24 October, 2008 – 4:26 am
Caro ipotetico fratello minore,
immagino che mentre io me ne sto qui comodo nei miei borghesissimi 100 metri quadri di proprietà, tu avrai abbandonato la tua cameretta in condivisione in qualche brutto bilocale in zona Università e starai occupando qualche aula per protestare contro i tagli all’Istruzione pubblica.
Ti confesso che oggi, vagamente scazzato da una giornata riempita male di cose lavorative, ho fatto un giro dalle parti di quell’Università in cui tu ora e io allora abbiamo più o meno studiato. Ecco, no, Scienze della Comunicazione a Torino – il corso di laurea più facile al mondo, alla portata di chiunque – non giustifica il verbo “studiare”, che è una cosa seria. Facciamo che tu (forse) ci studi e io ci ho dato gli esami, ok?
No, non era una passeggiata per i portici di Memory Lane. Banalmente volevo capire, dare un’occhiata ad un’occupazione del 2008 e confrontarla con quelle dei primi anni Novanta, quando stavo dalla tua stessa parte della cattedra.
Il fatto è che, contrariamente alle occupazioni dei miei tempi, stavolta avete proprio ragione. Incontestabilmente. Anzi, io vorrei proprio capire, se non fosse che si nascondono, da un elettore di Berlusconi e soci come mai un Governo, indipendentemente dal colore, tagli i fondi all’istruzione.
Cioè, anche in un’ottica di destra, nella più marcia e fetida possibile, la scuola teoricamente dovrebbe essere comunque fondamentale. E se per noi che ancora ci definiamo democratici vale il principio per cui un buon sistema scolastico produce buoni cittadini, credo che per anche il più turpe governo iperdestrorso la scuola sarebbe ugualmente una risorsa, magari pronta a formare buoni guerrieri o buoni camerati o chissà cosa.
Boh, mi è sempre sembrato naturalmente bipartisan il pensare che, se uno ha a cuore le sorti del proprio paese, voglia che le scuole funzionino al meglio, con il massimo delle risorse possibili. Insomma, anche in un’ottica addirittura golpista è meglio avere una scuola che funziona: mal che vada la controlli politicamente e poi, forte della tua superiorità accademico-scientifica, invadi l’Istria e la Dalmazia. Ma perché tagliarle le gambe?
È per questo che non mi spiego come mai il Governo attuale stia smontando pezzo dopo pezzo la scuola pubblica. Qualcuno mi sa spiegare perché? C’è una verità di destra che è difendibile o che mi sfugge? So che qualche elettore di destra spia questa mia missiva. Ha per caso voglia di rispondere?
E dire che mi sono spaccato la testa in mille ragionamenti, dando fondo alle classiche paranoie sinistrorse che ancora mi attanagliano.
Vabbè, tiriamole fuori, sapendo che sono – appunto – paranoie.
La prima è che tutto questo smantellamento dell’istruzione pubblica sia funzionale a quella privata. Ma, salvo qualche diplomificio e qualche Università privata di poco conto, non c’è niente di rilevante e non mi sembra che la lobby delle scuole e università private sia così potente da giustificare tutto questo macello.
Seconda paranoia: che ci siano di mezzo – al solito – i preti?
Ok, è una fissa della destra, in barba al suo preteso liberalismo economico, regalare soldi pubblici ad imprese private (nello specifico le scuole private) per fare un favore alla Chiesa e ai suoi istituti privati. Ma è davvero questo? Non bastava il buono scuola, che è già una porcheria di per sé? Bisogna proprio smontare la scuola pubblica per rendere appetibile la scuola confessionale dei preti?
La terza ipotesi paranoica è vecchia come il cucco: vogliono una classe di dominati e una di dominanti. Insomma, italiani di serie A e di serie B.
Ma anche qui i conti non tornano tanto. Di fatto manca tuttora una scuola che formi i ricchi e i fortunati (cioè, è pieno di scuole private per soli ricchi, ma l’eccellenza in quell’ambito è tutta all’estero e questo vale ancora di più per l’Università) e francamente per dividere l’Italia tra elite ricca e poveri ignoranti è più semplice e perfino accettabile una vecchia soluzione.
Già, basta tornare a come era l’Università una volta, quando le lezioni erano obbligatorie (e addio studenti lavoratori: studiava solo chi aveva la grana di papi) e, soprattutto, c’erano dei sani blocchi all’accesso, per cui se avevi per caso fatto 5 anni di istituto professionale col cavolo che ti iscrivevi a Lettere o a Scienze Politiche.
Insomma, il principio – in salsa maccheronica – delle caste, per cui a 13 anni prendi una via e da quella non ti schiodi più. Così addio alla promozione sociale: i figli degli operai fanno, in gran parte, gli operai. E quelli dei professionisti fanno in gran parte i professionisti. Non è così che è funzionata l’Italia democristiana per anni?
