero che le inchieste fanno paura, che le domande terrorizzano, che lo spirito irrequieto di chi vuole sapere di più fa tremare i potenti, comunque e sempre.</p>
<p>Ed è un caso curioso, perché questa storia di censura &#8211; che non finirà qui &#8211; racconta le due destre in Italia. Una è quella di Milano, che non censura &#8211; come è giusto &#8211; la campagna di Current, magari storcendo il naso, ma ricordandosi che in Italia esistono delle leggi che tutelano la libertà di espressione.<br />
E soprattutto ricordandosi che non c&#8217;è niente di meglio che un atto di ingiustizia e di censura per &#8220;pompare&#8221; un contenuto sui media e dargli una visibilità insperata.</p>
<p>Dall&#8217;altra c&#8217;è la destra infinitamente stupida, quella ancora &#8220;fascia&#8221;, rozza e picchiatrice, che calpesta i diritti dei cittadini tutti. Quella che censura con motivi ridicoli, gestendo malissimo la vicenda, con personaggi evidentemente non all&#8217;altezza, comunicazioni che si contraddicono e un&#8217;aria ingiustificabile di improvvisazione.</p>
<p>E questa è la destra peggiore, anche se &#8211; detto da uomo di sinistra &#8211; la più auspicabile, perché è da operetta nel perseguire le &#8220;maniere forti&#8221; che risultano inesorabimente in una sconfitta.<br />
Sì, perché oggi la notizia di questo atto di censura <a href="http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=51710801867&amp;h=SXU1z&amp;u=_kIfx" target="_blank">è sui giornali</a> (per esempio in home su Repubblica.it), se ne parla diffusamente in Rete  e l&#8217;attesa per le due video-inchieste di Current è altissima non solo a Roma e a Milano, ma in tutta Italia. E questo senza che Current abbia attaccato un singolo manifesto sui tremolanti muri della metropolitana capitolina.</p>
<p>Verrebbe da dire &#8220;grazie Alemanno (o Tabacchiera), continua così&#8221;, perché questo è il più grande favore che si poteva fare a Current, ai suoi valori e ai suoi temi. I contenuti di questa tv iniziano &#8211; perfino preventivamente &#8211; a fare &#8220;paura&#8221;.</p>
<p>E viene da domandarsi chi è che può avere paura di una video-indagine sui rapporti tra la Chiesa e la camorra, tanto da non volerne diffondere la pubblicità. E soprattutto viene da domandarsi da che parte stia chi, politicamente, non vuole dare l&#8217;opportunità alla gente di informarsi su un tema così forte e controverso.</p>
<p>Ovvero, se la Chiesa non ha nulla da temere, perché censurare questa video-inchiesta?</p>
<p> </p>
<p><strong>SUPPORTIAMO CURRENT E LA LIBERTA&#8217; DI INFORMAZIONE</strong></p>
<p>Quello che conforta è che la questione non finisce qui, anche perché gli episodi di censura tramviaria (mi duole dirlo: bipartisan, visto il caso della pubblicità della UAAR sui mezzi pubblici di Genova) stanno iniziano a diventare dei pessimi precedenti in questa Italia in cui si avvallano per legge le ronde e progressivamente spariscono i diritti personali, primo fra tutti quello all&#8217;espressione e, a breve, quello di libero accesso alla Rete.</p>
<p>E proprio la Rete, nel suo piccolo, si incazza. Qui c&#8217;è <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=128786715074" target="_blank">un gruppo di Facebook</a>, a cui vi invito a partecipare, in cui è riassunta la questione, in cui c&#8217;è una rassegna stampa che spiega per filo e per segno cosa è accaduto e in cui si può discutere della questione e coordinarsi per protestare contro la censura.</p>
<p>Anche il sito di Current <a href="http://current.com/items/89830965/roma_censura_le_affissioni_di_current.htm">segue la questione qui</a>. E c&#8217;è pure un <a href="http://current.com/live.htm" target="_blank">sondaggio</a> in cui è possibile esprimere la propria opinione su questo caso.</p>
<p>E presto sarà possibile vedere le due video-inchieste su Current che tanto fanno paura a quei filantropi dell&#8217;azienda trasporti romana e ai loro padrini politici.</p>
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		<title>I princìpi sulle nuvole, le persone sulla terra &#8211; riflessioni su una battaglia che non potremo che vincere</title>
		<link>http://www.suzukimaruti.it/2009/02/05/i-principi-sulle-nuvole-le-persone-sulla-terra-riflessioni-su-una-battaglia-che-non-potremo-che-vincere/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 18:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquietudini]]></category>
		<category><![CDATA[Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei scrivere qualcosa di sensato e di freddo sul caso di Eluana Englaro, ma mi è difficile.
Proprio non ci riesco, nonostante gli sforzi, perché sul tema mi considero un pratico, un semplice, ma contemporaneamente un estremista. E ne sono fiero, perché credo che su una questione come questa non esistano posizioni intermedie.
Non si può mediare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei scrivere qualcosa di sensato e di freddo sul caso di Eluana Englaro, ma mi è difficile.<br />
Proprio non ci riesco, nonostante gli sforzi, perché sul tema mi considero un pratico, un semplice, ma contemporaneamente un estremista. E ne sono fiero, perché credo che su una questione come questa non esistano posizioni intermedie.</p>
<p>Non si può mediare su un concetto semplice e contemporaneamente life-defining come la libertà di disporre del proprio corpo.  Non esiste sfera più intima, salvo il controllo del pensiero. Ma all’atto pratico siamo questo: siamo corpi più o meno vivi e ci definiamo esseri viventi e senzienti perché ne disponiamo volontariamente. Scegliamo, cioè, che farne. E la libertà di “agire” liberamente il nostro corpo è una di quelle che – nella mia visione – sta a monte di tutte le altre. Io sono mio, mi sembra un principio inalienabile e non negoziabile.</p>
<p>Ecco perché trovo assurdo che la destra italiana, insieme alla Chiesa, si schieri per la limitazione di quella che è la “libertà madre” di tutte le libertà. E non c’è etica che tenga: se voglio dettare le condizioni per la mia morte, se voglio disporre liberamente di me, intimamente di me, con riflessi solo su di me, è anti-umano. E&#8217; disumano nel vero senso della parola che qualcuno decida per legge cosa posso e cosa non posso fare di me, del mio corpo, della mia vita.</p>
<p>In linea di principio &#8211; pur combattendolo &#8211; trovo meno barbaro che la Legge e la politica decidano di mettermi il naso in camera da letto o nel repertorio di idee che porto addosso. Ma il corpo è ancora più intimo, non abbiamo altro: è il nostro ultimo bastione. Da lì, mi spiace, ma non si passa.</p>
<p>L’etica, la bioetica, la filosofia, ecc. per quanto mi riguarda contano davvero poco, perché viene tutto dopo: è sovrastruttura, mentre qui stiamo a parlare di carne.<br />
Vanno giusto bene per normare le zone grigie, quelle in cui la volontà del cittadino non è espressa, quelle in cui è ambigua. Ma se voglio mangiare un gelato o morire o fare dieci flessioni è una scelta mia e risponde solamente alla mia coscienza, ai miei valori e alle mie relazioni con gli altri. Ma inizia e finisce dentro di me.</p>
<p>Il vero estremismo pericoloso è proprio quella malata ideologia che si maschera da “difesa della vita”. Ed è veramente qualcosa che confina con il peggiore estremismo e che ha tratti paraterroristici, perché si basa su principi assoluti (e peraltro non so quanto condivisi), non sulla realtà.</p>
<p>Le persone di buonsenso parlano di episodi, di casi, di individui. Gli estremisti della “difesa della vita” parlano di simboli, di categorie , di “bene assoluto” imposto a terzi, senza pensare cosa ci sia nel mezzo.</p>
<p>Ho già visto quel modo di pensare lì, animato da ottime intenzioni sulla carta. C’era gente che pensava di riscattare le masse e salvare il mondo. Per farlo bisognava sparare a qualche uomo, ma suvvia: non erano uomini, erano simboli. E si sa che ogni rivoluzione ha bisogno dei suoi boia, ecc. Abbiamo già dato.</p>
<p>Io ho paura di quelle persone lì, indipendentemente dalla bandiera che sventolano, perché sotto sotto è una sola: quella dell&#8217;alienazione dalla realtà. Ho paura di quelli che parlano per categorie assolute e agiscono di conseguenza. Il vero estremismo è quello: restare indomiti sulla nuvoletta dei principi puri senza guardare cosa succede realmente là sotto, dove c&#8217;è il paese reale, che per una volta non è un&#8217;espressione comune ma siamo noi.</p>
<p>Mi consola una cosa: perderanno. E perderanno perché non hanno tenuto conto che la morte, la sofferenza, il dolore, sono cose comuni a tutti.</p>
<p>E non lo dico per ecumenismo: moriamo tutti e tutti scontiamo da vivi la morte di alcuni che ci sono accanto.<br />
E a tutti, indipendentemente dal colore politico, è capitato di vedere soffrire tanto qualcuno vicino e lontano e trovarsi un giorno ad un funerale e dirsi che sì, dispiace, ma è meglio che sia andata così.</p>
<p>Tutti abbiamo avuto un nonno, un prozio, un vicino di casa, un cugino, ecc. per cui la nostra pietà umana ha, obtorto collo, augurato una fine , piuttosto che un prolungamento sine die del capitolo del dolore, dell’umiliazione, della non-vita.</p>
<p>E quando i brigatisti del “movimento per la vita” parleranno di assoluti, di diritto alla vita e di sacralità, cercando di imporci un’ideologia che è antitetica al nostro senso pratico e praticato di pietà umana, al nostro non voler veder soffrire inutilmente le persone a cui teniamo, noi tutti saremo lì coi piedi per terra e penseremo ai nostri morti, ai nostri parenti, conoscenti, amici, alle loro storie, alla loro sofferenza. E sapremo, come abbiamo sempre fatto, cosa pensare e cosa fare.</p>
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		<title>Dai succhi di frutta all&#8217;etica</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 15:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi miei]]></category>
		<category><![CDATA[Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[autorevolezza]]></category>
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		<category><![CDATA[marchette]]></category>
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		<category><![CDATA[paul the wine guy]]></category>
		<category><![CDATA[pay per post]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono anch&#8217;io &#8220;vittima&#8221; tra i tanti della &#8220;candid camera&#8221; (in realtà è avvenuto tutto al telefono, ma ci siamo capiti) orchestrata il 30 dicembre da Paul The Wine Guy.
Per chi non ha seguito l&#8217;evento: Paul telefona ad una decina di blogger il cui numero di telefono è disponibile online fingendosi un manager a cui il capo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono anch&#8217;io &#8220;vittima&#8221; tra i tanti della &#8220;candid camera&#8221; (in realtà è avvenuto tutto al telefono, ma ci siamo capiti) orchestrata il 30 dicembre da <a href="http://www.paulthewineguy.com/" target="_blank">Paul The Wine Guy</a>.</p>
<p>Per chi non ha seguito l&#8217;evento: Paul telefona ad una decina di blogger il cui numero di telefono è disponibile online fingendosi un manager a cui il capo ha assegnato 70.000€ da spendere in una campagna di promozione di un brand di succhi di frutta attraverso la blogosfera e propone ai chiamati una campagna di pay-per-post, cercando di capire chi è disposto a farla e chi no.</p>
<p>Innanzitutto faccio i complimenti a Paul, perché lo scherzetto è riuscito. Per quanto mi riguarda, il 30 dicembre ero sicuramente stordito da troppi spumantini, tuttavia riuscire a gabbare un torinese (notoriamente la categoria di italiano più diffidente in assoluto) è cosa rara.</p>
<p>Il risultato dello &#8220;scherzo&#8221; è che gran parte degli sventurati che hanno risposto, a quanto pare, hanno detto di sì.</p>
<p>Personalmente ho detto di no, così come <a href="http://www.minimarketing.it/2009/01/la-mia-idea-sul-caso-del-succo-di.html" target="_blank">Gianluca</a>, ma credo che la questione vada ben oltre il dominio delle scelte personali a caldo e meriti due parole in più.</p>
<p>Apprezzo, quindi, che <a href="http://www.markingegno.biz/blog/2009/01/19/succo-non-scandalo/" target="_blank">Markingegno </a>si ponga un po&#8217; di domande più &#8220;alte&#8221; rispetto al pettegolezzo su chi ha venduto cosa e a quanto e provo a dare qualche risposta pertinente.</p>
<p>Vado per punti:</p>
<p> </p>
<p><strong>-  il perché di un no</strong></p>
<p>come già anticipato, ho declinato tassativamente il pay per post, spiegando al manager misterioso per una buona decina di minuti che &#8211; per quanto ne so - funziona  male.</p>
<p>[Peraltro non è la prima volta che mi capita una cosa simile: un anno e mezzo fa rifiutai un bel po' di soldi, peraltro mandando in bestia un manager d'agenzia che era covinto che il mio no fosse un modo per tirare su il prezzo e subendomi sue telefonate quotidiane in cui mi offriva sempre di più, tipo mercato delle vacche. </p>
<p>Ho dovuto usare la f-word due volte per convincerlo che quei soldi lì non li volevo. Offeso, mi ha tenuto 10 minuti di lezione di vita al telefono spiegandomi che gente come me (letteralmente "comunisti") non sarebbe mai diventata ricca e che fondamentalmente è colpa di quelli come me se il mondo è una schifezza. Spegnete un cero per me, la prossima volta che pregate.]</p>
<p>Come notate non c&#8217;è giudizio etico, ovvero ai clienti sconsiglio il pay per post non perché personalmente non lo trovo &#8220;corretto&#8221;, ma perché non rende, genera post-fotocopia e di fatto finisce per produrre sfiducia.</p>
<p>L&#8217;assenza di giudizio etico non è freddo calcolo, ma una semplice garanzia per il cliente (potenziale, in questo caso): il buon consulente cerca di non imporre i propri valori personali nella sua attività, semmai li spiega al cliente e verifica se collimano.</p>
<p> </p>
<p><strong>- le soluzioni che ho proposto</strong></p>
<p>è doverosa una premessa; gestisco due piccole agenzie nel campo della comunicazione, quindi per me ricevere telefonate di quel genere è abbastanza normale.</p>
<p>Al professionista Enrico (non al blogger) un manager con 70.000€ in mano e zero visione strategica per la comunicazione è un&#8217;opportunità quantomeno da valutare (o in certi casi una mucca da mungere).<br />
Potrà sembrare brutto a qualcuno che vive di caccia e raccolta di frutti spontanei, ma mi pago da mangiare così: vendo consulenza e servizi a gente che ha dei soldi da spendere per promuovere qualcosa, magari anche qualcosa che non mi piace e con modi che talvolta non approvo del tutto. E mi sento colpevole di questo nella stessa misura in cui avrebbe dovuto sentirsi colpevole l&#8217;operaio della catena di montaggio della Duna.</p>
<p>Cosa ho proposto? Ho spiegato perché i pay per post non funzionano, ho sconsigliato con tutto il cuore la creazione di blog fasulli (i pochi tentativi fatti al mondo sono stati beccati e massacrati dopo poche ore e nel caso specifico sarebbero stati comici) e ho suggerito una cosa che ai miei occhi è sensata, quasi ovvia: se hai un prodotto in cui credi e ritieni sia giusto farlo conoscere ad un determinato target, non puoi fare altro che una campagna di PR, sia essa online o offline.</p>
<p>Nello specifico ho consigliato di contattare <a href="http://www.digital-pr.it/" target="_blank">Digital-PR</a>, un po&#8217; per affetto (sono persone con cui collaboro), un po&#8217; perché li ho sempre trovati capaci di far parlare aziende e blogosfera in modo trasparente ed efficace.</p>
<p>Temo, in realtà, di essere stato poco convincente (anche perché lo scherzo non avrebbe retto), visto che il misterioso manager al telefono insisteva parlando di un capo che &#8211; in assenza di pay per post - avrebbe sicuramente avallato una campagna di blog fasulli (credibilissimi: di colpo spuntano 50 blog nuovi che parlano di succhi di frutta <img src='http://www.suzukimaruti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ).<br />
Mosso da solidarietà verso un manager un po&#8217; preso male e con l&#8217;acqua alla gola ho perfino proposto di segnalargli, in quel caso, un po&#8217; di nomi di copy freelance, se proprio non poteva fare altro.</p>
<p> </p>
<p><strong>- cosa penso del pay per post &#8211; un parere tecnico</strong></p>
<p>dovrei distinguere l&#8217;opinione tecnica da comunicatore da quella &#8220;etica&#8221; di blogger. Ci provo.</p>
<p>Tecnicamente, come già dicevo, l&#8217;impressione è che non funzioni.<br />
Markingegno mi chiede direttamente se ho esperienza di campagne di pay per post e la risposta è no. Anzi, in generale nel mio lavoro cerco di lasciare le attività di PR e di buzz ad altri, perché non sono il mio forte.</p>
<p>Parlo, quindi, per esperienza indiretta quando dico che le poche campagne di pay per post che ho visto da spettatore mi hanno sempre deluso, indipendentemente dal grado di trasparenza, per la qualità dei risultati: post-fotocopia mal distribuiti nel tempo, aria di marchetta iperconcentrata e, più a monte ma anche più personalmente, spesso la sensazione che il quid di fiducia che un lettore ripone in un blog venga diminuito da queste operazioni, anche in presenza di una full disclosure. E quella sfiducia si riflette sulla marca.</p>
<p>Dovrei aggiungere un po&#8217; di note dal punto di vista della strategia e della programmazione editoriale, ma ve le risparmio perché già vado lungo.</p>
<p>Mi limito a dire che il pay per post è un&#8217;attività poco controllabile nei modi, nei toni e nei tempi.<br />
E si sa che le strategie di lancio di un prodotto di norma seguono copioni precisi, fatti per dire di attività limitate di prova, lancio in massa con modalità variabili e spesso opposte (dall&#8217;escalation che spesso si usa per i prodotti retail alla rarefazione che si usa nel lancio della musica attraverso i network radiofonici, motivo per cui spesso per 3 settimane tutte le radio ci martellano con un brano-tormentone e poi d&#8217;improvviso questo sparisce dalla programmazione, generando una sorta di crisi d&#8217;astinenza che si spera si traduca in acquisti, ecc.), ritorni di fiamma in presenza di eventi/avvenimenti, attività localizzate, intensificazioni su target specifici all&#8217;arrivo dei primi feedback, ecc.</p>
<p>In sostanza, una campagna di pay per post è come tirare un sasso nello stagno e vedere che effetto fanno le onde. E per i miei gusti è un&#8217;attività troppo &#8220;alla cieca&#8221; già a livello strategico: ho l&#8217;impressione (non sostanziata da prove, beninteso) che coi post a pagamento il rischio dal punto di vista della fiducia e dell&#8217;immagine del brand non valga il beneficio in buzz/conversazione. L&#8217;unico pregio di una campagna simile è che ha i numeri iniziali certi, quindi è vendibilissima internamente nelle aziende.</p>
<p> </p>
<p><strong>- cosa penso del pay per post e di chi lo fa - un parere &#8220;etico&#8221;</strong></p>
<p>Ecco, volevo dare un parere puramente tecnico e non ci sono riuscito. E&#8217; che non è facile separare etica e giudizio, alla faccia di Kant.</p>
<p>Personalmente non farei mai pay per post sul mio blog, perché è uno spazio di libertà.<br />
E per libertà intendo non solo la possibilità di scrivere quello che mi pare nei modi e tempi che più mi aggradano, ma anche la libertà marxiana dal &#8220;bisogno&#8221;.<br />
Cioè, il blog è finalmente qualcosa con cui posso prendermi la &#8211; ehm &#8211; libertà di non fare soldi: è un&#8217;attività felicemente in perdita, col bilancio economico in rosso e quello del divertimento e della socialità decisamente positivo.</p>
<p>Però sono un temibile relativista, di quelli che spaventano i papi tedeschi. E non pretendo minimamente che le mie scelte etiche siano regola per tutti. Meno che mai le uso per giudicare il prossimo (cioè, per alcune scelte etiche ovviamente sì), soprattutto se si tratta di questioni al confine tra l&#8217;etico e il pratico.</p>
<p>Mi spiego: non credo che chi cede al pay per post sia definitivamente un corrotto e meriti sfiducia.<br />
Non mi piace lo strumento, non lo adotterei mai, ma mi riservo il giudizio di valutare caso per caso, perché a volte una campagna di post a pagamento &#8211; se messa in evidenza come tale &#8211; non incide sulla fiducia che attribuisco ad un blog o ad un sito, anzi spesso lo mantiene, cioè paga (magari solo in parte) il tempo dedicato dal suo autore alla condivisione di contenuti, ecc.</p>
<p>Per dire, Engadget e Gizmodo &#8211; due siti autorevoli che parlano di gadget elettronici &#8211; talvolta fanno post a pagamento, ben evidenziati in cui elencano gli sponsor della settimana o del mese, altre volte fanno contest sponsorizzati dalle aziende ma questo non influisce sull&#8217;autorevolezza che personalmente attribuisco loro, perché hanno dimostrato nel tempo di saper dare giudizi indipendenti nonostante spesso parlino di loro &#8220;clienti&#8221;.</p>
<p>E&#8217; per quello che dell&#8217;ottima operazione di Paul The Wine Guy apprezzo tutto tranne la premessa dell&#8217;analisi finale e cioè che accettare una campagna di pay per post sul proprio blog sia necessariamente e inesorabilmente un male, un segno di corruzione, ecc.</p>
<p>Da parte non in causa posso dire che non lo farei e che non amo molto trovare post a pagamento in giro sui blog, ma mi riservo di valutare caso per caso se la cosa è così mostruosa o è accettabile.</p>
<p> </p>
<p><strong>- postilla rectoversiana</strong></p>
<p>Rectoverso, che è sicuramente la coscienza cattiva della blogosfera e come tale è utilissimo e amusing, giustamente prende spunto <a href="http://rectoverso.tumblr.com/post/70651378/nel-mezzo-abbiamo-parlato-di-pandemia-di-buzz" target="_blank">in un suo post </a> da un mio commento al <a href="http://www.paulthewineguy.com/post/70504582/come-steve-irwin-davanti-ad-un-serpente" target="_blank">post di Paul The Wine Guy </a>sulla questione &#8220;succhi di frutta&#8221; per criticare un&#8217;altra cosa che mi riguarda. E ha maledettamente ragione.</p>
<p>Qualche tempo fa ho ricevuto un Sony Xperia X1 da recensire e &#8211; come capita non di rado da queste parti con gli smartphone &#8211; <a href="http://www.suzukimaruti.it/2008/12/20/alle-prese-col-tuttofono-una-recensione-del-sony-ericsson-xperia-x1-quando-ormai-beggi-ha-gia-detto-tutto/" target="_blank">l&#8217;ho recensito, dicendone bene e male</a>.<br />
Il Dottor Pruno mi fa notare che è inutile che io faccia il santarellino fiero del suo blog &#8220;vergine&#8221; dal mercato, se poi un&#8217;agenzia di PR mi regala un cellulare da 600€ e non lo specifico quando recensisco il prodotto.</p>
<p>Ha ragione.  A mia discolpa posso solo dire che ho dato per scontata la cosa, visto che <a href="http://www.andreabeggi.net/2008/12/16/sony-ericsson-xperia-x1/" target="_blank">l&#8217;aveva già specificato il buon Beggi nel suo post sull&#8217;X1</a>, ma ho sottovalutato l&#8217;importanza della disclosure e soprattutto ho trascurato il fatto che magari non tutti sanno tutto.</p>
<p>Sulla questione &#8220;ecco, ti regalano un cellulare e tu ti senti spinto a fare un marchettone&#8221; ho poco da dire.<br />
Per me è una questione vecchia e risale a quando scrivevo su Rumore e su altre riviste musicali.<br />
All&#8217;epoca la critica era: &#8220;vi mandano i dischi promo da recensire, vi invitano ai concerti, vi riempiono di gadget: sicuramente siete dei venduti&#8221;. Cambia il prodotto ma non la critica.</p>
<p>E posso dire, dopo aver partecipato come giornalista a qualche decina di saloni e fiere, che il tentativo strisciante di &#8220;addolcire&#8221; i media attraverso le regalie è cosa nota (il più grosso problema per un giornalista al Salone dell&#8217;Auto di Ginevra, per dire, è trovare un modo sensato per portarsi dietro tutti i gadget che gli vengono catapultati addosso e contemporaneamente digerire tutti i pranzi luculliani che gli vengono offerti) ed è una questione seria per chi lo fa di mestiere.</p>
<p>Rispondere ad una critica simile è difficile.<br />
Potrei dare una risposta da gradasso, dicendo che la mia credibilità vale più dei 600€ di un cellulare, ma non dimostrerei nulla e farei solo la figura del bulletto.</p>
<p>Il fatto è che l&#8217;autorevolezza, la credibilità, ecc. del mio blog non sono un valore assoluto e, soprattutto, non sono un valore su cui ho direttamente voce in capitolo.</p>
<p>L&#8217;autorevolezza (temo una parola un po&#8217; sprecata per un blog <a href="http://www.suzukimaruti.it/2009/01/15/ukulele-is-the-new-cowbell/" target="_blank">il cui post precedente</a> parla della scena ukulele emergente) di suzukimaruti.it, così come di tutti gli altri blog, è qualcosa che stabiliscono i lettori, anzi ogni singolo lettore.</p>
<p>Quindi sta a chi legge giudicare se ciò che un blog scrive è onesto o no. Personalmente posso ripetere ad nauseam che credo di scrivere cose oneste, ma non vale nulla ed è giusto che sia così.</p>
<p>Anzi, mi piacerebbe il confronto aperto con chi &#8211; se c&#8217;è &#8211; pensa che qui non si scrivano cose oneste.<br />
Cioè, un confronto al di là delle mezze parole, perché credo serva a tutti (e a me professionalmente molto) per capire i limiti, l&#8217;accettazione, le sensibilità, ecc. che incontra la comunicazione attraverso i blog.</p>
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		<title>Quelli che ce l&#8217;hanno con FriendFeed: un invito alle danze</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 15:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[friendfeed]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre in giro per la Rete esplodeva l&#8217;ennesimo dibattito - stavolta innescato da un post di Gilioli- sulla natura di Facebook, da queste parti si manifestava, per la prima volta in modo evidente, una fronda anti FriendFeed, social network che uso con sommo gusto quotidianamente.