Per decenni quel metodo è servito ad evitare la “miscela tra l’alta e bassa gente”. E costa decisamente meno fatica che smantellare la scuola pubblica (e si prenderebbe pure un bel po’ di voti cattolici, perché agli ex democristiani sotto sotto questa cosa della scuola coi blocchi è sempre piaciuta, perfino a gente che sta nel PD)
Vorrei, in verità, caro ipotetico fratello minore occupante, che i motivi che stanno alla base delle scelte del Governo me li spiegassi tu, tanto hai un sacco di tempo da impiegare, mentre occupi.
In compenso beccati un bel po’ di avvertimenti paternali, di quelli per cui dovresti fare altre occupazioni per puro esercizio di rabbia generazionale.
Il primo è di non fidarti di quelli della mia età. Aspetta, lo rispiego altrimenti sembra che mi contraddico.
Vedi, oggi sono entrato in quella che era la mia Università e, a capo di tanti ventenni incazzati perché la destra al potere gli toglie la scuola (cioè il futuro) da sotto il naso, ho visto gli stessi che erano in prima fila 15 anni fa, quando facevo lo studente io. Ed erano già vecchierelli all’epoca.
Sì, il problema è proprio quello. Ed è il solito. I capetti.
E’ uno dei motivi per cui, dopo anni felici di politica nelle scuole superiori, arrivato all’Università ho preferito passare ad altro. Il fatto è che all’Università c’è sempre qualcuno che è più a sinistra di te (a parole), che grida di più, che fa più rumore. E vince, perché nelle assemblee (luoghi rumorosi, dove la dialettica è un sottoprodotto del wrestling) conta quello.
Ecco perché oggi sono entrato all’Università e ho visto centinaia di ventenni monopolizzati da cariatidi coi capelli bianchi dei centri sociali o dell’estremismo politico.
E’ che alla fine un’occupazione si riduce al puro atto di ordine pubblico, mentre dovrebbe avere un valore politico, simbolico e perfino pratico (occupiamo e nel mentre ragioniamo, studiamo il problema, ecc.).
Invece finisce che prende tristemente il sopravvento il valore puramente fisico dell’occupare. E gli estremisti, che hanno un ottimo know-how per quanto concerne gli aspetti “ginnici” della protesta, monopolizzano il movimento, perché trasudano un antagonismo fenotipico che – solo in quelle occasioni – sembra irresistibile.
Ecco, se vuoi un consiglio, gira alla larga da quelle cariatidi. Sì, lo so, è gente che a quarant’anni suonati è ancora legittimamente all’Università e continua a fare lo studente con i soldi che i genitori gli passano direttamente dal loculo. Lo so, perché me li ricordo ai miei tempi: stonavano già allora, vecchi nel look, nei modi, negli slogan. E perennemente portati a tirare il sasso, nascondere la mano e lasciare che la polizia picchi voi, i ventenni lì dietro.
Ecco, le botte. Parliamone. Mamma è preoccupata. Non per te, perché sei uno responsabile. È preoccupata per il clima. Perché le parole di Berlusconi prima e di Kossiga poi (oggi si prende la cara vecchia “k”, poi se fa il bravo e prende tutte le pastiglie gli restituiamo la “c”) non sono solo semplici fandonie di due anziani in crisi psichiatrica: sono un preciso segnale politico. E chi doveva intendere ha inteso.
Ecco, questi hanno paura. E hanno paura perché in questo caso hanno torto marcio, non hanno una singola giustificazione. E hanno capito che l’unica minaccia alla loro solida presa del potere in Italia, legittimata da milioni di voti scriteriati, è questo movimento qui, che può dilagare e in effetti ha misure sorprendenti.
Insomma, non hanno certo paura del PD, che ormai aggiunto moderazione all’espressione “acqua di rose”. Hanno paura di voi.
E hanno paura delle madri e dei padri, in gran parte loro elettori, che con la scuola dell’obbligo a ramengo si troveranno seriamente nei guai per gestire i figli (senza il tempo pieno dove li si mette?).
E hanno paura dei genitori preoccupati perché loro figlio studia in università pessime, con insegnanti svogliati e non aggiornati e – una volta sul mercato del lavoro – finisce a servire Big Mac nella migliore delle ipotesi., oppure gli pesa sul groppone fino alla soglia dei quaranta.
Insomma, questa protesta qui – ben oltre lo stretto merito che la ispira – è potenzialmente dannosa per questa destra. E loro lo sanno.
E hanno solo un modo per fermarvi, che è criminalizzarvi, farvi passare tutti per sfascia vetrine, casseur e chissà cos’altro. E poi riempirvi di botte. Il segnale ai picchiatori di stato è già stato inviato.
E tristemente ci riusciranno, complici (non ho mai capito quanto volontari) i rappresentanti di quell’antagonismo politico di cui ti dicevo sopra. Sì, quelli che giocano a fare gli spartani ma poi hanno il fiatone da uomo di mezza età alla prima carica della celere.