La cosa mi ha un po&#8217; sorpreso, anche perché a mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre in giro per la Rete esplodeva l&#8217;ennesimo <a href="http://www.memesphere.it/conversations/288822.html" target="_blank">dibattito </a>- stavolta innescato <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/30/linsostenibile-leggerezza-di-facebook/" target="_blank">da un post di Gilioli</a>- sulla natura di Facebook, da queste parti si manifestava, per la prima volta in modo evidente, una fronda anti FriendFeed, social network che uso con sommo gusto quotidianamente.</p>
<p>La cosa mi ha un po&#8217; sorpreso, anche perché a mio giudizio FriendFeed riesce ad esprime e concentrare in un servizio solo molte cose del social Web che considero positive. Provo ad elencarle, poi do un&#8217;occhiata a cosa dicono di FriendFeed i suoi detrattori:</p>
<p>- aggregazione: FriendFeed è prima di tutto un aggregatore. Cioè ogni utente decide quali parti del proprio lifestream quotidiano &#8211; che normalmente è sparso su più servizi non interoperanti &#8211; costituiranno il suo feed. Per dire, io ci metto i post del mio blog e del mio tumblr, le mie twittate, le foto di flickr, i preferiti su Last.fm e altre cavolatine sparse qua e là. Così ho un &#8220;fiume&#8221; unico alimentato automaticamente dai vari &#8220;affluenti&#8221; e se uno ha una vita così triste da voler seguire tutto quello che faccio di social in Rete, basta che si abbona al mio FriendFeed e il gioco è fatto.</p>
<p><strong>- conversazione</strong>: trovo che la conversazione su FriendFeed funzioni con le stesse dinamiche di Twitter ma senza il caos di quest&#8217;ultimo. Se su Twitter volevi rispondere ad un utente, la tua risposta finiva lì nel mucchio, elencata in puro ordine cronologico, con il risultato che i grafomani come il sottoscritto erano in grado di riempire 2 o 3 schermate di twittate in mezz&#8217;ora, se presi da una discussione che li interessava.</p>
<p>Il tutto su Twitter generava caos, scazzo e portava (ne parlo al passato perché lo uso pochissimo) al fenomeno per cui la gente ti chiedeva di scrivere di meno perché paradossalmente lo scrivere sul tuo Twitter invadeva i loro spazi.</p>
<p>Il vero problema, tuttavia, era che spesso non ci si capiva: mi è capitato più volte su Twitter di ricevere reply a cose scritte 2 giorni prima e non capire a cosa si riferivano. A volte la cosa avveniva in massa e il caos cresceva a dismisura.</p>
<p>FriendFeed da questo punto di vista offre tutti i vantaggi di Twitter con in più l&#8217;enorme feature di disporre le conversazioni per thread, ciascuna in ordine cronologico sotto il post che l&#8217;ha scatenata. Mi pare un incontestabile progresso, no?</p>
<p> </p>
<p><strong>- strumenti per migliorare la conversazione</strong>: oltre a favorire la conversazione, FriendFeed ha un paio di strumenti che la migliorano. Il primo è stupidino ma va di moda (è arrivato pure sui Tumblr) ed è il &#8220;like&#8221;. Se ti piace un intervento, esprimi il tuo apprezzamento premendo un pulsante e hai la possibilità di filtrare i vari interventi, isolando quelli a cui hai aggiunto un commento o un like: cosa utilissima per riprendere conversazioni lasciate a metà o passate (su Twitter, invece, o eri &#8220;qui e ora&#8221; o ti perdevi).</p>
<p>Ci sono, poi, strumenti di &#8220;moderazione&#8221;. Non amo particolarmente la categoria, ma sono molto light e rispettosi. Il più utile credo sia il tasto &#8220;hide&#8221;: se una conversazione non ti interessa, la nascondi. Ma questo non ti impedisce di parteciparvi (è paradossale, lo so) e soprattutto non impedisce agli altri di continuarla. Ed è un&#8217;opzione che si cambia con un singolo click.</p>
<p>Sorvolo sull&#8217;opportunità di rendere privato (decidendo chi lo legge e chi no) il proprio feed di contenuti, perché è un&#8217;opzione identica a quella di Twitter e non mi ha mai entusiasmato, perché non ne comprendo l&#8217;utilità (perché rendere privata una propria attività su un social network? non è un controsenso? o forse viene usato come misura anti stalker?).<br />
In compenso si possono creare &#8220;stanze&#8221; tematiche in cui discutere liberamente, al riparo da occhi indiscreti (si vocifera, per esempio, di una stanza women-only in cui gli ormoni volano liberi come pterodattili su di giri).</p>
<p>C&#8217;è, in ultimo, lo strumento &#8220;block&#8221;, che permette di bloccare un utente. Il che non significa privare qualcuno del diritto di esprimersi, ma semplicemente decidere di non visualizzare più gli interventi di un utente sgradito, molestatore, deviante, spammer, ecc. L&#8217;utente sparisce dalla tua vista ma continua liberamente ad esprimersi: di fatto non gli togli nulla.</p>
<p><strong>- allargamento della sfera degli amici</strong>: la feature che mi piace di più di FriendFeed è quella per cui &#8211; con dinamiche che non comprendo &#8211; il sistema ti mette a disposizione  anche gli interventi degli &#8220;amici degli amici&#8221;, così non leggi solo la tua combriccola di amichetti, ma vai oltre il solito giro di conoscenze.</p>
<p>Mi sembra una scelta vincente, oltre che buona e giusta. Prima di FriendFeed avevo un&#8217;area &#8220;blog che leggo&#8221; nel mio lettore di feed RSS. Li leggevo e morta lì: raramente aggiungevo nuovi nomi, perché ero costretto nella cerchia delle mie conoscenze.</p>
<p>Ora che ho FriendFeed, grazie allo strumento &#8220;amici di amici&#8221;, ho praticamente eliminato la cartella &#8220;blog che leggo&#8221; dal lettore di feed RSS (restano solo quelli che ancora non si sono convertiti) e leggo tutti su FriendFeed, con la differenza che leggo pure i loro amici (quelli non interessanti li nascondo) e ho scoperto un sacco di persone interessanti, che ora leggo quotidianamente.</p>
<p> </p>
<p><strong>LE CRITICHE</strong></p>
<p>Ho letto, nei commenti ai post precedenti, varie critiche a FriendFeed. Provo a riassumerle per sommi capi:</p>
<p>- <strong>è elitario:</strong> la principale tesi a sostegno di questa accusa è il fatto che FriendFeed è un servizio aperto solo a chi si registra. Quindi è sì uno spazio ordinato, ma perché si perde un po&#8217; lo spirito selvaggio del blog, che è un porto di mare.</p>
<p>In parte concordo: sul blog può capitare lo sconosciuto &#8211; magari &#8220;illetterato&#8221; di social Web &#8211; che lascia un commento. Dopo quasi un lustro di esperienza bloggante, tuttavia, mi sono accorto che quegli illustri sconosciuti prendono la forma di 2 o 3 commenti al mese a post vecchi di 2 anni, scritti in stampatello da individui che immagino dotati di tentacoli (ecco perché così tanti refusi), che solitamente si lamentano perché &#8220;HAI SCRITTO CHE TZN FRR E GAY MENTRE NN E VERO: LUI MI AMA&#8221;. E tra l&#8217;altro usare FriendFeed non gli impedisce di continuare ad imbrattare di commenti demenziali e oscenamente sgrammaticati il mio blog, quindi dov&#8217;è il problema?</p>
<p>Riguardo alla registrazione, mi chiedo perché non ci si lamenti del fatto che sul 99% degli altri servizi online sia necessaria. Perché nessuno l&#8217;ha mai scritto di Twitter?</p>
<p><strong>- è cazzone:</strong> non riesco a trovare una sintesi migliore, ma è quanto dice &#8211; peraltro in modo condivisibile &#8211; <a href="http://www.placidasignora.com/" target="_blank">Mitì</a>.<br />
Il fatto è che in effetti chi si approccia a FriendFeed può trovare commentini di una riga, battutine che pochi capiscono, una diffusa aria di &#8220;qui tra noi blogger&#8221; e la conseguente implicita e involontaria chiusura a chi viene da fuori.</p>
<p>Riconosco, a tratti, questo difetto. Però mi sembra sia una fase comune e inevitabile dei social network: i prime movers che li colonizzano tendono a farsi comunità stretta e &#8211; come tale &#8211; tendenzialmente autoriferita.</p>
<p>Però è, appunto, una fase e mi pare di averla già affrontata in ambiti diversi, per esempio quando secoli fa aprii un blog su Splinder, poi quando mi affacciai su Twitter. C&#8217;è sempre una sorta di iniziale &#8220;disagio da social network nuovo&#8221;, perché chi è lì da prima ha più dimestichezza, ha più amici e oggettivamente si diverte di più. </p>
<p>Alla fine è un fenomeno che, per quanto ne so, prima o poi finisce.<br />
Su Twitter &#8211; e prima ancora nella blogosfera &#8211; è finito nel momento in cui ai pionieri del sistema si sono affiancati sempre più utenti.<br />
Giocoforza finiremo per usarlo meglio, perché le platee si allargheranno, arriveranno sempre più utenti e non sarà tanto facile sussurrarci battutine che capiamo in tre in un luogo così pubblico. Se proprio vogliamo flirtare, apriamo una stanza apposita e la usiamo come pied-à-terre.</p>
<p>E poi, se il problema di uno strumento &#8220;buono&#8221; non è lo strumento stesso ma l&#8217;uso che se ne fa, forse ha senso iniziare ad usarlo bene, dando il buon esempio. Conoscendo FriendFeed, i buoni contenuti attirano buoni commenti, buoni utenti, ecc.</p>
<p><strong>QUINDI?</strong></p>
<p>Quindi il consiglio per tutti è di provare FriendFeed, perché mi pare funzioni davvero bene. E più siamo più la conversazione migliora come qualità, più le reti, i giri, le &#8220;cricche&#8221; si allargano. Da quando uso FriendFeed leggo abitualmente una ventina di blog in più, tutti meritevoli e tutti colpevolmente ignorati/trascurati in precedenza. Mi sembra un buon risultato.</p>
<p>E se inizialmente vi trovate male, pazientate, partecipate alle conversazioni altrui, fate un po&#8217; di amici (non è stupido aggiungere come friends su FriendFeed i blog che si seguono di più, quelli sul blogroll, ecc.) e in tempo breve potreste trovarvi più a vostro agio. E&#8217; un po&#8217; come andare a ballare: ci si mette un po&#8217; ad entrare nel mood della serata, ma poi appena si ingrana si fa l&#8217;alba. E in alcuni casi gli afterhour.</p>
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		<title>L&#8217;anno che verrà &#8211; ovvero il mio primo Post sotto l&#8217;Albero</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2008 05:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello che segue è il mio primo Post sotto l&#8217;Albero.
In quanto versione stalinista del Grinch, con punte quasi autolesioniste di odio per tutto ciò che è vagamente natalizio, mi sono perfino sorpreso io stesso della mia partecipazione ad una simile iniziativa.
Poi ci ho riflettuto e ho scoperto che scrivere il PSLA è una sorta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quello che segue è il mio primo Post sotto l&#8217;Albero.<br />
In quanto versione stalinista del Grinch, con punte quasi autolesioniste di odio per tutto ciò che è vagamente natalizio, mi sono perfino sorpreso io stesso della mia partecipazione ad una simile iniziativa.</em></p>
<p><em>Poi ci ho riflettuto e ho scoperto che scrivere il PSLA è una sorta di passatempo per sadici. Il fatto è che <a href="http://blogsquonk.it" target="_blank">Sir Squonk, uomo dal multiforme talento,</a> è una persona prima di tutto paziente. Quindi pone una data di scadenza in cui raccogliere i post dei partecipanti e attende fiducioso. E rigorosamente si trova a mani vuote o quasi.</em></p>
<p><em>Ecco, quindi, che scattano i primi appelli, con l&#8217;inevitabile arrivo dell&#8217;improcrastinabile. Prima appelli pubblici, inizialmente autorevoli, poi minacciosi, poi complici, poi ricattatorio/affettivi, poi ancora livorosi e infine disperati. E in seconda battuta gli appelli privati, dall&#8217;SMS vagamente mafioso fino alla mail dai toni barocchi del periodo bizzarro.</em></p>
<p><em>Il risultato è che chi partecipa e tarda a consegnare (cioè praticamente tutti) riceve dal Sir nel corso del tempo vere e proprie opere d&#8217;arte multimediale, da semplici haiku via SMS a lacrimevoli e-mail con biliosi allegati. Uno scritto meglio dell&#8217;altro, in un&#8217;escalation in cui è palese che l&#8217;autore ha un talento alimentato a disperazione.</em></p>
<p><em>Il resto è trascurabile: un po&#8217; di gente attende proprio l&#8217;ultimo istante utile, pur di collezionare altre gemme squonkiane, e consegna un post. Il risultato della dialettica sfuggente fra il talento del raccoglitore e la cialtronaggine media dei partecipanti è, incredibilmente, ottimo nonostante l&#8217;impaginazione un po&#8217; così, le clipart d&#8217;illustrazione prese da Office 95 e una generalizzata propensione al refuso. </em></p>
<p><em>E&#8217; qualcosa di inspiegabile, una sorta di ossimoro in cui la combinazione tra alto e basso, tra talento e intima bruttezza dei partecipanti produce accostamenti inaspettati  e forieri di gioia, come il tartufo bianco: un alimento eccellente che dà il meglio di sé su piatti vili, come l&#8217;uovo fritto. </em></p>
<p><em>Quindi godetevi l</em><a href="www.blogsquonk.it/PostSottoAlbero2008.pdf" target="_blank"><em>&#8216;intera raccolta di quest&#8217;anno di Post sotto l&#8217;Albero</em></a><em> e, se proprio ci tenete, solo il mio contributo, che è qua sotto. <br />
Per fare quello filologico (leggi: non avevo altro), non ho scritto un post ad-hoc, ma ho letteralmente rubato al blog un post, l&#8217;ho incollato in Word e spedito al talentuoso curatore.<br />
Risultato, una brutta figura: gran parte dei partecipanti ha prodotto piccole perle narrative e io sto qui a scaldarmi per un calendario con la Carfagna. Vestita, peraltro.</em></p>
<p><em>Buona lettura, neh</em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Uno ci prova anche a fare quello che non demonizza Berlusconi, che si dimentica la tessera della Loggia P2, i mafiosi e i corruttori in parlamento, l’ego smisurato che confina col borderline e tutte le altre porcherie che tutti conosciamo benissimo e che quasi tutti scordano quando si tratta di votare.</p>
<p>E giuro che io ci provo davvero, faccio un sacco di docce tiepide, mi stronco di tisane al tiglio e continuo a ripetermi &#8220;suvvia, è solo un governo di destra come tanti altri, siamo tutti democratici, sotto sotto siamo tutti fratelli, è la democrazia dell’alternanza e via di mantra rassicuranti.&#8221;</p>
<p>Ormai privo di riferimenti politici al di là del signor Spock in “Star Trek, l’ira di Khan”, uno arriva perfino a dirsi che tutto sommato un mezzo regime vagamente argentino, con a capo un ibrido tra un re travicello e un miles gloriosus, non è poi questo dramma, che alla fine perfino le cose brutte e cattive hanno un ruolo nel grande schema dell&#8217;esistenza e poi, insomma, in Argentina c’è il tango che non è così male, no?</p>
<p>Insomma, si cerca la via zen e si prova &#8211; dopo aver fallito nell&#8217;intento del &#8220;non pensiamoci, dimentichiamoci che la politica esiste e occupiamoci di altro&#8221; &#8211; ad accettare o quantomeno rendere più digeribile il male che non si riesce a rimuovere.<br />
Serenamente. Pacatamente. Piano piano. Come vuole Veltroni.</p>
<p>L&#8217;operazione dopo un po&#8217; ti riesce, perché l&#8217;essere umano ha grandi capacità di adattamento e se riesce a vivere negli igloo a sessanta sotto zero nutrendosi di yogurt di renna, figuriamoci se non può reggere queste cosucce qui.<br />
Ci vuole ben altro per abbatterci, ha!</p>
<p>Poi, però, quando hai finalmente ottenuto la tanto sospirata semiserenità politica e ti sei quasi convinto che perfino La Russa al governo abbia una sua razionale utilità e che se non la vedi è solo perché lo schema delle cose è più grande della tua comprensione, Orazio, ecco il crollo, il rigurgito dell&#8217;inevitabile.</p>
<p>Maledetta Internet.<br />
Sì, maledetta. Perché senza la Rete sicuramente mi sarei perso tutto ciò: apro La Stampa online e scopro che esiste il calendario 2009 &#8220;<a href="http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=1&amp;pm=1&amp;IDmsezione=18&amp;IDalbum=14170&amp;ti po=FOTOGALLERY#mpos" target="_blank">Grandi tra i grandi: i politici per i bambini</a>&#8220;. <br />
Ora, già il nome è tremendo, ma il disgusto da copy è il meno. Ci si mette pure il progetto: fotografie di politici &#8220;casualmente&#8221; ritratti in atti di grazia e tenerezza con dei bambini.</p>
<p>Di norma detesto tutto ciò che sfrutta l&#8217;immagine dei bambini, ridotti spesso a versioni umane dei LOLCats da genitori infami. Figuriamoci che reazioni può suscitare un mix “bambini sfruttati + Schifani”, sponsorizzato dalla Presidenza del Consiglio, del Senato e della Camera.</p>
<p>Se poi clicchi sul link, attratto dall&#8217;orrido e poco propenso a cliccare sui calendari alternativi con l&#8217;ennesima velina photoshoppata desnuda, il gioco è fatto: ecco il regime che salta fuori.<br />
Il regime, sì, quello vero, cioè quello fenotipico, che puoi toccare. Suvvia, gli aspetti estetici del regime, quelli più tangibili.</p>
<p>Perché tutti gli elementi &#8220;reali&#8221; del regime (i privilegi, le pastette, l&#8217;assenza di democrazia, la disuguaglianza, ecc.) un po&#8217; te li nascondono, un po&#8217; ormai li accetti come assodati e un po&#8217; li dai per scontati come espressione dell&#8217;italianità.</p>
<p>Insomma, a noi che ci sia o meno il retroscena del regime non importa.<br />
Ma a noi ultimi mohicani di sinistra danno fastidio alcuni aspetti visivi, cioè l’estroversione del regime, la sua retorica pubblica e i suoi atti trionfali.</p>
<p>Avete corroso la già esile tenuta democratica di questo paese? Fa lo stesso. Ma almeno fate finta che tutto vada bene.<br />
Tanto noi siamo tra quelli che mangiano il surimi a forma di gambero e si convincono davvero che un po’ il gusto gli assomiglia.</p>
<p>Il pensiero del regime già ti aveva sfiorato la mente nei giorni intorno al 4 novembre, quando in tv passava uno spot – tutto rallentatore e controluce &#8211; che celebrava le Forze Armate con toni da dittatura bielorussa ed estetica da tv di stato irakena ai tempi di Saddam: militari che passano per le strade e la gente impettita che si alza e gli fa l&#8217;applauso, chissà poi perché.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=C5F8OapOsfs" target="_blank">Va visto</a>, perché certe cose tra le righe si percepiscono meglio live che con una descrizione.<br />
Vi basti sapere che si intitola “Grazie ragazzi”, come allo stadio.</p>
<p>Il calendario politici+bambini è la conferma di quel retropensiero novembrino: il regime, stufo del retrobottega, sta venendo fuori nei suoi aspetti estetici, i più fastidiosi per noi sinistrorsi.<br />
Segno che dall&#8217;altra parte hanno rotto gli indugi e si stanno finalmente togliendo qualche soddisfazione personale.</p>
<p>Ecco, il calendario &#8220;Grandi tra i grandi&#8221; è la perfetta incarnazione della weltanschauung berlusconiana.<br />
No, non quella antidemocratica, aziendalista e &#8220;brianzola&#8221; dell&#8217;imprenditore con le mani sporche prestato alla politica. Quella, invece, del &#8220;re buono&#8221; (che da queste parti era un certo Umberto I, noto cannoneggiatore di poveri che chiedevano pane), del presidente che riceve le classi delle elementari alla Camera e interrompe un Consiglio dei Ministri per andare a recitare a memoria &#8220;Rio Bo&#8221; ai bambini forzosamente plaudenti.</p>
<p>Basta scorrere un&#8217;immagine dietro l&#8217;altra, controllando la bile.<br />
Non c&#8217;è una casualità nelle fotografie, c&#8217;è un indice preciso, un piano estetico/retorico e una line-up studiati a tavolino perfetti nei loro intenti.<br />
E i valori di questa operazione d&#8217;immagine sono perfetta espressione di cosa è l&#8217;Italia da cartolina di Natale dell&#8217;immaginario berlusconiano.</p>
<p>Sembra l’ennesima pubblicità della Bauli, in cui la keyword dominante è &#8220;bontà&#8221;.<br />
E allora ostentiamola, questa bontà!<br />
Ed ecco i vari politici colti in casuali pose carine accanto a bambini sorridenti. Bambini da cartolina, peraltro, vestiti appositamente a festa (ho già messo in preallarme l&#8217;equipe di psichiatri che si occuperà di curare, una volta adulta, la povera bambina col papillon marrone nella foto con Cossiga) e messi lì a figurare, dopo chissà quante dolorose prove circondati da fotografi incazzati e urla del tipo &#8220;Michela fai più l&#8217;occhio da derelitta, altrimenti il Presidente Schifani poi ti sculaccia, eh!?&#8221;.</p>
<p>Telefono Azzurro? Sì, già all’altezza di maggio ho composto le prime 2 cifre del numero. Ma siamo il paese di &#8220;Piccoli fans&#8221;: di fronte a scene simili la stragrande maggioranza degli italiani si commuove, non chiama di certo la polizia.<br />
Bisogna rassegnarsi.</p>
<p>Al di là dello sfruttamento paraculo dell&#8217;immagine dei bambini in situazioni potenzialmente pericolose (ve lo vedete Cossiga che chiede ai frugoletti &#8220;la vostra maestra è ancora viva? O è stata bastonata ad arte, come ho &#8211; modestamente &#8211; proposto?&#8221;), quello che spaventa è soprattutto la lineup delle playmate politiche di ciascun mese.</p>
<p>In primis l&#8217;opposizione non esiste. O meglio, esiste quello che il berlusconismo considera l’opposizione ideale. Cioè, su 12 fotografie gli &#8220;oppositori&#8221; sono 2, ovvero un nonnetto democristiano di lungo corso come Franco Marini e &#8211; ripescato dall&#8217;oblio nonostante politicamente e istituzionalmente conti quanto il mio verduriere &#8211; nientemeno che Fausto Bertinotti.</p>
<p>Peraltro il cittadino semplice Bertinotti è ritratto &#8211; a conferma di una precisissima progettazione estetica di queste foto &#8211; con le uniche due bambine non vestite a festa, anzi opportunamente conciate un po’ da zingare e un po’ da hippy, con un non trascurabile dettaglio per cui una delle due sfoggia sul vestitino un’inspiegabile quanto eloquente stella rossa.</p>
<p>Facendo i ragionieri, un&#8217;opposizione democristianissima, vecchia e alle soglie dell&#8217;impresentabile, con in più il &#8220;comunista fenotipico&#8221; da zoo o da commedia di Pozzetto: il mostro da tenere in salotto perché fa chic e anche un po’ orrore alle madame. </p>
<p>Insomma, Bertinotti se lo coccolano su Mediaset da secoli, è tempo di ritirarlo fuori non appena la crisi si ammoscia un po&#8217;.</p>
<p>E dire che l&#8217;assenza di esponenti dell&#8217;opposizione sarebbe tecnicamente una buona notizia. Pensate che bello sarebbe se i vari Fassino, Rutelli, ecc. si fossero semplicemente eclissati dicendo &#8220;Il calendario coi bambini fatevelo voi, noi nonostante tutto abbiamo un senso della decenza e non ci prestiamo ad operazioni paracule di questo genere&#8221;.<br />
Ma conoscendo Veltroni &amp; C. è inevitabile pensare che su un calendario così i &#8220;nostri&#8221; si sarebbero buttati a pesce.<br />
Semplicemente non li hanno invitati.</p>
<p>Segnalo a parte, in quarta di copertina, defilata, una figura mezzo bipartisan come Umberto Veronesi, che sì, si è candidato per il PD &#8220;ma alla fine è uno dei nostri, perché fa i miliardi&#8221;.</p>
<p>Il resto delle 10 immagini è emblematico: i ministri più in vista, quelli più televisivi, presentabili e utilizzabili a fini professionali (quindi niente leghisti e spazio ai più popolari secondo i sondaggi), due senatori a vita (in sostanza gli unici due ascrivibili alla destra, cioè Andreotti e Cossiga) e i presidenti di Camera e Senato, cioè un untuosissimo Schifani e un Fini a cui bisognerebbe spiegare che gli anni Ottanta sono finiti e il &#8220;bronzo&#8221; non tira più, soprattutto nella versione “fratello di Sammy Barbot”.</p>
<p>In ultimo, lui: Silvio la Tigre, rigorosamente a dicembre, in una posa che non lascia spazio ad interpretazioni terze: sguardo adorante e &#8211; notate bene &#8211; bambini non ariani, anzi vagamente stranieri ma non &#8220;negri&#8221; o &#8220;musi gialli&#8221; o peggio ancora &#8220;arabi&#8221;: quel bel mulatto da spot della Barilla, che piace tanto alle nonnine.<br />
E Lui in mezzo, che li tiene in braccio, occhi socchiusi a dire &#8220;dio mio come sono buono, sto proprio bene in mezzo ai bambini&#8221;. </p>
<p>Insomma, l&#8217;immagine perfetta per il &#8220;nonno d&#8217;Italia&#8221;, che in un paese civile sarebbe qualche vecchietto fotogenico infastidito dalla stampa che lo obbliga a fare la faccia buona mentre beve vinaccio alla bocciofila<br />
In Italia, tristemente, il nonnino buono nazionale ha un ruolo precisissimo: Presidente della Repubblica.</p>
<p>Se vi state chiedendo cosa voglia fare Berlusconi da grande, guardate quella foto e la risposta verrà da sé. Come la nausea.<span> </span></p>
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		<title>Who&#8217;s gonna drive you home?</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 20:22:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver dato il meglio di sè nella gestione del problema della presidenza della Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI, candidando un impresentabile e incompetente e vedendosi eleggere con un colpo di mano &#8211; coi voti della maggioranza berlusconiana  &#8211; un poco di buono ex mastelliano pronto a tutto (e mi inquieta che il PD candidi uno così, davvero), il partito che teoricamente dovrei votare sta consumando le sue preziose energie politiche per un&#8217;altra battaglia di altissimo profilo e che non mancherà di appassionarci per la sua utilità per il paese.</p>
<p>Quanto avrei voluto che dio mi avesse fulminato seduta stante il giorno in cui ho lasciato la mia email agli uffici stampa nazionali e locali del partito che teoricamente dovrei votare, perché è ormai da una settimana che quotidianamente le caselle di posta si intasano a causa di una pioggia di comunicati stampa su un tema fondamentale come la collocazione nel Parlamento Europeo del Partito Democratico.</p>
<p>Ovvero, fra un anno ci saranno le europee e verosimilmente il PD riuscirà a fare eleggere qualcuno, nonostante stia facendo di tutto affinché ciò non accada. Dove si siederanno costoro? Staranno nel gruppo del Partito Socialista Europeo? O con i Popolari? Oppure con un terzo gruppo?</p>
<p>Certo, se il tuo partito è fatto da una mai completata sintesi tra ex ex comunisti e ex ex democristiani, il problema è spinoso, perché non puoi certo chiedere a quella simpatica donna della Binetti di sedere tra i socialisti europei. Così impari a candidarla, peraltro.</p>
<p>Però, per quanto mi riguarda, è un problema inutile. E trovo pure insultante leggere che Fassino, Rutelli, Bobba, ecc. si lancino strali su una questione puramente formale mentre avrebbero un bel po&#8217; di cose da fare (opposizione, costruire un&#8217;alternativa credibile al berlusconismo decadente di questi anni, ecc.)</p>
<p>Ma davvero, ci interessa dove siederanno gli eletti del Partito Democratico nel Parlamento Europeo?<br />
A me francamente il dibattito dà le stesse vibrazioni che la serie B di pallamano femminile.<br />
Mi interessa, invece, molto come il PD voterà, quali sono le sue proposte, le sue scelte e le sue posizioni. E mi sembrano questioni a monte rispetto al gruppo parlamentare a cui iscriversi.</p>
<p>Invece no, i pezzi da novanta del PD continuano questa guerra di comunicati piccati e stronzetti in cui di fatto gli ex DS continuano a dire &#8220;la grande tradizione riformista europea sta tra i socialisti&#8221; e gli ex democristiani rispondono &#8220;col cazzo, piuttosto ce ne andiamo&#8221;, coi pochi laici ex Margherita che tergiversano e, nel dubbio, dicono tutti la loro.</p>
<p>E quindi via con illuminanti e promettenti discussioni su un ipotetico scioglimento del PD, su una scissione, ecc. Non che si rovini nulla più di tanto, eh? Però c&#8217;è sempre un limite al peggio.</p>
<p> </p>
<p><strong>E&#8217; UN FATTO DI APPARTENENZA</strong></p>
<p>La cosa che mi spaventa e mi fa capire che a sinistra (ma in verità il problema è trasversale, sebbene con intensità differenti a seconda degli schieramenti) siamo ancora mostruosamente indietro nella visione dello scenario politico.</p>
<p>Continuiamo, cioè, a pensare alla politica come ad una questione di appartenenza. Quindi il problema numero 1 dell&#8217;esordio del PD nel Parlamento Europeo non sarà cosa voterà caso per caso, ma come si definirà, a quale &#8220;grande famiglia trasversale&#8221; della politica europea si iscriverà.</p>
<p>Tradotto in termini pratici, il PD spende il 99% delle sue già esigue e contraddittorie energie politiche per cercare litigiosamente di distillare una sintesi identitaria tra le sue componenti. E consuma se va bene l&#8217;1% a fare politica, cioè a compiere gli atti materiali che permettono ai suoi diretti e potenziali &#8220;consumatori&#8221; di definirlo.</p>
<p>E questo è un po&#8217; il dramma della sinistra e del suo approccio al paese. Continuiamo, noi che di sinistra lo *siamo*, a non capacitarci come il resto del paese possa non esserlo senza sentirsi sporco, in colpa, ecc. E continuiamo a fare una politica in cui il nostro fine reale non è risolvere problemi (o proporre soluzioni per) e su questo conquistare voti, ma è di fatto lavorare affinché la gente si converta e *diventi* di sinistra o centro sinistra o centro centro sinistra.</p>
<p>In verità basta riavvolgere minimamente il nastro per notare come la dimensione identitaria a sinistra sia una priorità assoluta. Democratici di Sinistra, Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, ecc. Lo vedete? L&#8217;ossessione di definire un&#8217;appartentenza che è a monte, a priori rispetto all&#8217;azione politica.</p>
<p>Ovvio che la gente che magari è così intelligente da non votare per Berlusconi ma non è de facto di sinistra o non si percepisce/definisce tale finisce per votare per Di Pietro, che di fatto è l&#8217;unico partito della coalizione in grado di intercettare gli swing voters tra uno schieramento e l&#8217;altro proprio in virtù del suo essere definito da scelte, da pratiche, da posizioni e non da appartenenze politiche ottocentesche.</p>
<p> </p>
<p><strong>QUASI QUASI MANDO UNA LETTERA A VELTRONI (NO, CHE POI LA LEGGE IN PIAZZA)</strong></p>
<p>Il tragico è che ad ogni comunicato stampa che ricevo &#8211; l&#8217;ultimo, piccatissimo, di <a href="http://www.giannivernetti.it/" target="_blank">Gianni Vernetti</a>, persona a cui sono peraltro vicino umanamente e che come sottosegretario agli esteri nella passata legislatura ho molto apprezzato, che sfancula Fassino &#8211; mi scatta una voglia tremenda di rispondere da semplice elettore.</p>
<p>E mi viene una voglia pazza di gridare ai dirigenti del mio partito che questo dibattito inutile viene fatto sulla pelle dei cittadini ed è un po&#8217; un insulto per chi ha votato PD, fidandosi che non avrebbe votato per un partito di stupidi.</p>
<p>E mi piacerebbe segnalare ai vari Rutelli, Fassino, ecc. che le priorità politiche mi pare siano altre. E se per loro non è così, beh allora voto altrove.<br />
Perché qui lo tsunami ci ha colpito in pieno (ricordate? quello <a href="http://www.suzukimaruti.it/2008/04/15/l%e2%80%99opportunita-del-male-%e2%80%93-riflessioni-postelettorali-stranamente-serene/" target="_blank">con la cacca-Berlusconi che ci galleggia, irrilevante, in mezzo</a>) e chi ci dovrebbe salvare sta a riva a dibattere se farlo nuotando a delfino o a rana.</p>
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		<title>Quella emme di MTV (aka &#8220;Aridatece i videoclip!&#8221;)</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 01:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so più da quanti anni non guardo più MTV, ma so esattamente perché non la guardo e cosa mi ha fatto smettere di tenerla anche solo in considerazione: ignoro MTV dal giorno in cui hanno smesso di trasmettere video musicali.
Fateci caso e provate a passarci sopra facendo zapping. Nel 99% dei casi trovate una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so più da quanti anni non guardo più MTV, ma so esattamente perché non la guardo e cosa mi ha fatto smettere di tenerla anche solo in considerazione: ignoro MTV dal giorno in cui hanno smesso di trasmettere video musicali.</p>
<p>Fateci caso e provate a passarci sopra facendo zapping. Nel 99% dei casi trovate una porcheria, solitamente un finto reality con dei giovani mostruosi che ballano o una trasmissione americana piena di ggiovani rifattissimi che o piangono o ballano o flirtano. Oppure vecchie stagioni di serie Tv in cui ci sono giovani rifattissimi che ballano, piangono e flirtano a seconda delle puntate.<br />
E nel mezzo, come diversivo, qualche feature sui soliti VIP del mondo della musica, da Britney Spears in giù.</p>
<p>Stendo un velo pietoso sulle trasmissioni made in Italy (salvo rari casi, ma dio fulmini ora TRL e il suo pubblico) e continuo a pensare che, nei primi anni Novanta, MTV un po&#8217; ci ha cambiato la vita. E continuo a pensare che noi torinesi forse siamo stati più fortunati di tutti, perché una rete locale (Videogruppo) per anni ha preso il segnale di MTV UK (quella bella, con Ray Cokes, Davina McCall, Zig &amp; Zag, Party Zone, Chill Out Zone, Alternative Nation, ecc.) e l&#8217;ha trasmesso sulle sue frequenze, spesso interrompendolo crudelmente in orari impensabili per trasmettere orride pubblicità degli (allora) 144.<br />
Eri lì pronto a goderti l&#8217;unplugged dei REM o di Bjork (in un notevole vestitino corto giallo)? Ti partivano le casalinghe assatanate e ti dovevi adeguare. Ma, insomma, era una bella cosa.</p>
<p>Poi è nata MTV Italia e, a fronte di 24 ore al giorno del canale, c&#8217;era ben poco da gioire. Ora è una tv che di musicale non ha niente di niente ed è un peccato perché ci lavorano un bel po&#8217; di persone di talento e pure un bel po&#8217; di amici. Certo, uno può recuperare con i suoi canali tematici via satellite, ma non è la stessa cosa.</p>
<p>Fortuna vuole che sia nato da non molto un servizio che permette di tornare al vecchio spirito fondante di MTV, che oltre a farti venire voglia di fumare crack dovrebbe essere una televisione musicale.</p>
<p>E&#8217; nato, infatti, <a href="http://www.mtvmusic.com" target="_blank">MTV Music</a> (nome ridondante: a cosa serve la M del brand?), che altro non è che una sorta di YouTube casalingo di MTV in cui lentamente il colosso della videomusica sta riversando la versione digitalizzata di tutti i suoi video in archivio, inclusi quelli delle sussidiarie tipo VH1 e CMT.</p>
<p>Significa, insomma, che lì sopra ci saranno migliaia e migliaia di video musicali, vecchi e nuovi, peraltro fruibili in streaming in qualità decisamente superiore a YouTube. Il giorno che l&#8217;intero catalogo sarà digitalizzato ci saranno da fare i salti di gioia.</p>
<p>Per ora c&#8217;è già una base di video notevole. E c&#8217;è pure qualche pecca strutturale. La prima è che, mi pare, l&#8217;assortimento sia quello di MTV in versione americana. Quindi ben poca elettronica (ho provato a cercare qualcosa dei Future Sound Of London, ma niente) e molto più brutto rock melodico per wasp col mullet o hip hop moderno, da papponi. E i soliti anni Ottanta, che hanno rotto le balle già *negli* anni Ottanta.</p>
<p>Ci sono anche ingenuità tecniche, su tutte un motore di ricerca molto anni Novanta, esigentissimo per quanto riguarda lo spelling dei nomi dei gruppi. Cerchi i REM e non trovi niente. Devi mettere, come vorrebbe la regola, i puntini: R.E.M. Ed ecco che per magia puoi riascoltarti &#8220;<a href="http://www.mtvmusic.com/video/?id=9799" target="_blank">Pop Song 89</a>&#8221; e guardarti il video. Peccato sia la versione censurata. (con Bjork è peggio: vogliono la dieresi e via ad aprire la mappa caratteri).</p>
<p>Già, uffa, la mentalità è quella di MTV USA, super-puritana, pronta a riempire di biiiip ogni &#8220;motherfucker&#8221; e ogni fuck, motivo per cui rinunciate da subito all&#8217;idea di ascoltare i Rage Against The Machine o avranno talmente tanti bip da sembrarvi un gruppo della Warp.</p>
<p>Insomma, la mentalità è pessima, la realizzazione così così e l&#8217;archivio è quel che è, finora, e senza pesanti iniezioni da MTV UK non sarà niente di che. Però, nonostante tutti questi punti a sfavore, MTV Music è uno dei siti che cliccherò più ossessivamente nei prossimi giorni, non tanto per recuperare i grandi classici, ma per recuperare i video minori di cui ci siamo quasi dimenticati, in 30 anni di videomusica.<br />
Anche da brutte premesse possono nascere cose fondamentali. Speriamo cresca bene.</p>
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		<title>Lettera ad un fratello occupante</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 03:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro ipotetico fratello minore,
immagino che mentre io me ne sto qui comodo nei miei borghesissimi 100 metri quadri di proprietà, tu avrai abbandonato la tua cameretta in condivisione in qualche brutto bilocale in zona Università e starai occupando qualche aula per protestare contro i tagli all’Istruzione pubblica.