Saranno loro ad imporvi di radicalizzare il movimento, ad iniziare ad alzare il tono del dibattito e poi dello scontro, a tirare fuori i barotti e i sampietrini e poi a lasciarvi lì, mentre la polizia carica.
Diffida di quella gente lì, prova a fare qualcosa che esuli dal ripetere tristi riti che dal 1977 ad oggi non sono cambiati.
Perché io oggi ho visto una sorta di filmato di repertorio: un’ostentazione di kefieh (e dio solo sa quanto significhi per me – da sempre filopalestinese militante – quel simbolo), di parole d’ordine vetuste (sono dovuto uscire dall’assemblea per reale disagio fisico di fronte al ripetersi di tic verbali), di cartelloni teletrasportati dai tempi della Pantera (però coi fumetti più manga-like, giusto una piccola discontinuità da parte dell’ala creativa del movimento).
Sembra quasi che, nel 2008, protestare contro i tagli all’istruzione sia una sorta di interpretazione teatrale in cui si fa a gara a chi imita meglio il settantasettino medio. Let’s do the timewarp again.
In verità mi ero già preoccupato, perché l’altra sera ho dato un’occhiata a Matrix (per errore: volevo guardare le donne nude delle pubblicità degli 166 su una rete privata, cosa sicuramente di cui vergognarsi meno) e ho visto un po’ di presunti capetti del movimento, ospitati ad arte in studio a scioccare i borghesi.
Erano tremendi, sembravano figuranti e stavano alla Sinistra così come il look dei travestiti sta alla femminilità. Cioè, solo un redattore di Libero particolarmente stupido avrebbe potuto immaginarli così temibili, stereotipati e caricaturali: brutti, sloganistici, inutilmente aggressivi, capaci di parlare solo per formule e, ovviamente, antagonisti oltre ogni limite, roba da record del mondo.
Renditi conto che dopo 2 minuti che ho sentito parlare uno di loro (anzi, era una ma ci ho messo un po’ a capirlo) mi è cresciuta una sana voglia di manganellare il prossimo, che ho faticosamente domato con un sorso di grappa di Arneis. E io sono un nonviolento di sinistra, quindi figurati gli altri.
Prova, caro fratello minore ipotetico, a liberarti da quella gente lì, catapultata da qualcuna di quelle sigle ridicole (Socialismo Rivoluzionario, Movimento Comunista Internazionalista, Marxisti Nudisti Albini, ecc.) che compaiono solo ai cortei e alle occupazioni, ma che poi nel mondo reale non esistono, come le camicie Dino Erre Collofit.
Anche perché siete così in tanti, là dentro, che è palese che questa protesta qui è vostra e non va monopolizzata dai soliti capetti.
E sai che lì, tra tutti voi, c’è gente che non è di sinistra, ma è semplicemente interessata ad avere una scuola che funziona, che ha dei fondi e che crea gente competitiva dal punto di vista intellettuale, curiosa, profonda, capace di dire la sua in Italia e nel mondo.
E non è necessario essere i più comunisti del mondo per volere quello. Basta essere intelligenti, cosa molto più auspicabile che essere comunisti, se vogliamo proprio dircela tutta.
Sai, insomma, cosa rischi. Ma sai anche che hai l’opportunità di fare un’esperienza politica positiva.
Perché la battaglia che combatti, se non ti si piazza di fronte un quarantenne sfigato col suo simboletto politico insignificante, è giusta ed è una battaglia per tutti, inclusi quelli che si iscriveranno dopo che tu ti sarai laureato. Perfino per i figli di quelli che comprano Libero ogni mattina in edicola senza provare vergogna.
Quindi tieni dritte le antenne, non fare cavolate (se devi darci sotto col sesso, droga & rock’n’roll, fai pure, ma non mi pare che questo sia il ’68: i costumi nella nostra società sono tali per cui puoi darti alla pazza gioia dei sensi anche senza occupare l’Università, no? O ti senti, da quel punto di vista, represso? E poi, fidati di me, al di fuori di qualche film di Bertolucci, durante le occupazioni non si batte chiodo, si dorme scomodi, ci si lava necessariamente come si può e ci si fa solo un mazzo tanto) e diffida di chi viene a parlarti di rivoluzione, quando tu vuoi solo (si fa per dire) che il tuo futuro non sia messo a repentaglio da un governo di improvvisatori.
Ma non smettere di lottare per nemmeno un secondo.
Stammi bene.
Un abbraccio militante,
Suz
P.S. Mamma dice di coprirti, che le aule universitarie di sera non sono riscaldate. Ho provato a spiegarle che il concetto di “golfino” è di destra, ma non mi sembra convinta. Temo insisterà.
P.P.S. Ne abbiamo già parlato: no, non ti addo su MSN perché non lo uso. Passati i 25, sicuramente userai anche tu degli IM da adulto, tipo Gtalk o Skype. Nel mentre, usiamo la cara vecchia e-mail, che è intergenerazionale.
Posted in Casi miei, Polemiche, Politica | 37 Comments »