Ti confesso che oggi, vagamente scazzato da una giornata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro ipotetico fratello minore,</p>
<p>immagino che mentre io me ne sto qui comodo nei miei borghesissimi 100 metri quadri di proprietà, tu avrai abbandonato la tua cameretta in condivisione in qualche brutto bilocale in zona Università e starai occupando qualche aula per protestare contro i tagli all’Istruzione pubblica.</p>
<p>Ti confesso che oggi, vagamente scazzato da una giornata riempita male di cose lavorative, ho fatto un giro dalle parti di quell’Università in cui tu ora e io allora abbiamo più o meno studiato. <span style="text-decoration: line-through;">Ecco, no, Scienze della Comunicazione a Torino  &#8211; il corso di laurea più facile al mondo, alla portata di chiunque &#8211; non giustifica il verbo “studiare”, che è una cosa seria.  Facciamo che tu (forse) ci studi e io ci ho dato gli esami, ok?</span></p>
<p>No, non era una passeggiata per i portici di Memory Lane. Banalmente volevo capire, dare un’occhiata ad un’occupazione del 2008 e confrontarla con quelle dei primi anni Novanta, quando stavo dalla tua stessa parte della cattedra.</p>
<p>Il fatto è che, contrariamente alle occupazioni dei miei tempi, stavolta avete proprio ragione. Incontestabilmente. Anzi, io vorrei proprio capire, se non fosse che si nascondono, da un elettore di Berlusconi e soci come mai un Governo, indipendentemente dal colore, tagli i fondi all’istruzione. </p>
<p>Cioè, anche in un’ottica di destra, nella più marcia e fetida possibile, la scuola teoricamente dovrebbe essere comunque fondamentale. E se per noi che ancora ci definiamo democratici vale il principio per cui un buon sistema scolastico produce buoni cittadini, credo che per anche il più turpe governo iperdestrorso la scuola sarebbe ugualmente una risorsa, magari pronta a formare buoni guerrieri o buoni camerati o chissà cosa.</p>
<p>Boh, mi è sempre sembrato naturalmente bipartisan il pensare che, se uno ha a cuore le sorti del proprio paese, voglia che le scuole funzionino al meglio, con il massimo delle risorse possibili. Insomma, anche in un’ottica addirittura golpista è meglio avere una scuola che funziona: mal che vada la controlli politicamente e poi, forte della tua superiorità accademico-scientifica, invadi l’Istria e la Dalmazia. Ma perché tagliarle le gambe?</p>
<p>È per questo che non mi spiego come mai il Governo attuale stia smontando pezzo dopo pezzo la scuola pubblica. Qualcuno mi sa spiegare perché? C’è una verità di destra che è difendibile o che mi sfugge? So che qualche elettore di destra spia questa mia missiva. Ha per caso voglia di rispondere?</p>
<p>E dire che mi sono spaccato la testa in mille ragionamenti, dando fondo alle classiche paranoie sinistrorse che ancora mi attanagliano. <span><br />
</span>Vabbè, tiriamole fuori, sapendo che sono – appunto – paranoie.</p>
<p>La prima è che tutto questo smantellamento dell’istruzione pubblica sia funzionale a quella privata. Ma, salvo qualche diplomificio e qualche Università privata di poco conto, non c’è niente di rilevante e non mi sembra che la lobby delle scuole e università private sia così potente da giustificare tutto questo macello.</p>
<p>Seconda paranoia: che ci siano di mezzo – al solito – i preti? <span><br />
</span>Ok, è una fissa della destra, in barba al suo preteso liberalismo economico, regalare soldi pubblici ad imprese private (nello specifico le scuole private) per fare un favore alla Chiesa e ai suoi istituti privati. Ma è davvero questo? Non bastava il buono scuola, che è già una porcheria di per sé? Bisogna proprio smontare la scuola pubblica per rendere appetibile la scuola confessionale dei preti?</p>
<p>La terza ipotesi paranoica è vecchia come il cucco: vogliono una classe di dominati e una di dominanti. Insomma, italiani di serie A e di serie B. </p>
<p>Ma anche qui i conti non tornano tanto. Di fatto manca tuttora una scuola che formi i ricchi e i fortunati (cioè, è pieno di scuole private per soli ricchi, ma l’eccellenza in quell’ambito è tutta all’estero e questo vale ancora di più per l’Università) e francamente per dividere l’Italia tra elite ricca e poveri ignoranti è più semplice e perfino accettabile una vecchia soluzione.</p>
<p>Già, basta tornare a come era l’Università una volta, quando le lezioni erano obbligatorie (e addio studenti lavoratori: studiava solo chi aveva la grana di papi) e, soprattutto, c’erano dei sani blocchi all’accesso, per cui se avevi per caso fatto 5 anni di istituto professionale col cavolo che ti iscrivevi a Lettere o a Scienze Politiche.<br />
Insomma, il principio – in salsa maccheronica – delle caste, per cui a 13 anni prendi una via e da quella non ti schiodi più. Così addio alla promozione sociale: i figli degli operai fanno, in gran parte, gli operai. E quelli dei professionisti fanno in gran parte i professionisti. Non è così che è funzionata l’Italia democristiana per anni?</p>
<p>Per decenni quel metodo è servito ad evitare la “miscela tra l’alta e bassa gente”. E costa decisamente meno fatica che smantellare la scuola pubblica (e si prenderebbe pure un bel po’ di voti cattolici, perché agli ex democristiani sotto sotto questa cosa della scuola coi blocchi è sempre piaciuta, perfino a gente che sta nel PD) </p>
<p>Vorrei, in verità, caro ipotetico fratello minore occupante, che i motivi che stanno alla base delle scelte del Governo me li spiegassi tu, tanto hai un sacco di tempo da impiegare, mentre occupi.</p>
<p>In compenso beccati un bel po’ di avvertimenti paternali, di quelli per cui dovresti fare altre occupazioni per puro esercizio di rabbia generazionale. </p>
<p>Il primo è di non fidarti di quelli della mia età. Aspetta, lo rispiego altrimenti sembra che mi contraddico. <span><br />
</span>Vedi, oggi sono entrato in quella che era la mia Università e, a capo di tanti ventenni incazzati perché la destra al potere gli toglie la scuola (cioè il futuro) da sotto il naso, ho visto gli stessi che erano in prima fila 15 anni fa, quando facevo lo studente io. Ed erano già vecchierelli all’epoca. </p>
<p>Sì, il problema è proprio quello. Ed è il solito. I capetti. <span><br />
</span>E’ uno dei motivi per cui, dopo anni felici di politica nelle scuole superiori, arrivato all’Università ho preferito passare ad altro. Il fatto è che all’Università c’è sempre qualcuno che è più a sinistra di te (a parole), che grida di più, che fa più rumore. E vince, perché nelle assemblee (luoghi rumorosi, dove la dialettica è un sottoprodotto del wrestling) conta quello.</p>
<p>Ecco perché oggi sono entrato all’Università e ho visto centinaia di ventenni monopolizzati da cariatidi coi capelli bianchi dei centri sociali o dell’estremismo politico. </p>
<p>E’ che alla fine un’occupazione si riduce al puro atto di ordine pubblico, mentre dovrebbe avere un valore politico, simbolico e perfino pratico (occupiamo e nel mentre ragioniamo, studiamo il problema, ecc.).</p>
<p>Invece finisce che prende tristemente il sopravvento il valore puramente fisico dell’occupare. E gli estremisti, che hanno un ottimo know-how per quanto concerne gli aspetti “ginnici” della protesta, monopolizzano il movimento, perché trasudano un antagonismo fenotipico che – solo in quelle occasioni – sembra irresistibile.</p>
<p>Ecco, se vuoi un consiglio, gira alla larga da quelle cariatidi. Sì, lo so, è gente che a quarant’anni suonati è ancora legittimamente all’Università e continua a fare lo studente con i soldi che i genitori gli passano direttamente dal loculo. Lo so, perché me li ricordo ai miei tempi: stonavano già allora, vecchi nel look, nei modi, negli slogan. E perennemente portati a tirare il sasso, nascondere la mano e lasciare che la polizia picchi voi, i ventenni lì dietro.</p>
<p>Ecco, le botte. Parliamone. Mamma è preoccupata. Non per te, perché sei uno responsabile. È preoccupata per il clima. Perché le parole di Berlusconi prima e di Kossiga poi (oggi si prende la cara vecchia “k”, poi se fa il bravo e prende tutte le pastiglie gli restituiamo la “c”) non sono solo semplici fandonie di due anziani in crisi psichiatrica: sono un preciso segnale politico. E chi doveva intendere ha inteso.</p>
<p>Ecco, questi hanno paura. E hanno paura perché in questo caso hanno torto marcio, non hanno una singola giustificazione. E hanno capito che l’unica minaccia alla loro solida presa del potere in Italia, legittimata da milioni di voti scriteriati, è questo movimento qui, che può dilagare e in effetti ha misure sorprendenti. </p>
<p>Insomma, non hanno certo paura del PD, che ormai aggiunto moderazione all’espressione “acqua di rose”. Hanno paura di voi. <span><br />
</span>E hanno paura delle madri e dei padri, in gran parte loro elettori, che con la scuola dell’obbligo a ramengo si troveranno seriamente nei guai per gestire i figli (senza il tempo pieno dove li si mette?). <span><br />
</span>E hanno paura dei genitori preoccupati perché loro figlio studia in università pessime, con insegnanti svogliati e non aggiornati e – una volta sul mercato del lavoro – finisce a servire Big Mac nella migliore delle ipotesi., oppure gli pesa sul groppone fino alla soglia dei quaranta.</p>
<p>Insomma, questa protesta qui – ben oltre lo stretto merito che la ispira – è potenzialmente dannosa per questa destra. E loro lo sanno.</p>
<p>E hanno solo un modo per fermarvi, che è criminalizzarvi, farvi passare tutti per sfascia vetrine, casseur e chissà cos’altro. E poi riempirvi di botte. Il segnale ai picchiatori di stato è già stato inviato.<span></p>
<p></span>E tristemente ci riusciranno, complici (non ho mai capito quanto volontari) i rappresentanti di quell’antagonismo politico di cui ti dicevo sopra. Sì, quelli che giocano a fare gli spartani ma poi hanno il fiatone da uomo di mezza età alla prima carica della celere.<span><br />
</span>Saranno loro ad imporvi di radicalizzare il movimento, ad iniziare ad alzare il tono del dibattito e poi dello scontro, a tirare fuori i barotti e i sampietrini e poi a lasciarvi lì, mentre la polizia carica.</p>
<p>Diffida di quella gente lì, prova a fare qualcosa che esuli dal ripetere tristi riti che dal 1977 ad oggi non sono cambiati. <span><br />
</span>Perché io oggi ho visto una sorta di filmato di repertorio: un’ostentazione di kefieh (e dio solo sa quanto significhi per me – da sempre filopalestinese militante – quel simbolo), di parole d’ordine vetuste (sono dovuto uscire dall’assemblea per reale disagio fisico di fronte al ripetersi di tic verbali), di cartelloni teletrasportati dai tempi della Pantera (però coi fumetti più manga-like, giusto una piccola discontinuità da parte dell’ala creativa del movimento).<span><br />
</span> <span><br />
</span>Sembra quasi che, nel 2008, protestare contro i tagli all’istruzione sia una sorta di interpretazione teatrale in cui si fa a gara a chi imita meglio il settantasettino medio. Let’s do the timewarp again.</p>
<p>In verità mi ero già preoccupato, perché l’altra sera ho dato un’occhiata a Matrix (per errore: volevo guardare le donne nude delle pubblicità degli 166 su una rete privata, cosa sicuramente di cui vergognarsi meno) e ho visto un po’ di presunti capetti del movimento, ospitati ad arte in studio a scioccare i borghesi.</p>
<p>Erano tremendi, sembravano figuranti e stavano alla Sinistra così come il look dei travestiti sta alla femminilità. Cioè, solo un redattore di Libero particolarmente stupido avrebbe potuto immaginarli così temibili, stereotipati e caricaturali: brutti, sloganistici, inutilmente aggressivi, capaci di parlare solo per formule e, ovviamente, antagonisti oltre ogni limite, roba da record del mondo.</p>
<p>Renditi conto che dopo 2 minuti che ho sentito parlare uno di loro (anzi, era una ma ci ho messo un po’ a capirlo) mi è cresciuta una sana voglia di manganellare il prossimo, che ho faticosamente domato con un sorso di grappa di Arneis. E io sono un nonviolento di sinistra, quindi figurati gli altri.</p>
<p>Prova, caro fratello minore ipotetico, a liberarti da quella gente lì, catapultata da qualcuna di quelle sigle ridicole (Socialismo Rivoluzionario, Movimento Comunista Internazionalista, Marxisti Nudisti Albini, ecc.) che compaiono solo ai cortei e alle occupazioni, ma che poi nel mondo reale non esistono, come le camicie Dino Erre Collofit. </p>
<p>Anche perché siete così in tanti, là dentro, che è palese che questa protesta qui è vostra e non va monopolizzata dai soliti capetti. <span><br />
</span>E sai che lì, tra tutti voi, c’è gente che non è di sinistra, ma è semplicemente interessata ad avere una scuola che funziona, che ha dei fondi e che crea gente competitiva dal punto di vista intellettuale, curiosa, profonda, capace di dire la sua in Italia e nel mondo.<span><br />
</span>E non è necessario essere i più comunisti del mondo per volere quello. Basta essere intelligenti, cosa molto più auspicabile che essere comunisti, se vogliamo proprio dircela tutta.</p>
<p>Sai, insomma, cosa rischi. Ma sai anche che hai l’opportunità di fare un’esperienza politica positiva. <span><br />
</span>Perché la battaglia che combatti, se non ti si piazza di fronte un quarantenne sfigato col suo simboletto politico insignificante, è giusta ed è una battaglia per tutti, inclusi quelli che si iscriveranno dopo che tu ti sarai laureato. Perfino per i figli di quelli che comprano Libero ogni mattina in edicola senza provare vergogna.</p>
<p>Quindi tieni dritte le antenne, non fare cavolate (se devi darci sotto col sesso, droga &amp; rock’n’roll, fai pure, ma non mi pare che questo sia il ’68: i costumi nella nostra società sono tali per cui puoi darti alla pazza gioia dei sensi anche senza occupare l’Università, no? O ti senti, da quel punto di vista, represso? E poi, fidati di me, al di fuori di qualche film di Bertolucci, durante le occupazioni non si batte chiodo, si dorme scomodi, ci si lava necessariamente come si può e ci si fa solo un mazzo tanto) e diffida di chi viene a parlarti di rivoluzione, quando tu vuoi solo (si fa per dire) che il tuo futuro non sia messo a repentaglio da un governo di improvvisatori.<span><br />
</span>Ma non smettere di lottare per nemmeno un secondo. </p>
<p> </p>
<p>Stammi bene.<br />
Un abbraccio militante,</p>
<p> </p>
<p>Suz</p>
<p> </p>
<p>P.S. Mamma dice di coprirti, che le aule universitarie di sera non sono riscaldate. Ho provato a spiegarle che il concetto di &#8220;golfino&#8221; è di destra, ma non mi sembra convinta. Temo insisterà.</p>
<p>P.P.S. Ne abbiamo già parlato: no, non ti addo su MSN perché non lo uso. Passati i 25, sicuramente userai anche tu degli IM da adulto, tipo Gtalk o Skype. Nel mentre, usiamo la cara vecchia e-mail, che è intergenerazionale.</p>
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		<title>Indignazione 2.0</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 22:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;indignazione è un curioso sport molto praticato. Anzi, è come la ginnastica simmetrica: un&#8217;attività fisica che, gira e rigira, finisci sempre per fare in luoghi non consoni, nel momento sbagliato e anche un po&#8217; alla cazzo di cane.
Quindi è normale trovarsi di fronte a scene agghiaccianti e contemporaneamente all&#8217;indifferenza più assoluta da parte della gente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indignazione è un curioso sport molto praticato. Anzi, è come la ginnastica simmetrica: un&#8217;attività fisica che, gira e rigira, finisci sempre per fare in luoghi non consoni, nel momento sbagliato e anche un po&#8217; alla cazzo di cane.</p>
<p>Quindi è normale trovarsi di fronte a scene agghiaccianti e contemporaneamente all&#8217;indifferenza più assoluta da parte della gente che passa, così come è altrettanto normale che l&#8217;indignazione monti come un geyser inatteso per cose su cui, boh, avresti al massimo sprecato un mezzo punto esclamativo.</p>
<p>L&#8217;ultimo <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/twitter-usa/twitter-usa/twitter-usa.html" target="_blank">caso di indignazione incomprensibile </a>è scoppiato all&#8217;improvviso quando si è scoperto che un giornalista del Rocky Mountain News di Detroit ha seguito in diretta via Twitter il funerale di un bambino che era stato vittima di un incidente in una gelateria qualche giorno prima.</p>
<p>E&#8217; scoppiata una polemica notevole. Un giornalista racconta minuto dopo minuto le fasi salienti di un funerale via Twitter e questo è un male e forse è la dimostrazione che il Web 2.0 genera mostri, almeno così concordano tutti gli indignati, accorsi numerosi a stracciarsi le vesti in piazza.</p>
<p> </p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>COSA CAMBIA?</strong></p>
<p>Sarò fesso io, ma il seguire la diretta giornalistica di un funerale via Twitter non mi indigna più di tanto. Anzi, riformulo. Mi indigna, ma non è il fatto che avvenga via Twitter. Mi urta che si trovi &#8220;notiziabile&#8221; un funerale privato.</p>
<p>Basta accendere la tv ogni giorno e ad ogni TG ecco le telecamere che penetrano la privacy delle persone, ecco le ormai abusate immagini di madri trafitte dal dolore in chissà quale funerale, ecco il close-up sulle macchie di sangue, sul braccio del defunto che spunta dalla body-bag o alla peggio sul citofono della vittima. Tutto congiura a metterti knee-deep nel mare di lacrime altrui, a sbatterti mostruosamente in prima pagina con la mostruosità degli eventi. </p>
<p>Pornografia del dolore? Esattamente quella. Con anche punte estreme, roba per palati forti, come l&#8217;intervistatore ardito che si piazza di fronte ai parenti delle vittime nel momento peggiore, quando se va bene stanno in piedi perché non riescono nemmeno a svenire, e pone questioni fondamentali tipo &#8220;Cosa ha provato quando le hanno detto che suo figlio è stato stritolato da un autotreno?&#8221;. E mai nessuno che risponda &#8220;un lieve solletico&#8221; e migliori il mondo sparando in fronte all&#8217;intervistatore: tutti a piangere, sbavare, delirare. E noi lì che guardiamo. Un po&#8217; inquietati, un po&#8217; rapiti. Con la stessa erotica attrazione che ci fa rallentare e guardare quando passiamo accanto ad un incidente stradale.</p>
<p>Mi chiedo, quindi, cosa ci sia di tanto diverso, nel raccontare un funerale via Twitter, dal propinarci via etere inutili dosi audiovisive di dolore, dal fare del sensazionalismo sui traumi altrui.<br />
Cosa cambia?</p>
<p>Cambia il mezzo. E francamente, pur trovando ributtante che si segua giornalisticamente un funerale (che non sia un funerale di Stato o qualcosa di simile), ho l&#8217;impressione che sotto sotto Twitter sia un mezzo molto meno violento, rispetto alle telecamere, per raccontare un evento doloroso.</p>
<p> </p>
<p><strong>L&#8217;INDIGNAZIONE A SENSO UNICO DEI MEDIA</strong></p>
<p>Ecco perché l&#8217;indignazione riguardo questo evento, pompata ad arte dai media, mi suona stupida e smaccatamente eterodiretta, perfino peggio della ridda di inutili notizie di quest&#8217;estate, volte a screditare le compagnie aeree low-cost (ve ne siete accorti?) giusto mentre ripartiva l&#8217;affaire Alitalia.</p>
<p>Cioè, mi indignassi io, che a volte sono in imbarazzo ai funerali altrui perché mi sembra di presidiare spazi di dolore degli altri che non so quanto desiderino mostrare, capirei.<br />
Ma se si indigna Repubblica o il TG5 (ho fatto due nomi a caso) finisce che mi incazzo.</p>
<p>Mi arrabbio perché mi chiedo con che faccia i media che praticano il peggiore giornalismo pornografico e crudele possano criticare chi fa esattamente come loro, semplicemente usando un servizio online.</p>
<p>Si aspettavano forse che Internet, visto il loro ruolo di cattivi maestri, avesse un&#8217;etica migliore? Ma soprattutto, i parametri etici che applicano i media quando parlano di Internet sono gli stessi che praticano quotidianamente nella loro attività?</p>
<p>Anni di televisione eticamente schifosa, di abuso violento del diritto di cronaca (un amico giornalista mi raccontava di come alcuni cronisti di nera entrino nelle case dove magari è avvenuta una disgrazia e, incuranti dei parenti affranti in lacrime, si mettano ad aprire mobili e cassetti alla ricerca di una foto della vittima da poter piazzare sul giornale, tanto chi li denuncia?), di microfoni sadici piazzati sotto madri in lacrime ci hanno completamente mitridatizzati.</p>
<p>E quindi, se uno segue un inutile e dolorosissimo funerale via Twitter, mi sorprendo perfino a pensare che sia un passo in avanti verso un giornalismo più civile.<br />
Poi ci ripenso e mi rendo conto che no, non è così.</p>
<p>Meno male che il giornalista del Rocky Mountain News non ha scoperto Mogulus o Qix, consoliamoci in questo modo. Ma sarebbe giusto assomigliato alla tv. Solo, forse, ci avrebbe fatto meno effetto.</p>
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		<title>Riprendiamo(ci) le città</title>
		<link>http://www.suzukimaruti.it/2008/08/04/riprendiamoci-le-citta/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 16:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A conferma che siamo un paese costantemente in bilico tra l&#8217;inerzia di sinistra e la &#8220;fascistata&#8221; di destra, ecco i militari che presidiano le città, con il fantomatico secchiello di scuse della &#8220;sicurezza&#8221;.
C&#8217;è poco da aspettarsi da un governo che fa ministro della difesa nientemeno che Ignazio La Russa, poco più che un colonnello Buttiglione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A conferma che siamo un paese costantemente in bilico tra l&#8217;inerzia di sinistra e la &#8220;fascistata&#8221; di destra, ecco<a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-12/4-agosto/4-agosto.html" target="_blank"> i militari che presidiano le città</a>, con il fantomatico secchiello di scuse della &#8220;sicurezza&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è poco da aspettarsi da un governo che fa ministro della difesa nientemeno che Ignazio La Russa, poco più che un colonnello Buttiglione qualsiasi, senza nemmeno il portamento di Aldo Maccione: gente come lui ha il sogno bagnato dei militari in giro per le strade da anni.</p>
<p>Il prode ministro dichiara che la misura è apprezzata da tutti, tranne che dai malfattori e dai sessantottini e da quelli che gridavano &#8220;polizia fascista&#8221;, &#8220;ps-ss&#8221;, &#8220;basco nero il tuo posto è al cimitero&#8221; e quelli che pensano che i militari italiani siano golpisti.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>ESERCITO ITALIANO: MEGLIO NON PARLARE DI STORIA</strong></p>
<p>Il problema dei fascisti è il solito: macchiano di sangue le pagine di storia e finiscono per non leggerle mai, perché purtroppo la storia militare italiana è una collezione lineare di infamie riconosciuta dagli eserciti di tutto il mondo, tanto che i nostri militari storicamente passano per mal preparati, armati ancora peggio, voltagabbana e diretti da personaggi da operetta.<br />
Ed è un disprezzo bipartisan, visto che, per esempio, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale la pensavano così sia gli alleati dell&#8217;Asse, sia quelli dell&#8217;Alleanza.</p>
<p>E ricordiamo che all&#8217;esercito italiano va anche attribuito il merito di aver usato per primo al mondo su larga scala le armi chimiche, durante le sue patetiche guerre coloniali.<br />
Ma poi, anni dopo, in Somalia si sono comportati <a href="http://www.cisf.it/fc98/0898fc/0898fc18.htm" target="_blank">decisamente meglio</a> (ci terrei a far notare che l&#8217;articolo linkato proviene dal sovversivo bollettino denominato Famiglia Cristiana, roba da squatters).</p>
<p>Poi basta leggersi un qualsiasi libro di storia (<a href="http://www.ibs.it/code/9788854109681/flamini-gianni/italia-dei-colpi" target="_blank">questo</a> è semplice, riassuntivo e focalizzato solo su di essi e non prevede una laurea in storia contemporanea per essere compreso) per scoprire che dietro il 100% dei tentativi di golpe italiani ci sono sempre state le alte sfere del mondo militare italiano.<br />
Anzi, i Carabinieri (che, ricordiamolo, sono militari e non polizia) nell&#8217;ottobre 1957 sono pure riusciti a farne uno, coronando un&#8217;aspirazione frustrata dopo anni di tentativi falliti.<br />
Fortunatamente (per noi) era a San Marino: se la sono cavata con un paio di camionette.</p>
<p><strong>PAURA DEL GOLPE? NO!</strong></p>
<p>Ora che vedo i militari marciare per le ex libere strade della mia città ho paura del golpe?<br />
No, perché i golpe nel 2008 in un paese sviluppato non si fanno più così: una volta la forza militare serviva per conquistare i centri di potere e i centri di controllo del consenso (giornali, tv, radio, ecc.) e per reprimere o eliminare le voci discordanti, il dissenso.</p>
<p>Ora, in Italia, non serve più. Perché i centri di potere si conquistano tranquillamente con le elezioni, i centri del consenso li possiede e controlla direttamente il Presidente del Consiglio ed è inutile sparare alle voci che si oppongono, quando è più semplice renderle marginali grazie ad una potenza di fuoco mediatica infinitamente superiore.</p>
<p>Sparare ai giornalisti avversi? E&#8217; fuori moda. Molto più semplice affondare la loro controinformazione in un mare di propaganda governativa assordante. Un servizio di due minuti su Lucignolo vale mille volte un qualsiasi editoriale su un giornale &#8220;contro&#8221;.</p>
<p>Quindi no, i militari non mi spaventano perché temo un golpe che è già in atto e operativo da anni, cioè da quando in Italia non esiste una legge che impedisca al proprietario unico dei grandi mezzi di comunicazione di candidarsi a governare e partecipare alla vita politica.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>HO PAURA DELLA LORO PAURA</strong> <strong>(AKA: PLACANICA? NO GRAZIE)</strong></p>
<p>In compenso temo una cosa più banale: la cialtronaggine dei militari italiani che, ricordiamolo, sono tra i peggiori al mondo e sicuramente i peggiori in assoluto tra i paesi occidentali.</p>
<p>Come in mezzo mondo, fare il militare è una scelta per disperati, per chi non ha più alternative e deve campare in qualche modo. E la qualità dell&#8217;universo militare italiano, la capacità di quel mondo di essere in sintonia con la realtà, la professionalità degli attori che lo animano, la modernità (&#8230;) delle strutture e dei metodi insegnati, ecc. credo che siano evidenti a chiunque abbia fatto il servizio militare.<br />
E se per caso anche solo i 2 o 3 giorni di visita militare vi sono sembrati il trionfo dell&#8217;inefficienza kafkiana, la sagra dei raccomandati e un sostanziale spreco di tempo ed energie in mezzo a brutte persone con i gradi, oltre che un viaggio nel tempo negli anni Quaranta, beh sappiate che la vita militare reale è peggio.</p>
<p>Ecco cosa mi spaventa: mi spaventano i tanti potenziali Mario Placanica mandati allo sbaraglio, piazzati in una divisa, armati con i tradizionali fucili a banana (chiunque abbia fatto un salto al poligono durante il militare sa di cosa parlo) e pompati a suon di retorica contro un nemico inesistente e con una sola missione: la caccia al diverso, che può essere il primo zingarello che passa o il primo sfigato che assomiglia ad uno zingaro, ad un fricchettone o a chissà cosa.</p>
<p>Pensateci: per fare il poliziotto sono necessari anni di preparazione, di formazione specifica su un territorio che si conosce, di aggiornamenti, ecc. e tuttavia la polizia italiana già non brilla per efficienza ed efficacia. Figuratevi che cosa possono ottenere bande di militari invasati, totalmente impreparati ad azioni di polizia sul territorio e mandati a mitra spianato su un territorio che non conoscono, in una città che non è la loro, senza sapere nulla di quello che succede da quelle parti e, in certi casi, verosimilmente impauriti, inadeguati.</p>
<p>Ho paura? Sì, ho paura della loro inadeguatezza. Ho paura del ventenne disperato con un mitra in mano e in delirio da onnipotenza, ho paura degli abusi di potere, del bullismo, della violenza gratuita, del potenziale criminale che un esercito porta sempre con sé, frutto della paura e dell&#8217;arroganza.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>PIU&#8217; POLIZIOTTI, MENO SOLDATI</strong></p>
<p>Il fatto è che la destra che spadroneggia in questo paese strumentalizza il concetto di sicurezza. Ci mette paura coi media che controlla e decide che per noi &#8220;happiness is a warm gun&#8221;, mentre personalmente il principio numero 1 del mio senso personale di sicurezza è non avere gente armata, impaurita e/o delirante tra i piedi, militari o criminali che siano.</p>
<p>La stupidità del provvedimento &#8211; che è tutto immagine e niente sostanza e risponde solamente a pure esigenze politiche (cioè far vedere alla ggggente che loro sì che si muovono per la famigerata &#8220;sicurezza&#8221;), oltre che a saziare qualche desiderio &#8220;greco&#8221; (nel senso dei colonnelli) dalle parti di Alleanza Nazionale &#8211; è evidente. E&#8217; un mostrare i muscoli che non ha significato.</p>
<p>Vuoi aumentare la sicurezza in Italia? Assumi più poliziotti, pagali meglio, usali meglio, formali meglio, sceglili meglio e avrai forze di polizia sul *loro* territorio, più preparate, più volenterose, utilizzate in modo più efficace.<br />
Cioè, caro governo da operetta, credi che la sicurezza sia un tema fondamentale e all&#8217;ordine del giorno in Italia? Bene, allora investi sulla nostra sicurezza. Metti dei soldi sul tavolo e onora la missione per cui sei stato disgraziatamente votato! Le parate militari, grazie, limitiamole al 2 giugno, tanto io vado al mare.</p>
<p>Invece accade il contrario: le Forze dell&#8217;Ordine, umiliate da questo provvedimento, reclamano paghe migliori, lamentano un taglio effettivo di fondi destinati alla sicurezza vera e i tanti bravi poliziotti che ci sono in Italia fanno una vita pessima.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>RIPRENDIAMO(CI) LE CITTA&#8217;</strong></p>
<p>C&#8217;è un solo rimedio al dilagare delle bande di militari nelle nostre città: marcarli ad uomo, difendersi, tutelarsi.</p>
<p><a href="http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&amp;vxChannel=Dal%20Mondo&amp;vxClipId=2524_0eed4abe-620f-11dd-bd3f-00144f02aabc&amp;vxBitrate=300" target="_blank">Facciamo come a New York</a>, dove finalmente i cittadini hanno imparato che la tecnologia a volte giova alla trasparenza e può difendere effettivamente i cittadini: <a href="http://www.youtube.com/user/JimmyJustice4753" target="_blank">riprendiamoli</a>.</p>
<p>Sì, non perdiamoli di vista un secondo: accendiamo le fotocamere, le videocamere, ecc. dei nostri telefonini ogni volta che disgraziatamente incappiamo in una di queste squadre armate. Registriamo tutto, non si sa mai. Mal che vada, una volta giunti a casa, si cancella tutto e ci si prepara alla prossima evenienza.<br />
Facciamo girare la voce, creiamo comunità online di condivisione, uniamoci. Una sola videocamera non può nulla, migliaia sì.</p>
<p>E poi condividiamo, documentiamo ogni abuso di potere, ogni atto di arroganza, ogni fascistata derivata da questa occupazione militare indebita, inutile e assurda. State certi che ne capiteranno molte, purtroppo. E la soluzione sta nel portare all&#8217;attenzione dei media (magari quelli non italiani, visto il conformismo imperante entro i patri confini) ogni abuso.</p>
<p>Dobbiamo difenderci, tutti. Non è una questione di destra o sinistra. In un qualsiasi paese civile, anzi, sarebbe la destra per prima ad insorgere di fronte ad una simile e inaccettabile ingerenza dello stato nella vita dei cittadini.</p>
<p>Documentare il presente, difendersi dall&#8217;arroganza del potere, difendere i propri diritti di cittadinanza, di libero arbitrio, ecc.: bastano una telecamera o un telefonino (possibilmente che faccia i video) e un po&#8217; di attenzione e possiamo avere un&#8217;arma in più per difenderci, casomai fosse necessario.</p>
<p>Diceva una vecchia vignetta dei Peanuts, ormai diventata un piccolo riassunto esistenziale: &#8220;parla piano e vai in giro armato&#8221;. Di videocamera.</p>
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		<title>Rifondazione ultimo atto: un dramma in costume con venature di fantascienza</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 15:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seguo sempre con estrema attenzione tutti i congressi di Rifondazione Comunista. Dico sul serio: mi sorbisco ogni giorno tutte le pagine congressuali di Liberazione (che grazie al cielo ti fa scaricare ogni pagina in Pdf) e mi godo il cosiddetto dibattito interno nella mitica pagina delle lettere dell&#8217;organo ufficiale del partito di Bertinotti, Vendola, Ferrero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguo sempre con estrema attenzione tutti i congressi di Rifondazione Comunista. Dico sul serio: mi sorbisco ogni giorno tutte le pagine congressuali di Liberazione (che grazie al cielo ti fa scaricare ogni pagina in Pdf) e mi godo il cosiddetto dibattito interno nella mitica pagina delle lettere dell&#8217;organo ufficiale del partito di <span style="text-decoration: line-through;">Bertinotti, Vendola, Ferrero, chicchessia.</span></p>
<p>Il motivo per cui mi sottopongo ad un simile suppostone di gergo comunistese concentrato non è frutto di sola propensione all&#8217;autolesionismo, ma anzi risponde ad una sana esigenza di intrattenimento paracinematografico.<br />
Sì, perché vivo i congressi di Rifondazione come drammi in costume, peraltro quelli un po&#8217; cheap in cui la ricostruizione storica lascia un po&#8217; a desiderare, mitizzando le epoche: personaggi,parole, riti, gesti, completamente sganciati dalla realtà attuale e proiettati ad emulare un passato che non solo non ritorna, ma che come Baffone non si è presentato già la prima volta.</p>
<p>Insomma, giuro che ogni volta provo a prendere sul serio Rifondazione Comunista e le sue parole e ogni volta resto sconvolto dal totale sganciamento dalla realtà che si evidenzia nei suoi documenti congressuali e nei discorsi dei delegati.</p>
<p>D&#8217;altronde come reagire di fronte al fatto che una delle mozioni congressuali si pone come obiettivo (cito testualmente) &#8220;la realizzazione della società comunista&#8221; in Italia? Sì, ovvio, viene a tutti naturale un sano istinto di tenerezza.<br />
Ma il problema è che non si tratta di una frangia minoritaria di ibernati nei sotterranei delle Frattocchie nel 1947 e scongelatisi 10 minuti fa: quello che ho citato è il documento congressuale e programmatico di una delle mozioni che, verosimilmente, farà parte della maggioranza congressuale di Rifondazione ed eleggerà (contestatissimo) segretario l&#8217;ex ministro Ferrero. Sì, proprio quel Ferrero che durante la sua attività di governo si è luminosamente distinto per&#8230; per&#8230; ehm&#8230; Cavoli non mi viene in mente niente.</p>
<p>Uno ci prova anche, visti i suoi trascorsi adolescenziali nella sinistra marginale, a prendere sul serio Rifondazione Comunista. E scopre che l&#8217;intervento più applaudito &#8211; l&#8217;unico in grado di unificare la platea congressuale, che prima e dopo si è gioiosamente presa a male parole, canzonacce e fischi come un qualsiasi congresso missino negli anni Ottanta &#8211; è quello del &#8220;semplice delegato&#8221; Bertinotti, che da ex presidente della Camera è tornato a fare l&#8217;autoproclamato &#8220;padre nobile&#8221;.</p>
<p>Certo, dall&#8217;ex segretario storico del partito ci si aspettano grandi cose: una linea unitaria, una prospettiva matura e serena sul futuro, idee brillanti, innovative, svecchianti.<br />
La realtà è che i 7 minuti di standing ovation tributati dalla platea congressuale al prode Fausto sono dovuti in sostanza a due affermazioni che è sano riportare.</p>
<p>La prima è &#8220;ripartiamo dagli operai&#8221;, seguita da un &#8220;facciamo un grande sciopero generale&#8221;.<br />
Ecco, lungi da me il trascurare la condizione operaia e la vita di quei pochi operai che rimangono in questo paese, ma credo che anche i muri più scrostati sappiano che i nuovi operai, i nuovi sfruttati, i nuovi non garantiti sono quei poveracci dai vent&#8217;anni in su che &#8211; magari con una laurea appesa nella cameretta in casa dei genitori, dove tuttora vivono &#8211; prendono la partita IVA e lavorano come dipendenti (ma senza le loro garanzie, senza gli straordinari riconosciuti, con solo 11 mensilità pagate ogni anno, ecc.) per imprese grandi, piccole e medie.<br />
E quelli con la partita IVA, si sa, non possono de facto scioperare.</p>
<p>Insomma, dalle parti di Rifondazione si guarda, come al solito, ai soliti vecchi interlocutori. Cioè i pochissimi (sempre meno!) lavoratori salariati dipendenti delle grandi aziende e del settore pubblico. Gente che, peraltro, appena può vota Lega Nord (pur avendo la tessera della CGIL in tasca).<br />
Difficile spiegare ad un rifondatore che lo scenario è lievemente cambiato negli ultimi anni e che quelli che loro chiamano &#8220;evasori fiscali&#8221; e &#8220;piccoli imprenditori vampiri&#8221; al 90% sono ventenni sfruttati, non garantiti, senza mutua, senza contratto e *costretti* a prendere la partita IVA pur di sbarcare il lunario.<br />
E meno male che l&#8217;identità di sinistra si riconosce nell&#8217; &#8220;interpretare il reale&#8221;!</p>
<p>Però io un&#8217;idea ce l&#8217;avrei: trasferire in massa Rifondazione Comunista in Cina o in India (militanti inclusi). Lì è pieno di operai e lì si concentra la maggior parte della produzione operaia e manifatturiera del pianeta. Sarebbe una liberazione (altra parola chiave del congresso dei rifondatori) e ci sarebbe pure molto lavoro da fare. Peccato che, per quanto riguarda la Cina, dalle parti di Rifondazione tifino per la parte sbagliata.</p>
<p>Le seconda frase trascina-applausi del subcomandante Fausto è &#8220;ritorniamo alla politica dei nostri avi&#8221;. Ecco, da persona che è &#8220;nata&#8221; nella cultura della sinistra posso anche capire questo appello. Peccato lo pronunci una persona che, prima di diventare segretario di Rifondazione Comunista, ha avuto in tasca solo una tessera: quella del PSI, per di più all&#8217;epoca in cui in quel partito spadroneggiava Craxi.<br />
E poi, francamente, la storia del PCI non ha nulla a che vedere con Rifondazione Comunista, che è un partito settario e minoritario con evidenti e radicati flirt extraparlamentari (andati a buon fine: ora sono fuori dal parlamento) e più o meno riusciti tentativi di egemonizzare il movimentismo dell&#8217;extrasinistra.<br />
Agnoletto e Caruso (e quelli come loro, maggioritari in Rifondazione, da oggi) non posso annoverare nella loro storia il PCI (nel bene e nel male).</p>
<p>Quindi io non so a che avi si appelli Bertinotti. Di certo non al PCI. E anche lo facesse &#8211; appropriandosi di qualcosa che non appartiene alla sua storia di craxiano e alla storia del suo partito &#8211; finirebbe per non produrre nulla.<br />
Mi spiace dirlo, perché è parte della mia storia umana e politica, ma il PCI è quel partito che è stato 50 anni all&#8217;opposizione, che non ha sviluppato una cultura di mercato, che si è sempre distinto per antimodernismo, moralismo, scarsa propensione all&#8217;innovazione in ogni campo.</p>
<p>Esattamente a che cosa si vuole appellare Bertinotti? Cosa vuole fare? Cinquant&#8217;anni di opposizione? Visto come si è comportato le due volte che il centrosinistra è stato dolorosamente e brevemente al governo, direi che le premesse ci sono tutte.</p>
<p>Il fatto è che nel 2008 dobbiamo riconoscere che gli slogan non valgono più niente. Non si costruisce nulla con il crudo e solitario appello alle emozioni, peraltro un appello improprio ad una storia altrui.</p>
<p>E soprattutto non si costruisce nulla senza idee chiare. L&#8217;appello ai valori, il voto &#8220;alla memoria&#8221;, ecc. sono cose che producono uno zerovirgola di voti e la mazzata esiziale di aprile credo lo abbia dimostrato.<br />
Cosa vuole Rifondazione Comunista? Fare l&#8217;opposizione per sempre? Vuole governare? E se vuole governare, con chi vuole farlo, visto che non conta nulla? E se poi disgraziatamente governasse, come governerebbe visto che non ha uno straccio di prospettiva o anche solo di visione sul presente?</p>
<p>Io, fossi un precario, mi incazzerei come una iena con l&#8217;orrendo spettacolo decadente che Rifondazione Comunista sta dando in questi giorni. Il Governo precarizza ancora di più il lavoro senza alcuna garanzia, senza alcun ammortizzatore sociale e questi stanno lì a Chianciano a blaterare di &#8220;partito degli operai&#8221;, quando la preoccupazione numero uno sarebbe quella di preoccuparsi del &#8220;partito dei consulenti da 1.000 euro lordi al mese&#8221;, che guadagna meno dell&#8217;operaio medio e non ha una singola garanzia.</p>
<p>Mi va anche bene che ci siano dei partitini estremisti e folkloristici, ma li vorrei seri, allineati al presente, capaci di proporre &#8211; - magari accompagnate da soluzioni bislacche &#8211; analisi ragionevoli e lucide dell&#8217;attuale stato di cose.</p>
<p>Mi consola il fatto che nei paesi più civili del nostro, cioè ovunque, i partitini trotskisti, le formazioni minoritarie assurde e il folklore politico di ogni colore contano pochissimo e sono meno che marginali sullo scenario elettorale.<br />
Ma questo che vediamo &#8211; finalmente &#8211; morire oggi è un partito che fino a qualche tempo fa prendeva il 6-8% dei voti validi, pur non avendo un benché minimo programma di governo che non fosse la ridistribuzione del reddito.</p>
<p>Se c&#8217;è uno scenario politico da guardare in prospettiva &#8211; perché la misura di Rifondazione e della piccola umanità che la abita ancora prima della definitiva estinzione è irrisoria rispetto alla portata degli eventi importanti &#8211; è la sparizione dallo scenario politico dei partiti che pensavano che i problemi italiani si potessero risolvere solo con una diversa distribuzione della ricchezza presente.</p>
<p>Quello che l&#8217;elettorato di sinistra tutto (non solo quello che votava per gli estremisti arcobaleno) dovrebbe capire è che i modelli che propongono diverse modalità di spalmare la poca Nutella su una fetta di pane sempre più grande sono totalmente inadeguati.<br />
La giustizia sociale non si ottiene se non si riflette anche sul *modo* in cui la ricchezza si produce e se non si aumenta la dimensione di quest&#8217;ultima.<br />
Insomma, o un certo pezzo di sinsitra pauperista si mette a produrre ottiche di sviluppo, o la sola mentalità ridistributrice è destinata al fallimento totale e all&#8217;inadeguatezza. E gli elettori se ne sono accorti.</p>
<p>E&#8217; quindi con somma gioia e un po&#8217; di sano sentimento di vendetta per il 1998 che vedo Rifondazione Comunista svanire nel nulla, presa nella sua inadeguatezza, nelle sue contraddizioni, nei suoi estremismi e nella sua totale a-storicità.<br />
Se sparisce un partito simile è un bene per tutti:</p>
<p>- per la politica, che perde un protagonista irrazionale e da sempre funzionale alla destra berlusconiana</p>
<p>- per la sinistra, che perde un concentratore di voti incapace di esprimere una cultura di governo e responsabile, insieme ai Verdi e ai Comunisti Italiani, di alcune delle più grandi figure di merda della sinistra italiana</p>
<p>- per l&#8217;elettorato, che finalmente avrà l&#8217;occasione di farsi furbo e, per quanto riguarda la sinistra, maturare, crescere e capire che lo scimmiottamento apocrifo di vecchi riti di un partito perdente e antimoderno non è il futuro e non è nemmeno il presente.</p>
<p>Ha ragione, alla fine, proprio Bertinotti. Rifondazione deve fare come i suoi (i nostri) avi: giunta la sua ora, deve morire.</p>
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		<title>Chi modera i moderatori?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 19:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come temevo, il post polemico sui costi dell&#8217;iPhone ha prodotto i primi casi umani nei commenti.
Devo riconoscere che la &#8220;scena&#8221; è evoluta, perché fino a circa un centinaio di commenti il tono è rimasto entro i limiti del decoro, mentre in passato un post simile avrebbe generato centinaia di commenti scazzati a priori.
Bene, è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come temevo, il post polemico sui costi dell&#8217;iPhone ha prodotto i primi casi umani nei commenti.</p>
<p>Devo riconoscere che la &#8220;scena&#8221; è evoluta, perché fino a circa un centinaio di commenti il tono è rimasto entro i limiti del decoro, mentre in passato un post simile avrebbe generato centinaia di commenti scazzati a priori.</p>
<p>Bene, è un buon segno. E poi forse questo è un caso in cui sostanzialmente siamo tutti d&#8217;accordo: la triade Apple, Tim, Vodafone può farsi incornare nelle terga da un muflone, come suggerisce Eio.</p>
<p> </p>
<p><strong>ALL&#8217;IMPROVVISO ROMBO&#8217; UN TROLL</strong></p>
<p>Scrivo, tuttavia, con un bel po&#8217; di delusione addosso, di cosa è accaduto dopo un po&#8217;.<br />
E&#8217; accaduto che è arrivato un troll.</p>
<p>Ve li ricordate i troll? Oltre a essere i personaggi fantasy noti per presidiare i ponti e rigenerare gli hit point, sono i commentatori idioti. Quelli arroganti, litigiosi, falsi, molesti, ecc. a seconda dei casi.</p>
<p>Bloggo ormai da un lustro e faccio cose digitali dai tempi delle BBS e delle costosissime chat su Itapac, quindi dovrei essere abituato ai casi umani che periodicamente infestano la Rete e, in certi casi, arrivano a &#8220;casa tua&#8221; a dare brutta mostra della loro molestia.</p>
<p>Beh, sarà perché da un po&#8217; di tempo il blog ha una sua fisionomia e forse attira lettori educati, sarà perché qui sono generalmente consentiti i toni franchi, lo scazzo, ecc. e ho perso l&#8217;abitudine a fare il poliziotto, ma ho scoperto di essermi totalmente disabituato alla gestione di un troll.</p>
<p>E dire che questo è un blog in cui è possibile dire di tutto, agitarsi, sfancularsi e io sono il primo a non pormi limiti di tono, altrimenti non vale. Faccio io le regole e sono molto larghe.<br />
Però il troll mi ha preso alla sprovvista e, come un cretino su un forum di Punto Informatico, mi sono incazzato e fatto trascinare nella spirale della sua dabbenaggine.</p>
<p>Guardando il bicchiere mezzo pieno, è stata un&#8217;incazzatura da scarsa abitudine: segno che i troll sono sempre più rari e non ho più tanto le misure per gestirli.<br />
Guardando il bicchiere mezzo vuoto, sono un pirla perché ho perso del tempo dietro ad un cretino cercando di sgridarlo. Gli ho dato corda. Errore.</p>
<p> </p>
<p><strong>LA CONVERSAZIONE E IL PATTO DI ONESTA&#8217;</strong></p>
<p>Non sono una persona umorale e non ho neanche l&#8217;incazzatura facile. Anzi, tendo all&#8217;indulgenza, principalmente perché la richiedo spesso. Però mi rendo conto che si sono cose su cui, peraltro inconsapevolmente, non transigo.</p>
<p>Una delle cose su cui mi sono sorpreso ad incazzarmi come una biscia è l&#8217;onestà intellettuale.<br />
Ho un blog e converso con tutti, anche con gente da cui mi separano anni luce di differenze e la pensa diversamente da me su tutto.</p>
<p>Ci mandiamo anche volentieri a stendere, perché la conversazione pacata non fa per me, ma lo facciamo con un tacito accordo comune: vale tutto tranne la disonestà intellettuale, le bugie, le ipocrisie, le falsità.</p>
<p>Cioè nel mio modello etico (non esattamente lineare, ma fa lo stesso) l&#8217;onestà delle premesse e delle argomentazioni a supporto di una discussione vale molto di più dei toni della discussione stessa.</p>
<p>Meglio un onesto avversario con la bava alla bocca che un bugiardo felpato che magari mi dà ragione dicendo balle, insomma.</p>
<p>Cerco da mezz&#8217;ora di dirmi che non è una perversione mia, ma è un requisito della Conversazione con la &#8220;c&#8221; maiuscola. Cioè, il confronto si fa se ci si considera onesti entrambi. Altrimenti non vale.</p>
<p>E se nella blogosfera, tra persone costantemente conversanti, non ci fosse questo idem sentire, questa comune &#8220;cavalleria spirituale&#8221;, non sarebbe evidente la differenza tra i blog e gli ormai proverbiali forum di Punto Informatico, in cui per anni gli hooligan di qualsiasi causa nerd si sono scontrati con armi non convenzionali e spregio dell&#8217;ortografia .</p>
<p> </p>
<p><strong>I BLACKBERRY PIU&#8217; LENTI DEL MONDO</strong></p>
<p>Ecco, questa volta al centesimo commento &#8220;sano&#8221; e conversante è arrivato il troll e non ho saputo gestirlo.</p>
<p>Va detto a mia discolpa che era un troll della specie peggiore: falso e aggressivo.<br />
E&#8217; un limite mio, ma se dopo 100 commenti conversanti torna uno a fare la polemica su OSX vs Windows, mentre è in discussione ben altro e ho scritto nelle premesse del post che uso un Macbook pure io, mi cascano le braccia. Ma quello è il meno.</p>
<p>Il casus belli è semplice, anzi banale: il troll in questione ha provato, salendo in cattedra per circa un&#8217;ora, a convincere tutti che i Blackberry consegnano la mail 4 volte all&#8217;ora e che per questo sono schifezze.</p>
<p>Liberissimo di pensare quel che vuole sui Blackberry (nemmeno io li amo e trovo siano scarsi come interfaccia e usabilità), ma molto meno libero di dire balle. Anche perché gli utenti Blackberry in rete sono migliaia e tutti sanno che le mail arrivano subit </p>
<p>Inutile dire che anche i bambini sanno che i Blackberry normalmente consegnano le mail all&#8217;istante, salvo malfunzionamenti, tanto che la gente li usa per chattare via mail. <br />
Una decina di commentatori ha provato a convincere lo sventurato troll (che peraltro ha un blog in cui si dà dei toni da giornalista tecnologico) e a smontare le sue panzane colossali, ma senza effetto.</p>
<p>E dire che tutti gli spiegavano &#8220;hey, ho un blackberry in mano e arriva tutto istantaneamente: piantala!&#8221;. Niente da fare.</p>
<p>I casi sono tre. O siamo tutti pazzi e ci autoconvinciamo che le nostre mail via Blackberry arrivano istantaneamente, o le mail arrivano solo ogni quarto d&#8217;ora e siamo tutti bugiardi, o siamo tutti così fortunati da mandare le mail proprio in quei 4 istanti all&#8217;ora in cui il server della RIM fa il check della posta <img src='http://www.suzukimaruti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p> </p>
<p><strong>LE BUGIE IN RETE HANNO LE GAMBE CORTISSIME</strong></p>
<p>Essendo un troll non si trattava di convincere un ignorante ma una persona in malafede.<br />
Mi sono trovato di fronte uno che non ha mai provato il servizio Blackberry (e che sul suo blog, ironia della sorte, ne pubblica recensioni fasulle) e a cui serviva sminuirlo per fare una polemica iPhone vs resto del mondo assolutamente non richiesta e fuori topic.</p>
<p>Insomma produceva un falso per sostenere una tesi aggressiva.<br />
Brutta storia, soprattutto perchè il livello della panzana era del genere &#8220;gli asini volano&#8221;.<br />
Ecco la violazione del patto tra conversanti. Rafforzi la tua opinione (libera) con dati falsi: tradisci la fiducia di chi conversa con te. Per me è una cosa molto spiacevole.</p>
<p>Qui scatta un&#8217;altra riflessione. Dire bugie in Rete è un&#8217;arma a doppio taglio. Ne sono sempre più convinto.</p>
<p>Sul Web ti sgamano, se menti. E se non sei molto astuto, la cosa è istantanea. Le affermazioni, soprattutto scritte, sono troppo esposte alla verifica degli utenti e le fonti su cui verificare sono tutte a portata di mano e di click immediato.</p>
<p>Fossi stato preparato, fossi stato più lucido, ecc. avrei reagito diversamente. Invece mi sono incazzato. Ho preso le bugie del troll e il suo insistere contro ogni evidenza e ho considerato il tutto un affronto alla Rete e alla sua cultura.</p>
<p> </p>
<p><strong>ALZARE IL LIVELLO DELLO SCONTRO</strong></p>
<p>Alè, alzare il livello dello scontro: un meraviglioso esercizio in cui noi di sinistra eccelliamo, abusando del concetto di &#8220;questione di principio&#8221;.<br />
Se un cretinetti in evidente crisi di argomentazioni ricorre al falso, è vero che tradisce quel patto di fiducia tra conversanti. Ma non è Bin Laden. E&#8217; un cretinetti e basta.</p>
<p>Io ho reagito come se fosse Bin Laden.<br />
Un troll si zittisce a suon di fioretto. O banalmente lo si mette nello spam. Colpevolmente ho risposto con l&#8217;ascia bipenne.<br />
E poco importa che il suddetto bugiardone insistesse negando l&#8217;evidenza. Se incontro per strada uno che insiste nel convincermi che il cielo è marrone, cambio marciapiede e non mi metto a discutere.</p>
<p>Il risultato è che ho dato il peggio di me, pur avendo smaccatamente ragione &#8211; ma la questione era talmente evidente da rendere inutile questo dettaglio.</p>
<p>E quando dico &#8220;il peggio di me&#8221;, intendo dire mettendomi in ridicolo con dei toni tronfi di cui rido ancora. Se volete goderveli, sono nei commenti del post precedente a questo. Mi inquieta la possibilità che io possa fare di peggio (e sappiate che posso assolutamente).</p>
<p>E solo tardi, dopo aver svarionato per un po&#8217;, ho adottato la soluzione giusta: i commenti del troll nella cartella spam e un po&#8217; di mail &#8220;solidali&#8221; in giro ad avvertire che il suddetto troll è quel che è e come tale va evitato. Curiosamente le mail si sono rivelate inutili, perché il troll si è rivelato un caso umano di cui parte della blogosfera ridacchia da tempo.<br />
Fesso io a perdermi questo gossip: l&#8217;avrei evitato alla prima battuta, cavoli!</p>
<p> </p>
<p><strong>CHI MODERA I MODERATORI?</strong></p>
<p>Si spende molta fatica a dibattere su come è necessario comportarsi commentando un blog, ma ben poca o nessuna nel riflettere su come deve comportarsi il tenutario di un blog che riceve i commenti.</p>
<p>Avrò pure avuto ragione e sarà pure stato un troll particolarmente ignorante, arrogante e fastidioso, ma la verità che un po&#8217; mi intristisce è che mi sono trovato a reagire male, senza stile.</p>
<p>E se reagisce male il titolare di un blog che si fa? Mi auto-metto in moderazione i commenti? (non sarebbe una brutta idea), mi auto-obbligo a postare 100 volte la frase &#8220;non devo dare retta ai cretini&#8221;? mi bacchetto col mouse sulle dita?</p>
<p>Siamo pieni di strumenti di moderazione dei commenti, cioè di quello che viene da fuori. Ma quando il titolare non dà bella mostra di sè, cioè il cattivo comportamento viene dal di dentro, non c&#8217;è Akismet che tenga.</p>
<p>Ho voluto condividere questa riflessione sul blog e, come tradizione su questo blog, ho deciso di non cancellare nulla proprio perché credo sia giusto ragionarne tra conversanti (no troll) in modo trasparente.</p>
<p>Da oggi capisco un po&#8217; di più chi ha policies più strette per la gestione dei commenti. E capisco che servono anche ad evitare la tentazione dell&#8217;incazzatura e tutte le cadute di gusto che ne conseguono quando un troll infesta la tua casa.</p>
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		<title>Allodole, avvoltoi e tanti iPhone usati come specchietti</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 20:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Polemiche]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi ci tirano per i capelli, giacché avevo deciso per qualche mese di evitare di bloggare sulle arroganze, le cialtronerie, i soprusi, ecc. che quotidianamente incrostano l&#8217;esistenza.
Però poi capita che ovunque vada mi sia richiesta un&#8217;opinione sulle tariffe dell&#8217;imminente iPhone 3G e in generale sul suo sbarco in Italia. Non che io mi tiri indietro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ci tirano per i capelli, giacché avevo deciso per qualche mese di evitare di bloggare sulle arroganze, le cialtronerie, i soprusi, ecc. che quotidianamente incrostano l&#8217;esistenza.</p>
<p>Però poi capita che ovunque vada mi sia richiesta un&#8217;opinione sulle tariffe dell&#8217;imminente iPhone 3G e in generale sul suo sbarco in Italia. Non che io mi tiri indietro, ma insomma, alla lunga stanca.</p>
<p>Meglio farci un post e ragionare su cose scritte, anche perché l&#8217;hype intorno ai prodotti Apple droga completamente la discussione.</p>
<p>Il post, come potete immaginare, è lungo, dettagliato e vi rovinerà il weekend. Quindi procedete con cautela.</p>
<p>Se siete di fretta, <a href="http://www.suzukimaruti.it/iphone.pdf" target="_blank">qui trovate uno schemino in PDF</a> che, nel peggiore accostamento possibile di colori pastello, vi spiega quanto vi costerebbe un iPhone e quanto Tim vi chiede in più rispetto agli altri telefoni per darvelo in comodato d&#8217;uso (cioè più o meno prestarvelo) per 2 anni.</p>
<p><span id="more-790"></span></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>PREMESSE CHE NON DOVREI FARE</strong></p>
<p>Faccio subito le premesse che in un mondo normale non dovrei fare, ma quando c&#8217;è di mezzo la Apple &#8211; che purtroppo sconta ancora una base parziale di fans che deve scoprire le gioie dell&#8217;illuminismo e del consumo critico &#8211; mi tocca.</p>
<p>Primo: non ho niente contro la Apple, anzi sono suo utente (utente, non fan) dai tempi di Wozniak e attualmente sto digitando dal mio Macbook nero come la pece (e purtroppo resistente uguale, visto che mi si sta sminchiando il piano-tastiera).</p>
<p>Secondo: non ho niente contro l&#8217;iPhone, anzi sono stato forse uno dei primi in Italia ad averlo provato, grazie ad una botta di fortuna e a tanta curiosità nei confronti dell&#8217;oggetto e non mi è nemmeno dispiaciuto. In generale adoro le tecnologie mobili e i gadget in genere (si è capito che sono un nerd?).</p>
<p>Terzo: viva la libertà! (ma tutte le libertà, anche quella di giudizio). Quindi siamo tutti liberi di fare quello che vogliamo coi nostri soldi, così come sono liberissimi gli altri di giudicarci in base ai nostri consumi, ai nostri atti, ecc. Cioè, liberissimo Briatore di comprarsi un sospensorio tempestato di diamanti, ma liberissimo io di pensare che sia una scelta da pirla, capishe?</p>
<p>Quindi se siete tra quelli che mettono la parola &#8220;mac&#8221; nel nickname e pensate che possedere prodotti di una certa marca (vale per tutte le marche) definisca i vostri contorni esistenziali, cliccate altrove: con buona probabilità non avete la lucidità sufficiente per sostenere una discussione laica sui vostri feticci.</p>
<p>Per comodità ometto qualsiasi giudizio sugli aspetti hardware dell&#8217;iPhone, perché sarebbe tutto off topic e poi i giudizi tecnici differiscono a seconda delle necessità d&#8217;uso. In questo post, invece, intendo parlare solo di dati univoci e non soggettivi.</p>
<p> </p>
<p><strong>LE TARIFFE (DI TIM)</strong></p>
<p>Denuncio subito la mia incompetenza a commentare le tariffe praticate da Vodafone per l&#8217;iPhone: sono cliente TIM dal 1992 (quando avevo uno dei primi cellulari family più grosso del frontalino di un&#8217;autoradio e pagavo le bollette mobili ancora alla Telecom), quindi conosco solo le loro tariffe. E quando in passato ho usato le linee Vodafone ero loro dipendente e pagavano loro.</p>
<p>In compenso quelle di Tim sono tariffe che conosco molto bene, sia consumer, sia business. Ed è per quello che ho pensato ad un fake clamoroso quando ho letto <a href="http://www.macitynet.it/macity/aA33173/offerta_tim_tariffe_confermate.shtml" target="_blank">le indiscrezioni di Macity sul costo dell&#8217;iPhone 3G </a> (poi rivelatesi vere) per gli utenti Tim. Sì, perché i prezzi &#8211; lo dicono tutti &#8211; sono oscenamente alti, alle soglie dell&#8217;incredibile.</p>
<p>In sostanza Tim propone per chi vuole un iPhone un menù di opzioni di abbonamento che ricalca quello dell&#8217;offerta Tim Tutto Compreso, valida per tutti gli altri telefoni.</p>
<p>La formula è semplice: per una tariffa fissa mensile l&#8217;operatore ti riconosce un tot di minuti di chiamate telefoniche gratuite, un tot di SMS e un tot di traffico dati in mobilità.<br />
Attenzione! Sono tariffe che hanno una durata minima contrattuale di 2 anni, cioè 24 mesi. Quindi è ragionevole fare bene i conti, ché 2 anni non sono pochi e significa &#8220;fidanzarsi&#8221; a lungo con un operatore e andarsene prima della scadenza comporta penali oltraggiosamente alte.</p>
<p>Ok, dati alla mano e tariffe (consumer: quelle business usciranno a breve) Tim consultabili <a href="http://www.tim.it/consumer/c364/i29683/ricercatariffe.do?vism=true&amp;idsm=58280&amp;61654=61660" target="_blank">qui per il resto del mondo</a> e <a href="http://www.macitynet.it/macity/aA33173/offerta_tim_tariffe_confermate.shtml" target="_blank">qui per l&#8217;iPhone</a>, facciamo due conti.<br />
Per comodità uso negli esempi l&#8217;iPhone da 16 Gb, che peraltro ha un migliore rapporto costi/capacità e credo sarà il più acquistato.</p>
<p> </p>
<p><strong>LA PRIMA BOLLETTA NON NEUTRALE</strong></p>
<p>Anzi, no. Prima di fare due conti mi fermerei a riflettere su una cosa.<br />
E&#8217; la prima volta che un singolo modello di telefono cellulare ha tariffe di abbonamento specifiche. Cioè finora Tim ha sempre praticato tariffe &#8220;neutrali&#8221;, ovvero sempre uguali indipendentemente dal terminale utilizzato. Al massimo si paga una quota mensile di comodato d&#8217;uso per il terminale, proporzionale a spanne al suo prezzo.</p>
<p>Personalmente mi sembra una soluzione pessima e un pericoloso precedente. Cioè, di fatto con l&#8217;iPhone Tim inaugura la bolletta non-neutrale e decide di praticare tariffe specifiche in base al telefono che uso. Il che è come se domani il benzinaio vendesse il gasolio ad un certo prezzo a chi ha una Panda e ad un prezzo diverso a chi ha una Golf. Spero il concetto sia chiaro.</p>
<p>Mi sembra una cosa preoccupante e che offusca il concetto di &#8220;costo del servizio&#8221; e di consumo, ma ne riparliamo più giù quando cercheremo i &#8220;colpevoli&#8221;.</p>
<p> </p>
<p><strong>IPHONE STARTER: UNA TARIFFA PER CHI SI VUOLE MALE</strong></p>
<p>La tariffa iPhone Starter di Tim non può che essere stata inventata di persona <a href="http://www.youtube.com/watch?v=D5FSE_m3OOU" target="_blank">dal tizio di &#8220;Napoletone&#8221; e della gaffe su Waterloo</a>, che peraltro i tronfi comunicati stampa Tim ci davano come in prima fila per portare, novello Prometeo, il fuoco dell&#8217;iPhone alle rozze masse italiche sospese nel buio del resto della telefonia.</p>
<p>Cioè per 269€ più 30€ al mese (cioè 989€ per la durata totale del contratto) uno si prende l&#8217;iPhone e paga di tasca sua tutte le telefonate e tutti gli SMS, per di più con una tariffa decisamente poco vantaggiosa di 15 centesimi di € al minuto.<br />
 In compenso è possibile avere 1Gb al mese di traffico dati compreso (ricordo che l&#8217;iPhone non si può usare come modem).</p>
<p>Ecco, a quel prezzo è infinitamente più intelligente e meno costoso comprarsi l&#8217;iPhone 3G unlocked a 569€ (prezzo identico tra i due operatori e su tutto la gigantesca ombra di un cartello) e scegliere liberamente il proprio operatore, le tariffe, ecc. con in più il vantaggio di non essere vincolati ad un operatore e ad una tariffa sconvenientissima per 2 anni e avere 420€ risparmiati.</p>
<p>Forse sono io che sono scarso in matematica, ma l&#8217;opzione iPhone Starter mi sembra autolesionista e non riesco a trovare un singolo motivo per attivarla, salvo una pesante stupidità di base, soprattutto se si scopre che per 30€ al mese (senza nessuna tariffa di attivazione di 269€!), con l&#8217;opzione <a href="http://www.tim.it/consumer/c364/i29683/o29517/tariffa.do" target="_blank">Tim Tutto Compreso 30 </a>Abbonato ti danno</p>
<p>- 250 minuti gratis di telefonate</p>
<p>- 100 SMS</p>
<p>- 1Gb di traffico dati</p>
<p>- 100Mb per navigare da pc usando il cellulare come modem</p>
<p>- il servizio Blackberry gratis senza abbonamento, con dei limiti di traffico</p>
<p>- un telefonino (tipo il Blackberry Pearl). E se vuoi un cellulare top di gamma paghi un&#8217;entry fee di molto inferiore ai 269€ dell&#8217;iPhone, anche per i modelli più cari.</p>
<p>Cioè, a comprarmi un iPhone 3G Tim unlocked e a farci un abbonamento Tim Tutto Compreso 30, pago sempre 989€ su 2 anni, ma ottengo in più i 250 minuti mensili di telefonate, i 100 SMS mensili e pure un Blackberry da regalare a Natale.</p>
<p>Mi chiedo con che faccia Tim possa proporre una cosa simile, visto che è palesemente sconveniente e più che altro sembra una trappola per i ragazzini che vogliono l&#8217;iPhone e non posso affrontare lo scoglio iniziale dei 569€ per accedervi.<br />
Fossi un&#8217;associazione di consumatori mi interesserei molto di questa opzione.</p>
<p> </p>
<p><strong>IPHONE 250, 600, 900 DAL PACCHETTO AL PACCO IL PASSO E&#8217; BREVE</strong></p>
<p>Le tre tariffe iPhone 250, 600 e 900 sono pacchetti &#8220;tutto compreso&#8221; e ricalcano quasi perfettamente le tariffe Tutto Compreso Tim valide per gli altri telefoni. Ma chissà perché, costano di più. Tanto: esattamente 20€ al mese in più. Vediamole nel dettaglio.</p>
<p>iPhone 250 offre le stesse cose di <a href="http://www.tim.it/consumer/c364/i29683/o29517/tariffa.do" target="_blank">Tim Tutto Compreso 30 Abbonato</a>, identiche riga per riga e cioè, per sommi capi:</p>
<p>250 minuti di chiamate</p>
<p>100 sms</p>
<p>1 Gb di traffico dati</p>
<p>L&#8217;unica differenza tra le due offerte è che la Tutto Compreso 30 offre in più il servizio BlackBerry gratis, sebbene con delle limitazioni nel traffico mail e la iPhone 250 offre gratis il servizio WiFi di Tim.</p>
<p>Ecco, guardiamo i costi.<br />
La Tutto Compreso 30 Abbonato costa 30€ al mese. La iPhone 250 costa 50€ al mese.</p>
<p>20€ mensili di differenza solo per il piacere di avere un iPhone? A fine contratto sono 480€ in più solo di abbonamento. E ricordo che un iPhone 3G unlocked costa 569€.</p>
<p>Per avere l&#8217;iPhone con la tariffa iPhone 250 bisogna *anche* pagare una tariffa di attivazione di 259€.<br />
Cioè con l&#8217;opzione iPhone 250,in totale un iPhone costa, alla fine dei 2 anni, <strong>739€ in più rispetto ad un altro telefono, a parità di costi telefonici</strong>.</p>
<p>Anche in questo caso è meno stupido comprarsi l&#8217;iPhone unlocked a 569€ e piuttosto farsi un abbonamento Tutto Compreso. Si risparmierebbero 170€ esatti e si avrebbe pure un cellulare in più da piazzare in giro.</p>
<p>Lo stesso meccanismo si ripete per le tariffe 600 e 900, con il seguente schema:</p>
<p>- la iPhone 600 costa 20€ al mese in più rispetto alla <a href="http://www.tim.it/consumer/c364/i29683/o29535/tariffa.do" target="_blank">Tutto Compreso 60 Abbonato</a> e ha una tariffa di attivazione di 219€;<br />
In sostanza avere l&#8217;iPhone costa (20€ di differenza sull&#8217;abbonamento x 24mesi) + 219€ = <strong>699€ in più rispetto ad avere un altro telefono con lo stesso piano tariffario</strong>. </p>
<p>- la iPhone 900 costa 20€ al mese in più rispetto alla <a href="http://www.tim.it/consumer/c364/i29683/o29562/tariffa.do" target="_blank">Tutto Compreso 90 Abbonato </a>e ha una tariffa di attivazione di 169€<br />
In sostanza avere l&#8217;iPhone costa (20€ di differenza sull&#8217;abbonamento x 24mesi) + 169€ = <strong>649€ in più rispetto ad avere un altro telefono con lo stesso piano tariffario</strong>. </p>
<p>E vi ricordo che l&#8217;iPhone unlocked libero da ogni vincolo costa 569€. Quindi vi converrebbe perfino comprarvelo e abbonarvi ai singoli piani tariffari &#8220;Tutto Compreso&#8221;, di pari offerta: risparmiereste, nell&#8217;ordine: 170€, 130€ e 90€ e avreste un iPhone con lo stesso identico piano tariffario.</p>
<p><a href="http://www.suzukimaruti.it/iphone.pdf">Qui c&#8217;è uno schema riassuntivo delle tre offerte </a>e del loro svantaggio rispetto alle offerte omologhe se non comprate un iPhone, casomai non fossi stato abbastanza chiaro.</p>
<p> </p>
<p><strong>IL PARADOSSO DELLA TARIFFA UNLIMITED</strong></p>
<p>Anche per gli iPhone c&#8217;è una tariffa Unlimited, cioè una sorta di abbonamento &#8220;top di gamma&#8221; che teoricamente dovrebbe svincolare l&#8217;utente dalla preoccupazione dei costi telefonici. Chiami e mandi messaggi quanto vuoi, tanto hai a disposizione un numero di minuti di telefonate gratuite e di SMS così alto da non andare mai a consumo.</p>
<p>Molti hanno parlato male di questa tariffa, che in effetti non costa poco (180€ al mese per il resto del mondo, 200€ al mese per gli iPhone), ma in realtà per certe categorie di utenti, cioè chi telefona molto per lavoro, è utile e permette di risparmiare tanto. </p>
<p>Insomma, da quando c&#8217;è la Tutto Compreso Professional Unlimited ho dimezzato il prezzo delle bollette. Prima spendevo un migliaio di euro ogni bimestre (non chiedetemi come). Ora resto confortevolmente nei limiti dei tetti dell&#8217;abbonamento Unlimited e normalmente sto entro i 500€ a bolletta.</p>
<p>Tornando alla tariffa Unlimited per l&#8217;iPhone, lo schema si ripete: a parità di offerta, la tariffa Unlimited per il cellulare Apple costa i soliti 20€ al mese in più, cioè 480€ in più sul totale del contratto. E la tariffa di attivazione è di 69€. Insomma, avere l&#8217;iPhone costa 549€ in più, cifra che per una volta è minore di 20€ del prezzo dell&#8217;iPhone unlocked.</p>
<p>A guardare i dati, la tariffa Ulimited per l&#8217;iPhone ha un vantaggio in più: ci sono ben 5Gb mensili di traffico dati a disposizione, contro il singolo Gb per il resto del mondo.<br />
Sulla carta conviene, ma nella pratica?</p>
<p>Qui scatta uno dei problemi strutturali dell&#8217;iPhone. Il fatto è che il telefono di casa Apple non si può utilizzare come modem. Cioè lo potete collegare tranquillamente al computer, ma scordatevi di usarlo per navigare o &#8211; peggio ancora &#8211; per usare eMule o chissà cosa: proprio non funziona l&#8217;hardware.</p>
<p>Quindi cosa ce ne facciamo di 5Gb di traffico dati al mese, se ci è consentito consumarli tutti solo ed esclusivamente attraverso il telefono?<br />
Ho provato, negli ultimi mesi, a fare un conto spannometrico di quanto traffico puramente mobile farei durante un uso business intenso (quello che mi portava a pagare le famose bollette da 1000€ abbondanti), più cazzeggio tipo Twitter, ecc. Ad esagerare starei entro i 2,5Gb di traffico dati, ma dovrei davvero scatenarmi.</p>
<p>Quindi i 5 Gb di traffico dati, vista l&#8217;impossibilità di usare l&#8217;iPhone come modem, sono uno specchietto per allodole. </p>
<p>E ovviamente gli operatori si guardano bene dall&#8217;offrire una tariffa d&#8217;abbonamento che sia più scalabile. Cioè o 1 misero Gb di traffico (che si consuma tranquillamente e poi ogni singolo Mb con Tim costa dai 3,6€ ai 6€ a seconda dei piani tariffari: un furto!) o 5Gb inutili. E noi &#8211; e le nostre necessità &#8211; nel mezzo, come dei fresconi. </p>
<p> </p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>IL RISULTATO: GLI ABBONAMENTI ALL&#8217;IPHONE NON CONVENGONO MAI</strong></p>
<p>Dati alla mano, salvo l&#8217;inutile profilo unlimited, il prezzo aggiuntivo che si paga sui singoli abbonamenti per avere un iPhone è comunque e sempre più alto del prezzo secco del comprarsi un iPhone e scegliere liberamente cosa si vuole comprare o cosa no.</p>
<p>Provo a riassumere tutto <a href="http://www.suzukimaruti.it/iphone.pdf" target="_blank">con uno schemino in PDF (sempre lo stesso) che potete scaricarvi qui</a>.</p>
<p>Aggiungo una cosa. Non solo gli abbonamenti Tim per l&#8217;iPhone non convengono e anzi pagate più dell&#8217;iPhone stesso per non avere nulla in cambio, ma per quanto ne so l&#8217;iPhone è in *comodato d&#8217;uso*, cioè alla fine dei 2 anni di contratto Tim se lo riprende. Non è vostro, insomma. E non lo potete rivendere per comprarvi l&#8217;iPhone 4G<span style="text-decoration: line-through;">, che sicuramente sarà senza tastiera e senza schermo e sarà la Apple a decidere quali numeri di telefono potrete comporre</span>.</p>
<p>Riassumendo:</p>
<p>1 &#8211; avere un iPhone è sempre sconveniente, a parità di contratto telefonico, rispetto agli altri telefoni.<br />
Vi costa dai 649€ ai 739€ in più senza alcun vantaggio sul traffico, se non la possibilità di usare gli hotspot Wi-Fi della Tim (che sono pochissimi e malfunzionanti, detto da uno che pagava per usarli)</p>
<p>2 &#8211; il prezzo in più che paghereste per fare un abbonamento Tim per avere l&#8217;iPhone è superiore al prezzo che bisogna pagare per comprarsi l&#8217;iPhone unlocked e scegliere liberamente l&#8217;operatore</p>
<p>3 &#8211; l&#8217;iPhone offerto con gli abbonamenti verosimilmente è in comodato d&#8217;uso, quindi alla scadenza del contratto va restituito alla Tim; in compenso se si rompe ve lo dovrebbero teoricamente sostituire (su questo punto non ho certezze, salvo il fatto che Tim ha sempre fatto così)</p>
<p> </p>
<p><strong>QUINDI?</strong></p>
<p>Lo scenario è questo. Volete l&#8217;iPhone? Vi fregano.<br />
Mi permetto di far notare che non è un&#8217;opinione, ma un fatto incontestabile.</p>
<p>Ciò non toglie che mezza blogosfera si toglierà il pane di bocca per avere un cellulare &#8220;esclusivo&#8221; (&#8230;) e senza tastiera (&#8230;), disposta a pagarlo ben oltre i limiti del ragionevole e ignorando il fatto che non è un hardware minimamente libero, anzi decide la Apple chi ci fa cosa, anche a livello di sviluppo di software terzi.</p>
<p>Lo ripeto: viva la libertà e viva il sospensorio di Briatore tempestato di diamanti e il libero disporre dei propri soldi, anche in modo irragionevole, lo dico <a href="http://www.youtube.com/watch?v=p5mNzOtm24I" target="_blank">da fan dei KLF</a>.<br />
Ma viva anche la libertà (mia) di pensare che chi lo fa sta compiendo un atto stupido.</p>
<p> </p>
<p><strong>MA PERCHE&#8217;? E DI CHI E&#8217; LA COLPA?</strong></p>
<p>Riconosciamolo. Siamo il paese al mondo con le peggiori tariffe per l&#8217;iPhone, mi sembra evidente. (cioè, magari in Lesotho sono peggiori, ma non so fare bene i conti con la loro valuta).</p>
<p>Diciamo, più cautamente, che tra i paesi del primo mondo siamo quelli <a href="http://www.iphoneaffossato.com/comparazione-con-altre-tariffe/" target="_blank">con le tariffe di gran lunga peggiori in senso assoluto</a>, soprattutto se comparate alla contropartita offerta dagli operatori.<br />
[nota:il link viene da una patetica iniziativa che si propone di fare una petizione a Steve Jobs affinché abbassi le tariffe per l'iPhone in Italia. Sì, lo so cosa state pensando: "con tutte le cause per cui vale la pena impegnarsi nella vita...". E trovo pure commovente che la richiesta venga fatta alla Apple, che verosimilmente è la principale artefice di queste tariffe mostruose. Inutile dire che prendo le tutte le distanze possibili dall'iniziativa e da tutti i poverini che ancora pensano che la Apple sia "buona". Mi scappa pure un po' da ridere, ecco.]</p>
<p>La domanda ricorrente è un gigantesco &#8220;perché?&#8221;, seguita online da improperi vari rivolti verso gli operatori telefonici da parte della blogosfera.</p>
<p>Affrontiamo innanzitutto la questione degli improperi diretti agli operatori telefonici. Ecco, sono meritatissimi, non ci piove. Ma la blogosfera continua a scontare un conformismo ingenuo e si perde un pezzo della questione.</p>
<p>Mi spiace rivelarvelo, ma queste tariffe indecenti sono anche causa della Apple che, ricordatevelo, è &#8220;partner in business&#8221; con le compagnie telefoniche con cui opera e detta legge sulle tariffe, di cui profitta in parte.</p>
<p>So che a molti pesa come una bestemmia, ma gli sfanculamenti andrebbero diretti anche a Cupertino, oltre che alle sedi di Vodafone e Tim. Riuscite ad essere così intellettualmente onesti e laici da farlo? Dubito.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo ragionamento serve anche a spiegare il &#8220;perché&#8221; di queste tariffe oscene per l&#8217;iPhone.<br />
Il fatto è che Apple storicamente snobba l&#8217;Italia, considerata periferia dell&#8217;impero (cosa di cui perfino i fans di Apple si lamentano sui propri forum) e qualsiasi ricerca di mercato rivela che il mercato italiano è ancora fortemente orientato ai piani telefonici ricaricabili e col telefono di proprietà, pur essendo uno dei primi al mondo come penetrazione della telefonia cellulare.</p>
<p>Insomma, non ha tutti i torti Apple a notare che in Italia i potenziali clienti dell&#8217;iPhone sono pochissimi e che il nostro mercato è fatto di gente che piuttosto spende 500€ per un cellulare, ma ci piazza sopra la ricaricabile e va avanti a ricariche di taglio piccolo.<br />
(nota: non lo dico io, leggetevi qualsiasi ricerca sul mercato mobile italiano, anche perché il fenomeno sta diventando preoccupante perché perdura ed è difficile smuovere un popolo di precari e insicuri verso i costi fissi di un abbonamento, per di più penalizzato da tasse demenziali).</p>
<p>Quindi, contando che il mercato italiano dell&#8217;iPhone è una relativa nicchia, che fare?<br />
Spremerli come dei limoni!</p>
<p>Appunto. E&#8217; quello che Apple, Tim e Vodafone si apprestano a fare.</p>
<p>Apple sa che gli entusiasti, gli early adopters, ecc. si fanno volentieri bastonare a sangue dalle loro marche preferite e ha già dimostrato di approfittarne con la prima release dell&#8217;iPhone (ricordate? Costava carissimo, poi pochi mesi dopo abbassarono il prezzo di colpo, complici anche le vendite non esaltanti).</p>
<p>Dal canto loro Tim e Vodafone (cioè l&#8217;80% del mercato mobile), invece che farsi una guerra al ribasso che sarebbe stata doppiamente dannosa per loro, perché non gli avrebbe permesso di pagare le revenue da cravattaro che Apple richiede sugli abbonamenti fissi, *casualmente* presentano tariffe-fotocopia.<br />
E il garante per la concorrenza dorme ignaro di tutto, cullandosi nella sua irrilevanza. Anche quando la parola CARTELLO si staglia enorme all&#8217;orizzone tipo Hollywood.</p>
<p>E i consumatori si confrontano con una situazione in cui c&#8217;è un pessimo e carissimo piatto di minestra, una finestra e le uniche opzioni sono mangiare o saltare.</p>
<p> </p>
<p><strong>CE LO MERITIAMO</strong></p>
<p>Mandatemi pure a stendere, ma penso ce lo meritiamo. Il fatto è che il nostro fallimento come consumatori attivi è palese. Non abbiamo la forza e, nel caso dei prodotti Apple, *nemmeno la voglia* di farci valere come consumatori.</p>
<p>Fa ridere pure la pretesa funzione &#8220;critica&#8221; della blogosfera, dispostissima a fare da grancassa conformista ai comunicati stampa Apple, ma totalmente incapace ad assumere una posizione laica nei suoi confronti. Giusto un po&#8217; di lamentazioni dirette verso gli operatori e tanti saluti. Nessuno tocchi Steve Jobs!</p>
<p>E chi lo fa viene regolarmente fatto oggetto di mobbing online. Ripassate su questo post tra qualche giorno, date un&#8217;occhiata ai commenti e vedrete quanti mi accuseranno di &#8220;odiare Apple&#8221; solo perché ne questiono, da utente, le pratiche di mercato.</p>
<p>Continuo a dirlo: il lecchinismo della blogosfera italiana nei confronti di Apple è tristissimo ed è uno degli indici del suo provincialismo e della sua sostanziale irrilevanza.</p>
<p>E direi poco di meglio delle testate giornalistiche di riferimento della blogosfera, cartacee e non, assolutamente incapaci di esprimere pareri critici e in alcuni casi dirette da veri e propri fanboy.</p>
<p>Anzi, sfido i direttori delle suddette testate a smentirmi e cominciare a produrre del giornalismo analitico e non militante quando si tratta di Apple. E&#8217; una richiesta di qualità che vi faccio come lettore. Non difendetevi a parole, rispondete coi fatti.</p>
<p>E&#8217; anche grazie a tutto ciò, a livello planetario, che Apple sta diventando la nuova Microsoft, con la stessa arroganza, la stessa propensione alle tattiche di mercato sporche, lo stesso riguardo *nullo* nei confronti del consumatore.<br />
Sicuramente con la differenza che i prodotti sono migliori (attualmente non riuscirei a consigliare altro che notebook Apple, per dire, restando nell&#8217;ambito dei prodotti full-size, così come trovo Final Cut vincente rispetto alla concorrenza, anche visti i prezzi), ma il comportamento è quello del peggior Ballmer con le endorfine a mille.</p>
<p> </p>
<p><strong>NONE OF MY BUSINESS</strong></p>
<p>Concludendo, ho la fortuna di essere una delle poche persone a cui l&#8217;iPhone innanzitutto non serve (sono un utente business e scrivo tonnellate di mail in mobilità ogni santo giorno: ho bisogno di una tastiera e di una vera posta push che solo BlackBerry mi può dare) e a cui non dice molto come prodotto hardware (intendiamoci: non è male, ha un bellissimo design, un&#8217;interfaccia divertente, ma per certi aspetti è poverissimo e per altri inutilizzabile).</p>
<p>Quindi non è un problema mio.<br />
In compenso potrà essere un problema di molti di voi. E potrà un giorno diventare un mio problema, se mai Apple facesse un iPhone con <a href="http://www.theregister.co.uk/2008/06/30/iphone_keyboard/" target="_blank">una tastiera slide qwerty orizzontale</a> (se ne parla da tempo e pare che l&#8217;anno prossimo potrebbe uscire per l&#8217;utenza business) e un browser più civile, giacché Mobile Safari continua a non vedere uno straccio di contenuto Flash, roba che fa perfino il mio Archos 605 WiFi, grazie ad Opera.</p>
<p>Insomma, quanto ho scritto prima ha senso anche se pensate che l&#8217;iPhone sia la cosa più bella al mondo e non sono certo qui per farvi cambiare idea.</p>
<p>Non è affatto una questione di &#8220;mi piace&#8221; vs &#8220;non mi piace&#8221;, ma di &#8220;mi faccio fregare&#8221; vs &#8220;non mi faccio fregare&#8221;. E farsi fregare consapevolmente è un&#8217;aggravante.<br />
Infatti avrei scritto questo post riga per riga anche se fossi stato un patito dell&#8217;iPhone. Cioè, il fatto che piaccia o meno per caso cambia la natura delle cifre in ballo?</p>
<p> </p>
<p><strong>CHE VI RESTA DA FARE? E COSA VORREI DA TIM?</strong></p>
<p>Le soluzioni, visto lo scenario, sono poche. La migliore è sicuramente interrogarvi per capire se la vostra vita può avere senso senza iPhone. Vi auguro di sì, così come vi auguro di trovarne uno nell&#8217;uovo di pasqua. Ma ricordatevi: è un telefonino, ragazzi. E invece che correre qui in massa a difendere vanamente la Apple e i suoi compagni di merende telefoniche, provate a reagire!</p>
<p>Ricordatevi, insomma, che la migliore arma che hanno i consumatori sono le gambe. La triade Tim, Apple, Vodafone vi strangola con prezzi altissimi a fronte di un&#8217;offerta misera? Usate le gambe e andatevene dai loro negozi. Funziona così. E noto che <a href="http://www.giovy.it" target="_blank">qualche intelligenza</a> sparsa nella blogosfera <a href="http://twitter.com/Giovy/statuses/849926454" target="_blank">sta reagendo nel modo giusto</a>.</p>
<p>Tra le opzioni che considero stupide, la meno stupida è <span style="text-decoration: line-through;">rubarlo</span> comprarlo unlocked. Il prezzo è molto alto rispetto a quanto si compra, ma non è mostruoso. Di fatto 569€ sono una spesa affrontabile, contando che di listino un telefono di pari valore unbranded non costa molto di meno (ma quanti lo comprano a prezzo di listino? Nessuno, esatto).</p>
<p>E poi a comprarlo unlocked mi sa che mandate in perdita sia Tim, sia Vodafone, sia la Apple, visto che i costi industriali dell&#8217;iPhone non sono bassi e il prezzo praticato agli operatori pare sia (negli States) di 550$ ad unità.<br />
Infatti temo che gli operatori faranno un bel po&#8217; di difficoltà a vendere gli iPhone unlocked. Non vorrei fare quello che pensa sempre male, ma&#8230;</p>
<p>Credo che nessuna persona ragionevole potrà mai fare un abbonamento Tim per l&#8217;iPhone, visto che conviene perfino comprarsi il telefono unlocked e farsi un abbonamento Tutto Compreso di pari valore o prendersi una di quelle tariffe Tre che ti danno un sacco di traffico dati gratis ogni mese. O forse mi sbaglio io? (ero scarso di matematica, al liceo).</p>
<p>Anzi, se qualcuno fa un abbonamento Tim per l&#8217;iPhone mi piacerebbe si facesse vivo qui nei commenti: vorrei capire le ragioni, i punti di vista e magari i vantaggi che mi sono perso con un&#8217;opzione simile.</p>
<p>In ultimo mi piacerebbe che qualche rappresentante di Tim ci raccontasse in modo trasparente il perché di queste tariffe pessime e truffaldine (?), non competitive con l&#8217;acquisto secco del terminale.</p>
<p>Cioè, io cliente da 16 anni, vorrei capire dalla Tim perché telefonare, mandare messaggi e navigare con un iPhone mi costa 20€ in più di abbonamento ogni mese per 24 mesi. Forse i bit consumati dagli iPhone &#8220;pesano&#8221; di più?</p>
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		<title>In morte del telefono fisso</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 13:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi rendo conto che l&#8217;oggetto più inutile che ho in casa (soprammobili a parte, ma cerco di non averne e fortunatamente ho un cane da incolpare se per caso ne giustizio qualcuno alla Goldie*) è il cosiddetto telefono fisso, che poi fisso lo è solo in parte, visto che abbiamo un cordless.
Mi basta dare un&#8217;occhiata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto che l&#8217;oggetto più inutile che ho in casa (soprammobili a parte, ma cerco di non averne e fortunatamente ho un cane da incolpare se per caso ne giustizio qualcuno <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YIcMolthnX0" target="_blank">alla Goldie</a>*) è il cosiddetto telefono fisso, che poi fisso lo è solo in parte, visto che abbiamo un cordless.</p>
<p>Mi basta dare un&#8217;occhiata alle più recenti bollette telefoniche e il dato è lampante: negli ultimi mesi non abbiamo fatto una singola chiamata col telefono fisso, salvo quelle gratuite ai vari numeri verdi di help perché non funziona l&#8217;ADSL o siamo rimasti al buio.</p>
<p>Forse è un segno dei tempi, ma il telefono fisso è un oggetto obsoleto, che prende inutilmente polvere. Di fatto non solo non lo usiamo per chiamare (perché il 99% dei numeri che chiamiamo sono cellulari e la chiamata fisso-mobile ha costi assurdi, da reato, fatti solo per fregare soldi agli anziani), ma in pratica non riceviamo quasi mai telefonate al fisso.</p>
<p>Anzi, mi rendo conto che è cambiata la percezione &#8220;sociale&#8221; della chiamata al telefono fisso. Cioè se squilla il fisso, in casa reagiamo male. Sì, perché una chiamata al telefono fisso ormai può solo annunciare disgrazie, operatrici di telemarketing, gente che ha sbagliato numero.</p>
<p>E se è per caso qualche parente/amico che chiama al fisso, la prima domanda è &#8220;come mai mi chiami al fisso?&#8221;. Perché ormai suona strano, è diventato il telefono delle emergenze e dei rompimenti.</p>
<p>Il post prosegue ed è lungo come una di quelle telefonate di quell&#8217;amico che ti chiama una volta l&#8217;anno ma ti aggiorna su ogni singola mezz&#8217;ora dei 364 giorni precedenti, con dovizia di dettagli. Vedete voi se riattaccare o subire. Tanto paga lui.</p>
<p><span id="more-780"></span></p>
<p>In effetti le uniche telefonate che riceviamo sono moleste. Disgrazia vuole che abbiamo ereditato il numero di telefono di una vecchia filiale (spero bruciata in un incendio doloso e con danni enormi) della Toro Assicurazioni, motivo per cui riceviamo spesso telefonate di gente che ci chiama per qualche sinistro.</p>
<p>Il brutto è che sono persone a cui spieghi che stanno sbagliando numero e che devono cancellare il numero che hanno in rubrica, ma nel 90% dei casi insistono.<br />
Una mattina, alla terza chiamata di fila, una signora ha provato ad insistere &#8220;Ma *davvero* non è la Toro Assicurazioni? E&#8217; sicuro?&#8221;. Ero tentato di risponderle &#8220;Cazzo, sono 6 anni che vado a dormire in una filiale della Toro e non me ne sono mai accorto: ecco perché il letto mi sembrava duro, era una scrivania!&#8221;, ma ho optato per un moderato sfanculamento, al che la signora mi ha risposto &#8220;Si calmi, neh!? Guardi che per quanto ne so *io* sto facendo il numero giusto&#8221;. Ovvio: è colpa mia che abito nel posto sbagliato.</p>
<p>L&#8217;altro grande filone di chiamate moleste ricevute da queste parti è composto esclusivamente da operatrici di telemarketing. E&#8217; un appuntamento quotidiano regolare: una chiamata prima di mezzogiorno. E possono essere, nell&#8217;ordine, Telecom, Fastweb o Sky, più rari altri soggetti.</p>
<p> </p>
<p><strong>FASTWEB: TI VOGLIAMO A TUTTI I COSTI (CHE TANTO SOSTERRAI TU)</strong></p>
<p>Fastweb è ossessiva: chiamano almeno 2 o 3 volte alla settimana. Non gli va giù che noi non siamo loro clienti. E&#8217; tutta colpa nostra: 6 anni fa, facendo un sano scouting di mercato per capire che tipo di connettività mettere in casa, commettemmo l&#8217;errore fatale di contattare Fastweb e lasciargli i nostri dati. Da allora ci molestano con regolarità elvetica.</p>
<p>E dire che un paio di volte ho provato a spiegare all&#8217;operatrice e a farle scrivere nelle note: cliente impossibile: non ci vogliono fino a quanto non togliamo quella fregatura dell&#8217;IP non pubblico.<br />
Eppure insistono, facendo proposte che ai loro occhi sembrano sempre più allettanti. </p>
<p>[inutile divagazione personale]</p>
<p>Mi ricordano un tizio con cui secoli fa feci un&#8217;intervista di lavoro, dopo aver passato, unico non cravattato, un test scritto piuttosto duro su Windows NT.<br />
Mi accorsi a metà colloquio che erano dei pazzi nazisti succhiasangue ispirati a quelle grandi società di consulenza che rovinano la vita ai loro dipendenti e feci di tutto per finire in fretta e non vederli mai più.<br />
Commisi tuttavia l&#8217;errore di spiegargli per filo e per segno come mai non avrei mai voluto lavorare per loro. Tragicamente la cosa gli piacque, visto che era una società che faceva formazione: avevano apprezzato la chiarezza espositiva e poi ero arrivato primo nel test scritto.<br />
Quindi insistettero per un mese per avermi, offrendomi paghe sempre più alte di fronte ad ogni mio &#8220;no&#8221;.</p>
<p>Una delle ultime chiamate del manager che mi aveva &#8220;colloquiato&#8221; fu bellissima, perché arrivò a dirmi &#8220;Ok, dottor Sola, la sua strategia si è rivelata vincente: le offriamo XYZ milioni (di lire) all&#8217;anno&#8221;, cioè esattamente il doppio dell&#8217;offerta iniziale.<br />
Al mio ennesimo no si incazzò come una iena, spiegandomi che nessuno aveva mai detto di no ad una loro offerta di lavoro e che là fuori c&#8217;era la coda (e in effetti le loro selezioni erano affollatissime).<br />
&#8220;Ecco, se c&#8217;è la coda prenda uno di loro, che fa pure una buona azione&#8221;, feci in tempo a rispondere, prima di suggellare il tutto con un bel click della cornetta.</p>
<p>Riuscì a chiamarmi ancora una volta, il giorno dopo (come al solito svegliandomi e facendomi arricciare le lenzuola causa giramento di balle) per spiegarmi  &#8211; e non scusarsi &#8211; che il giorno prima si era innervosito e che per lui era una questione d&#8217;onore, oltre che professionale (cioè se non mi assumeva passava per scemo in azienda). Lo autorizzai a correggere il suo report e scrivere che, on second inspection, ero inadeguato, nascondendo ai suoi colleghi una verità palese: era uno scemo.</p>
<p>Cioè, cose simili non le accetterei nemmeno da una fidanzata o aspirante tale, figuriamoci da uno che ricordava vagamente il fratello (più) brutto di Renato Brunetta e come esordio del colloquio mi fece notare che ero vestito in modo troppo sportivo (dio solo sa perché non gli ho rigato l&#8217;Audi A3 &#8211; perché gente così ha per forza l&#8217;Audi A3 o, ora che esiste, la BMW serie 1 &#8211; una volta uscito dal colloquio). </p>
<p>[/inutile divagazione personale]</p>
<p> </p>
<p><strong>SKY: CI PIACI COSI&#8217; TANTO COME CLIENTE CHE VORREMMO UN BIS</strong></p>
<p>L&#8217;altro grande molestatore è Sky. E qui la situazione si fa paradossale, perché di Sky siamo già clienti da anni, anzi siamo switcher da Telepiù. Ma quelli dell&#8217;ufficio preposto al telemarketing evidentemente non lo sanno.<br />
Non solo mi telefonano, ma mi scrivono. E così capita che il soggetto Enrico Sola riceva contemporaneamente la fattura per l&#8217;abbonamento (che peraltro è un abbonamento full, cosa gli devo comprare di più? I pornazzi? Gli orridi film in pay-per-view che non guarderei nemmeno se pagato? Il Milan Channel?) e pure le lettere d&#8217;invito ad abbonarsi, spesso tra l&#8217;altro corredate da foto di Buffon, che per me costituisce una seria tentazione di annullamento di qualsiasi abbonamento, oltre che un invito all&#8217;antifascismo militante.</p>
<p>Ho provato più volte a fargli notare, perfino via mail, che sprecano soldi e miei minuti preziosi se continuano ad invitarmi a fare un abbonamento che ho già fatto, ma evidentemente non si parlano fra reparti. Che noia.</p>
<p> </p>
<p><strong>TELECOM: L&#8217;INUTILITA&#8217; DELL&#8217;ESCAPISMO</strong></p>
<p>Telecom ha il difetto di chiamare la sera, rigorosamente in ore pasti. Pasti che, date le nostre vite scriteriate, sono variabilissimi come orario. Ma loro riescono inesorabilmente a chiamare al primo boccone. E rigorosamente propongono tariffe ancora più convenienti per chiamate che non facciamo.</p>
<p>Ogni volta decliniamo, ma ultimamente mi diverto a sperimentare escapismi dadaisti con le povere addette al telemarketing sarde che mi molestano e che chiedono sempre di parlare con la mia compagna, che è l&#8217;intestataria del contratto.</p>
<p>In sostanza invento scuse sempre più paradossali per segnalare che &#8220;la signora non c&#8217;è&#8221;. E&#8217; una sorta di escalation per cui ho iniziato dicendo che il numero, che è una linea business, rispondeva ad una fantomatica &#8220;sala composizione cadaveri&#8221; di un&#8217;agenzia di Pompe Funebri e che non era proprio il caso di chiamare e l&#8217;ultima volta ho spiegato dettagliatamente che la signora &#8220;fa l&#8217;inviata per National Geographics ed attualmente è in Birmania, ma se vuole le do il numero dell&#8217;Hotel Savoy di Yangon e la può contattare: non si preoccupi, il centralino parla un discreto inglese&#8221;.</p>
<p>Niente, pur abboccando alle mie peggior invenzioni e producendo una quantità eccessiva di &#8220;ci scusi&#8221;, non vogliono chiamare fino in Birmania, sti braccini.<br />
E dire che mi propongono sempre dei piani telefonici interessantissimi in cui le chiamate all&#8217;estero costano poco più di una caramella: potrebbero usarli anche loro, no?</p>
<p> </p>
<p><strong>TELE2: UNA QUESTIONE DI CORNA</strong></p>
<p>C&#8217;è, poi, una questione di corna: Tele2.<br />
Ogni tanto chiamano e chiedono di noi. Sì, perché tecnicamente saremmo loro clienti, nel senso che attivammo il famigerato 1022 secoli fa e ci guardammo bene dall&#8217;usarlo.</p>
<p>Già non usiamo mai il telefono fisso, figuriamoci se ci mettiamo a comporre 4 cifre prima del prefisso per pagare qualche millesimo in meno. Che me ne faccio di un servizio che sconta un prodotto che non consumo mai?</p>
<p>Il problema è che a Tele2 hanno un servizio telemarketing malinconico. Chiamano e dicono cose del tipo &#8220;ecco, non ci usate mai, ingrati!&#8221;.<br />
E in effetti è vero. Ma il loro servizio è senza canone, quindi non gli devo niente. E visto che non consumo niente, che danno gli faccio? Se non mi chiamassero, gli costerei ancora meno.<br />
Cerco sempre di farglielo notare, ma finisce sempre che mi propongono la loro tragica ADSL, di cui sento solo dire male e che si sospetta filtri il traffico P2P: un successone.</p>
<p> </p>
<p><strong>E&#8217; PER TE: UN TAL &#8220;MERCATO&#8221;&#8230;</strong></p>
<p>Il risultato è che ogni volta che squilla il telefono ci prendiamo male. Di fatto regaliamo il canone alla Telecom per non avere nulla di utile in cambio. Però non possiamo fare diversamente.<br />
Non ci penso nemmeno a cambiare operatore di connettività e avere un&#8217;ADSL di altri, perché il rischio che facciano <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Traffic_shaping" target="_blank">traffic shaping</a> penalizzando il P2P è troppo alto e Telecom, almeno finora, si comporta bene, soprattutto con le linee business come la nostra.</p>
<p>In verità un po&#8217; mi spiace non dover/voler usare più il telefono fisso, perché si sono perse alcune vecchie maniere che adoravo, tipo presentarsi, capire con chi avevi a che fare a seconda di come rispondeva, superare le barriere di fratelli/padri/madri per farsi passare una tipa, ecc. Un po&#8217; ci si affeziona ai modi di fare, anche se sono arcaici. Ora chiami un cellulare e sai già chi ti risponde e con buona probabilità lui sa chi sei: cambia tutto.</p>
<p>Ai tempi dell&#8217;Università studiai un libro intitolato &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788877502865/fischer-claude-s/storia-sociale-del.html" target="_blank">Storia sociale del telefono</a>&#8220;, interessantissimo pur essendo scritto in &#8220;accademichese&#8221; con fastidioso autocompiacimento dell&#8217;autore (o del traduttore).<br />
Ecco, se mai ristampassero questo libro, che credo sia ancora nelle bibliografie di un bel po&#8217; di corsi universitari tra Sociologia e Scienze della Comunicazione, dovrebbero aggiungere un capitolo sulla morte del telefono fisso nelle utenze private.<br />
Anche perché scopro che molti amici vivono da anni senza telefono fisso in casa e non ne sentono la mancanza. E sinceramente, a parte la necessità di avere un telefono fisso per avere l&#8217;ADSL di Telecom, non vedrei alcuna ragione di avere un fastidioso telefono sulla scrivania: ho già 2 cellulari che bastano e avanzano.</p>
<p>Non solo, ho dato un&#8217;occhiata al traffico dei miei telefoni cellulari e mi sono accorto che alla fine chiamo quasi esclusivamente altri cellulari. E se chiamo qualche linea fissa è per parlare con il centralino di qualche azienda o tuttalpiù con qualche interno (in media uffici amministrativi in cui pietisco news su mie fatture non pagate), ma negli ultimi 4 mesi non ho chiamato un singolo numero fisso di un privato.</p>
<p>Alla fine forse stiamo tornando a vecchie ansie. Quando nacque commercialmente il telefono, i borghesi dell&#8217;epoca erano spaventati all&#8217;idea che l&#8217;apparecchio telefonico fosse un&#8217;irruzione del mondo esterno nel privato delle loro case. Temevano, insomma, che il Quarto Stato si attaccasse alla cornetta e si manifestasse dietro i paraventi del perbenismo di quegli anni, turbandoli: una versione telefonica di &#8220;Teorema&#8221; (nel senso di Pasolini, non di Ferradini! [che poi il testo lo ha scritto il grande Herbert Pagani]), per capirci.</p>
<p>Ora lo scenario è simile: mi rendo conto che lo squillo del telefono fisso annuncia una sgradita irruzione nel privato delle case. Solo che dall&#8217;altro capo non c&#8217;è il temuto (&#8230;) proletario pronto ad insidiare le signore borghesi, ma il Mercato, desideroso di spennare noi neoproletari a colpi di offerte irrinunciabili.</p>
<p><em>* oh, io questo video lo adoro e da anni sogno di presentarmi alla Mostra della ceramica di Castellamonte e giustiziare gli oggetti di cattivo gusto a colpi di randello</em></p>
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		<title>A change&#8217;s better come</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 03:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al di là del fatto che in questi giorni sono un po&#8217; incasinato per questioni ospedaliere (che riguardano una persona a me cara), riflettevo più in prospettiva sui cambiamenti degli ultimi tempi.
E&#8217; una banalizzazione ridurre tutto alla politica e non intendo farlo, ma va da sè che il risultato elettorale è stato il fattore scatenante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al di là del fatto che in questi giorni sono un po&#8217; incasinato per questioni ospedaliere (che riguardano una persona a me cara), riflettevo più in prospettiva sui cambiamenti degli ultimi tempi.</p>
<p>E&#8217; una banalizzazione ridurre tutto alla politica e non intendo farlo, ma va da sè che il risultato elettorale è stato il fattore scatenante di una reazione che, devo ammetterlo, è benvenuta.</p>
<p>Quindi no, non è il fatto di avere i fascisti al governo a cambiarmi la vita. Semmai, sapere di avere i fascisti al governo mi ha fatto capire che era ora di cambiare alcune cose dalle mie parti, principalmente spostamenti di prospettiva.<br />
Ma erano cambiamenti utili e necessari già prima, tenuti ovviamente in sonno per pigrizia, inerzia o chissà cosa.</p>
<p>Di seguito trovate un elenco di riflessioni o menate apocalittiche che mi girano per la testa negli ultimi tempi. Hanno la caratteristica distintiva di essere tutte assolutamente unrelated e di fare pure un po&#8217; senso se accostate. E&#8217; che i pensieri non sono lineari, mentre i post tendenzialmente sì. E sono pure lunghi, quindi cliccate oltre se avete voglia e tempo.</p>
<p> <span id="more-770"></span></p>
<p><strong>1 &#8211; L&#8217;ALTALENA</strong></p>
<p>Qualcuno, letto il mio post precedente, mi ha chiesto via mail (e i commenti cosa li metto a fare, eh?) come mai considero l&#8217;Italia una partita persa, un paese diretto verso il male e senza possibilità di salvezza.</p>
<p>Il discorso è, come sempre, più ampio della politica stessa ed è lungo da affrontare.<br />
Me ne rendo conto perché da qualche tempo, quando il raro fascistello viene qui a fare lo sbruffone hooligan nei commenti, non mi prende nemmeno più quella piccola incazzatura da antifascismo militante.</p>
<p>E&#8217; che la bega da stadio mi sembra così infima da non accendermi nemmeno più l&#8217;istinto politico identitario (che c&#8217;è, beninteso, ma merita avversari più dignitosi).<br />
La penso come Flaiano, insomma: certe cose si curano con la psicanalisi. E il problema è più ampio. Ficchiamocelo in testa.</p>
<p>Per farla breve, le beghe tra partiti e schieramenti sono la manifestazione in piccolo di un male più ampio che colpisce l&#8217;Italia da sempre, che ho recentemente soprannominato &#8220;l&#8217;altalena&#8221;.</p>
<p>Sì, in questo paese oscilliamo collettivamente tra due &#8220;soluzioni&#8221;: il lassismo e la &#8220;fascistata&#8221;.</p>
<p>Volete un esempio?<br />
Credo che il fenomeno immigrazione dimostri perfettamente cosa accade in questo paese perduto per sempre: per anni non si è fatto nulla, perdendosi in retorica dell&#8217;accoglienza e terzomondismo fanè. E ora si va in giro a dare fuoco alle roulotte degli zingari o si fa la &#8220;caccia al negro&#8221;.</p>
<p>A nessuno viene in mente di *governare* il problema: basta compiere atti pubblici eclatanti che riguardano *l&#8217;immagine* del problema e ognuno rassicura la propria parte, che si nutre appunto solo di fenotipi politici. Ai nostri interessa fare la figura dei &#8220;buoni&#8221;, agli altri quella dei &#8220;cattivi&#8221;. E la parola chiave qui è &#8220;figura&#8221;.</p>
<p>Il risultato è che non solo non cambia niente, ma entrambe le parti politiche rivendicano risultati di superficie, spacciandoli come successi.</p>
<p>Ovvio, tuttavia, che &#8220;venda&#8221; molto di più chi dice &#8220;picchiamo i negri&#8221; rispetto a chi dice &#8220;accogliamo chiunque a braccia aperte, anche le brutte persone&#8221;, ma questo è un discorso elettoralistico che francamente mi vede distante.</p>
<p> </p>
<p><strong>2 &#8211; PERCHE&#8217; SI SONO ESTINTI I DINOSAURI</strong></p>
<p>Piccolo racconto di vita vissuta, con abituale premessa lunghissima e un po&#8217; off-topic.<br />
Ho la fortuna di fare un lavoro che mi fa vivere in sostanziale libertà, cioè decido io i miei orari, i miei spostamenti e i miei carichi di lavoro, non ho padroni e soprattutto non ho colleghi. Tutto cio&#8217; mi permette di vivere abbastanza bene, per i miei standard.</p>
<p>Il lavoro on my own ha un pregio di cui ora capisco l&#8217;enorme importanza: se ritengo, per esempio, di aver lavorato/guadagnato a sufficienza dopo 4 giorni di lavoro, posso *scegliere* (verbo che adoro) se lavorare anche il quinto giorno e guadagnare di più, oppure perdermi volentieri quei soldi aggiuntivi e dedicarmi ad altro.</p>
<p>Quell&#8217;extra-time facoltativo (che purtroppo pratico poco, anzi spesso mi trovo a faticare pure il sabato e la domenica, magari by night) è di fatto un &#8220;costo&#8221; che affronto volentieri per comprarmi una cosa rarissima: la qualità della vita.</p>
<p>Il piano originale era impiegare questo extra-time per coltivarmi (leggere, imparare, studiare, informarmi, conoscere nuovi luoghi, ecc.), lasciando il riposo improduttivo ai weekend.<br />
Mi sono accorto, tuttavia, che sono in gran parte attività che riesco a diluire nella settimana, nei ritagli di tempo e nelle ore sottratte al sonno.</p>
<p>Nell&#8217;extra-time, quindi, ho deciso di fare, nei limiti del possibile e della mia scarsa perseveranza, delle &#8220;cose di sinistra&#8221;.</p>
<p>Detto, fatto: sono ormai due anni che, per un tot di mesi, dedico una mezza giornata alla settimana a progetti in cui credo molto e che mi danno tantissime soddisfazioni *umane*, che davvero non hanno prezzo.</p>
<p>In sostanza insegno ai pensionati come si crea un blog e, insieme, apriamo piccoli blog legati al loro territorio, che ovviamente sanno interpretare e raccontare nello spazio e nel tempo.<br />
Nel giro di pochi mesi i pensionati - spesso a-tecnologici in partenza &#8211; imparano non solo a bloggare, ma diventano autonomi, formano vere e proprie redazioni, (ri)scoprono il piacere di scrivere (e spetta a me liberargli &#8220;il chakra della scrittura&#8221;) e mandano avanti veri e propri urban blog senza bisogno di aiuti esterni.</p>
<p>In verità vorrei scrivere meglio di queste esperienze e temo che questo non sia lo spazio giusto, quindi taglio.<br />
Quello che mi preme dire è che non si tratta di progetti di beneficienza/carità (non ne faccio per scelta): sono lavori finanziati dagli enti pubblici &#8211; in quest&#8217;ultimo caso dalla Circoscrizione 5 della Città di Torino &#8211; per cui vengo pagato circa un decimo del mio costo orario come consulente, ma che faccio più che volentieri perché *il guadagno è altro* e non si misura in euro, ma in soddisfazione personale/sociale e soprattutto nel piacere di conoscere persone straordinarie (e una persona che a 70 anni decide di rimettersi in discussione e imparare qualcosa di nuovo, state pur certi che è straordinaria, per un verso o per un altro), che spesso vedo materialmente ringiovanire giorno dopo giorno.</p>
<p>Ecco l&#8217;espisodio che è al centro di questo pensierino.<br />
Qualche settimana fa, durante la Fiera del Libro, abbiamo presentato il blog creato dalla nostra nuova classe di pensionati &#8220;avanti&#8221; (più un altro progetto, di grande valore, che agevola l&#8217;integrazione e la &#8220;liberazione&#8221; delle donne immigrate regolari attraverso la creazione di blog in lingua italiana).</p>
<p>Al di là della mia immancabile goffaggine quotidiana (un&#8217;ora di ritardo, essendo rimasto chiuso in casa e senza chiavi, in compagnia di un&#8217;amica, nonché nota blogger, e non riuscendo in due a trovare per mezz&#8217;ora l&#8217;ingresso relatori al Lingotto nonostante l&#8217;apposita segnaletica oversize), è successa una cosa che mi ha fatto riflettere: all&#8217;evento, peraltro gremito, non si è presentato nessun rappresentante della Circoscrizione 5 che, come già detto, patrocina i progetti.</p>
<p>Il motivo dell&#8217;assenza non è casuale, anzi è politico. Il consigliere che segue e finanzia queste attività non si è presentato apposta alla Fiera del Libro perché appartiene ad uno di quei partitini estinti che hanno pensato bene di boicottare la Fiera perché quest&#8217;anno ha ospitato gli scrittori israeliani.</p>
<p>Ecco, per l&#8217;ennesima volta, ma forse con più forza, ho toccato con mano la stupidità della cosiddetta sinistra estrema italiana.<br />
Quell&#8217;assenza era un atto sbagliato e pessimo da tutti i punti di vista.</p>
<p>Sbagliato nel merito, perché contestare che si ospitino gli scrittori israeliani alla Fiera del Libro è sintomo di ignoranza (bisogna proprio ignorare totalmente la letteratura israeliana per non rendersi conto che è composta al 99% da autori pacifisti e nemici della politica sanguinaria di quel paese) ed è pure un atto bellamente fascista, perché tutti hanno diritto di esprimersi e i libri bruciati o all&#8217;indice sono roba da nazisti o da cattolici.</p>
<p>Sbagliato nel metodo, perché i &#8220;nonni tecnologici&#8221; non meritano, dopo la fatica che hanno fatto e i risultati ottenuti, di essere ignorati dalla Circoscrizione, alla quale peraltro regalano un blog di quartiere aggiornato, pieno di informazioni interessanti, ecc. <br />
E soprattutto i &#8220;nonni&#8221; non meritano di essere presi in mezzo ad una polemica politica che oltre ad essere assurda non li riguarda affatto.</p>
<p>Sbagliato politicamente, perché quella cosa lì ti fa pure perdere voti (perché da buon arrogante figurati se la vai a spiegare ai diretti interessati), peraltro in un elettorato che teoricamente è in gran parte dalla tua parte, proviene dal quartiere più &#8220;rosso&#8221; di Torino, ma se lo maltratti, giustamente, si incazza.</p>
<p>Ecco, nell&#8217;assolutismo di una questione di principio per di più sbagliata e nelle sue implicazioni pratiche, forse anche nei suoi aspetti minimi (anche banalità tipo il fatto che agli anziani si porta rispetto, ancora di più se sono anziani che in quanto a militanza politica hanno tanto da insegnarti), nella totale assenza di intelligenza politica e nella piccolezza umana dei suoi interpreti vedo le enormi ragioni dell&#8217;estinzione politica della sinistra estrema-conservatrice.</p>
<p>Datemi pure del minimalista politico, ma a volte la sineddoche è una figura retorica molto rivelatrice. E credo che la forma mentis che architetta azioni così sgradevoli per motivi così sbagliati sia la stessa anche in contesti diversi.<br />
E poi ci si chiede ancora come da un bacino potenziale del 12% siano finiti al 3%? Il 3% dei voti sono fin troppo per della gente che si comporta così! </p>
<p>Insomma, a giudicare da questo episodio vissuto in diretta (ma potrei portare mille esempi che mi hanno riferito, da ambiti diversissimi) i dinosauri di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani e dei Verdi si sono estinti per un motivo banalissimo: erano impreparati, ingenui e pure stronzi.</p>
<p> </p>
<p><strong>3 &#8211; LA META&#8217; OSCURATA</strong></p>
<p>In piena crisi esistenziale causa sconforto per il paese che mi circonda, mi sono recentemente scoperto infelice. Anzi no: &#8220;infelice&#8221; è una parola forte, sistematica e pure abusata. Preferirei dire, citando (mannaggia) i CSI &#8220;non contento di me&#8221;, ma anche così non dico tutto.<br />
Perché in verità sono &#8220;contento di me&#8221;, ma solo di recente mi sono accorto che non ero più contento di alcune scelte che ho fatto negli ultimi anni. E allora ho deciso di cambiare la situazione.</p>
<p>La faccio breve: mi sono dedicato troppo al lavoro. E sì, il mio lavoro è in gran parte leggero e creativo, ma nonostante questo (o forse proprio per questo) mi ha lentamente prosciugato le energie dal punto di vista &#8220;artistico&#8221;.</p>
<p>Ecco, &#8220;artistico&#8221;: un&#8217;altra parola che non calza bene con quanto voglio dire e sembra pure presuntuosa. Mettiamola così: anni fa, oltre a fare il dj in radio, suonavo (techno), avevo pure aperto (ma mai praticato tanto, visto che la New Economy mi distrasse e mi portò a lavorare e vivere a Milano) uno studio musicale, scrivevo (narrativa), facevo il cinefilo e in generale coltivavo la mia parte creativa in modo sistematico, anche nei consumi.</p>
<p>Intendiamoci: nulla di tutto ciò tranne lo scrivere, che di fatto è tuttora buona parte del mio mestiere (ma appunto, è &#8220;mestiere&#8221;, anzi techné, non &#8220;arte&#8221; e il piacere di produrla), ha mai avuto una misura superiore a quella hobbystica.<br />
Cioè, sì, suonavo (per di più spesso con un amico che ne ha poi fatto un mestiere) ma il piacere era tutto lì, nel suonare. Mai avremmo pensato di fare dischi o anche solo far uscire una singola nota dal nostro stretto ambito amicale. Lo stesso vale per lo scrivere narrativa: è tutta roba che è rimasta nei cassetti e che pochi hanno letto.<br />
Insomma, erano hobby veri, come il bricolage, e con le stesse pretese. Quelli per cui il &#8220;fare&#8221; è più bello e importante del risultato, indipendentemente dalla sua qualità.</p>
<p>Ecco, lavoro dal 1992 ma in realtà è dal 1999 (colpa della New Economy) che ho sacrificato quell&#8217;aspetto lì sull&#8217;altare del lavoro.<br />
Sì, perché scrivere, suonare, girare video, guardare i film al rallentatore, ecc. sono tutte cose che richiedono tanto tempo e per di più continuativo. E purtroppo sono le prime cose che si tagliano quando la vita &#8220;seria&#8221; (&#8230;) ti chiede di più.</p>
<p>Ovvio, non è che mi sono inaridito mostuosamente dal 1999 ad oggi (cioè, spero proprio di no), ma sicuramente ho lasciato perdere quella parte creativa di me stesso che, a fronte di poco talento, mi dava grandi soddisfazioni personali, destinate a rimanere tali.</p>
<p>Da circa un mese non è più così, perché ho scoperto dopo 9 anni che quella vita lì mi mancava. E mi mancava esistenzialmente, mi impoveriva, mi lasciava comunque e sempre un&#8217;insoddisfazione di fondo, perfino a fronte di risultati professionali/economici soddisfacenti.</p>
<p>Boh, mi spiace constatarlo, ma non sono uno di quelli che si realizza sul lavoro, che peraltro è assolutamente creativo per un buon 50% ed è molto esposto (cioè le cose che creo spesso vengono viste e giudicate da migliaia di persone, ma sono &#8220;mestiere&#8221;; non sono cose che sento &#8220;mie&#8221;, nonostante le abbia prodotte io). Sarà anche per questo che non me la prendo mai troppo per questioni lavorative: non ne faccio una questione esistenziale. Mai.</p>
<p>Il risultato di questa riflessione è che ho ripreso, dopo anni, a curare la mia parte creativa: scrivo, suono,  fotografo, pasticcio, ecc.. E&#8217; un&#8217;operazione del tutto trasparente e credo che pochi si accorgeranno dell&#8217;avvenuto cambiamento, anche perché è qualcosa che devo a me stesso e che faccio per il piacere di fare, non per condividerne i risultati.</p>
<p>Però l&#8217;outcome è che mi trovo meglio, mi riconosco di più e posso indossare, anche se in privato, anche altri panni oltre a quelli noiosi del professionsta comunicatore.</p>
<p>Insomma, l&#8217;unica cosa che mi sento di condividere (no, non vi mando nemmeno per idea un mp3 delle cose che suono, no non vi mando le cose che scrivo, ecc.) è appunto questa riflessione: non dimenticatevi del vostro lato creativo, anche se non avete un milligrammo di talento.</p>
<p>Per di più ho scoperto che rispolverare le proprie attitudini creative sommerse dopo anni di soffitta è un&#8217;ottima occasione per imparare cose nuove. Per dire, ho imparato a montare i video secoli fa usando le centraline analogiche (e ho anche lavorato un po&#8217; tagliando a mano il nastro) e ora ho 1000 pagine di Final Cut da studiarmi (e una pila di manuali sul video digitale da leggere), contando che ora qualsiasi software di montaggio che fa cose che all&#8217;epoca erano fantascienza.</p>
<p>Ci sono anche casi in cui imparare è meno divertente, come per esempio affrontare altre 1000 inutili pagine di Logic (mai nome fu più paradossale, visto che è il software con la peggiore usabilità al mondo ed è ideato da un sadico che odia i musicisti), sapendo ancora usare Cubase da bendato.<br />
Ma in generale ritrovarsi ad imparare nuove tecniche per esprimersi è bello. Ed è un concetto di studio che confina col piacere.  </p>
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		<title>Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 14:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Suzukimaruti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;autoblinda sparava rabbiosamente con la mitragliera da 20 incrociando su e giù, sicura del fatto suo.
Ma non aveva fatto i conti con la Bufalo da 13,2. Attilio Sola, il gigante del gruppo, se la portava di qua e di là come uno sten, aspettando il momento buono.
Si fece sotto sotto e quando l&#8217;autoblinda mise il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;L&#8217;autoblinda sparava rabbiosamente con la mitragliera da 20 incrociando su e giù, sicura del fatto suo.<br />
Ma non aveva fatto i conti con la Bufalo da 13,2. Attilio Sola, il gigante del gruppo, se la portava di qua e di là come uno sten, aspettando il momento buono.<br />
Si fece sotto sotto e quando l&#8217;autoblinda mise il muso fuori da un angolo morto gli infilò una raffica nel ventre immobilizzandola. Un urlo di gioia si levò dal crinale della colline ed il combattimento si riaccese più violento&#8221;</em></p>
<p>tratto da <a href="http://www.anobii.com/books/Banditi/9788806163228/012746b5970c5eed60/" target="_blank">&#8220;Banditi&#8221; di Pietro Chiodi</a> - Einaudi, pagina 121.</p>
<p>Attilio Sola (il cui vero nome era Quintilio), di Vezza d&#8217;Alba, era mio nonno.<br />
Prima coltivatore diretto al suo paese, poi operaio a Torino negli anni Cinquanta, spesso nei reparti punitivi perché iscritto al PCI (nonostante fosse un partigiano di Giustizia e Libertà, insieme a Beppe Fenoglio), poi pensionato stanco e povero come tutti quelli della sua generazione.</p>
<p>E&#8217; morto qualche anno fa, restando una forza incontrollabile della natura fino a pochi istanti prima. Selvaggio, burbero, istintivo, silenzioso, non conciliante, irrequieto, non era e non è mai stato un &#8220;nonnino&#8221;.</p>
<p>Non aveva studiato, ma sapeva da che parte stare ed è stato dalla parte giusta. E non si è mai sentito un eroe per un singolo istante.<br />
Non l&#8217;ho considerato un eroe nemmeno quando al suo funerale c&#8217;erano decine di partigiani in lacrime, la banda che suonava, la sua medaglia d&#8217;oro, i discorsi ufficiali, gli applausi e tutti lo definivano tale, ricordandomi che &#8220;non c&#8217;era pezzo di pane che tuo nonno non abbia diviso in due&#8221;.</p>
<p>Ricordo che tante facce anziane perlopiù sconosciute mi guardavano e mi additavano interrogandosi esplicitamente se in me &#8211; unico erede maschio della famiglia &#8211; ci fosse stato anche un solo millesimo di lui, del suo istinto che &#8220;per amore di giustizia travolge la prudenza&#8221;. Avevano legittimamente bisogno di continuità, di capire che non tutto si perde, di generazione in generazione. E non erano capitati benissimo.</p>
<p>Se sono sopravvissuto al senso d&#8217;inadeguatezza di quel giorno è perché quattro valori in croce li ho ereditati e li difendo, non mi sogno di negoziarli con alcunché e li trasmetto come e dove posso. E sono quelli per cui al mattino mi guardo allo specchio e nonostante tutto mi rispetto.</p>
<p>Ecco perché il 25 aprile è una festa di famiglia: perché festeggio quella minima eredità che riesco a sostenere e mi dà senso come uomo.<br />
Ed ecco perché mi agito quando sento criticare una &#8220;festa di parte&#8221;. Ma perché, ci può essere un&#8217;altra parte? </p>
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